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La Favola di Natale

Si parla di: bambini, natale, nonni, varie

C’era una volta un nonno che amava molto i suoi nipotini: Cris sette anni, Giulio cinque, Caterina quattro. E i nipotini lo amavano moltissimo.
Da quando erano nati, il nonno aveva sempre giocato con loro, li aveva fatti sorridere e ridere, li aveva portati al parco. Aveva insegnato a Cristina come andare in bicicletta senza le rotelline laterali  e a Caterina che aveva paura degli animali, a tenere con sé un piccolo gattino di nome “Pico”, tutto bianco, con una macchia rossa in mezzo alla fronte.
Giulio, invece, la prima parola che aveva detto era  stata: “Nonno”. E il nonno Arturo, questo era il suo nome, per questa meraviglia era andato in solluchero. Del resto era il solo nonno che i tre bambini avessero accanto. Infatti, nonno Arturo era  vedovo ed era il papà della loro mamma.
La nonna Virginia, sua moglie una mattina di tanti anni prima, non si era più svegliata. Era andata vita nel sonno, nel posto dove abitano anche gli angeli oltre che le anime. Da tanti anni, purtroppo, il cuore della Nonna Virginia batteva in modo pericolosamente irregolare. Così irregolare che, a volte, pulsava di più, a volte quasi si fermava. Ma batteva sempre, però! Invece, quella volta, il cuore si fermò  e non tornò più a battere.
I bambini ricordavano la nonna Virginia morta sei anni prima, ogni domenica, prima di andare a Messa con la mamma e il nonno, disegnavano cuori e fiori per lei. Il nonno, nella sua stanza, aveva anche una grandissima scatola di plastica trasparente (plexiglass) per raccogliere i cuori e i fiori dedicata alla nonna Virginia. Lì i nipotini deponevano i loro affettuosi disegni colorati.  Ma, chiederete voi, gli altri nonni, i nonni paterni di Cristina, Caterina e Giulio, dov’erano? Erano molto, molto lontani. Infatti, il papà era nato in Cina e i suoi genitori, ovvero i nonni paterni di Cristina, Caterina e Giulio, vivevano a Pechino.
Facevano i contadini ed erano persone molto semplici, coraggiose e povere. Per questo e anche per altri motivi, difficilmente essi avrebbero potuto lasciare la Cina e venire a conoscere i loro nipoti in Italia. Per fortuna, con i nonni cinesi, tutta la famiglia si metteva in comunicazione , ogni settimana, attraverso  Skype.
Così Cristina, Caterina e Giulio, a segni e suoni, parlavano spesso con i nonni cinesi. I nonni cinesi, comunque, avevano una  religione, il buddismo, diversa da quella dei loro nipotini italiani e inoltre  avevano letto e straletto “Il libretto rosso di Mao”, un grande rivoluzionario di quelle parti che era diventato importante per miliardi di cinesi, soprattutto poveri, perché aveva cercato di cambiare, in meglio, la loro vita. Così i nonni cinesi non celebravano il Natale via Skype.
Il nonno Arturo, invece, ogni anno, preparava il presepio, costruendo, a mano, con la cartapesta e i colori, la grotta, la stella cometa e molte figurine  di pastori, contadini, animali. Inoltre preparava l’Albero di Natale con i suoi nipotini e, in tutta la casa, appendeva festoni, stelle di Natale rosso ed oro, ghirlande verde mela e nastrini di colore argento. Poi, sul grande cammino del salone , tre lunghe calze per la festa della Befana. Insomma da Natale alla Befana, in casa di Cristina, Caterina e Giulio, c’era sempre festa e si aspettavano sorprese  e doni. Una sorpresa, infine, che ogni anno nonno Arturo preparava per i suoi nipotini, per sua figlia e suo genero, era quella della notte di Natale.
Bisogna sapere, infatti, che nonno Arturo era un collaboratore, affezionato e molto esperto, di Babbo Natale e, ogni anno, già ad ottobre, gli scriveva una lettera per ottenere da lui il permesso di poterlo sostituire per portare a casa dei suoi nipotini i regali che loro gli avrebbero richiesto, nelle loro letterine, a mezzanotte in punto del 24 dicembre. Allora, Babbo Natale gli inviava il suo permesso con un piccione viaggiatore, raccomandandogli sempre di fare ogni cosa in maniera perfetta.
Il che voleva dire, mezzora prima della mezzanotte del 24, indossare,anzitutto, la divisa da Babbo Natale . Poi, mettersi la barba bianca e dei caldissimi scarponi. Infine, caricarsi la gerla con i doni sulle spalle e, dopo che tutti in casa erano andati a letto, così vestito, depositare i regali sotto l’albero di Natale, accanto al  camino.
Durante tutto quell’anno, però, il nonno non era stato bene. Infatti, già  prima dell’estate aveva, un po’ alla volta, iniziato a dimenticare , con evidenza, le cose. Era come se perdesse, con i capelli, brani della sua memoria, gli avvenimenti della sua vita passata e il ricordo del colore del grano.
I tre nipotini ma, soprattutto, la mamma e il papà erano molto dispiaciuti. Il dottore, infatti, aveva detto loro che il nonno si era ammalato di Alzaimer, una malattia che fa perdere, giorno dopo giorno, la memoria alle persone. Come se, insomma, chi si ammala di Alzaimer se ne andasse, un po’ alla volta, con la sua memoria.
Gli ammalati di Alzaimer, poi, non riconoscono, anche le persone più care.
Se non a momenti e, man mano che la malattia avanza, vivono in un mondo tutto loro, senza più contatto con la realtà. Il nonno Arturo, purtroppo, peggiorava a vista d’occhio: se ne stava ore in silenzio, seduto sulla sua poltrona, come perso in un sogno ad occhi aperti. Poi, però, all’improvviso, urlava e gettava a terra le cose, quasi fosse arrabbiato con il mondo. Così, nessuno in famiglia, già alla fine del mese di novembre, avrebbe mai pensato che, anche quell’anno, il nonno Arturo avrebbe fatto, come l’anno prima, prima il collaboratore di Babbo Natale. Infatti, a malapena, a volte, il nonno riconosceva i suoi tre nipotini e, spesso, poi, chiamava uno con il nome dell’altro. Insomma, una pena. I bambini, poi, erano veramente tristi. Pertanto, quell’anno,  il loro papà decise che i suoi genitori, ovvero i nonni cinesi, sarebbero venuti da Pechino a conoscere, in carne ed ossa e non in Skype, i loro tre nipotini. Allora, mise insieme i soldi  per il costoso viaggio aereo e, il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, i nonni cinesi arrivarono.
Per i nipotini fu una gioia, una scoperta, una grande novità e, per un giorno, almeno, furono meno tristi del solito.
Il 24 dicembre, però, la giornata passò con dolorosa lentezza. Il nonno Arturo, i nonni cinesi, i bambini, la mamma e il papà cenarono tutti insieme. Ma era,però, come se, il nonno Arturo, con la sua aria totalmente assente,  non ci fosse già più! Alle 10 di quella sera, infine, i bambini andarono,assai  tristi, a dormire e anche il nonno Arturo fu messo a letto.
Gli altri rimasero in piedi, aspettando, insieme, la mezzanotte. Ma ecco che, quando mancava mezzora alla nascita del Bambino Gesù,  si sentì un gran rumore provenire dalla camera di nonno Arturo. Il nonno  aveva, chissà come, ricordato che quello era il giorno e quella era l’ora di portare i doni. La sua mente si era illuminata di ricordi! Perciò, aveva indossato l’abito di Babbo Natale ed ora cercava, facendo un gran baccano, i regali per i nipotini proprio nel suo armadio dove, gli anni passati, era solito nasconderli.
Il papà e la mamma compresero  al volo quel che stava accadendo e, perfino, i nonni cinesi si accorsero che qualcosa di bello, magico, santo stava avvenendo nella casa del loro figliolo e della sua famiglia. Il papà e la mamma, infatti, corsero a tirar fuori i doni che avevano preparato  per i bambini e li misero nella gerla che nonno Arturo teneva chiusa in una delle ante del suo enorme armadio. Così lui se la caricò sulle spalle, attraversò la casa fino al salone e andò a depositare tutti quei doni davanti al camino.
I nipotini, Cristina, Guido e Carlo che erano stati svegliati da tanto improvviso movimento, andirivieni, rumore, accorsero in pigiama, per cercare di scoprire cosa  fosse mai  successo.  E così, tutta la famiglia si trovò radunata intorno al cammino e intorno a nonno Arturo, vestito da collaboratore di Babbo Natale.
Vero è, però, che si era dimenticato la barba bianca e così si vedeva benissimo che era lui! Ma poco importava di questo a nessuno dei suoi familiari che, intorno al nonno Arturo, facevano festa: nipotini, nonni cinesi, papà, mamma. In una parola: la famiglia a Natale.

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3 Commenti a “La Favola di Natale”

  1. 1

    Ricordi dell’infanzia…della “MIA” famiglia a Natale!

  2. 2

    Una favola tenera, commovente, carica di doni speciali: i valori veri della vita, la famiglia, l’affetto per gli anziani, i nonni, i genitori dei nostri genitori. Un Natale stupendo, caloroso, armonico, sereno, gioioso, felice questo raccontato dalla Prof.ssa Maria Rita Parsi: un grande cuore, cuore d’artista, cuore bambino. Semplicemente grazie.

  3. 3

    Molto bella la storia…….ma è appunto una favola…..dall’Alhzaimer ,io purtroppo ho avuto solo cose brutte,.mia suocera era diventata irriconoscibile,aggressiva e ingovernabile…quelli sono anni da dimenticare.

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