“Sbrigati a finire la colazione!

Sbrigati altrimenti perderai l’autobus!

Sbrigati a vestirti o farai tardi a scuola!
 
Sbrigati dobbiamo tornare a casa!”
 
 

 

Il signor Papà Fatto In Fretta e la signora Mamma Fatta Male hanno avuto un figlio ed  hanno il piacere di annunciarvi, con estrema urgenza,la nascita del loro figlio:
 ”SBRIGATI!“.
Quando bisogna fare in fretta non si è molto precisi, e in genere, si fanno male le cose.
I genitori frenetici sono genitori stressati.
Hanno tagliato il traguardo ancora prima di iniziare la corsa, in cui sono gli unici partecipanti.
Con loro, bisogna sempre sbrigarsi a essere in orario per non essere in ritardo.
A forza di fare in fretta, si dimentica sempre qualcosa di importante.
I genitori “fatto in fretta, fatto male” sono degli orologi umani. Sempre in ritardo, di solito temono di non arrivare puntuali.
I genitori che sanno gestire il loro tempo non hanno mai bisogno di mettere premura ai loro figli. Sono previdenti e si concedono sempre un margine di manovra.

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Quante volte abbiamo parlato di gelosia per il/la nuovo/a arrivata….ecco una filastrocca per raccontare i sentimenti dei bambini:
 
Accidenti che ci sei!
 
Accidenti che ci sei,
marmocchio caccoloso!
Accidenti che ci sei,
ma quanto sei lagnoso!
.
Che sei venuto a fare 
dentro lo spazio mio?
Qui fino all’altro ieri
ci stavo solo io!
.
E tutti quanti intorno
ti dicono “che bello”
e a me niente di niente
che sono tuo fratello!
.
Ma visto che ci sei,
bel muso di rospetto,
ti dico solamente:
tu cresci e io ti aspetto.
.
Avremo ricordi
che sono solo nostri
e armati con le scope
si andrà a caccia di mostri.
.
Però facciamo un patto,
la mano sopra il cuore:
succeda quel che vuoi….
….ma io resto il maggiore!!!
.

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“Ma tu, da quando sei diventata mamma, sei cambiata?”
La risposta di Claudia De Lillo ci ha particolarmente fatto sorridere….solidali…
  • “Cambiata?!?
  • Ho imparato a maneggiare cacca e vomito senza cadere a pezzi per l’orrore, ho imparato a non dormire per un tempo infinito e poi andare in ufficio e dire “buon giorno a tutti!”, fingendo di aver conservato il senno, ho imparato a fare il poliziotto buono ed il poliziottocattivo senza soluzione di continuità e ho imparato a tenere in mano i vermi, ragni e bacherozzi senza scompormi.
  • Ho imparato il distacco ascetico, quello per cui quando un nano lancia le polpette al sugo contro il muro della cucina appena imbiancato o, sempre il nano, ricopre Batman con la crema anti-età all’acido ialuronico che costa quanto un week end al mare in quattro, invece di scoppiare in singhiozzi isterici, pensi che le cose veramente importanti sono altrove; pur non avendo ancora localizzato esattamente quell’altrove.
  • Ho trovato il coraggio di uscire di casa con i capelli a carciofo, i sandali da tedesca e le occhiaie e ho scoperto che fregarsene di quello che pensa il prossimo è sano e liberatorio.
  • Ho imparato a non sentirmi in colpa ad avere una fame da lupi e ad avventarmi con voluttà su un gelato al cioccolato, perchè l’amore per i figli è amore per la vita, cibo compreso.
  • Ho imparato a conoscere gli X-man, i Gormiti ed il Signore degli Anelli, a calciare il pallone, a fare la lotta.
  • Ho scoperto quanto un cucciolo maschio puo essere spavaldo e indifeso, virile e delicato, semplice e sottile.
  • Ho imparato a riconoscere chi c’è e chi non c’è, a fare da sola, a essere forte, ad avere una soluzione ad ogni problema, o almeno a fingere di averla.
  • Ho imparato a contenere, a disarmare a costruire e a camminare sul filo ad occhi chiusi, sorridendo.
  • Ho conosciuto l’ansia e la paura e non mi hanno piu abbandonato, ho conosciuto la felicità ed il terrore di perderla, ho conosciuto la vertigine dell’eternità che da un senso agli anni che passano.

Se sono cambiata? Cambiare è un verbo piccolo quanto ti passa sopra un tir.”

 
E voi siete cambiate :) ?
 

BUONA FESTA DELLA MAMMA

 
 

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Mi capita spesso di ricevere domande sul tanto dibattuto tema: ciuccio, a che età bisognerebbe toglierlo, eventuali danni derivati dall’abbandono dell’atto di suzione etc.
Occorre premettere che le tempistiche ideali non sono codificate ma dipendono da persone, circostanze, contesti. Il ciuccio è soprattutto un surrogato affettivo che placa l’ansia abbandonica del neonato e del bambino molto piccolo.
Una volta presa la dicisione di toglierlo, occorre fornire rassicurazioni affettive ai bambini: accarezzandoli, coccolandoli, facendo sentire il contatto fisico.
E’ importante domandare ai bambini se siano disposti a cedere il ciuccio in cambio di carezze.
Bisogna stringere con loro un vero e proprio patto, un baratto di affettività.
Un alternativa può essere sicuramente rappresentata da un oggetto affettivamente compensativo, come un piccolo animale cui voler bene, un tradizionale orsacchiotto o una bambolina di pezza.
Se poi i bambini hanno superato i due anni, perchè non far provare loro i vantaggi del diventare grandi, condividendo con discorsi, cinema e qualche piccola uscita serale….
Ovviamente sono curiosa di conoscere le vostre esperienze…. dalla condivisione e confronto nascono solitamente i migliori momenti di crescita….
A presto.

Maria Rita Parsi

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Care Amiche,

spesso mi capita di ricevere lettere di mamme preoccupate per bambini intorno ai 3-5 anni che manifestano difficoltà ad inserirsi alle feste, a partecipare ai giochi, se non in presenza costante della mamma.

Cosa fare in questi casi? Come aiutare i bambini a socializzare?

Innanzitutto bisogna educare con naturalezza i bambini all’autostima, senza forzarli, concedendogli il tempo di rafforzare il loro aspetto relazionale.

Basterà iniziare con piccole esperienze e piccoli traguardi mai forzati. Ad esempio, invitare a casa un amichetto/a alla volta e lasciarli giocare con tranquillità. Cerchiamo di monitorare i progressi  fatti dal bambino.

Importante, coinvolgere in questo percorso educativo i papà, le maestre, i nonni e tutti gli adulti di riferimento del bambino.

E’ importante ricordare che se non assume trattipatologici, la timidezza di per sé non è una malattia né un’incapacità ma un tratto del carattere. Curiamo quindi, l’evoluzione del bambino ma non facciamo mai in modo che avverta come una colpa la sua timidezza.

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Le paure dei bambini

Si parla di: paure

Care Amiche,

con questo articolo chiudiamo il ciclo dedicato alle paure più comuni di bambini ed adolescenti.

Molto spesso i bambini manifestano paure: non sempre si tratta di quelle che abbiamo già illustrato ma, in ogni caso, dobbiamo ricordarci che, da bambini, è normale provare paura, anzi, addirittura necessario.

Le paure rappresentano, infatti, una tappa importante dello sviluppo psicologico ed emotivo dei bambini, uno dei modi che il bambino ha a disposizione per esprimere, anche a livello simbolico, le difficoltà naturali che incontra quando deve separarsi da ciò che conosce già, per affrontare ciò che non conosce, per distaccarsi e fare nuove esperienze, anche dolorose.

È questo un significato di tipo generale, per il quale ogni paura, specialmente per i più piccoli, è, in fondo, riconducibile all’ansia della novità e della separazione dalle figure di riferimento. Per i più grandi, invece, dobbiamo riconoscere che le ansie sono collegate a stimoli provenienti dall’ambiente esterno.

Così, la paura della pagella riguarderà per lo più bambini con genitori molto esigenti o addirittura punitivi, mentre la paura che i genitori si separino potrà derivare dalla percezione di una conflittualità familiare.

La cosa più importante, come sempre, è lasciare che i bambini esprimano liberamente le loro emozioni, attraverso il racconto, la scrittura, la drammatizzazione, la poesia, il disegno oppure mettendole in scena con l’ausilio di carta, forbici, colla, colori, musica, così da poter inventare filastrocche, racconti, spettacoli. Così, venute alla luce, grazie all’aiuto di adulti amorosi e competenti, quelle emozioni, quelle fantasie, quelle paure, e perfino, quei traumi, appariranno, più facili da affrontare.

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La paura della guerra e dell’inquinamento

Si parla di: paure

La paura della guerra è la paura che tutto il loro mondo, percepito come fragile, venga distrutto da qualcosa di più grande ancora, qualcosa di incontrollabile e devastante.

La paura dell’inquinamento e del non rispetto dell’ambiente. La natura rappresenta per i bambini un’estensione della figura materna. La natura è il luogo della sperimentazione della possibilità di crescere protetti e amati, rappresenta la capacità di accogliere ed essere accolti con amore e “naturalezza”.

Come affrontarle

Nel caso della paura della guerra o dell’inquinamento è necessario rassicurare il bambino che il mondo che lo circonda, per quanto non sia totalmente accogliente e sicuro, non verrà certamente distrutto dalla guerra e dall’inquinamento perché ci sono risorse e persone che lottano responsabilmente e quotidianamente ottenendo buoni risultati per difendere la Terra e tutelare i bambini di tutto il mondo e il loro futuro.

E, poi, si cercherà anche di individuare, con il bambino, altri eventuali motivi di stress che possono averlo portato a sentirsi immerso in un ambiente così minaccioso. Si può sostenere il bambino nello stabilire un contatto con la natura e il proprio ambiente sociale e mostrare e spiegare, con sincerità, i lati positivi e negativi di quel che accade intorno a lui.

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A volte il fratello più grande sembra irraggiungibile, in tutto quello che fa e vive; a volte la gelosia è, invece, per il fratello più piccolo che sembra portare via l’amore dei genitori che fino a quel momento non avevano occhi che per il loro unico figlio…

I bambini possono apparire ambivalenti e contraddittori: quando sono figli unici esprimono, spesso, il desiderio di avere la compagnia dei fratelli, ma quando il fratellino nasce, all’attesa si sostituisce il timore che questi occupi tutti gli spazi fisici e affettivi della famiglia.

La gelosia è un istintivo fuoco primordiale che infiamma il nostro cuore e i nostri pensieri da sempre, sin dall’inizio, ovvero da quando vogliamo l’assoluto possesso del nostro primo tesoro: la mamma. Ma, ben presto, ci accorgiamo che lei non è sempre con noi e non è tutta nostra; papà e fratelli divengono, allora, i nostri primi pericolosi e potenti rivali in amore.

Che cosa aiuta veramente bambini e adulti a esorcizzare la gelosia?

Anzitutto, il poterne parlare, il poterla accettare sentendosi compresi e affettivamente contenuti. Già questo permette di entrare in contatto con la paura, l’ansia, il dubbio, l’angoscia di sentirsi abbandonati, la rabbia che dà sostanza e alimenta la gelosia.

Altro conforto può essere costituito dal fatto di poter “socializzare” questo disagio, verificando in gruppo, cioè con altri bambini (e/o con altri adulti), che appartiene anche ad altri; che è un’esperienza condivisa.

Ancora: disegnare, scegliendo i “colori della gelosia”, scrivere, o drammatizzare; inventare storie e racconti sul tema della gelosia, prendendo spunto magari da grandi storie già scritte (vedi Otello, ecc.) per parlarne e riflettere.

Tutto ciò può aiutare a elaborare, con maggiore o minore successo, il desiderio “impossibile” di essere l’unico oggetto d’amore dei nostri amati

(Tratto da “Manuale anti-ansia per genitori” di  Maria Rita Parsi ed Elena Mora)

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La paura della pagella

Si parla di: paure

Nessun bambino avrebbe paura di riportare una pagella a casa se non venisse poi sgridato o castigato per i voti modesti o insufficienti o se non si sentisse dire, come a volte avviene: “Potevi fare di più!”.

E’ il giudizio, il rimprovero, la svalutazione, la penalizzazione e, perfino, l’indifferenza degli adulti rispetto ai risultati del suo quotidiano lavoro scolastico a ferire il bambino.

I bambini non dovrebbero ricevere voti da nessuno. Dovrebbero, invece, essere educati a votare, ovvero a valutare, con l’aiuto degli insegnanti e del gruppo dei pari, le competenze acquisite con il lavoro scolastico.

Soluzione: un comportamento efficace da parte dei genitori è quello di dare al proprio figlio un feedback reale sulla sua situazione scolastica, sottolineando e valorizzando ciò che ha fatto di buono, stimolandolo a correggere ciò che può essere migliorato e/o meglio destreggiato e, infine, rassicurandolo con il sostegno, l’incoraggiamento e l’approvazione, che comunque gli verranno dati.

Da parte degli insegnanti, invece, un comportamento efficace esarebbe quello di lavorare, insieme agli allievi, per valutare con loro il grado di competenza raggiunto.

Voi cosa ne pensate?

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La paura che i genitori si separino

Si parla di: paure

In un recente articolo facevamo riferimento ad una ricerca, svolta da Fondazione Movimento Bambino, sulle paure più diffuse tra i bambini. Ecco la lista delle 5 paure più citate dai bambini e dagli adolescenti intervistati:
1. La paura che i genitori si separino
2. La paura della pagella
3. La paura di non essere amati come il fratello
4. La paura della guerra
5. La paura dell’inquinamento

Partendo da questo articolo, analizziamo una ad una queste paure.

La paura che i genitori si separino e venga distrutto il loro nido, luogo di protezione e di amore, viene espressa con ansia da separazione, con mille domande e preoccupazioni che sorgono ogni volta che il bambino “fiuta” aria di litigio…

Cosa fare?

E’, anzitutto, importante riconoscere la paura del bambino e rassicurarlo, spiegandogli che i momenti di conflitto in una coppia non sono necessariamente il preludio della rottura, ma un modo, a volte un po’ troppo brusco, di interagire.

Se poi la rottura è reale e i genitori si separano i bambini devono essere informati, ascoltati e sostenuti, tenendo conto della loro età e della loro sensibilità.

La divisione dei genitori può essere vissuta nei modi più diversi e di certo non è la stessa cosa affrontare questa esperienza a due, sei, dieci anni di vita, perché ogni età porta con sé problematiche e risorse diverse, con cui gli adulti devono sapersi confrontare per comprendere le emozioni, i bisogni, le paure che i bambini provano nei confronti dei “distacchi”.

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