Un piccolo libro di cibi e una piccola collana ricca di sapori: sono i due consigli di lettura che vorrei darvi oggi. Non sono libri nuovi, ma non averli sarebbe un vero peccato.librocibigrande.jpg
Il piccolo libro dei cibi di Giorgio Taborelli (Ponte alle Grazie, 11,00 euro, 179 pagine). Le materie prime che ogni giorno usiamo per rendere magica la nostra cucina: quali sono? Da dove vengono? Qual è la loro storia? Questo e molto altro in un libro che poi tanto piccolo non è e che ci insegna molto sui cibi che stanno alla base di ogni ricetta.
La scelta di Fiamma: alla fine di ogni capitolo troverete una ricetta, vi consiglio le “Lasagne alla pescatora” a pagina 133.

I mangiari di una volta in Garfagnana di Adriana Gallesi (Maria Pacini Fazzi Editore, 4,00 euro, 64 pagine). È solo uno dei libricini che propone la casa editrice lucchese nella collana “I mangiari“. mangiari_di_una_volta_garf.jpgUna raccolta infinita di ricette, prevalentemente toscane, scritte in maniera semplice e molto brevi, a volte anche in dialetto. Visto il piccolo prezzo fossi in voi mi comprerei l’intera collezione… io ho già iniziato!
La scelta di Fiamma: in attesa che arrivi la prima farina di castagne studiatevi la ricetta dei Necci a pagina 12, prometto poi di insegnarvi la ricetta personalmente su questo blog. Con la ricotta queste crepe di castagne sono le fine del mondo.

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dsc01850_2.jpgLi trovate a Londra, a New York, in Olanda, ma anche a Urbino, Lucca, ai Castelli Romani: sono i Farmers’ Market, ovvero il mercato fatto dai contadini.
Sembra sia la moda del momento, dalla Casa Bianca al Mattatoio di Roma, ma io non mi fido molto (per ora).
La differenza, rispetto al classico mercato comunale, è semplice: a vendervi i prodotti è (o almeno dovrebbe essere) proprio colui  che li ha prodotti.
E la bellezza del mercato contadino sta nel fatto che al banco potrete chiedere informazionie proprio a coloro che hanno allevato le api, coltivato i pomodori oppure colto le mele: la caratteristica principale dei Farmers’ Market è la prossimità tra il luogo in cui vengono vendute le cose e quello in cui sono state prodotte, la famosa produzione a “Km Zero” che permette di acquistare e mangiare i prodotti che provengono da un territorio ben delimitato.
I vantaggi di questi mercati dovrebbero essere molti: costi di trasporto ridotti, filiera più corta, garanzie di qualità e una scelta limitata alla merce veramente di stagione.
Tutto molto bello: ma voi ci siete mai state?

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2782932675_559cf6e4ee2.jpgIeri sera ho comprato due fette di Lemon Bar in un locale milanese che fa tutte cose molto americane (con l’aggiunta di qualche Tarte Tatin) ed erano troppo buone.
Ora, io mi sono ripromessa di prepararmi questo dolce da sola, ma non voglio farvi aspettare troppo per la ricetta.
Ho fatto una veloce ricerca on-line (per le ricette di origine straniera guardo sempre prima su Foodgawker) e ispirata dalla foto più golosa, ho trovato la ricetta adatta.
Avete presente l’impasto dei biscotti “tuttoburro” Walkers? Gli shortbread? Beh, l’impasto è praticamente quello lì, solo che è ammorbidito da una crema acidula e dolcissima al limone.
Chi le farà per prima in casa propria lo scriva qui… magari io mi ci metto nel weekend. Alla faccia della dieta!

Lemon Bar

Ingredienti: per l’impasto: 110 gr di burro, 220gr di farina, 50 gr di zucchero, 25 gr di zucchero di canna, mezzo cucchiaino di sale, la scorza di un limone. Per la crema: 4 uova grandi, 160 gr di zucchero, 180 ml di succo di limone (circa 3 grossi limoni spremuti), 40 gr di farina e la scorza di un limone.
Preparazione: Riscaldate il forno a 180° C. Preparate l’impasto per la base: in un frullatore mettete insieme tutti gli ingredienti fino a che l’impasto non si amalgama e forma una palletta grumosa. Stendete la pasta così ottenuta in una teglia rettangolare 33x22x5 cm  (o quadrata) e create un bordo abbastanza alto. Punzecchiate con una forchetta e infornate per circa 25 minuti. Lasciate raffreddare poi la base coperta con della carta forno per evitare che si indurisca troppo. Mentre cuoce la base preparate l’interno: in una ciotola mischiate le uova e lo zucchero fino a far diventare l’impasto omogeneo e chiaro, aggiungete poi il limone, la farina e la scorza grattugiata. Quando la crosta è pronta versatevi dentro la crema al limone. Abbassate la temperatura del forno a 150°C . Una volta che la temperatura del forno sarà scesa riponete la teglia in forno e cuocete la lemon bar per circa 30 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente, poi tagliate in rettangoli uguali e cospargete di zucchero a velo prima di servire.

(foto di Jing a Ling)

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tortino al cioccolatoAmo andare al ristorante perché posso mangiare quello che a casa non mangio mai: prima di tutto la pizza cotta nel forno a legna e la carne fatta alla brace, ma anche la pasta fatta in casa e la frittura di pesce. È difficile che ordini una pasta al sugo o un arrosto di maiale con prugne: quelle cose le preparo anche a casa. I ristoranti, con semplicità, devono stupirmi, poi magari quelle ricette le ricopierò e le rifarò a casa, ma lo spunto originale deve arrivarmi quando mi trovo a cena fuori.
Lo so, sono esagerata, ma è un’esigenza per chi si tratta sempre bene, e ormai lo è anche per il Convivente che è il Re dei viziati a tavola (e a viziarlo quotidianamente sono io).
Ci capita spesso di uscire da un ristorante dicendo: “certo che quella cosa la fai meglio tu” oppure “quella pasta non era niente di che…”.
C’è una cosa che ultimamente spopola nei ristoranti e che io non avevo mai provato a fare: il tortino al cioccolato (quello dal cuore liquido).
Non so se avete notato, ma da un po’ di tempo quasi tutti i ristoranti hanno incluso questo dessert al menù: un tempo si leggeva “soufflé al cioccolato con panna”, poi molti ristoratori hanno avuto il buon gusto di levarlo dal menù, a meno che non fossero già famosi per questo dessert. Il soufflé richiede cura, attenzione, molta pazienza e, soprattutto, tempismo. Mi vanto di essere un’ottima cuoca di soufflé al cioccolato (fortunatamente mi riesce sempre bene) e il tortino, diciamolo, è un po’ il suo cugino di campagna. Nonostante tutto il Convivente si mostra sempre molto entusiasta quando lo trova nel menù.

- Posso assaggiare?
- Dai! Prendi.
- Sì, buono eh… ma io lo faccio meglio!
- Ma non è la stessa cosa: questo ha il dentro liquido. È più buono così, molto più cioccolatoso.
- Ovvio, solo che il mio è un soufflé!

Ma cavolo! Mi impegno, ci metto il cuore in quel soufflé e lui invece l’unico cuore che sembra apprezzare è quello liquido di un semplice tortino? Che avrà mai questo tortino più del mio soufflé? Tortino m’hai sfidato: e mo’ te preparo.

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Biscotti assassini

Categorie: Notizie culinarie

biscuitsNon si tratta di un nuovo film dell’orrore in 3D, ma della realtà emersa da una ricerca ripresa alcuni giorni fa dal Telegraph.
Un’indagine, commissionata dalla Rocky (una barretta di cioccolato della Fox’s) alla Mindlab International, ha rivelato che “quasi venticinque milioni di britannici sono stati feriti da un biscotto durante la pausa caffè“: c’è chi si è scottato e chi, addirittura, si è rotto un dente. Sembra che il biscotto più rischioso sia quello ripieno di crema, battendo addirittura il più classico cookie al cioccolato.
I Custard Creme sono stati considerati i più pericolosi, con un livello di rischio pari a 5.63, il livello più alto di tutti rispetto a biscotti come le Jaffa cakes che hanno ottenuto solo l’1.6, e sono considerati i biscotti più sicuri in assoluto.
Quasi un terzo degli adulti intervistati ha affermato di essersi schizzato o scottato mentre inzuppava o cercava di recuperare i resti di un Digestive finito nella tazza di tè bollente, il 28% è rimasto soffocato con le briciole, mentre uno su dieci si è rotto un dente semplicemente mordendo il biscotto, sembra anche che il 7% delle persone che hanno risposto al sondaggio siano state morse da un cane che cercava di rubargli il dolcetto dalle mani.
Grazie ai dati emersi dalla ricerca è stata realizzata la tabella dei 15 biscotti più pericolosi del Regno Unito e i potenziali pericoli causati da essi. Ed ecco la classifica stilata dalla Biscuit Injury Threat Evaluation:

1. Custard Cream 5.64
2. Cookie 4.34
3. Choc Biscuit Bar (eg: Rocky) 4.12
4. Wafer 3.74
5. Rich Tea 3.45
6. Bourbon 3.44
7. Oat Biscuit 3.31
8. Digestive 3.14
9. Ginger Nut 2.99
10. Shortbread 2.90
11. Caramel Shortcake 2.76
12. Nice Biscuit 2.27
13. Iced Biscuits/Party Rings 2.16
14. Chocolate Finger 1.38
15. Jaffa Cakes 1.16

    E voi avete mai avuto un incidente per colpa di un biscotto?

    (Foto di sjdunphy)

     

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    Sapori autunnali: cosa state aspettando?

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    Zuppa di ceciOggi sono stata dalla dietologa…
    Non ve l’avevo detto? Beh, sì mi sono messa un po’ a dieta, ma questo non mi ha impedito assolutamente di continuare a sperimentare in cucina. Coma va? Benone, grazie: sono molto soddisfatta ed ormai è tutta l’estate che la porto avanti.
    Comunque, volevo dirvi che la visita di oggi mi ha fatto pensare a voi, sì proprio voi che passate di qui ogni tanto, e anche a te che mi leggi per la prima volta (ah, tranquillo qui non si parla di diete: è un caso, di solito trovi consigli e ottime ricette).

    Dicevamo, visti i miei progressi la dottoressa oggi mi ha chiesto:
    - Cosa ti manca di più? Cosa vorresti mangiare?
    - Nulla, in particolare.  Mi sento sazia, magari un dolcetto ogni tanto, un muffin o una torta fatta in casa, ecco quello sì (in realtà avendo passato l’estate a dieta avrei potuto sfogarmi e dire birra, un gelato ogni santo giorno o una bella frittura di pesce fresco).
    - Beh, ovviamente non posso accontentarti così tanto. Invece, che ne pensi di reinserire i legumi? Ti va?
    - È vero! Ceci, fagioli, lenticchie…
    - Allora, da oggi potrai mangiarli di nuovo, mi raccomando sempre con moderazione.

    Adoro le zuppe di ceci, la farinata toscana, le lenticchie (sottovalutate e considerate solo un piatto natalizio) e tutti mix di legumi possibili. Il fatto è che non avevo più pensato a questi ingredienti perché era troppo caldo e, anche se molti ristoranti propongono pasta e fagioli pure a Ferragosto, io non avevo mai pensato a mangiarne fino ad oggi.
    L’autunno è alle porte e sono curiosa di sapere quali sono i cibi che avete accantonato durante l’estate (anche solo perché completamente fuori stagione) e che non vedete l’ora di rimangiare?
    Io sono in attesa dei funghi migliori e di splendide zucche arancioni e polpose…

    E a voi cosa manca?

    (Foto di paPisc)

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    3881436124_9befbe03d0.jpgHo aperto il freezer e, dietro una scatola di spinaci, ho trovato gli ultimi due ghiaccioli. Mi ero completamente dimenticata che, circa un mese fa, nella calda Milano, avevo comprato gli stampini per fare i ghiaccioli e delle splendide vaschette di lamponi e di more. Non volendo mangiarli in una sola manciata come faccio di solito, ho deciso di realizzare i miei ghiaccioli artigianali: saporiti, zuccherati al punto giusto e, soprattutto, naturali.
    Si possono preparare in qualsiasi modo: con sola frutta, con lo yogurt, con l’alcool (d’estate sostituti perfetti dell’aperitivo), ma anche con l’uso dei classici sciroppi.
    Quando ero piccola i sorbetti al lampone della gelateria “Veneta” di Lucca erano la mia passione: non vedevo l’ora di andare a trovare le mie cugine per fare con loro un bel giro in bicicletta sulle mura e scendere dritte di fronte alla gelateria.
    Devo dire che pensavo fosse molto più complicato farli in casa, invece ci vuole un attimo (più il tempo che i ghiaccioli si congelino completamente).

    Ghiaccioli al lampone fatti in casa

    Ingredienti: due vaschette di lamponi freschi, 5 cucchiai di zucchero, una tazza d’acqua, mezzo limone.
    Preparazione: preparate uno sciroppo facendo sciogliere a fuoco bassissimo lo zucchero nell’acqua; nel frattempo, sciacquate bene i lamponi e tamponateli, inseriteli in un recipiente e tritateli con un frullatore a immersione oppure nel classico frullatore. Aggiungete lo sciroppo (a piacere), il succo di mezzo limone e continuate a frullare per un altro minuto.
    Riempite bene gli stampini e congelate il tutto. Dopo circa quattro ore potrete cominciare a mangiarli. Vi avverto: uno tira l’altro!

    N.B. Qui trovate altri consigli  e le dosi per prepararne in diversi gusti.

    (Foto di thebittenword.com)

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    peras_budas.jpg Quest’estate i telegiornali mostravano enormi cocomeri quadrati, ora tocca alle pere. Non sono frutti geneticamente modificati, ma solo pere ingabbiate in stampini  fatti a forma di Buddha. L’invenzione è merito del cinese Canny Gao che sembra abbia riscosso molto successo in patria e stia già progettando di esportarle in Gran Bretagna e nel resto d’Europa.
    Bastasse così poco per evitare l’odiosa forma a pera!

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    Fior di cicoriaDa piccola non amavo le verdure lesse e la cosa che odiavo di più era la cicoria: amara, dura, odiosa! L’altro giorno però mi si è presentata a casa: è quasi un anno che mi faccio consegnare la frutta e la verdura a casa con BioExpress e sono molto felice, soprattutto per l’opportunità di sperimentare vegetali che forse non avrei mai comprato.Quando ho visto questo mazzo di “roba verde”, come la chiama il Convivente, non ero sicura di cosa fosse, poi ho guardato il foglietto allegato e ho scoperto che la tanto vituperata cicoria era entrata di nascosto nella mia cesta di verdura. In realtà è colpa mia: tra le cose che ho esplicitamente eliminato dalla cesta non ho mai pensato di inserire anche la cicoria, mai avrei pensato che qualcuno potesse considerare ancora la cicoria come una verdura da recapitare così a casa della gente.

    Ho passato due giorni chiedendomi: “E mo’ che ce faccio?” (quando penso a cosa cucinare esce la mia anima romana).

    Non volevo buttarla, da tempo ho acquisito molto più rispetto per il cibo (prima quando vedevo che una mela aveva qualche buchino la buttavo subito, ora mi invento il modo migliore di recuperarla), così per cominciare lo lavata bene sotto l’acqua corrente.

    La guardavo sempre con un po’ con sospetto poi ho deciso che doveva finire in pentola: ho preso una foglia alla volta, l’ho sciacquata ancora un po’ e l’ho messa in pentola con due spicchi d’aglio interi e un goccio d’olio, ho coperto il tutto e non ci ho pensato più.

    Dopo circa mezz’ora il coperchio sbuffava (forse anche lui non sopportava più quelle foglie) e la cicoria ormai si era ristretta, tanto da non sembrare più neanche così “malvagia”.

    Ho aggiunto un po’ di concentrato di pomodoro, mezzo bicchiere d’acqua, una manciata di uvetta, un po’ di pinoli e qualche oliva taggiasca, ho alzato la fiamma e fatto rosolare per bene.

    Dopo dieci minuti l’ho assaggiata: non era così amara come ricordavo, anzi.

    Buona! L’uvetta l’aveva addolcita e il pomodoro con le olive le avevano dato forza, così ho deciso di portarla in tavola.

    - Cos’è?

    - Cicoria.

    - Gambi di roba verde.

    - No è cicoria, tipo spinaci o bieta, ma un po’ amara.

    - E perché uno dovrebbe mangiare una cosa amara?

    - Già.

    P.S. Io me la sono finita tutta, era ottima ed è piaciuta anche al Convivente. Come si dice? Provare per credere.

     

     

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