Per essere Buoni Genitori l’amore non basta!

Se volete fare di vostro figlio un uomo, una donna con alto senso etico e un giusto livello di autostima, dovete sentirvi parte di un circuito di diritti e doveri che abbraccia l’arte di fare il genitore e la volontà di crescere del bambino.

Mettere al mondo una creatura è come mettere insieme tutti i capolavori dell’umanità, le opere d’arte più belle, i paesaggi più suggestivi, le scoperte scientifiche più importanti.

Un universo di meraviglie.

E da come i genitori le custodiscono, dipende il modo in cui un figlio si inserirà nella vita. ( segue …)

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Mi capita spesso di ricevere domande sul tanto dibattuto tema: ciuccio, a che età bisognerebbe toglierlo, eventuali danni derivati dall’abbandono dell’atto di suzione etc.
Occorre premettere che le tempistiche ideali non sono codificate ma dipendono da persone, circostanze, contesti. Il ciuccio è soprattutto un surrogato affettivo che placa l’ansia abbandonica del neonato e del bambino molto piccolo.
Una volta presa la dicisione di toglierlo, occorre fornire rassicurazioni affettive ai bambini: accarezzandoli, coccolandoli, facendo sentire il contatto fisico.
E’ importante domandare ai bambini se siano disposti a cedere il ciuccio in cambio di carezze.
Bisogna stringere con loro un vero e proprio patto, un baratto di affettività.
Un alternativa può essere sicuramente rappresentata da un oggetto affettivamente compensativo, come un piccolo animale cui voler bene, un tradizionale orsacchiotto o una bambolina di pezza.
Se poi i bambini hanno superato i due anni, perchè non far provare loro i vantaggi del diventare grandi, condividendo con discorsi, cinema e qualche piccola uscita serale….
Ovviamente sono curiosa di conoscere le vostre esperienze…. dalla condivisione e confronto nascono solitamente i migliori momenti di crescita….
A presto.

Maria Rita Parsi

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    Care amiche,
spesso parliamo del tempo: di quantità o di qualità, siamo sempre alla rincorsa dell’equilibrio perfetto, tra i doveri, gli impegni, un esercizio in cui le donne eccellono, funamboliche equilibriste, sospese tra casa, lavoro, famiglia e quando si può…sè stesse.
Non è vero che, del tempo che si passa con i propri figli, quel che conta sia, sempre e soltanto, la qualità.
Quel che conta, invece, io credo, è poter passare più tempo possibile con loro senza volere, però, nel contempo, fare altre mille cose.
Mi domando, infatti, se il conteggio realizzato dall’OCSE-Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico- sia giusto, allorquando, mettendo a confronto i dati raccolti nei 21 paesi più industrializzati, attribuisce alle mamme lavoratrici italiane 85 minuti al giorno con i figli e, a quelle che lavorano in casa, 124 minuti.
E i papà?
40 minuti al giorno con i figli, quelli che lavorano, e 49 minuti, ben poco, in realtà!, i papà che non lavorano.
Però, il tempo da passare con i figli del quale si dovrebbe parlare non può che essere, a mio avviso, un tempo che non coincida con altre attività. Ovvero che non coincida con il tempo che si passa in casa a pulire, a lavare, a stirare, a cucinare, a guardare la televisione, a riposarsi ecc. Infatti, quello non è tempo dedicato ai figli. Semmai è un tempo passato in loro presenza, con la loro presenza (come capita, assai spesso, con attività fuori casa!), in loro compagnia. Se si vuole veramente stare con i figli, sarebbe opportuno, ad esempio, giocare con loro, anzitutto con i più piccoli; studiare insieme a loro, o fare passeggiate o prendersi cura di un animale domestico insieme. E, ancora, dialogare, e, soprattutto, ascoltarli, per conoscere le loro esperienze, le loro sperimentazioni, anche quando esse sono complesse e pericolose.
I bambini, i preadolescenti e gli adolescenti, in assoluto, sono molto” impegnativi” e il loro fondamentale bisogno è quello di poter essere seguiti costantemente dall’attenzione e dall’ascolto degli adulti: genitori ed educatori, in primis.
E voi quanto e quale tempo dedicate ai Vostri figli?

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Gioco … con poco

Si parla di: giocare

 

I bambini e il gioco

Gli elementi della natura sono aria, acqua, terra e fuoco. Noi siamo fatti di aria, acqua, terra e fuoco.

Per conoscerci e crescere armoniosamente dobbiamo giocare soprattutto con questi elementi, perché giocare è la palestra delle emozioni del crescere.

Entrare nell’aria, sentirla sul viso e sul corpo come sperimentano nel volo gli uccelli, ci unisce al cielo.

Immergerci nell’acqua, nuotare da giù a su come un tempo eravamo immersi nel liquido amniotico della madre, ci fa sentire liberi e vivi.

Accenderci con le idee che bruciano come il fuoco, sperimentare che la vita si consuma giorno dopo giorno, come ogni cosa, e diventa cenere per poi risorgere dalle ceneri, vivificata e forte, ci rende consapevoli che il fuoco scalda il mondo.

Scavare la terra, seminare, scoprire che è feconda,  perché è con la terra che si costruisce, si edifica, sono modalità dell’essere veramente umani.

Educare i bambini con l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco, farli giocare con gli elementi, con i giocattoli della natura, con l’ambiente che li circonda, che è da esplorare e rispettare, è educarli all’arte del vivere.

Perché l’ambiente li accoglie e li contiene, perché è imparando a sperimentare, a governare l’ambiente che i bambini imparano a vivere; del resto se un bambino non ha giocato con questi giocattoli, se un bambino non possiede aria, acqua, terra e fuoco, se è preda soltanto di prodotti e non di processi, è un bambino menomato nella creatività.

Creare con gli elementi è possedere il pensiero creativo. Ed è all’immaginario creativo dei bambino che è affidato il potere creativo del mondo.

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