Libero e Ilio

Si parla di: varie

Il suo amico caro era da tempo malato. Aveva detto, però, già anni prima, parlando dei suoi acciacchi:<<Se dovessi avere un cancro, non ditemelo. Mi renderò da solo quando non ci saranno più speranze.>> Così, nessuno aveva osato parlargli del suo cancro ai polmoni. Nessuno aveva mai fatto accenno all’evidenza di una malattia che lo stava portando via. Ilio, però, aveva un gatto al quale era molto affezionato e per questo, il giorno che sentì d’essere prossimo a morire, parlò con Serena. <<Potresti prenderlo tu? – le aveva chiesto – e il solo bene veramente prezioso che io abbia ed ha bisogno di molte cure. E un gatto diverso dagli altri che comprende, meglio degli umani, i cambiamenti, più o meno definitivi, che avvengono intorno a lui. Io sono inchiodato qua combattere questa maledetta pleurite. Ma soffro ancora di più se so che Libero non è accudito; che la tata non lo pettina e non lo carezza perché è allergica ai gatti! Ti prego Serena, per u po’, ospitalo tu.>> Poi era stato a lungo in silenzio. Serena, allora, trattenendo lacrime e parole, fece soltanto di “sì” con la testa e andò subito a casa di Ilio prendersi il gatto. Libero aveva gli stessi occhi del suo padrone, spaventati, vaghi e verdi come i laghi del nord. Non fu facile, però, per Serena riuscire a prenderlo e portarlo a casa sua poiché Libero non voleva lasciare la sua casa, il suo padrone che, pure, da tempo non vedeva. E miagolava, modulando le espressioni usuali nei gatti come se fossero parole. <<No – diceva- non voglio venire con te! Devo restare qui ad aspettare Ilio! >> o , almeno, questo comprese Serena, spaventata e oltremodo addolorata per le evidenti manifestazioni di sofferenza dell’animale. Alla fine, però, riuscì a prenderlo e a caricarlo sulla macchina. Ma, arrivati a casa, non fece in tempo ad aprire la gabbia che Libero era schizzato via e poi era scomparso. Serena lo cercò  ovunque in casa ma Libero non c’era più: in nessun armadio, sotto nessun mobile, in nessun angolo. Serena, nonostante l’evidenza, ad un certo punto pensò persino di averlo perso. E provò uno sconforto assoluto. Per l’intera notte non chiuse occhio. Poi, alle sei del mattino, ebbe un‘illuminazione. Libero si era nascosto chissà dove ma per mangiare, bere e fare i suoi bisogni, sarebbe uscito. Magari quando lei era al lavoro o dormiva. Così, gli preparò la lettiera e mise cibo buono nella ciotola del gatto. Ma Libero, per tre giorni, non si fece vivo. Infine, quando ormai Serena disperata, pensava già ad una magica sparizione o ad una sua impossibile fuga, il gatto dette segni di vita. Serena trovò la lettiera sporca e qualche croccantino di meno. Allora provò una felicità immensa e tornò a cercarlo in casa. I giorni precedenti erano stati per lei un autentico calvario. L’amico era peggiorato, non beveva e non mangiava più. Dormiva soltanto come se già avesse abbandonato la speranza di reagire comunque. Proprio quella mattina, invece, il fratello di Ilio le aveva comunicato che l’uomo stava meglio, che aveva bevuto un po’ di brodo e mangiato del pollo. E aveva chiesto notizie del suo gatto. <<Come sta, Libero?>> le aveva, pertanto, chiesto Enzo.  <<Bene, credo. Ha mangiato e bevuto ma si nasconde in casa.>> <<Vedrai – la confortò il fratello di Ilio – tra poco uscirà per esplorare la tua casa e si farà, un po’ alla volta, una ragione d’essere stato trasferito , per necessità.>>  Serena ne fu, dopo quelle parole, certa. Ed iniziò a sperare. Quella notte, infine, le sue speranze si materializzarono. Libero uscì dal suo segreto, introvabile nascondiglio e, con delicatezza, arrivò perfino ad acciambellarsi sul suo letto. Al risveglio, Serena lo trovò accanto a sé, sporco, con i bianchi, lunghi peli tutti arruffati, gli occhi vigili, attenti ma non più terrorizzati o assenti. Serena non osò toccarlo né avvicinarsi, nel timore che scappasse di nuovo. Allora fu Libero ad avvicinarsi. Con una zampa le sfiorò la mano come per dirle. <<Vedi, ci sono.>> Poi iniziò a miagolare lamentosamente, come avrebbe fatto una persona addolorata, in lutto. Serena si fece coraggio, prese la spazzola ed iniziò a pettinarlo. E Libero accettò di buon grado quell’operazione. Come un malato o un ferito, dopo lo scampato pericolo. E, alla fine, le venne addirittura in braccio e si fece accarezzare. Erano le nove di un afoso giorno d’estate. Quasi contemporaneamente, squillò il telefono << E’ morto dieci minuti – le disse Enzo – se n’è andato nel sonno, sorridendo. Ilio ora è libero!>> <<Ho il gatto in braccio – rispose Serena, come se parlasse ad Ilio- è il più bel dono, l’ultimo che tuo fratello mi ha fatto. >> E per la prima volta, dopo giorno di impotente dolore, Serena sorrise all’amico  che se n’era andato ma che viveva negli occhi del suo gatto. >> Ora hai un nuovo nome disse Serena, a voce alta, rivolta al gatto. <<Libero Ilio.>>

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Related posts:

No related posts.

E tu cosa ne pensi?

Notify me of followup comments via e-mail. You can also subscribe without commenting.


Switch to our mobile site