toastcopyl.jpgCome vi ho raccontato già altre volte, ho una passione per libri e riviste di cucina. Molto spesso strappo pagine, ritaglio ricette, mi appunto i consigli utili e così finisce sempre che dopo un po’ non so dove possa aver preso una determinata ricetta.
Quando cuciniamo, ovviamente, non mettiamo il simbolino del copyright sul piatto, ma mi sono chiesta: quand’è che una ricetta diventa davvero nostra? Ci sono quelle che ci arrivano perché tramandate di madre in figlia oppure quelle che ritroviamo sui vecchi libri scritti da chissà chi, poi ci sono quelle che seguiamo in televisione oppure quelle che ci ha raccontato lo chef del ristorante a fine pasto: di chi sono tutte queste ricette? Possiamo farle diventare nostre?
- Amore, lo vuoi il mio pollo a pezzettini?
- Tua madre ci ha passato il suo tiramisù!
Posso dire frasi di questo genere o queste ricette sono solo pollo al marsala e tiramisù?
Mio, tuo, suo: qualcuno ha mai pensato a una regolamentazione delle ricette, o magari a una SIAE su quello che cuciniamo?
Lasciando perdere il filone degli chef internazionali che renderebbe molto intricata la questione (se volete saperne di più ho trovato due pezzi di qualche tempo fa: uno sul Corriere della Sera e l’altro sull’Espresso) e soprattutto che hanno il loro bel da fare con ricette originali da salvaguardare: l’uovo di Cracco, la passatina di ceci di Pierangelini…

Quello che mi sono chiesta è stato:  dal momento che si parla tanto di problemi di copyright legati alla musica, ai libri e alle foto, possibile che nessuno si sia posto lo stesso problema in cucina?
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2564267673_9704409309.jpgIl Convivente è un vero caffeinomane. A prescindere dalla quantità di caffè che prende ogni giorno, per lui il caffè è proprio una necessità. Tempo fa vi parlai della mia passione per il tè e adesso, raccontandovi del Convivente, mi rendo conto che noi siamo proprio così: come il tè e il caffè. Diversi per consistenza, sapore, colore, intensità ma simili perché tutti e due abbiamo quella componente “eccitante” che ci accomuna e credo sia l’elemento che ci unisce.
Ma torniamo al caffè e a quella frase che a volte proprio non sopporto “amore, mi faresti un caffè?”
: questa è la parola magica con la quale il Convivente, più volte al giorno, attira la mia attenzione. Nonostante la presenza in casa di ben due macchinette elettriche, lui si ostina a chiedermelo, come se così fosse più buono. Non mi lamento quasi mai di questa sua richiesta, mi piace avere delle abitudini all’interno della coppia: io che preparo la cena e poi lo chiamo, io che gli preparo il caffè, io che faccio la spesa, lui che… lui che… Lui che? Vabbè, facciamo che finito questo post vado a fare mente locale sulle cose che fa lui, perché in effetti non ci penso mai, ma quando mi capita di ragionare sulla “distribuzione dei ruoli” in questa coppia mi rendo conto che la bilancia è sbilanciata. Magari va bene così (anzi alla fine ne sono certa, per il semplice fatto che io sono molto più brava a fare le cose ovviamente!), ma ogni tanto un ripasso della situazione non fa male.
A parte questa parentesi personale, sono qui a dirvi come fare quando la famosa domanda “mi faresti un caffè?” si trasforma in “mi faresti un caffè shakerato?”. Il problema principale è che se prima dovevate solo premere un tasto (nel caso voi abbiate una macchinetta elettrica), ora dovete eseguire diversi passaggi: caffè, zucchero, vaniglia, ghiaccio e shaker (quelli da barman) oppure un frullatore (personalmente preferisco il primo).
Preparate almeno tre tazzine di caffè (già che lo fate, bevetene un po’ anche voi che d’estate è una vera delizia) poi riempite lo shaker con il ghiaccio, aggiungete  tre cucchiai di zucchero e mezza stecca di vaniglia divisa a metà in lunghezza, in modo che shakerando escano fuori i semini e rilascino il loro profumo.
Shakerate con energia e versate il tutto in due bicchieri… ora godetevelo.

P.S. C’è chi al posto di zucchero e vaniglia usa gli sciroppi di canna da zucchero e di vaniglia, personalmente non li ho mai usati. Preferisco gli ingredienti naturali al 100%.

(Foto di ilmungo)

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Il problema del pollo

Categorie: Economia domestica

2187650183_a52301fa2e.jpgLa Signorina Fiamma (ovvero io) ha un problema. E dato che siamo tutte qui a raccontarci di cucina e di ricette, vi espongo il mio dilemma: il problema del pollo. Non è una malattia, né un problema di matematica di quelli che ci facevano svolgere alle elementari: è un problema di gusto. L’altra sera, tornata da un weekend fuori città, con il Convivente sono andata a fare un po’ di spesa e, dato che era tardi, ho comprato per cena al bancone della gastronomia il pollo arrosto. Era ancora caldo, umido, ma croccante, con la carne bianca e tenerissima. È da quando sono piccola che mi chiedo come mai il pollo del girarrosto ha tutto un altro sapore! Il pollo a me piace cucinarlo in tutti i modi: dal mio cult “a pezzettini” a quello lesso, da quello alla griglia a quello con i peperoni. Il problema è che quelli menzionati li preparo con facilità, mentre il pollo arrosto proprio non mi riesce. Eppure dovrebbe essere una cosa semplice come le uova al tegamino, la pasta o la bistecca.
E voi riuscite a preparare un vero pollo arrosto, senza possedere in casa un girarrosto, con la pelle croccantina, come piace al Convivente, e l’interno morbido ma ben cotto?
Beh, dopo diversi consigli (spero vi siano stati utili) oggi sono io a chiedervi una mano: vorrei riuscire a cucinare il pollo perfetto. Sono pronta a raccogliere ricette, suggerimenti e consigli da parte vostra. E quando l’opera arriverà a compimento vi spiegherò passo passo come ho fatto.

In attesa di risolvere il problema del giorno vi ringrazio sin da ora!

(Foto di Robert S. Donovan)

 

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homemade granola mixSpesso mi capita di trovare su internet servizi utili, anzi utilissimi, ma quando arriva il momento di usarli scopro sempre che sono accessibili solo a chi abita all’estero. È il caso di MixMyGranola, meandgoji e mymuesli tutti siti che permettono di creare il mix di cereali per la colazione perfetto: cereali, cornflakes, frutta secca, muesli…
Da sempre amo fare colazione con una bella tazza di cereali ricoperti di latte, ma ogni volta sento che manca qualcosa. Senza nulla togliere all’incredibile varietà di cereali in commercio (ultimamente se ne trovano davvero di tutti i tipi), il gusto del “fai-da-te” ha sempre il suo fascino… anche in cucina. Dal momento, però, che i primi due siti spediscono solo negli Stati Uniti (MixMyGranola in realtà ve li manda a casa anche in Italia ma dovete essere disposte a pagare le spese di spedizione e diciamo che non è la soluzione più economica) e che mymuesli offre il suo servizio solo in Inghilterra e in Olanda, la mia segnalazione potrebbe risultare inutile, ma non è così!
Fatevi comunque un giro su questi siti e organizzatevi come ho fatto io: scegliete i vostri gusti preferiti, prendete spunto, segnate il tutto su un bel block notes e poi uscite a comprare l’occorrente per creare il vostro mix dei sogni. Potrete andare al supermercato, ma anche (forse meglio) in un mini market biologico dove troverete una maggiore scelta di cereali e frutta secca. Personalmente ho scelto: mandorle, semi di zucca, mele e lamponi disidratati, fiocchi di orzo, fiocchi di avena e fiocchi di grano. Infine, compratevi un bel contenitore, magari di latta, unite gli ingredienti, se volete aggiungete zucchero di canna e della cannella in polvere, e shakerate.
Io ho risolto così!

Se mai i siti che ho citato decidessero di spedire (a buon prezzo) i loro mix anche qui da noi o se dovessero arrivarmi segnalazioni di servizi simili in Italia vi faccio sapere immediatamente!

(Foto di Dayna McIsaac)

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6a00d8345250f069e201156ffec992970c-550wi.jpgÈ quello che devono aver pensato quelli della United, un’agenzia americana che si occupa dell’immagine di alcune aziende del settore food, quando hanno deciso di preparare il nuovo packaging dei prodotti della catena di supermercati A&P (il cui nome storico è Great Atlantic and Pacific Tea Company) per la linea Via Roma. “Un marchio che non ha paura di mostrare la sua vera personalità. Esistono tre milioni di persone in Toscana, tutte diverse e uniche. Questo nuovo, autentico, marchio mostra il vero carattere, le espressioni e le emozioni di queste persone, come non era mai stato fatto prima negli Stati Uniti”: questa la presentazione del prodotto da parte della A&P.
Alla United, grazie alle splendide foto di Bill Hueberger, pensano “giustamente” di aver catturato il vero spirito italiano e di averlo racchiuso magistralmente in una bella confezione.
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collected recipeL’altro giorno un’amica mi ha chiesto: come fai a ricordarti quali sono le ricette migliori nei tuoi libri e a ritrovarle quando ti servono? Come faccio: bella domanda! Non faccio, almeno per ora.
Ho quattro scaffali pieni di libri e sono tutti messi a caso: ogni volta che compro un libro nuovo mi riprometto di metterli in ordine, ma non lo faccio mai. Riviste, manuali, romanzi culinari, raccolte di ricette comprate in allegato ai quotidiani, opuscoli: tutto accumulato in anni di ricette e ricerche ma, in effetti, non ho mai catalogato nulla.
Sogno un bel raccoglitore, delle bustine di plastica ed io che seleziono ricette e le metto in ordine così:

- Prima sfoglio accuratamente ogni rivista.

- Strappo le ricette più adatte al mio modo di cucinare (se mio padre vedesse che non le strappo perfettamente con l’aiuto di un taglierino mi ripudierebbe all’istante!)
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2491777638_69b8b24de8.jpgNon riesco a concepire il fatto che un piatto preparato da me non possa piacere (al Convivente). Lo so, è un po’ integralista come visione, ma cucinare ogni sera significa mettersi in discussione: scegliere cosa fare, portare in tavola idee nuove, aspettare il giudizio (a volte basta un minimo movimento al lato destro del labbro superiore). Come vedete è quasi un lavoro, piacevole ma pur sempre un lavoro, e preferisco pensare che non ci sia niente di sbagliato in quello che faccio e che anzi, come spesso ripeto in queste pagine, sia giusto osare rischiando di fare scelte azzardate. In questi anni è sempre andato tutto liscio: mai una critica, magari qualche suggerimento, ogni tanto qualche polemica sulla sapidità dei piatti (ho la sensazione che il Convivente abbia perso parte delle papille gustative e per questo non riesca a percepire il salato come lo percepisco io), ma mai una critica seria. Mai, tranne quel giorno…

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dsc05930.JPGSono un’amante dell’Ikea: polpette svedesi, aringhe in salamoia, patatine salate, succo di mirtillo, rotolini alla cannella.
Di cosa parlo? Scusate, ma voi quale Ikea frequentate? E soprattutto per quale motivo ci andate?
Ah, vi ho capito: siete tra quelle che cercano vasi colorati, lenzuola a righe, magari qualche lampada nuova e soprattutto avete a casa pareti intere di librerie Billy, giusto? D’altra parte è l’unico oggetto con un nome pronunciabile, è ovvio che alla fine tutti si buttino su quelle!
Un  tempo anche io credevo che andare all’Ikea volesse dire comprare dei mobili, portarli a casa e costruirseli da soli fino a quando, poche settimane fa, non ho scoperto che lo stesso procedimento era valido per il pane!
Vi spiego: alla Bottega Svedese, un piccolo paradiso dentro l’Ikea, c’è di tutto e per chi, come me, ama i sapori “fuori dal comune” della cucina svedese, inglese, irlandese (sempre che si possano definire “cucina”) è il luogo ideale per comprare qualcosa di nuovo. All’inizio ero fissata con le aringhe (le “Senapssill” sono le mie preferite), poi mi sono data alle rondelline alla cannella “Gifflar Canel” e hai famosi “Pepparkakor Annas” (i biscotti allo zenzero che fanno tanto Natale), adesso però ho scoperto le scatole del pane: Lingonbrödmix e Rågbrödfinax, rispettivamente “preparato per pane ai mirtilli” e “preparato per pane di segale”.
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olioL’olio quando è buono lo senti proprio!
È da quando sono piccola che sento mia madre ripetere questa frase e forse è per questo che per me ha sempre importanza l’olio che uso. Non è mia abitudine condire eccessivamente i piatti, preferisco concludere ogni ricetta con un filo d’olio a crudo piuttosto che ritrovarmi con le padelle unte e annerite.
In Toscana i miei nonni avevano degli ulivi e ogni anno ci arrivavano a casa dei boccioni di vetro: era “il nostro olio”. Quell’espressione era per tutti il bollino di garanzia, il marchio di qualità: se lo prepara il nonno è buono per forza! Non è una regola, ma quell’olio era davvero buono, lo ricordo ancora: il profumo che sprigionava quel boccione appena aperto, l’ imbuto arancione dal quale passava velocemente per tuffarsi nelle piccole bottiglie da mezzo litro che usavamo in cucina, il colore verdastro dai riflessi dorati e le bollicine piccolissime che si rincorrevano morendo in superficie. Poi, quasi fosse un rito magico, ogni volta che arrivava l’olio nuovo veniva fatto un gesto, che oggi ripeto ogni volta che provo un olio diverso: si versa una goccia sul palmo della mano e poi con l’indice e il dito medio dell’altra mano si scalda il palmo unto ruotando vorticosamente le dita  su quella goccia d’olio.
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Guest GiftQualche sera fa ho invitato un po’ di amici a casa, per cena, e si sono tutti presentati con un pensiero: fiori, gelato, pasticcini, candele, piante e vino. Una volta a tavola si è aperta la curiosa questione: cosa sarebbe più corretto portare alla padrona di casa quando si è invitati a cena? Sembra facile rispondere, in realtà non è così ed è per questo che sarei curiosa di sentire la vostra opinione. Le opzioni sono diverse e complicate, soprattutto quando non si conoscono i padroni di casa, come quando siamo invitati da amici di amici.

  • Portare una bottiglia di vino. Può sembrare la scelta più semplice e adatta, ma se non siete amici di chi vi ha invitato potreste sbagliare e mettere in difficoltà anche i padroni di casa che per educazione saranno “costretti” ad aprire la vostra bottiglia anche se non si abbina con il cibo in tavola. In alternativa potete: chiamare prima per conoscere il menù (solo se siete in confidenza) oppure portare un buon vino da dolce e un sacchetto di cantucci (troverete sempre qualcuno che alla fine ne sgranocchia un paio).
  • Portare i fiori: sì, ma quali? Meglio i fiori recisi o una pianta? Anche in questo caso sarebbe meglio conoscere i gusti e soprattutto le allergie di chi ci ospita, ma non è mai facile farsi mandare per fax le ultime analisi (soprattutto perché non è detto che abbiano il fax). Meglio abbandonare l’idea o comprare una pianta grassa.

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