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Il riso di un amico

Categorie: Ricette semplici

pilaf1.jpgChi ama cucinare di solito si circonda di persone che amano mangiare e chi ama mangiare si circonda di persone che sanno cucinare: questa è la formula magica per non trovarsi mai in situazioni imbarazzanti, soprattutto quando si esce a cena fuori. Non c’è cosa peggiore che andare a mangiare da amici o conoscenti e ritrovarsi a commentare, disprezzandolo, il cibo che ci è appena stato offerto.
L’altra sera con il Convivente siamo andati per la prima volta a cena da un amico che da tempo voleva invitarci da lui: ero molto curiosa di capire che tipo di casa avesse, ma soprattutto cosa ci avrebbe preparato.
Mi ha stupito: un modo di cucinare semplice, veloce e concreto. Il menù della serata consisteva in un piatto unico sano e ricco di sapori: riso pilaf, pollo caramellato e verdure speziate. La cosa più divertente è impicciarsi: tra cipolle da affettare e pollo da infarinare, ho preso appunti con gli occhi e fatto un sacco di domande. Ed è così che ho scoperto due nuove ricette: un pollo che parte dalla stessa base del mio già citato pollo a pezzettini e con l’aiuto di zucchero e salsa di soia si trasforma in un piatto nuovo e saporito e il riso pilaf che ho sempre voluto fare, ma credevo fosse complicato.

Riso Pilaf (per 4 persone)

Ingredienti: 500ml. di brodo, 100g di burro, 6 chiodi di garofano, 2 cipolle, 320g di riso basmati.
Preparazione: prima di tutto sciacquate bene il riso sotto l’acqua corrente per fargli perdere l’amido. Tritate le cipolle e fatele appassire in un tegame imburrato che potrete mettere in forno. Scolate il riso e aggiungetelo alle cipolle, fate rosolare e poi aggiungete il brodo e i chiodi di garofano. Lasciate cuocere a fuoco medio per circa 5 minuti, mentre scaldate il forno a 200°. Infornate il riso e “dimenticatevelo” per 10/15 minuti (a seconda del riso) senza mai aprire il forno. Passati i minuti di cottura sfornate e lasciate riposare il riso per almeno 3 minuti, infine unite qualche fiocco di burro e mescolate con una forchetta per sgranare bene i chicchi.

N.B. Molte ricette continuano la cottura direttamente in padella, invece che in forno. Vi consiglio il forno: il riso asciuga meglio e non rischiate che si attacchi o bruci sul fondo.

Pollo caramellato (per 4 persone)

Ingredienti: 800gr di petto di pollo, 2 cucchiai di olio di semi, zucchero, salsa di soia, sale, pepe e farina.
Preparazione:
tagliate il pollo a pezzettini e versateli nella farina che avrete precedentemente salato. Scaldate un po’ di olio di semi di buona qualità in una padella, raccogliete i pezzi di pollo infarinati con le mani, lasciate cadere la farina in eccesso e buttateli in padella. Fate soffriggere fino a che il pollo non diventa bianco (circa 8 minuti a fuoco medio/alto), nel frattempo sciogliete 3 cucchiai abbondanti di zucchero in 400ml. d’acqua e aggiungete due cucchiai di salsa di soia (le quantità vanno prese ad occhio, col tempo riuscirete a capire la combinazione di acqua e salsa che preferite). Quando il pollo è rosolato versate la miscela di acqua, zucchero e soia e cuocete il pollo fino a quando l’acqua non sarà completamente evaporata.

(foto di avlxyz)

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Ladri di merendine

Categorie: Utensili e gadget

lunch_bag_2.jpg lunch_bag_5.jpgChi mi ha rubato la merenda? Vi siete mai ritrovate ad urlare questa domanda in mezzo al cortile del nido, nella pausa tra una lezione e l’altra al liceo oppure in pausa pranzo nel bel mezzo dell’ufficio? È l’invidia che spinge le persone a compiere gesti simili!
C’è chi vi guarda, controlla ogni vostro movimento, ogni morso: quando vostra madre preparava i panini migliori della classe c’era sempre il compagno in disparte che, mentre tutti vi chiedevano di poter dare un morso al vostro panino, progettava di rovinarvi la reputazione; ogni giorno in ufficio, quando aprite il vostro sacchettino, c’è sempre il collega che vi scruta attentamente per capire cosa mai abbiate infilato nel vostro sandwich per arrivare a fare quelle espressioni di goduria ad ogni morso.
Se siete terrorizzati dall’idea che qualcuno possa rubarvi la merenda c’è qualcuno che si è inventato la soluzione per voi: quello che vedete nella foto è un sacchetto di plastica, di quelli per mantenere i cibi, solo che è colorato nei punti giusti in modo da fare apparire il vostro panino ammuffito. Chi ruberebbe una tale schifezza?
Si chiama Anti-Theft Lunch Bags, l’antifurto per il pranzo, e lo potete comprare online (10 dollari per 25 sacchetti).
D’ora in poi niente più paura, lasciate pure il pranzo nel frigorifero, ma non dite a nessuno il vostro segreto!

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fame chimicaCapita: per stanchezza, per nervosismo, per “quella voglia di…”, per insonnia o per uso di sostanze (quest’ultimo non è il nostro caso, nonostante il titolo): quel languorino che arriva in mezzo alla notte e che ci costringe ad alzarci per raggiungere la cucina.
Eccolo lì, bello e fiero, il nostro frigorifero ricoperto di calamitine e liste della spesa, verso il quale ci trasciniamo, magari seguite dal gatto. Un frigorifero dove regnano le verdure che noi stesse abbiamo comprato la scorsa domenica al mercato perché ogni lunedì iniziamo la dieta, perché le verdure fanno tanto bene, perché “più ne mangi, più sarai in forma”. Questa notte però cerchiamo qualcosa di diverso, qualcosa di inaspettato.

  • Toh, guarda! In fondo al cassetto ci sono dei cavoletti di Bruxelles, proprio quelli che preparava la mamma e che oggi mangiamo, anche se continuano a farci schifo.
  • Che bello, uno yogurt! Peccato sia magro: 0% di grassi, bifidus, bacilli e altri germi strani che ci riposano dentro (perché loro alle tre di notte dormono e tu no?), senza la minima ombra di dolcificante, neanche lo zucchero d’uva.
  • C’è la maionese, allo yogurt ovviamente, ma abbiamo ancora un po’ di amor proprio per capire che quella rimarrà nel nostro stomaco per giorni.
  • Formaggi? Finiti dal Convivente.
  • Salumi? Solo la bresaola, tutte le diete che contano consigliano la bresaola.
  • Uova? Non sono quelle di nonna: calde, appena finite di covare, da bere crude senza paura di morire. Non sono quelle dello zabaione che ci preparava nostro padre quando stavamo poco bene: bianco, spumoso, che riusciva solo a lui. Sappiate che per il resto della vita nessun uomo sarà più capace di tanto impeto nel girare delle uova con lo zucchero.
  • Rimane l’acqua: la particella di sodio ci guarda male, sembra dirci “io sarò pure sola, ma tu stai molto peggio tesoro!

La fame ci sta distruggendo, quel rumore che fino a pochi minuti prima credevamo fossero le fusa del gatto in realtà sono i crampi del nostro stomaco. Non sappiamo che fare, continuiamo a fissare il frigo pur avendo i brividi dal freddo, decidiamo di chiuderlo perché non possiamo più reggere lo sguardo di pena della particella di sodio fino a che, proprio mentre stavamo per sbattere la porta in faccia all’ananas che guardiamo solo con la coda dell’occhio, eccolo lì: il latte.
Lo prendiamo, finalmente chiudiamo quell’inferno di ghiaccio, qualche calamitina cade per terra, siamo felici: un bicchierone (glu-glu-glu) tutto d’un fiato, un ultimo respiro prima di guardare il cartone un tempo così rassicurante e leggere “latte magro, completamente scremato, ad alta digeribilità, a lunga conservazione, privo di grassi, attenzione non è quello della Lola“.

Ferme, ferme! Non finisce mica così, questo è un blog di cucina e convivenza.
Alle tre e venti siamo sconsolate davanti a quel bicchiere di niente che abbiamo appena bevuto e arriva lui, il Convivente, ci ha sentite rovistare e si è chiesto cosa mai stessimo facendo: si siede al nostro fianco, ci guarda, gli raccontiamo della brutta esperienza con il bifidus e lui apre l’ultimo ripiano in fondo a destra, quello dove non andiamo mai neanche a spolverare.
Si gira verso di noi e in mano ha lui, quello che volevamo, quello che non avremo mai osato chiedere a quell’ora di notte: grosso, ricco, pieno…un barattolo di Nutella!

(foto di  zebra.paperclip)

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cacio e pepeTipico piatto romano è la pasta “cacio e pepe”: quando ero a Roma la mangiavo sempre con i miei genitori in un ristorante che proprio da questa pasta prende il nome “Cacio e Pepe – Trattoria da Gianni“, se siete a Roma o avete occasione di passarci vi consiglio questa mini trattoria nel quartiere Prati a pochi metri da Piazza Mazzini.
Quando ci si trasferisce la cosa migliore è portare un po’ dei profumi di casa con sé, così ho imparato la ricetta e quando posso mi porto da Roma un bel pezzo di pecorino romano (naturalmente è totalmente sigillato per non rischiare di appestare il vagone del treno). Potrete prepararla anche con del parmigiano, ma vi assicuro che non è la stessa cosa!
La cacio e pepe potrebbe sembrare una ricetta molto semplice, ma il rischio che venga servita troppo asciutta è dietro l’angolo. Vi propongo due ricette: una più semplice e veloce, l’altra leggermente più complessa ma sicuramente molto più gustosa, trovata tra le pagine di un libro che da quando vivo da sola è diventata per me una piccola bibbia culinaria tascabile: “Cuochi si diventa” di Allan Bay. Il consiglio del famoso giornalista enogastronomico è di cuocere la pasta come se fosse un risotto: una tecnica usata spesso per esaltare il sapore della pasta (in questo modo rilascia più amido) e del suo condimento. Ormai la preparò solo così ed è eccezionale: provare per credere.

N°1 – Cacio e pepe

Ingredienti: 400g di bucatini, 150g di pecorino romano, pepe nero macinato (q.b. a piacere
Preparazione: Mette l’acqua a bollire, salatela e tuffateci i bucatini. Grattugiate il pecorino in un piatto e mischiatelo con il pepe macinato e tenete il tutto da parte. Scolate la pasta a tre minuti dalla fine della cottura e trasferite i bucatini in una padella larga. Versate sopra la pasta il pecorino con il pepe e aggiungete a poco a poco l’acqua di cottura fino a che la pasta non sarà al dente. Vedrete che i bucatini in questi ultimi minuti tireranno fuori l’amido creando con il pecorino una cremina che renderà la pasta ancora più saporita.

N°2 – Cacio e pepe ricetta (secondo Allan Bay)

Ingredienti: 400g di pasta corta secca (tipo maccheroncini o mezze maniche rigate), 150g di pecorino romano, 1 litro di brodo leggero di vitello (spero mi perdoni Allan Bay, se trovate dei dadi di buon qualità potete usare anche quelli), pepe nero in grani (q.b. a piacere), burro.
Preparazione: Pestate grossolanamente il pepe in un mortaio. Mettete in una casseruola una noce di burro, unite due bicchieri di brodo caldo e mescolate bene. Gettate la pasta e portatela a cottura mescolando e unendo il brodo un mestolo alla volta, il successivo solo dopo quello precedente sarà stato assorbito. Un minuto prima che sia cotta al dente unite il pecorino grattugiato, ancora poco brodo e mescolate. Regolate di sale. prima di servire, fuori dal fuoco, mantecate la paste con una noce di burro e unite il pepe pestato.

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tramezzini.JPGSono maniaca: maniaca delle date di scadenza, della muffa sulla frutta, nelle marmellate, sul formaggio (almeno che non sia una caratteristica del formaggio stesso), dei bernoccoli che appaiono sulle patate dopo un po’ di tempo e delle temibili farfalline della farina.
Odio dover buttare la roba che compro, ma capita quasi sempre di doverlo fare: vuoi perché non mi sono saputa regolare al supermercato, vuoi perché proprio quello yogurt sono mesi che è nascosto dietro la senape, vuoi perché penso di voler mangiare proprio tutta quella frutta e poi  mi compro un kebab.
Con il Convivente capita di ordinare on-line panini, tramezzini e cibo etnico per farcelo recapitare a casa e passare una serata con gli amici: ottimo, comodo e veloce. Il problema è che il più delle volte il Convivente (l’ordine lo fa lui) prevede di invitare a mia insaputa tutta l’associazione mangiatori panini e magari di far passare anche colui che ha appena vinto il Guinness dei primati per aver mangiato più tramezzini in un’ora (non so se esiste, ma se qualcuna di voi lo conoscesse me lo presenti pure!) dato che le quantità di cibo ordinate sono fuori dal comune e alla fine di una piacevole serata mi ritrovo sempre a dover buttare i panini in eccesso. La cosa migliore infatti è ordinare il cibo etnico, almeno il pollo tandoori lo surgeli e lo mangi quando ti pare, ma i panini e i tramezzini surgelati….Ghhhhh! (espressione che nel mio linguaggio gutturale significa semplicemente “mai nella vita oserei azzannare un panino prima surgelato, poi scongelato e nuovamente scaldato sapendo che al suo interno c’è della maionese rancida”).
Che fai! Non li buttare, li mangio io nella notte“, mi urla regolarmente il Convivente dal divano.
Riempio il frigo di panini e vado a letto con la paura che nella notte i panini possano venire a contatto con l’acqua e moltiplicarsi come Gremlins; la mattina come per prima cosa controllo il frigo e butto tutti quelli che il Convivente non ha mangiato.

Chi lo dice che non sono più buoni, magari li mangiavo nel pomeriggio” altra frase tipica, questa volta urlata dal letto di prima mattina.
Le frase “chi-lo-dice?” mi fa venire i nervi e vorrei sempre rispondere così: io lo so, tu non lo sai, che ne sai di come si conservino i cibi, perché ti riservi il diritto di mettere bocca su queste cose, la maionese dopo un po’ fa schifo e poi ti lamenti se ti viene il mal di pancia, gli uomini non sanno come prevenire queste cose, stai zitto!
In realtà non rispondo così: butto i panini e basta, anche perché il Convivente vorrebbe una risposta certificata dalla Food and Drugs Administration! Forse quella non la otterrà mai, ma finalmente sul sito americano Real Simple ho trovato la risposta ai miei problemi: “How long will this last?” (quanto durerà?) una vademecum utile, intuitivo e veloce per sapere per quanto e come conservare al meglio i cibi.

Signorina Fiamma: “Amore, tutto scade prima o poi”.
Il Convivente: “Chi l’ha detto?”

(foto di La Tête Krançien)

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ila-ny.JPGChe ne dite di partire con calma e arrivare a Perugia giusto in tempo per fare colazione, una lunghissima colazione?
Non c’è bisogno di portare nulla se non voi stesse, a tutto il resto pensa la Breakfest, la prima manifestazione dedicata al piacere della colazione, una colazione lunga 4 giorni, da giovedì 19 a domenica 22 marzo, a Perugia.
Non voglio organizzare una gita di gruppo, ma darvi un consiglio per il weekend che spero di riuscire a seguire anche io, magari con il Convivente e poi potremmo vederci tutte per gustarci insieme cappuccino e cornetto.
L’obiettivo di Breakfest – evento ideato ed organizzato dall’Agenzia di Comunicazione Sedicieventi (quelli di Eurochocolate), con il patrocinio del Comune di Perugia e la main sponsorship di Mulino Bianco – è di far riscoprire l’importanza di questa “coccola” mattutina, accompagnata da quei piccoli piaceri e buone abitudini che risvegliano i sensi, il corpo e l’anima.  Per questo, Breakfest ha in programma originali e divertenti percorsi didattici interattivi, mostre, seminari e incontri con gli esperti, degustazioni, letture guidate, animazioni a tema per grandi e piccini.
Tanti sono gli eventi che animeranno questa lunga colazione in particolare vi segnalo:

  • Sabato e domenica – Corso di fotografia (Hotel Giò Jazz Area, dalle 9 alle 18), un workshop fotografico diretto e coordinato dal fotografo professionista Erminio Annunzi e realizzato in collaborazione con Canon Italia. Il corso, riservato a 20 partecipanti, sarà incentrato sulle tecniche da utilizzare quando si scatta “al sorgere del sole”, con lezioni teoriche e una sessione pratica per le vie di Perugia, al risveglio la domenica mattina.
  • Tutti i giorni della manifestazione – Il Teatro del Risveglio (nello storico Teatro Pavone, nel cuore di Perugia) un viaggio virtuale alla
    scoperta della prima colazione in Italia e nel resto del mondo. In corrispondenza con il risveglio in ciascun Paese, infatti, il teatro ospita suoni, immagini e sapori del risveglio in ogni continente, con la possibilità anche di gustare un’ottima prima colazione, scegliendo tra il buffet “all’italiana” e quello internazionale.
  • Un ultima curiosità, per scaricarsi un po’ durante il weekend perugino – Tutti i giorni un enorme Lettone del risveglio (allestito in Piazza IV Novembre)dove potrete saltare e fare la lotta con i cuscini vi farà tornare un po’ bambine…

Divertitevi e buona colazione a tutte!

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zuppa-cipolle.JPGLe giornate si sono allungate e l’arietta fresca che entra dalle finestre fa subito venire voglia di una bella caprese, carpaccio con rucola e parmigiano, macedonia, gelato, fragole con la panna…
Alt! Prima di buttarvi nella cucina estiva, prima di mettere in letargo il forno, godetevi una bella zuppa calda. Quest’inverno ne ho cucinate di tutti i tipi: vellutate, zuppe, minestroni.
Al Convivente poi piacciono molto: in particolare ama la zuppa di ceci nonostante creda che si prepari da sola mettendo semplicemente i ceci al sole e facendoli “sudare” (si capisce che di cucina non se intende?) fino a che non rilasciano tutto il sughetto.
E pensare che la zuppa di ceci è l’unica che non preparo di persona, anzi è quella in scatola della Knorr. Non inorridite, ho fatto molte prove posso dirvi che è la migliore: veloce, calda e perfetta per due persone. Nel weekend però, avendo più tempo, sperimento parecchio e così ieri ho avuto il tempo di aprire il regalo di San Valentino che mi ha fatto il Convivente: il libro di Jamie Oliver “La mia cucina naturale”.
Un bel librone in carta riciclata con tantissime ricette e consigli su come coltivare, curare e cuocere la frutta e la verdura. Per ora evito di sottolineare il fatto che Jamie Oliver fa parte di quella schiera di cuochi perfetti non tanto per le appassionate di cucina quanto per le appassionate di uomini.
Ho detto “per ora” dato che al capitolo Cuochi che passione! pensavo di dedicare diversi post, molto dettagliati: tutti sanno che in cucina anche l’occhio vuole la sua parte.
Tornando al libro di Oliver, ieri ho seguito la ricetta della zuppa di cipolle ed è stata proprio una bella scoperta, soprattutto perché posso assicurarvi che il vostro alito non saprà di cipolla per giorni (magari la cucina sì, ma l’alito no) e la zuppa è davvero squisita.
Di seguito trovate la ricetta presa dal libro un po’ modificata rispetto all’originale perché avevo solo cipolle rosse e non avevo il Cheddar (purtroppo). Vi consiglio vivamente di acquistare il manuale perché è molto piacevole da sfogliare e pieno di curiosità e consigli.

Zuppa di cipolle all’inglese con salvia

“Personalmente trovo che la zuppa di cipolle sia una semplicità irresistibile” Jamie Oliver

Ingredienti (per 2 persone): 1 noce di burro, 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, una manciata di foglie di salvia 8 (anche secca va bene), 2 spicchi d’aglio pelati e schiacciati, 3 cipolle rosse, 3 scalogni, 2 porri, sale, pepe, 1 litro di brodo caldo di buona qualità, 2 fette di pane spesse 2 cm, 200 gr di formaggio Cheddar (per chi non ce l’ha va bene anche un buon formaggio morbido e saporito).
Preparazione: mettete il burro e l’olio, la salvia e l’aglio in una casseruola. Mescolate il tutto, togliete l’aglio appena si scurisce e aggiungete le cipolle, gli scalogni e i porri, condite con sale e pepe. Coprite la pentola con il coperchio, lasciandolo leggermente scostato e fate andare a fuoco dolce per 50 minuti, gli ultimi 20 minuti togliete il coperchio e abbiate pazienza, più lascerete le cipolle a cuocere meglio verrà la zuppa. Quando il misto di cipolle e porri avrà acquisito una consistenza morbida aggiungete il brodo. Portate il tutto ad ebollizione, abbassate la fiamma e lasciatelo andare per un quarto d’ora. Scaldate il grill del forno e tostate il pane con sopra il formaggio, un po’ di sale e la salvia. Quando la zuppa è pronta versatela nelle scodelle e fatevi galleggiare dentro il pane con il formaggio. Condite con olio, pepe e aceto balsamico (questo l’ho aggiunto io) e servite.
Attenzione che scotta!

 

 

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Bruscoliniii!

Categorie: Roma-Milano A/R

bruscolini“Bruscolini, acqua, bibbite, noccioline, caffè Borghettiii!”
Non sto delirando, questo slogan urlato dal “bibbitaro” (nome romano per descrivere il venditore, spesso abusivo, di bibite e semini che si trova fuori dalle partite e dai concerti) mi è tornato in mente l’altra sera mentre guardavo la partita di calcio.
Premessa: io e il Convivente siamo uno di quei rari casi di coppie in cui lei è l’unica vera tifosa di calcio, mentre a lui non interessa assolutamente, anzi ne è quasi infastidito.
Pur essendo indifferente al “giuoco del pallone”, il Convivente mi ha gentilmente concesso il diritto di piazzarmi sul divano la domenica e tifare la mia squadra del cuore. Non si lamenta, anzi si diverte a stuzzicarmi tutto il tempo: come giocate male, tanto perdete, era fallo, secondo me il rigore non c’era…una fatica!
Per evitare di mangiarmi tutte le unghie dal nervosismo la cosa migliore è sgranocchiare dei bruscolini, proprio come facevo quando andavo allo stadio dove, ancor prima di entrare, ci si preoccupa di accaparrarsi le provviste per i successivi novanta minuti di tensione.
I bruscolini sono semi di zucca abbrustoliti e salati: le labbra pizzicano per colpa del sale che li avvolge, i pezzi di buccia si infilano regolarmente tra i denti e il semino che si mangia ha un sapore piuttosto inconsistente.
Allora che li mangi a fare? Sono antistress naturali e poi ho cominciato realmente a capirli solo pochi anni fa visto che da piccola ero convinta andassero ciucciati e sputati, non sapevo dell’esistenza di un seme dentro al seme.
L’altra sera, nottata di  Champions League, me ne è venuta voglia e in assenza del bibbitaro di cui sopra li ho preparati io. La ricetta è un misto tra i consigli della pagina sui “Pumpkin seed brittle” sul New York Magazine (una vera fonte di ispirazione, con splendide illustrazioni) e il ricordo del teglie giganti piene di bruscolini tostati appoggiate sul bancone del Forno del Ghetto Boccioni di Roma (Via del Portico d’Ottavia 2, chiuso il sabato), bruscolini speciali che sanno unire alla funzione antistress il piacere di sgranocchiare qualcosa di buono. L’altra sera era la prima volta che li preparavo, è stato un successone.
Risultato: il Convivente ha sgranocchiato per tutta le sera i semini, non ha avuto un attimo di tempo per fare i soliti sfottò, la partita è andata male comunque, ma la soddisfazione di gridare “Bruscoliniii!” in giro per casa me la sono presa tutta.

Bruscolini tostati

Ingredienti: 1 bella zucca, fiori di sale, erbe miste di Provenza, olio.
Preparazione: Tagliate la zucca e pulitela all’interno, sciacquate poi i semi di modo che si stacchino dai filamenti di zucca (da una sola zucca ho ottenuto circa un centinaio di semi). Mentre riscaldate il forno a 160° asciugate con della carta i semi e mischiateli in una ciotola con 3 cucchiai di fiori di sale e uno di spezie provenzali (potete scegliere le spezie che preferite o mettere solo il sale ovviamente), irrorate il tutto con un goccio d’olio e poi versate in una teglia ricoperta con la carta forno.
Cuocete 30 minuti, mischiando ogni 5 minuti circa, a 160°.
Lasciate raffreddare e sgranocchiate!

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pollo-a-pezzettini.JPGSe quando diciamo “sei proprio un pollo” intendiamo “non fare lo scemo, lo stupido” un motivo ci sarà. Il pollo è scemo, sciocco (direbbero i toscani) praticamente insipido, sciapo e se un cibo sano, leggero e buono è “sciapito” l’unico modo per aiutarlo e aiutarci a mangiarlo è insaporirlo: siate furbe, non fate il (solito) pollo!
Mia madre, da buona toscana, sa perfettamente che a tavola tutto deve avere un sapore, l’unica cosa a cui si concede la possibilità di essere “scaiapita” è il pane. Esistono tanti modi di cucinare il pollo e piano piano li scopriremo quasi tutti, ma vorrei iniziare con una ricetta che sin da piccola ha conquistato il mio cuore e la mia gola e che oggi è uno dei piatti preferiti dal Convivente: il pollo a pezzettini.
Capisco che il nome di questa ricetta non permette subito di capire cosa c’è dentro, ma è così che l’ho sempre chiamato ed è una vera e propria tradizione che ormai è già parte della mia vita di coppia. Una ricetta, un nome, un percorso attraverso gli anni.
- La Signorina Fiamma a 2 anni: “mamma, chello!”
- A 4 anni: “mamma, pollo!”
- A 5 anni: “mamma, pollo a pettetini!”
- A 12 anni: “mamma, dobbiamo cucinare a scuola mi puoi dare la ricetta del pollo a pezzettini?
- A 22 anni: “mamma, ho preparato il pollo a pezzettini per le ragazze con cui convivo. Sentissi che buono, è proprio come il tuo!
- Oggi, a casa con il Convivente: “amore, stasera pollo a pezzettini” – “Buooono, il mio preferito:”

Pollo a pezzettini della mamma di Fiamma (4 persone)

Ingredienti: 500gr di petto di pollo, 80gr. di burro circa, sale, pepe, farina, mezzo bicchiere di marsala.
Preparazione:
tagliate il pollo a pezzetti/bocconcini e versateli nella farina che avrete precedentemente salato leggermente, intanto fate sciogliere metà del burro in una padella larga a fuoco medio. Raccogliete i pezzi di pollo infarinati con le mani (è meglio, fidatevi) oppure con un mestolo bucherellato e lasciate ricadere la farina in eccesso; buttateli in padella e lasciateli soffriggere fino a che il pollo non sarà più rosato (circa 8 minuti a fuoco medio/basso). Se la padella si secca aggiungete a piccoli fiocchi, qua e là, del burro. Alzate la fiamma e versate il marsala sul pollo, non preoccupatevi se prende fuoco, anzi l‘effetto flambé aiuta la creazione del famoso sughetto che nasce dall’unione di burro (tanto burro), farina e marsala.

Lasciate cuocere un altro paio di minuti a fuoco medio e servite ben caldo e lasciate colare tutto il burro della padella nei piatti…

 

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In molti mi chiedono come fare per avere il feed di “Due cuori e un fornello”, in attesa dell’icona visibile direttamente sul blog potete cliccare su questa fetta di pane ed aggiungermi al vostro feed reader preferito. Se invece ancora non l’avete fatto aggiungetemi ai vostri preferiti.

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