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Il Corpo delle donne

Si parla di: attualità, donne

Il mondo gira intorno al corpo delle donne, contenitore primario delle forme che danno forma alla vita. Chi nasce dalla madre-matrice, se è una neonata, porta “in nuce” il corpo della madre già tracciato sul suo corpo: avrà il seno che allatta, il grembo che accoglie. Una volta uscita dal grembo della madre, la neonata si prepara ad essere la donna che darà vita alla continuità della vita.

O, se non sarà madre, con il suo corpo e le sue forme, ricorderà a se stessa e agli altri la matrice dell’origine.

Per i neonati è diverso. Essi nascono con un corpo che crescendo si preparerà, nelle sue forme, a continuare, al maschile  la semina di vita nel corpo delle donne.

Vorrà, così, tornare ogni volta al corpo delle donne per “reinfetarsi”, per essere nuovamente accolto nel “Paradiso Perduto” il “The Paradise lost” del grembo nel quale aspira a ritornare.

I corpi delle donne sono un’immagine primaria dominante nella mente dei maschi bambini che crescono.

Come Ulisse essi, malinconici guerrieri, vorranno sempre tornare ad Itaca per liberare quel grembo-isola, un tempo lasciata per andare ad esplorare il mondo, a conoscerlo, a combattere, da ogni presenza  che non sia il loro nostalgico, guerriero, appassionato maschile.

Così, la vera storia degli esseri umani inizia dal matriarcato, dal corpo deificato della dea-madre e dalla sua straordinaria capacità di essere un laboratorio biochimico che produce “animus” ed “anima”.

Pertanto le donne sono leva del cambiamento del mondo.

“Datemi una leva e vi solleverà il mondo” esclamava Archimede. Quella leva capace di trasformare nella famiglia (microcosmo) come nel sociale (macrocosmo) le società umane, sono le donne. Però, le donne umiliate, aggredite, offese, negate, legalmente misconosciute, perseguitate come prede, sacrificate e violate non possono assolvere a tale compito.

I loro figli porteranno sempre nel cuore le tracce dei loro tormenti.

Il mondo sarà, pertanto, felice solo se le donne  saranno felici di essere donne.

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08 Marzo 2012 – Festa della DONNE.
UN MAZZO DI MIMOSE ALLA VITA.
A tutte le donne.
“Poiché, alle radici di ogni vita umana, c’è la vita di una donna”
(Maria Rita Parsi).

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Care Amiche,

un piccolo pensiero che alcune amiche hanno stampato ed appeso all’albero… l’anno scorso, ma valido anche per NATALE 2011.

 

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LE BAMBINE DI PIAZZA DEL POPOLO

Si parla di: attualità, donne

“Tutti insieme contro la violenza alle donne”

 

Le donne sono giunte di fronte ad un bivio: c’è “Via della Rassegnazione”;  imboccarla, le porterebbe per inerzia ad accontentarsi di piccole “concessioni”, di passi avanti microscopici e fonte di umilianti sottolineature. E c’è il “Viale dell’Autoaffermazione” che darebbe loro una corsia preferenziale da cui poter interloquire con la metà, finora imperante, del cielo, affinché sia possibile un duopolio che dia prosperità alla società composta da uomini e da donne.
Rappresentavo nella mia mente questa immagine metaforica così significativa Domenica scorsa, in Piazza del Popolo, mescolata all’eterogeneo popolo delle donne convenuto in occasione della manifestazione “Se non le donne, chi”, auto-organizzata e così pacifica e colorata da allargare il cuore alla speranza.
Mi guardavo intorno e coglievo tante sfumature, tanti messaggi, non semplicemente racchiusi in cartelli e striscioni. Il linguaggio del corpo, la presenza – anche di molti uomini – completavano le parole e le note che venivano dal palco; e poi c’era quell’importante presenza di bambine che, mano nella mano con le loro mamme, erano la rappresentazione vivente di un messaggio di continuità positiva.
Quelle bambine, spontanee e interessate, che ascoltavano intente e sorridevano; che, con la loro partecipazione, stavano ad indicare che il discorso è tramandato e radicato, come tutto ciò che, trasversalmente, lega le generazioni, costituiscono l’autentica novità di una manifestazione che, dal nucleo di protesta del 13 febbraio, si è trasformata nella raggiera di proposta, rispetto ad un cambiamento radicale del contesto politico e sociale, avveratosi in appena 9 mesi – potrebbe non essere casuale che si tratti dello stesso arco di tempo necessario a concepire e far venire al mondo un essere umano -.
Le bambine di Piazza del Popolo sono una task force “speciale”, che, come lievito, porteranno dentro di sé il pensiero della parità e dell’azione femminile a sostegno di una società di eguali. E’ loro l’orizzonte che si apre più libero e luminoso, nonostante le contingenze sfavorevoli del momento, e che dovranno imparare a costruirsi, tassello dopo tassello, coi loro talenti mai più repressi o misconosciuti, con una condivisione di ideali che non si zavorra rasoterra ad una parapolitica che avvilisce le individualità e le omologa a modelli femminili subalterni e colpevolizzati nel loro desiderio di “equità”.
Perché non esiste soltanto un’equità riconducibile a discorsi meramente economici; c’è, ad un livello più alto, quell’equità che non riguarda il ventaglio delle classi sociali, bensì l’equilibrio fra i sessi, finora pesantemente sbilanciato verso quello maschile. Ed è da quell’equità aprioristica che discende l’equità economica e sociale oggi invocata, piuttosto riduttivamente, allorché si valuta la manovra finanziaria che dovrebbe servire a non far precipitare l’economia nazionale nel baratro del default.
Che è un default tutto maschile, visto che da sempre hanno tenuto fra le mani le leve del comando; ed è grazie a loro che il bad-fare in cui si è ridotto il potenziale e buona-volontaristico wel(l)fare, ritenuto uno spreco di risorse, priva il mondo, il nostro mondo delle risorse inespresse del femminile.
Quest’alleanza fra i talenti femminili rappresentata dall’incontro di oggi, sia battistrada affinché tutta la società si permei del soffio vitale del Genio delle donne: Roma, il cui nome è così chiaramente donna (pensiamo ai suoi mitici primordi, alle donne anche umili che le diedero vita, da Acca Larentia, a Rea Silvia, dalle Sabine rapite a Virginia oltraggiata, alla grande Cornelia) qui ed ora è Capitale del grande capitale umano finora poco rappresentato e utilizzato ma che potrebbe fare la differenza per una nuova Era di concordia e pace per l’Umanità.  

Maria Rita Parsi

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