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La storia di San Valentino

Si parla di: amore, attualità

Curiosa sorte, quella di San Valentino, il vescovo di Terni e presule della sua città, martirizzato a Roma sotto Aureliano a 97 anni.

Oggi che è il “marchio di fabbrica” di una festa che fa vendere oltre un miliardo di bigliettini augurali, detti appunto “Valentine” (senza parlare dei doni, dai cioccolatini ai gioielli), sfugge il racconto della sua vicenda terrena.

Probabilmente si tratta di una leggenda costruita a posteriori quella del suo tenero legame (a 97 anni, perciò è leggenda!) con la figlia cieca del suo carceriere, Asterius, a cui ridiede miracolosamente la vista, prima di avviarsi al martirio decretato dall’Imperatore, che lo condannò perché non volle abiurare la fede cristiana. Il primo “Valentine” fu una lettera che il sant’uomo lasciò alla fanciulla, ove si firmò “Il tuo Valentino”.

In realtà, l’adozione del Santo come patrono degli innamorati – ma lo è anche degli epilettici – sarebbe avvenuta più tardi, nel 496. Papa Gelasio I puntò sulla quasi concomitanza fra la ricorrenza dell’anniversario della morte del Santo, decapitato a Roma il 14 febbraio del 273, con i sopravviventi riti pagani dei Lupercalia (15 febbraio), ancora troppo diffusi fra la popolazione. Dedicati al dio del risveglio della natura dopo l’inverno, Luperco, i  rituali prevedevano accoppiamenti creati dal caso, grazie ad un’estrazione. Insomma, la scelta di San Valentino fu un’operazione di politically correct papale.

L’usanza fece presto a diffondersi, grazie alla propagazione ad opera dei Benedettini, primi custodi della Cattedrale ternana, dedicata al Santo.

La ricorrenza viene celebrata sia dai cattolici, sia dagli ortodossi che dagli anglicani, il che testimonia come l’amore possa prevalere sulle dispute teologiche.

Nell’alto Medioevo si diffuse, poi, l’uso di considerare il 14 febbraio come festa di innamorati ed amanti. Un riferimento specifico si trova nell’opera “ll Parlamento degli Uccelli” di Geoffrey Chaucer, sì, proprio quel letterato inglese autore dei “Racconti di Canterbury”, ispirati al Decamerone di Boccaccio.

E il 14 febbraio del 1400 si fondò a Parigi l’Alto Parlamento dell’Amore, per dirimere le controversie d’amor cortese, ma anche sulla violenza alle donne.  

Collegato a San Valentino è, in Giappone, il White Day, tutto fondato sulla comunicazione non verbale. Nato nel 1978, come ulteriore evoluzione commerciale, segue un rito preciso: il 14 febbraio le donne offrono all’uomo che le interessa del cioccolato scuro. Un mese dopo, il 14 marzo, lui, nel caso ricambi il sentimento, consegna un dono, in genere cioccolato bianco, di valore triplo di quello ricevuto. Ma vanno bene anche altri doni, purché di colore bianco: un diamante, per esempio!

LINK: http://www.movimentobambino.org/2012/02/13/san-valentino/

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Una storia d’amore …

Si parla di: amore

Accese il computer ed iniziò la ricerca, aggirando, con abilità, la password di suo marito. Oramai era diventata un’esperta “smanettatrice”, anche se , in casa , nessuno se n’era accorto. Infatti, si era iscritta ad un corso di informatica e, poi, aveva preso gran gusto a percorrere, sempre meglio, le strade del virtuale. Lì, certamente, avrebbe incontrato suo marito e i suoi figli. Così internet era diventato, per Erminia, uno strumento necessario che gli permetteva di conoscere realtà e situazioni che non avrebbe mai immaginato, di leggere i blog dei suoi figli e le conversazioni in chat di suo marito, per avere la conferma di ciò che sospettava. Da Due anni, suo marito, ogni sera,  come chi ha una grave dipendenza dall’alcol, dalle droghe o dal gioco se ne stava inchiodato, per ore, davanti al computer navigando su internet. Da allora, Erminia aveva iniziato ad interessarsi ad internet e l’aveva fatto per comprendere cosa fosse accaduto nelle mente  e nel cuore di Arturo. Suo marito aveva cambiato il suo modo di rapportarsi ai figli, agli altri, agli amici, ai parenti. E, soprattutto, aveva cambiato il suo modo di far l’amore con lei. Non la baciava più sulla bocca, non la carezzava, non le diceva più parole dolci né le faceva complimenti. Quello che faceva con lei era un sesso distaccato completamente dal sentimento. Come se fosse in un teatrino, le faceva assumere pose e, poi, le ordinava di esibirsi e di guardarlo mentre si esibiva. Mai, prima di quella dipendenza, Arturo era stato, sessualmente, così distratto, egoista e volgare. <<Passi gran parte del giorno fuori casa per lavoro e, poi, quando rientri senza quasi cenare ti metti davanti al computer e ci dimentichi>> gli aveva detto, un giorno di qualche mese prima Erminia. Arturo aveva reagito male. <<Non ho niente da dirti e non mi stimoli! –  le aveva risposto con arroganza – I ragazzi, poi, mi sembrano degli alieni! >> Erminia aveva fatto una gran fatica per non piangere e per non rispondergli a tono. Da quel momento, però, aveva iniziato ad osservarlo. Quello, infatti, non era più l’uomo che conosceva da vent’anni! Anche i figli, poi, che peraltro su internet passavano almeno un paio di ore al giorno, iniziarono a criticarlo duramente. <<Non puoi essere così dipendente da internet, papà! – aveva esclamato Lucilla, 18 anni – Non esci più per venire al cinema con noi e, quasi ogni sera,  lasci a metà la cena per fare l’internauta!>> E Marco che di anni ne aveva sedici, aveva stigmatizzato quel comportamento paterno con una frase di dura disapprovazione: <<Sembri drogato! E questo, se permetti, non dovrebbero essere i figli a dirlo al padre!>> Arturo, quella volta, si era alzato da tavola senza dire una parola e si era chiuso nel suo studio a smanettare, come sempre, su internet. Ora, però, Erminia sapeva anche il perché. Il blog di suo marito era pieno di foto porno, di dialoghi porno, di filmati porno. Guardando le immagini e leggendo quello che scambiava virtualmente con chissà chi, Erminia comprese la richiesta che lui le aveva fatto di assumere certe pose e il senso delle parole volgari che le rivolgeva quando facevano l’amore. Indagando, però, si accorse anche di qualcosa d’altro. Suo marito aveva acquistato, in internet, medicinali e raccolto informazioni sulle ragioni psicologiche dell’impotenza. Era quello, dunque, il problema che, a 55 anni, si trovava ad affrontare? O a nascondere? Quando, poi, in un cassetto dello studio, Erminia trovò quei farmaci che evidentemente suo marito aveva utilizzato anche per far sesso con lei, pensò che ormai non le rimaneva che agire. L’idea del corso di informatica, non a caso, le era venuto proprio in quel momento. Ed ora sapeva che suo marito curava la depressione e il timore dell’impotenza, dai quali era assalito, utilizzando la pornografia virtuale, i farmaci stimolanti e le “messe in scena” nelle quali la coinvolgeva, per eccitarsi. <<Ti piace la pornografia?>> gli domandò, a freddo, quella sera, ispirata da ciò che aveva visto, visitando, nel pomeriggio, il sito di suo marito. Arturo la guardò stupito e poi sospettoso. Alla fine, fece un vago cenno di approvazione con la testa, la interrogò con gli occhi ma non le rispose. Così, Erminia prese il coraggio a due mani e confessò:<<Ho visitato il tuo sito. Scusami. Così ho visto tutto quello che, ogni sera, per ore ed ore, ti intrattiene, togliendoti a me. Da qualche mese, sono diventata molto abile a navigare su internet proprio per capire le ragioni della tua nuova passione. Invece, ho scoperto la tua solitudine, le tue paure, insieme a corpi di donne da consumare virtualmente, da concupire senza amore e, soprattutto, a distanza. Ti prego, Arturo, non ti isolare! Se hai bisogno di aiuto, non è il sesso virtuale che può darti le emozioni e il benessere che ricerchi.>> Arturo si commosse. Aveva non soltanto bisogno di abbracci ma soprattutto di accettare i cambiamenti che erano avvenuti, e sarebbero avvenuti ancora in lui, dialogando serenamente con Erminia. Doveva scegliere tra sua moglie, accanto a lui, e le donne che , mai, nel virtuale sarebbero invecchiate. Le si avvicinò e si abbracciarono. <<Andiamo a cena, insieme?>> propose lei. <<Andiamo a dormire, insieme!>> rispose lui.

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QN – Bimbo gettato nel Tevere

Si parla di: attualità, bambini

C’è proprio tutto quello che fermamente condanniamo, che ci fa inorridire come essere umani, che mai dovrebbe capitare ad una creatura innocente, nell’atroce fatto di cronaca avvenuto a Roma, alle 6.30, di ieri mattina. Un padre di 26 anni, con precedenti di droga e spaccio, ha sottratto il suo figlioletto di sedici mesi alle cure della nonna e della zia, alle quali era temporaneamente affidato e, per vendicarsi di una lite avuta poche ore prima con l’ex moglie, ha gettato il piccino nel Tevere. E se, al suo ignobile atto, non ci fosse stato un testimone, un’agente di polizia penitenziaria che ha assistito, inerme, a tanto orrore e che subito ha chiamato il 112, forse, per giorni, nessuno avrebbe saputo che fine aveva fatto il bambino. Padri che uccidono i figli per vendetta, come Medea, protagonista di un mito greco di inaudita ma sempre attuale violenza, sono ormai presenze rilevanti nelle cronache nere quotidiane. Padri mentalmente destabilizzati o drogati; padri che non provvedono a dare ai propri figli la cura, l’attenzione, l’umana legale tutela che loro compete ma che rivendicano, però, il “possesso” di creature che spesso hanno, ancora e soprattutto, bisogno dell’assidua presenza materna. Padri o compagni protagonisti di rapporti squilibrati, dissestati, pericolosi, competitivi. Padri  che arrivano persino ad uccidere per affermare, magari sotto l’effetto delle droghe, un’autorità che non ha nulla della consistenza affettiva dell’amore e della tutela che i padri debbono ai figli/e. Penso alle gemelline Alessia e Livia, scomparse nel nulla o, forse, gettate in mare dal loro folle padre, omicida e, poi, suicida intenzionato a tormentare per sempre l’ex moglie. Penso ai tanti bambini e bambine che curiamo e/o accogliamo nelle sedi della Fondazione Movimento Bambino,contesi dai padri alle madri e viceversa, quasi fossero “pacchi”, oggetti, proprietà e non persone. I bambini vanno immediatamente allontanati da coppie così conflittuali, da situazioni così evidentemente pericolose, allarmanti e, persino, letali come quella sopra descritta e come tante altre che, seppure non si concludono con la morte dei bambini, danneggiano gravemente e spesso definitivamente il loro normale sviluppo psicofisico. Inoltre, deve diventare costume legale di parenti, insegnanti e, persino, conoscenti e vicini di casa quello di chiedere preventivamente aiuto alle Autorità se temono che i bambini, “in mano” a certe coppie, siano in pericolo.

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GUARDATE E DIFFONDETE IL VIDEO :

Safer Intenert Day – 07 Febbraio 2012

Safer Internet Day: nasce un’alleanza tra 50 associazioni, aziende e istituzioni per garantire un uso sicuro di internet da parte dei minori in Italia. Alla presenza del Presidente della Camera Fini, presentata l’agenda strategica del comitato “Giovani on line”, coordinato da Save the Children e Adiconsum.
La Giornata 2012 dedicata al tema del rapporto tra le generazioni. Secondo una nuova ricerca è forte l’attenzione di molti genitori – con il 63% che suggerisce ai figli come comportarsi online – ma il 39% dei ragazzi rivela di non tenere conto dei loro consigli quando naviga su internet. Inoltre il 13% di padri e madri italiani – non dialoga per niente con i figli rispetto a ciò che fanno in rete
Il messaggio della Giornata diffuso attraverso uno spot e con il coinvolgimento diretto di oltre 1.200 istituti scolastici in tutta Italia.

 

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I bambini sono l’Anima del mondo.

Si parla di: bambini

I bambini sono l’Anima del mondo.

Si plachi, allora, ogni adulta tempesta, ogni volgare diatriba, ogni offesa alla vita; ogni conflitto di “grandi” immaturi adulti scriteriati, cialtroni e babbani che d’orrore, di paure, di guerre e di usure hanno colmato la Terra. E si prenda per mano un bambino, lo si ascolti, poiché ci dona il suo tempo; si posi un bacio su ogni visino, mentre, coi bimbi e tra bimbi, si gioca. Perché questa è la Buona Novella, la sola grande ed ultima Rivoluzione del Cuore: fare dei bambini

Maria Rita Parsi

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