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Vorrei affrontare insieme a voi un tema che coinvolge sempre più famiglie e che d’estate sviluppa sfaccettature delicate. Sto parlando delle vacanze per i bambini delle coppie separate.

In queste situazioni, anche le vacanze rappresentano un momento nel quale condividere, un po’ con mamma e un po’ con papà, il tempo della pausa estiva. E se la mamma o il papà hanno un nuovo compagno o una nuova compagna, la situazione si complica. Soprattutto se quel compagno o quella compagna prima non erano stati presentati “ufficialmente” ai bambini. E, soprattutto, se il fidanzato di mamma o di papà non ha mai dormito prima a casa, non ha mai condiviso periodi d’intimità con i bambini tali da far comprendere loro la nuova unione che si è creata nella vita dei loro genitori.

I genitori dovranno essere molto attenti a non permettere che i nuovi partner adottino atteggiamenti sostitutivi di ruoli materni e paterni. Oppure che vengano presentati in modo sconsiderato, all’improvviso, senza i necessari passaggi emotivi, approdando nella stanza da letto dell’albergo delle vacanze per dormire con la mamma o con il papà senza graduali passaggi di conoscenza, comprensione, accettazione della situazione da parte dei ragazzi.

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I bambini e il cibo

Si parla di: attualità, bambini, cibo
INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA PARSI :E ai genitori che consigli darebbe?
Ho amato e amo lo stile con cui un grande pediatra, Marcello Bernardi, si rivolgeva ai genitori anche in relazione al cibo e alla “sana” alimentazione. Bernardi si appellava sempre al comune e infallibile “buon senso” mettendo in guardia grandi e piccini da tutte le mode, sia quelle innescate da invadenti campagne pubblicitarie, sia quelle legate alle tradizioni quali la “mitica pasta asciutta”, fino alla contemporanea, talora maniacale, ricerca salutista attraverso diete equilibrate e naturali.
Il cibo è un bisogno istintivo che coniuga mente, corpo ed emozioni. Il cibo per i bambini è, anche, gioco.
Offriamo ai nostri piccoli la possibilità di avvicinarsi al cibo con serenità e libertà, offrendo ai bambini l’opportunità di fare esperienza, di giocare con gli alimenti, anche preparando insieme nuove ricette.
Non costringiamoli ad avere i nostri gusti: atteggiamenti di rifiuto nel mangiare, fissazioni su alcuni esclusivi alimenti, ossessiva ricerca di cibo, possono essere la risposta all’ansia, alla preoccupazione o alla distrazione con cui gli adulti propongono l’alimentazione ai bambini.

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Progetto LifeTeam – Catchawork

Si parla di: attualità

ATTENZIONE !!! ALCUNE IMMAGINI DEL VIDEO, DI CRUDA SOFFERENZA DI BAMBINI E ADULTI, POTREBBERO COLPIRE E URTARE GLI UTENTI PIU’ SENSIBILI.
FMB

 

Fondazione Movimento Bambino – Progetto LifeTeam – Catchawork

Per video CLICCA sulla foto

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Insieme oggi e domani …GRAZIE

Si parla di: attualità

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Insieme oggi e domani …

Si parla di: Events, attualità

Festa  Fondazione Movimento Bambino Onlus

Gli attori Raul Bova, Pippo Franco e Giuseppe Fiorello insieme per Fondazione Movimento Bambino Onlus

ti invitano Giovedì 5 Luglio presso Spazio 900 Lab 

ore 20.30 Roma, Piazza Guglielmo Marconi, 32

Non mancate!

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Festa  Fondazione Movimento Bambino Onlus

Gli attori Raul Bova, Pippo Franco e Giuseppe Fiorello insieme per Fondazione Movimento Bambino Onlus

ti invitano Giovedì 5 Luglio presso Spazio 900 Lab 

ore 20.30 Roma, Piazza Guglielmo Marconi, 32

Non mancate!

Insieme… Oggi e Domani”

 

Gli ospiti presenti: il cast della Soap Opera “Centovetrine”, il giornalista Roberto Giacobbo e tanti altri artisti.

Presenta la giornalista del Tg1, Emma D’Aquino

Un momento conviviale per sostenere le iniziative della Fondazione Movimento Bambino tra cui l’innovativo progetto “Life Team”

Il costo di ingresso comprensivo di cena più serata spettacolo ad offerta libera, a partire da Euro 30,00.

Vi aspettiamo numerosi!

Per prenotazioni inviare una mail entro giovedì 5 luglio all’indirizzo segreteria@movimentobambino.it

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Docente, psicopedagogista e psicoterapeuta, una vita spesa per i bambini e per la formzione. Anche dei genitori. La sentenza di Trieste? Mette il bambino al centro: «I genitori vanno formati. Serve un’alta considerazione dei bambini da parte delle istituzioni. Non possiamo riscrivere la Costituzione da capo, ma forse potrebbe recitare: “l’Italia è una repubblica fondata sul rispetto per i bambini e sul lavoro”»

Silvia Vicchi – Maria Rita Parsi

MILANO – Professoressa Parsi, quali sono le novità introdotte dall’affido condiviso, in positivo e in negativo e quali innovazioni giungono dalla sentenza di Trieste, dove la casa è stata affidata alla figlia di 4 anni e i genitori vi si alternano? «L’affido condiviso è una presa di coscienza molto profonda del fatto che i bambini vanno allevati dai genitori. Non soltanto la madre, alla quale di solito resta tutto il peso della situazione familiare e a cui il più delle volte sono affidati i figli, ma anche il padre deve farsene carico. Affido condiviso significa che il tempo di cura deve essere giustamente diviso tra il padre e la madre, organizzando week end alternati, così che il tempo che la madre in un mese passa coi figli, sia il più equamente pari a quello del padre. In questa prospettiva, il padre può fare il padre e la madre può fare la madre. In una visione adulto-centrica, però, non si tiene conto di cosa comporta per i bambini, che devono passare da una casa all’altra, seguendo i tempi dei genitori. Con la sentenza di Trieste questa condizione viene capovolta. Io ritengo che il padre ci debba essere assolutamente, per me è un dato di fondamentale importanza. Ma nell’ordine vengono prima i figli e la responsabilità che uno si è preso mettendoli al mondo, perché bambini e indifesi, persone che stanno crescendo e che hanno bisogno del padre e della madre. La sentenza di Trieste aggiunge all’affido condiviso il fatto che il bambino è collocato stabilmente in un luogo e i genitori si alternano nel luogo medesimo. So che implica disagi per i genitori, ma sono le stesse grandi difficoltà che affrontano i bambini, che vivono attacchi e distacchi, cambiamenti, nuovi partner, con un’enorme fatica». Quindi la soluzione sta nel guardare la realtà dalla parte dei bambini? «Il lavoro svolto dalla Scuola per Genitori, promossa da Confartigianato e che porta noi esperti ad incontrare migliaia di famiglie, è di formare i genitori. Sia che si tratti di famiglie di separati, di separazioni conflittuali, famiglie affidatarie che affiancano famiglie fragili, o famiglie normali con alcune situazioni di disagio, noi guardiamo e parliamo con gli occhi dei bambini. Diciamo ai genitori: “Mettetevi dalla parte dei bambini e vedete come loro possono vivere i conflitti tra i genitori, i cambiamenti, la perdita di un orientamento.” Perché i genitori sono la bussola dei bambini, sono il Nord e il Sud, l’Est e l’Ovest e quando si rompe l’accordo tra i genitori, in casa, con una separazione, o dove vi sia violenza assistita, cioè l’assistere da parte dei minori ad un conflitto molto forte, per i bambini si tratta di una perdita dell’orientamento. A maggior ragione se ora mi sposto qui, ora là e come un pacco trascorro un week end da papà e uno dalla mamma. Bisogna cercare di capire che al di là dei bisogni e dei diritti dei genitori, ci sono i diritti dei bambini, sanciti dalla Carta dell’Onu del 1989 a New York e dagli altri accorgimenti che ne sono seguiti. Noi abbiamo emanato la Carta di Roma, un manifesto d’intenti, che insiste sull’importanza della procreazione e della genitorialità responsabile: la coscienza che quando ti prendi l’impegno genitoriale, ti assumi un compito grande, la più importante responsabilità di governo della vita. L’altra cosa da fare è offrire aiuti e supporti alle famiglie, perché genitori si diventa e la nascita di un figlio non implica che diventi una madre, o un padre responsabile». Nelle situazioni di separazione altamente conflittuali, l’affido condiviso spesso è usato come strumento di potere e violenza da parte di un coniuge contro l’altro. Come tutelare i bambini che ne sono coinvolti? «Formando i genitori e prima ancora formando i formatori, come noi affermiamo da anni. Il Movimento Bambino, prima come associazione, poi come fondazione, ha sempre parlato di tutela dei diritti dei bambini e di formazione dei formatori, cioè insegnanti e operatori della comunicazione. Bisogna promuovere una visione bambino-centrica, ponendo al centro la crescita della persona, dando preventivamente una possibilità alla società. Se prendi coscienza di questo, tutta la società va formata. Faccio un esempio: in Finlandia quando una donna concepisce un bambino, già durante l’attesa, lei e il suo compagno hanno un supporto statale e gratuito, una guida. La vita prenatale è decodificata, decriptata, spiegata, si racconta cosa accade a quella vita, che ascolta, sogna e già vive. La vita prenatale è importante e così la maniera in cui si nasce, si viene accolti, l’ambiente intorno, quello che vive la madre. In quel percorso, l’atteggiamento del partner, la famiglia materna e quella paterna, i modelli di comportamento che ci sono stati, vengono supportati per tutto il viaggio da un aiuto competente. Sono cose di enorme valore. La Finlandia è al primo posto per i diritti dei bambini e non perché essi siano la cosa più importante in senso moralistico, ma perché compie dall’inizio un’attività di accompagnamento e prevenzione di quello che può essere il danno, che si quantifica nell’adolescenza e preadolescenza. È un evento preparatorio e preventivo». La formazione presuppone un atteggiamento molto umile e maturo da parte dei genitori, per un ruolo che si dà per scontato che sia naturale. Come renderli responsabili? «È lo Stato, che deve essere responsabile. I genitori vanno formati. Serve un’alta considerazione dei bambini da parte delle istituzioni. Non possiamo riscrivere la Costituzione da capo, ma forse potrebbe recitare: “l’Italia è una repubblica fondata sul rispetto per i bambini e sul lavoro”». Sarebbe utile, nelle cause di separazione molto conflittuali, rendere obbligatoria la mediazione? «Sì, non deve esserci “la mediazione la faccio se mi va”, ma un “la fai perché la devi fare”. E non solo per le coppie ad alta conflittualità, che sono un inferno per i figli, il cui conto sarà presentato nell’adolescenza e preadolescenza, ma anche per le coppie normali. Sarebbe utile una consuetudine di mediazione. Noi, con la Scuola per Genitori, giriamo l’Italia per incontrare un pubblico che, quando ci va male, è di 400, 500 persone. Se riempiamo i teatri si parla di 1000, 1500 e a volte arrivano intere scuole di 900, 1000 giovani. La tournée delle persone competenti diventa un’occasione di riunione e altro che teatro! La gente viene, come andava a vedere nell’antica Grecia l’Edipo Re, o Agamennone! Vengono a sentire che cos’è l’essere genitori, arrivano per formarsi e sta diventando un costume, sia nelle città, che nei piccolissimi centri, dalla Brianza, alla Sardegna. Un mare di gente che vuole capire cosa si deve fare per essere un buon genitore. Significa che c’è una coscienza di bas». Tornando alla sentenza di Trieste, che significato ha la casa, per un bambino che vede disgregarsi i propri affetti, i punti di riferimento? «È una domanda molto importante e ha implicita la risposta. La casa è la bussola che si è rotta. Dove non c’è più l’orientamento degli affetti, un bambino arriva a sostituirlo col luogo fisico dove sta. È rassicurato dalle stanze, dai luoghi, dagli oggetti, che diventano elementi di stabilità. Se si alternano i genitori è ancora meglio. Può essere vista come un’utopia, ma io la penso come Oscar Wilde: un mondo che non ammette utopia, non merita uno sguardo. Credo invece che sia una pratica attuabile, in altri Paesi europei scandinavi si usa. Di fatto, i bambini vivono la casa come elemento di sicurezza, quando non possono interiorizzare le parti di sicurezza legate alle figure genitoriali, ai nonni, ai parenti. La parola “mamma” non è più la prima parola, anche se rimane nel lessico insieme a “papà”, ma è sempre di più “casa”, luogo di garanzie e di certezze

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Zii, fratelli, nipoti
I single nuove risorse nella crisi

di Anna Tagliacarne

Dimentichiamo lo stereotipo del single visto al cinema. La realtà è differente.

Non solo oggi vivere soli è la forma familiare più diffusa, ma la crescita del numero di persone che hanno scelto di abitare per i fatti propri tra il 2000 e il 2010 riguarda tutte le età. Vivono soli quasi sette milioni di italiani, il 13,6% della popolazione dai 15 anni in su: circa due milioni in più in dieci anni (+39%).

Bridget Jones con le sue idiosincrasie è un ricordo. Anche perché, se è vero che vivono sole soprattutto le donne (il 15,5% a fronte dell’11,6% degli uomini), 

c’è da chiedersi se essere single significhi avere maggior indipendenza o soffrire di solitudine.

Non solo le famiglie “monopersonali” hanno segnato una netta crescita, ma secondo la ricerca Censis “Ridare slancio alla Comunità” sono seguite a ruota da quelle composte da due persone (+20%) «Vivere da soli – segnala il Censis-, non è più solo l’esito dell’età che avanza e della conseguente perdita di quote di relazioni sociali, ma una condizione di vita che coinvolge tutte le fasce di età».

Quasi 2 milioni di single hanno tra 15 e 45 anni (l’8,5%), 1,7 milioni hanno tra 45 e 64 anni (il 10,5%) e 3,3 milioni hanno 65 anni e oltre (il 27,8%). «Vivere da soli non vuol dire essere una monade isolata –sottolinea il rapporto –, ma rappresenta una fragilità sociale visto che in genere, in caso di bisogno, ci si rivolge al coniuge o al convivente».

Per questo «il nuovo welfare di comunità, con tanti anziani e persone sole, deve moltiplicare al suo interno le relazioni, soprattutto quelle che nascono dal volontariato, dal terzo settore e dall’associazionismo, che costituiscono forze di coesione cruciali».

«Essere single significa esprimere il coraggio della propria autonomia, avere capacità di scegliere. E’ sinonimo di forza. Ma soprattutto saper trovare risorse per se stessi vuole dire avere spazio emotivo e poter essere una risorsa per gli altri», analizza la psicologa Maria Rita Parsi, autrice di Single per sempre, Mondadori.

«La figura del single è un punto di riferimento per la libertà e il coraggio che dimostra –continua la terapeuta-. In quanto risorsa di autonomia diventa un modello, ha energia che dirotta spontaneamente verso gli altri: con i nipoti, con i figli degli amici, con i genitori. Per le coppie è un rifugio. Per i bambini funziona da appoggio quando i genitori non capiscono. Va detto che per le donne essere single sembra essere diventata l’unica via possibile, l’unico affrancamento praticabile da un maschile sempre più violento, castrante oppure debole, comunque deludente».

Al di là del genere, il single diventa un riferimento psicologico e pratico: la zia o lo zio con cui parlare, andare al concerto dove i genitori non andrebbero mai. Il figlio o la figlia autonomi per i genitori anziani. Non è solo un consumatore, come sembrerebbe dagli spot pubblicitari, anche se è vero che chi è solo spende per gli acquisti alimentari il 71 per cento in più in rispetto alla media delle famiglie (dato Coldiretti). E questo nonostante il single italiano abbia il salario netto 2011 più basso d’Europa: 19.147 euro (dati Ocse), meno della Spagna (21.111 euro) e dell’Irlanda (24.208 euro).

«Finora i single sono stati studiati dal punto di vista dei consumi, piuttosto che come risorse. Non essere in una famiglia non significa non essere in una rete familiare: ma le relazioni e gli aiuti non passano solo attraverso la convivenza», commenta Carmen Leccardi, docente di Sociologia all’Università Milano-Bicocca

«In Italia la figura del single è da poco compresa nella nuova frammentazione dei “tipi di famiglia”: la coppia è ancora il nostro riferimento, e non riusciamo a decodificare i single dal punto di vista del mantenimento del benessere sociale –conclude la sociologa.

«Eppure, soprattutto le donne single, elastiche nell’organizzazione del tempo, sono le persone più disponibili a offrirsi come risorse di servizio per accudire anziani, malati, bambini. Rispondono ai nuovi bisogni sociali e occorrerebbe tenerlo presente nelle riflessioni di modelli di welfare».

E Voi, che cosa ne pensate:

Essere single significa avere maggior indipendenza o soffrire di solitudine?
Noi sosteniamo che le single (e i single) sono una risorsa, ma viene vissuto come tale?

 LINK: http://27esimaora.corriere.it/articolo/zii-fratelli-nipotii-single-nuove-risorse-nella-crisi/

(L’IMMAGINE di apertura è parte dell’opera “Denise Scott Brown e Robert Venturi nel deserto di Las Vegas, 1966″ -che qui pubblichiamo per intero/Crediti fotografici: Denise Scott Brown e Robert Venturi/ Courtesy studio Venturi, Scott Brown and Associates, Inc. Filadelfia/L’opera è presente della mostra Postmodernismo. Stile e sovversione 1970-1990 al Mart di Rovereto fino al 3 giugno 2012)

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