Due libri che sembrano contraddirsi, ma quando si parla di ottime ricette tutto torna. I due libri “cotti” di questa settimana vi saranno molto utili: il primo per chi vuole sperimentare in cucina senza rischiare di vedere salire l’ago della bilancia, il secondo per chi la bilancia non sa neanche a cosa serva.

ammazzaciccia.jpgAmmazzaciccia” di Laura Ragoni (Newton Compton , 22,90 euro, 640 pagine). Il volumone della Ragoni nasce dall’esperienza personale dell’autrice che mette a disposizione la sua storia per consigliarci tante ricette veloci e con poche calorie. Dimagrire senza rinunce? Adesso si può. Oltre 450 ricette per mangiare con gusto e mantenere la linea! Questo l’obiettivo del libro che potrebbe spaventare la mole del libro, ma ve ne dimenticherete subito toccando la divertente copertina gommosa, l’unica cosa “ciccia” del manuale.
La scelta di Fiamma: tra le ricette dei dessert mi sono innamorata della semplicissima “Crema al limone” con ricotta che troverete a pagina 568.

9788895092614g.jpgIl mio corso di cucina. 2.La pasticceria ” di Marianne Magnier Moreno (Guido Tommasi Editore, 25,00 euro, 71 pagine). Come già mi accadde con il primo volume della collana, sono pazza di questo libro. La veste grafica, le fotografie di Frédéric Lucano e le spiegazioni sono talmente semplici che sarebbe un peccato non cimentarsi con una delle ricette, tutte ipercaloriche e dolcissime.
La scelta di Fiamma: conoscete tutti i famosi Oreo? I biscotti doppi al cacao ripieni di crema sono stati rivisitati a pagina 60 e ora potrete farli in casa!

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2762433751_66df5c93381.jpgSono arrivati i fichi: verdi, morbidi, succosi e dolcissimi. I fichi sono i frutti che preferisco, peccato che come arrivino siano già finiti. Non parlo solo dell’arco temporale durante il quale li troviamo dal fruttivendolo (i migliori li trovate ora, per pochi giorni, e poi arrivederci al prossimo anno), ma della velocità con la quale spariscono una volta messi in tavola. Altro che ciliege: i fichi sono davvero il frutto da uno-tira-l’altro.
Io comincio sempre così: “ne mangio uno solo, magari due, che poi altrimenti ingrasso. Ok, facciamo tre (il secondo era piccolino). Mmmh, peccato che quest’ultimo era un po’ gonfio e poco saporito, magari con il quarto va meglio.
E insomma: quattro, cinque, sei… finisce sempre che arrivo a dieci senza neanche rendermene conto.
Qual è la giusta punizione per un goloso? Il contrappasso.
No, non pensate a cose disgustose! Immaginatevi solo questa scena.
Sei lì, con il tuo decimo fico in mano. Le mani sono appiccicose, ti viene voglia di sciacquarle sotto l’acqua, ma c’è questo decimo fico che sembra davvero perfetto. È lì, ti guarda fisso (o forse sei solo tu che lo guardi con un trasporto tale da non sentire più il vociare intorno a te) e poi ha qualche gocciolina di latte che scende dal picciolo. Se lo guardi attentamente noterai un piccolo forellino: non è rovinato sono solo i suoi semi che tentano di uscire e sembrano volerti dire “mangiami, sono il migliore”. Allora prendi un coltellino affilato e cominci a sbucciare quell’ultimo dono di fine estate. Lo pulisci bene, le mani sono sempre più appiccicose, e decidi di azzannarlo con un solo morso…
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linzer2.jpgGiovedì prossimo a Riva del Garda ha inizio la “Notte di fiaba”, la manifestazione che da dieci anni trasforma per quattro giorni consecutivi la città in una favola a cielo aperto: ogni anno una fiaba diversa viene raccontata e interpretata da un compagnia di attori per le vie della città e centinaia di bambini (e genitori) seguono estasiati i personaggi tra piazze e stradine. Il tutto fa da contorno alla serata finale: lo spettacolo pirotecnico (sabato 29 agosto alle ore 22.00) che illuminerà tutto il lago. La fiaba di quest’anno è “Hänsel e Gretel” e una golosa come me non poteva mancare all’appuntamento, correndo il rischio di finire tra le grinfie della strega cattiva (la stessa che superati i trent’anni potrete chiamare in amicizia “Cellulite”). Ma tanto l’estate è finita e il conto alla rovescia per la prova bikini si azzera nuovamente quindi concediamoci qualche strappo e godiamoci qualche minuto il piacere di sentire gli zuccheri circolare liberamente dentro di noi.
Pronte? Perché la ricetta di oggi segue proprio questa strada.
Vi presento la Linzer Torte, un amore al primo assaggio: i denti affondano all’improvviso nella pasta frolla saporita, morbida e friabile, mentre la lingua incontra il ripieno di marmellata ai lamponi e il palato sperimenta il retrogusto di cannella. Emozione pura.
Il Convivente dice che mi si vede in faccia quando qualcosa mi piace davvero, torno subito bambina: gli occhi mi s’illuminano e non riesco a trattenere il sorriso, quasi mi vergognassi di godere di quel piacere così personale e privato.
Questo crostata di origine austriaca, considerata la torta più antica del mondo, l’ho assaggiata per la prima volta proprio a Riva del Garda: era il dessert del buffet offerto dall’hotel Du Lac e du Parc e se oggi ve ne parlo è grazie a Primo De Donà, capo cameriere dell’albergo.
- La prego, devo assolutamente sapere come è fatta questa torta!
- Domani è ancora qui?
- Certo!
- Vedo cosa posso fare…

Il giorno dopo mi sono presentata nella sala cercando il mio messaggero e lui era lì: ha sfoderato dalla tasca interna della giacca un foglietto ripiegato (quello che vedete in foto) con la ricetta della Torta Linzer (dose per sei torte!) con gli omaggi di Vuerich Loris, chef pasticcere.

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2380333595_d32f56a8b91.jpgQuante volte vi siete sentite ripetere questa frase? E quante volte ora che siete madri, nonne o zie dovete dirla ai più piccoli?
Beh, io mi trovo spesso a “rimproverare” il Convivente quando fa la faccia storta davanti a una nuova ricetta o un dolce con la cannella.
- Mi fa schifo la peperonata.
- Non si dice mi fa schifo! E poi l’hai mai assaggiata?
- No. Io i peperoni li mangio solo fritti.
- Ah, beh! Tutta salute!
- Mica fanno male.
- No, no. Sarà che io i peperoni li adoro in tutti i modi anche se il mio stomaco ne risente un po’. E comunque dai, assaggiala! Sono ore che ci lavoro.
- No, non mi piace la consistenza.
- Ma che ne sai?
- Una volta da piccolo me l’hanno fatta assaggiare e a momenti mi sento male. È viscida.
- Come sei noioso. Vuol dire che me la mangio io e poi la congelo a piccole dosi. No-io-so!

Fortunatamente (o forse no?) ho scoperto che questo atteggiamento non è una prerogativa dei bambini lamentosi e del Convivente, anzi leggendo un articolo della BBC sulla memoria culinaria ho scoperto che i ricordi legati ai cibi possono giocare brutti scherzi ai nostri sensi e, soprattutto, al nostro gusto anche da adulti.
Odiate il sapore amaro dei cavoletti di Bruxelles (questo è il mio caso anche se non dico “mi fanno schifo!”), non riuscite ad immaginare la vostra bocca mentre ingoia un bel boccone di coniglio con le olive oppure non capite come si faccia a trovare buono il sapore della trippa? Colpa dei vostri ricordi culinari infantili.
Secondo una nuova ricerca questi ricordi hanno un impatto incredibile sul gusto e incidono sulla nostra percezione dei sapori: il 43% degli intervistati, in Inghilterra, ha affermato di non voler neanche vedere i cibi che da piccoli, per quel che possano ricordare, gli hanno lasciato un cattivo sapore in bocca.

Ecco i risultati ottenuti dal Prof. Tim Jacob della facoltà di Bioscienze dell’Università di Cardiff:

  • Il 24% delle persone intervistate ha ammesso che esistono alcuni cibi o sapori che non gli piacciono pur non avendoli mai assaggiati.
  • Il 26% non sarebbe disposta a mangiare carne di coniglio.
  • Il 18% non sarebbe disposta a mangiare le olive.
  • Il 18% non sarebbe disposta a mangiare i peperoncini.
  • Il 70% continuna a mangiare solo ciò che gli ha lasciato il sapore migliore in bocca da piccolo.
  • Il 39% non ha più provato ad assaggiare qualcosa che inizialmente non gli piacque.
  • Fonte:Tickbox.net/Opinion Matters survey for Walkers Sensations

    Il Convivente è in compagnia di una buona percentuale di inglesi che sono certa, però, amerebbero la mia peperonata.
    Ecco a voi la ricetta…
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    Vi presento due libri molto piacevoli: il primo è un romanzo e il secondo una serie di racconti/ritratti di donne. Sono letture perfette per questi ultimi giorni di vacanza, ma contengono diversi consigli culinari che potrete portarvi dietro per preparare ottimi piatti invernali.

    affari-di-cuore.jpgAffari di cuore” di Nora Eprhon (Universale Economica Feltrinelli, 8 euro, 178 pagine). In attesa di rivedere la Eprhon all’opera con il nuovo film “Julie&Julia” ecco un libro che scrisse diversi anni fa. È un romanzo vagamente autobiografico (come rivela nella postfazione l’autrice) anche se la protagonista si chiama Rachel Samstat e scrive libri di cucina, oltre ad essere incinta, cornuta e disperata! Dal libro è stato tratto anche un film con Meryl Streep e Jack Nicholson.
    La scelta di Fiamma: chi ama davvero cucinare e, soprattutto, conquistare cucinando per il proprio uomo troverà molte cose in comune con Rachel e con il suo modo di ama «Cucinare era diventato un modo di dire ti amo. Poi il modo più facile di dire ti amo. Infine l’unico modo di dire ti amo. (…) Chissà se qualcuno mi avrebbe amata se non avessi saputo cucinare? Avevo sempre pensato che far da mangiare facesse parte del gioco. Ed ecco a voi Rachel Samstat! È intelligente, spiritosa e sa cucinare

    cuoche_corradin.jpgLe cuoche che volevo diventare. Ventuno grandi donne in cucina” di Roberta Corradin (Einaudi, 12,50 euro, 124 pagine). Ventuno ritratti di donne che attraverso la cucina hanno cambiato la loro vita e quella degli altri. Cuoche (solo perché il termine chef non è usato al femminile), donne che cucinano piatti che regalano momenti di paradiso al palato di chi ha l’onore di assaggiarli. Un viaggio goloso da Modica a New York con ricette annesse.
    La scelta di Fiamma: tra le storie raccontate una delle migliori è quella di Laura Moioglio proprietaria di Barbetta, il più antico ristorante italiano di New York, nato nel 1906 grazie al padre di Laura, Sebastiano Maioglio, arrivato nella Grande Mela da Fubine Monferrato.

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    Ok, ok, basta con la nonna!
    Casualmente però, rimanendo in tema con l’ultimo post, ho trovato un blog americano molto interessante sul tema “nonne” e colgo anche l’occasione per parlarvi del libro del momento: “In defense of food” di Michael Pollan.
    inComincerei dal libro di Pollan, già autore del “Il dilemma dell’onnivoro“, che in questo suo secondo manifesto a favore del buon cibo si scaglia contro i nutrizionisti e la loro mania di far passare, anno dopo anno, sostanze diverse come fondamentali e irrinunciabili per la nostra salute: prima tutti presi dagli Omega3, poi solo dai carboidrati, anzi no meglio nutrirsi solo di proteine, riducete i grassi, aggiungete le fibre alla dieta e mi raccomando attenti al colesterolo! Una danza, quella dei nutrizionisti, che si trasforma in un incessante passo a due con l’industria alimentare felice di poter proporre ogni anno prodotti nuovi, costosi, e “consigliati dagli esperti“. Dopo la lunga panoramica sul nutrizionismo (scritta soprattutto per essere letta dal pubblico americano, sempre più in “espansione fisica”), Pollan suggerisce un approccio sano e misurato, partendo da una regola fondamentale: “non mangiare nulla che la nostra bisnonna non avrebbe saputo riconoscere”. In poche parole: cibo sano, verde, fresco e assunto in quantità ridotte. Il libro, tradotto da poco dall’Adelphi, è una guida moderna, un saggio da divorare con attenzione per imparare a mangiare bene, godendosi il momento, senza rovinarsi lo stomaco.anelli di cipolla

    How to Cook Like Your Grandmother è invece un blog molto curioso totalmente devoto alla cucina della nonna. Non aspettatevi però cose dietetiche perché, nonostante quello che scrive Michael Pollan, le nonne non cucinano solo cose fresche, leggere e verdi: teglie unte di melanzane alla parmigiana, polpettoni e torte da mangiare con gli occhi. Vi lascio con una visione: anelli di cipolla fritti!

    Buon weekend e buon appetito

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    dsc06357.jpgSono passati dieci giorni da quando è morta la mia nonna e mi sembra già una vita.
    È stata la prima e unica donna che ho avuto l’onore di chiamare nonna: era toscana, divertente, un po’ pazza, un’ottima cuoca (quando ne aveva voglia), sbatteva dovunque e canticchiava in giro per la casa.
    Dieci giorni fa sono arrivata a Lucca con due crostate di riso: per una volta ho voluto cucinare per lei, dato che non ho avuto mai modo di farle vedere quanto mi ha insegnato. Dopo il funerale abbiamo mangiato la crostata e pensato a lei, tra lacrime e risate.
    Mia cugina mi ha regalato una lettera che ha scritto per ricordare a suo modo la nonna Marì: ogni tanto rileggo quelle righe e mi tornano alla mente le estati passate nella casa di campagna. La torta di riso è uno di quei ricordi: appena la sfornava l’aria profumava di buono. Ogni agosto mia nonna preparava le crostate (di riso, al cioccolato e con la marmellata) per festeggiare tutti assieme i tre compleanni consecutivi che si susseguivano in famiglia: prima festeggiavamo la nonna, poi mia madre e infine mio nonno. Una torta dietro l’altra, un pranzo dietro l’altro: l’estate quando si è bambini è sempre più bella.

    Torta di riso

    Ingredienti: pasta frolla, 150 gr di riso arborio, 500 ml di latte, 200 gr di zucchero, un limone, 4 uova (3 tuorli e quattro albumi), 1 bustina di vanillina (o meglio una stecca di vaniglia)

    Per la pasta frolla: 300gr di farina, 150 gr i burro, 2 tuorli, 100 gr di zucchero, un pizzico di sale, la buccia grattugiata di un limone. Unite la farina e lo zucchero, aggiungete le uova, il limone e il burro fatto a pezzetti e tenuto a temperatura ambiente. Mischiate tutti gli ingredienti con la punta delle dita, con molta energia e create un impasto sferico, compatto e liscio. Coprite con la pellicola trasparente e lasciate riposare almeno per 30 minuti in frigorifero.

    Per la farcitura: in una casseruola mettete il latte, lo zucchero e la scorza di mezzo limone e portate ad ebollizione, quindi aggiungete il riso e lasciatelo cuocere finché non avrà assorbito quasi tutto il latte. Mescolate di tanto in tanto per evitare che il riso si attacchi sul fondo della pentola. Fate raffreddare il composto e poi aggiungete i tre tuorli e la vanillina mescolando bene. Montate a neve i bianchi d’uovo e poi uniteli alla crema di riso con delicatezza. Foderate una teglia per crostate con la pasta frolla stesa bene e non troppo alta. Riempite con la crema di riso e infornate a 180° per circa 25 minuti. Sfornate e lasciate raffredare.

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    Forse qualcuna di voi avrà già letto sui quotidiani la notizia del video che ritrae l’attrice Gwyneth Paltrow alle prese con un pollo arrosto e un’insalata mista. Beh, nel caso non l’aveste vista sto parlando di questo:

    E’ bellissima, elegante, magra e, come se non bastasse, vuole farci credere che quel pollo è buonissimo. Ma per favore…gp.jpg
    A parte gli scherzi (dettati dall’invidia per la grazia con la quale l’attrice taglia l’osso centrale di quel pollo freddo e spennato), il video è l’ultimo post del sito Goop creato dalla stessa Paltrow per offrire alle naviganti consigli utili per vivere meglio. Per riceverli basta iscriversi alla newsletter del sito. Nuovi spunti per rinnovare il vostro stile (che budget avete a disposizione?), idee per il vostro prossimo viaggio (non vi aspettate destinazioni low-cost), consigli per sperimentare in cucina (sempre che per voi pollo arrosto e insalata si possano considerare un esperimento) e, infine, suggerimenti per “migliorare” la vostra relazione di coppia (a meno che non siate già sposate con uno come Chris Martin).

    Dopo la visione del video, mi sono girate per la testa diverse domande.

    1. Ma un grembiulino, anche di Dolce e Gabbana, la Paltrow non se lo mette quando cucina?

    2. Quanto ci mette realmente quel pollo a cuocersi? Sette minuti mi sembrano un po’ pochi.

    3. A cosa servirà shakerare le patate dopo averle cotte?

    4. Dove ha imparato a tagliare così bene le verdure?

    5. Come le è venuto in mente di mettere lo sciroppo d’acero nella salsa per l’insalata?

    Vabbè, mi fermo qui. Vi lascio con la ricetta (che ho tradotto per voi) del Super Easy Chicken di  Gwyneth Paltrow, volevo dare anche io una mano a chi volesse nutrirsi come una star.

    Pollo arrosto con patate (per 4 persone)
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