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BUON PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Cari bambini e bambine,

Cari ragazzi e ragazze,

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Non pensate, vi prego, ai voti, non pensate mai nient’altro che al coraggio, alla bellezza, al coinvolgimento dell’impresa quotidiana.

Si cresce giorno per giorno ed ogni giorno, ragazzi, vittorie e sconfitte segnano un punto e fanno il punto nella conquista di diventare se stessi.

Noi che portiamo nel cuore la scuola, noi che siamo stati bambini e ragazzi, perfino, insegnanti, e per la scuola abbiamo combattuto anche, perché sia un luogo di confronto, di crescita, di esperienze, di dignità; a noi che vi amiamo anzitutto perché siete ragazzi e ragazze ed avete diritti e doveri.

Noi che siamo da sempre con voi, perché crediamo nelle famiglie, comunque esse mutino, nella scuola, nel valore delle istituzioni,l nell’importanza del mondo della comunicazione e soprattutto nella comunicazione virtuale che appartiene alla vostra generazioni, Vi auguriamo certamente un buon primo giorno di scuola ma anche, soprattutto, un BUON OGNI GIORNO DI SCUOLA.

E scuola per sempre, sapere per sempre. Come valore e continuità.

  Maria Rita Parsi

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BUON PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Cari bambini e bambine,

Cari ragazzi e ragazze,

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A scuola ascolterete lezioni di ogni materia, disegnerete, vi misurerete con i numeri, esprimerete le vostre idee nei temi, leggerete poesie e racconti per imparare a farne di vostri, farete laboratori di ogni disciplina ed educazione fisica, arte e musica, sperando che ogni disciplina creativa sia stata non soltanto conservata, a tutela della vostra crescita, ma che altri ne siano state aggiunte, ad integrazione, per favorire il vostro ulteriore sviluppo.

E nelle pause giocherete, anche se il gioco più bello è quello del sapere,  ovvero fare domande e ricevere risposte ai propri perché.

Salutate, allora, con gioia il ritorno a scuola, sia che si tratti della scuola della vostra infanzia, del nido intendo, dove giocare è una palestra di emozioni che aiuta a crescere ogni giorno di più e ancora non si sa leggere e perciò questa lettera Ve la leggeranno mamma e papà; sia che siate alle elementari, scuola primaria, ed inizia per voi il percorso di autonomia che quando saprete leggere, scrivere,  fare i conti vi condurrà a trovare un modo che vi auguro sia costante e piacevole per ricercare il sapere ed avere curiosità di conoscere ogni realtà che vi circonda; sia che siate alle medie, ovvero la scuola secondaria, e siate, preadolescenti, alle prese non solo con il mondo della scuola ma anche con le grandi esperienze delle prime amicizie, dei primi sentimenti, delle prime scoperte del corpo, dei primi bisogni di autonomia, dei primi innamoramenti, dei primi modelli e delle prime mode da seguire “fuori casa”, provando ad imitare il mondo dei grandi anche se grandi ancora non siete; sia che siate arrivati alle superiori, che siate, dunque,  adolescenti,  e stiate intraprendendo, si spera, proprio il corso di studi  che darà un orientamento, anche nel senso di ciò che vi piacerà fare, come lavoro, al futuro  della vostra vita.

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Care amiche,

vorrei parlare del caso del piccolo bimbo, diversabile, picchiato dalle maestre.

Cronache da un lager, questa potrebbe essere la sintesi del comportamento criminale che quattro insegnanti , di Vibo Valentia, agli arresti domiciliari, mentre la quinta è indagata a piede libero, hanno avuto nei confronti di un bambino di cinque anni con un deficit relativo all’apprendimento e diagnosi di ADHD, iperattività.

Il costume a picchiare i bambini, a correggerli con le percosse, le umiliazioni, le restrizioni fisiche, le punizioni crudeli; a perseguitarli alla maniera da Daniel Paul Schreber e di sua moglie (1842 – 1911) pedagogisti bavaresi che auspicano la totale sottomissione con metodi da lagher, dei bambini agli adulti, genitori ed educatori, è stato fortemente combattuto, soltanto e soprattutto, negli ultimi settantanni da insegnanti, psicologi, pedagogisti, intellettuali, sacerdoti, che volevano nei bambini, soprattutto delle “persone” da rispettate.Anche i genitori si sono fatti più attenti ai diritti dei bambini e delle bambine, sanciti, peraltro dalla convenzioni ONU di New York, nel 1989.

Oggi, perciò, sono in tanti a seguire, con attenzione, i processi educativi dei propri figli a scuola, a chiedere, a sottolineare ed a indagare, ad esigere che i propri bambini non subiscano ingiustizie alcuna se non, addirittura, violenze.

Intorno ai disabili, poi,in questi ultimi anni, si è fatta l’attenzione delle famiglie e di tante organizzazioni, associazioni …… che li tutelano, per fortuna.

Difendiamo sempre i nostri bambini e riaffermiamo forte una cultura proprio dell’infanzia e dell’adolescenza.

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Care amiche,

attenzione particolare all’educazione dei pre-adolescenti e degli adolescenti va posto subito, comprendendo quali sono le dinamiche tipiche di qeusta età.

Per i giovani di oggi è faticoso capire che nella vita  ci sono passaggi che debbono essere fatti, che non è tutto così immediato, così di corsa.

Gli episodi di violenza tra i giovani ne sono spesso un esempio: la violenza è un messaggio immediato, dirompente, che individua subito chi domina e fa paura, è una prevaricazione che non esige sforzo.

La violenza è un codice di comunicazione che si utilizza se non c’è contatto e dialogo tra le persone e le punizioni non vanno imposte ma condivise, speigate, concordate.

Questo è un modo armonico di rapportarsi agli altri, un modo che esige fatica, dove ogni componente ha il suo ruolo ma anche le sue competenze, quindi il suo potere, che sono messe al servizio di tutti senza prevaricazioni.

E l’insieme delle competenze e dei poteri che fornisce un tessuto protettivo importante per i ragazzi.

Nel prox post parliamo dei ruoli all’interno della famiglia …

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( segue …)

É un dovere, per i bambini, fare i compiti e imparare a stare con gli altri, confrontarsi, interrogare, invece di aggredire, e pretendere.

E se lo vedono fare agli adulti, in particolare ai genitori, lo fanno anche loro.

Anche i piccoli sacrifici sono e forniscono esempio.

E quando tutto ciò non funziona, vuol dire che qualcuno, un adulto, un genitore si è distratto.

É attraverso il fluire ininterrotto di esempi, affetti, sostegni, responsabilità e richieste di aiuto  che i grandi passano il testimone ai piccoli e i piccoli ai grandi.

E da questo punto di vista l’impresa di educare, di essere genitori ci appare ancora più grandiosa.

 

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Cuore di maestri… maestri del cuore

Si parla di: maestri

 

I maestri e le maestre del cuore

 

Nella filiera dell’educazione uno dei principali anelli è rappresentato dagli insegnanti. Interpreti, a volte loro malgrado solitari, di uno spartito ricco di armonie e melodie che i nostri ragazzi sanno creare mescolandosi, fondendosi tra loro. Direttori d’orchestra, lasciati spesso troppo soli ad interpretareun ruolo di riferimento che rimane imprescindibile anche per le famiglie.

Tutti noi portiamo nel cuore un insegnante, che ci ha accolto, dal nostro nido focolare domestico, al nido rappresentato dalla struttura scolastica, illuminandoci e arricchendoci con l’ardere della fiamma del conoscere, che illumina il cammino del vivere.

Siamo molto vicini a tutti quegli insegnanti che aspettano… in attesa che si compia il loro destino di precari. Siamo però altrettanto vicini e preoccupati per tutti i bambini a cui verrà negato il diritto di avere un riferimento certo, una solida presenza che li accompagni per mano, lungo il percorso del conoscere per crescere. Siamo preoccupati perchè la loro fiducia non venga tradita, da quei visi che gli hanno insegnato a famigliarizzare con la matematica, spiegato la grammatica, scoperto la geografia. Quei visi di precari che non potranno riprendere ciò che avevano iniziato e che speravano di proseguire, concludendo un ciclo che è per i bambini, un fondamentale passo verso la crescita.

I bambini hanno diritto di avere un maestro, nel cuore, i maestri hanno diritto di essere maestri del cuore.

Care amiche parliamo insieme dei nostri maestri, ricordiamo quello che rappresentano e che hanno rappresentato, perchè dal ricordo emerga un’esigenza genitoriale che ci spinga a tutelare la filiera educativa.

Aspetto i vostri racconti di madri, di donne, di insegnanti, di studentesse.

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