imparare a cucinareAvete presente quegli uomini che sanno raccontare, anche a distanza di molti anni dall’evento, l’azione che portò al goal Tizio campione della squadra X?
Beh, a me quella roba lì ha sempre affascinato. Magari non si trovavano neanche allo stadio, magari l’anno vista per un attimo in televisione, eppure la radiocronaca la raccontano perfettamente, senza perdere un passaggio. Questa capacità vorrei trasferirla in cucina. Pensavate mi ricordassi a memoria la preparazione base per la pasta frolla oppure per la torta di mele, vero? Come non lo pensavate? Beh, gentili!
Meglio così, credo vi avrei deluso.

Lo ammetto: ogni volta che devo fare la pasta frolla vado a ricontrollare la ricetta. Non mi accade con tutte le ricette, ce ne sono alcune che potrei fare a occhi chiusi e preparazioni per le quali penso di non aver mai dovuto leggere una riga. Ci sono, però, alcune tecniche di base che non mi entrano in testa e allora mi chiedevo: secondo voi come fanno i grandi Chef?

Ricordate quella scena di Cocktail (sì, sto citando proprio quel film con Tom Cruise, non posso farci nulla se sono nata negli anni ’80) in cui il suo nuovo capo/amico gli passa la bibbia dei cocktail per impararla a memoria e riuscire così a diventare un vero barman, per di più uno di quelli che fa tutte quelle acrobazie tra un drink e l’altro? Beh, io sto cominciando a fare la stessa cosa (acrobazie escluse).
Il mio primo proposito del 2010 sarà imparare più ricette base possibili. A memoria.
Inizierò con le paste base, poi passerò alle salse, infine studierò le ricette più complesse.
E voi avete una buona memoria per le ricette?

(Foto di Mike Licht, NotionsCapital.com)

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3666432323_2921c98a94.jpgCavolo verza, seppie e sugo pronto: ecco gli ingredienti che ho trovato ieri sera nel frigorifero. E ora che ci faccio? Tempo fa avevo già preparato degli involtini con la verza, ma avevo messo troppa besciamella ed erano diventati un po’ pesanti per una semplice cena infrasettimanale.
Poi c’era il problema delle seppioline, che già da un giorno aspettavano di essere usate. Inizialmente ho pensato a semplicissime seppie con i piselli, ma proprio non mi andavano. Erano già le otto e mezzo quando mi sono messa a cucinare, ma devo dire che nel giro di un’ora ho preparato un’ottima cenetta per due. Vabbè, vabbè, mi sto dilungando. Ora vi racconto la mia ricetta, inventata di sana pianta.
Un’ultima cosa: il Convivente ha apprezzato tantissimo, ha mangiato ben tre involtini finendo così tutta la teglia che avevo preparato. Son soddisfazioni!

Involtini di verza con ripieno di crema di seppie (per 2-3 persone)

involtini di verzaIngredienti: 6 foglie di cavolo verza, 200 g di seppie, uno spicchio d’aglio, 2 fette di pane in cassetta, 5 fettine di formaggio (tipo Camoscio d’Oro), salsa di pomodoro (realizzato con 300 ml di passata di pomodoro, uno spicchio d’aglio e un cucchiaio d’olio), mezzo bicchiere di vino bianco, prezzemolo q.b.
Preparazione: pulite bene il cavolo, staccando le foglie più interne e facendo attenzione a non romperle. Sbollentatele per cinque minuti l’una in acqua bollente e lasciatele raffreddare. Nel frattempo in una padella soffriggete uno spicchio d’aglio con due cucchiai d’olio e aggiungete le seppie per farle insaporire. Bagnate le seppie con due mestoli d’acqua e fatele cuocere una ventina di minuti aggiungendo due cucchiai di salsa di pomodoro e aggiustando di sale. Quando le seppie si saranno ammorbidite aggiungete il vino e fatelo evaporare, poi spolverizzate con del prezzemolo tritato. Nel robot da cucina mettete il formaggio, le seppie con il loro sughetto e il pane in cassetta, al quale avrete precedentemente levato i bordi. Frullate a massima potenza per qualche minuto fino a ottenere una mousse cremosa. Scaldate il forno a 180°C e preparate una piccola teglia ungendo il fondo con un filo d’olio e un cucchiaio di salsa di pomodoro. Stendete una alla volta le foglie di verza e riempitele con due cucchiai di crema di seppie, poi chiudete l’involtino di verza facendo attenzione che non fuoriesca il ripieno. Disponete i sei involtini nella teglia, versate su di ognuno un cucchiaio di salsa al pomodoro, spolverate con del parmigiano reggiano grattugiato e infornate per 20 minuti.

(Foto di  elisfanclub e della Signorina Fiamma)

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jamie-oliver.jpg Nonostante il titolo sia un chiaro riferimento a Jamie Oliver non voglio parlarvi di lui, ma della sua nuova idea. Da qualche giorno sul sito dello chef inglese, oltre alle sezioni dedicate alle sue ricette, ai suoi ristoranti e allo shop on-line, trovate la sezione “dating“.
Jamie Oliver, in collaborazione con il portale di dating on line Match.com (attenzione: parlo del sito inglese, non di quello italiano), darà modo a tutte le persone che ogni giorno visitano il suo di incontrarsi, conoscersi e magari innamorarsi. “Where food lovers meet” (dove gli amanti del cibo si incontrano) è l’etichetta che riunisce tutti i profili e le foto dei gastrofanatici iscritti a Match.com.
E non finisce qui: se qualcuno, dopo aver incontrato l’anima gemella, dovesse arrivare fino all’altare quel giorno Jamie si occuperà del catering.
Io mi sposerei solo per questo!
Se non foste interessate agli incontri potrete comunque dare un’occhiata alle tante ricette afrodisiache, ai consigli per il primo appuntamento e per preparare la prima cena al partner che si trovano nella sezione dating.

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Quando una persona non sa cucinare di solito dice di sé: “Non so preparare neanche un uovo!“. Non c’è frase più calzante per esprimere la propria incapacità culinaria dal momento che la cottura di un uovo, in apparenza molto semplice, ha bisogno di: capacità (per riconoscere la freschezza dell’uovo), tempismo (per cuocerlo come si vuole) e abilità (per sgusciarlo bene).

not-so-fresh-egg.jpgCome capire se un uovo è fresco:
1. Controllando la data di scadenza.
2. Immergendolo nell’acqua
- Se l’uovo è fresco rimarrà sul fondo e si disporrà in senso orizzontale.
- Se l’uovo è meno fresco galleggerà in mezzo al bicchiere con la punta rivolta verso il basso.
- Se l’uovo è vecchio rimarrà a galla in superficie. Buttatelo!
3.  Ascoltandolo. Scuotete leggermente l’uovo vicino all’orecchio: se fosse fresco non sentireste alcun rumore, nel caso di un uovo vecchio sentireste il contenuto battere alle pareti interne del guscio.

Cuocere le uova.
Sul sito Serious Eats J. Kenji Lopeza-Aleha realizzato una lunga scheda sulla cottura perfetta dell’uovo bollito e nell’immagine sono state fotografate otto uova cotte tutte insieme e tolte dall’acqua a intervalli di due minuti ciascuna (dalla prima in alto a sinistra all’ultima in basso a destra). La prima è stata fatta bollire per un minuto e l’ultima per 15 minuti.

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sbirciare in cucinaNon so voi, ma tutte le volte che vado in un ristorante nuovo non vedo l’ora di sbirciare in cucina.
Appena mi siedo do un’occhiata al menu, scelgo cosa mangiare e poi mi alzo per andare a lavarmi le mani e comincio la mia caccia alla cucina. Di solito i cuochi a lavoro si trovano proprio vicino al bagno, ma il più delle volte la porta è chiusa. Sento chiaramente il rumore delle padelle che saltano, quello delle verdure che friccicano nell’olio o il profumo dei desserts che riposano in forno in attesa di essere serviti.
Quando torno al tavolo, se non sono riuscita a capire cosa accade in cucina, mi rimane sempre quella sensazione di essermi persa qualcosa, di non aver soddisfatto completamente la mia curiosità.
Al momento del dolce mi alzo di nuovo e ne approfitto per sbirciare un altro po’: a volte la porta della cucina è finalmente aperta, ma i cuochi stanno già ripulendo il loro lavoro, altre volte la porta è ancora chiusa e si apre solo brevemente al passaggio di un cameriere in arrivo con nuove ordinazioni. È in quell’istante in cui le porte ancora rimbalzano su se stesse che riesco intravedere lo chef che guarnisce l’ultima porzione di torta al cioccolato, magari proprio la mia.sbirciare in cucina 3
Mi emoziona sempre la vista di quella macchina perfetta che sono le cucine dei ristoranti. Tutto quell’acciaio luccicante mi eccita e mi ritrovo a sognare ad occhi aperti di essere lì a preparare, con tempismo perfetto, cinque filetti al pepe verde facendoli arrivare in tavola tutti caldi e cotti al punto giusto (cosa che non accade quasi mai quando sono sola, nella mia cucina).
A quel punto, imbambolata come sono, una cameriera mi chiede se mi sia persa e io farfuglio qualcosa del tipo: “Mi può dire dov’è il bagno?”
Questa è la mia piccola fissazione culinaria.
E voi: avete qualche strana mania che abbia a che fare con il cibo o i ristoranti?

(Foto di GIHE e Tyla’75)

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violenza donnePremessa: questo blog racconta della Signorina Fiamma e di come lei ami “viziare” il suo uomo, il Convivente, riempiendolo di cure e preparandogli cenette a lume di candela. Quello che magari non sapete è che se Fiamma si comporta così è perché ha accanto un uomo che la stima, la ama e la rispetta.
Il 25 novembre si celebrerà la “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne” e per ricoralo a tutte voi vorrei raccontarvi una breve storia italiana perché spero che la dolce similitudine si trasformi in realtà.

La storia dell’uomo che ai cazzotti preferì i baci.

C’era una volta un uomo che si chiamava Giovanni Buitoni. Nel 1922 il padre del nostro Giovanni, Francesco Buitoni creatore dell’omonima fabbrica di pasta, insieme a Francesco Andreani, Leone Ascoli e Annibale Spagnoli fondò la Perugina. Luisa Spagnoli, moglie di Annibale, aiutando il marito in fabbrica notò quante nocciole venissero buttate via durante la lavorazione dei cioccolatini. Per recuperare tutto quel ben di Dio decise di far impastare le briciole di nocciole con il cioccolato. Nacque così il piccolo cioccolatino dalla forma irregolare che ricorda quasi un pugno chiuso, dove la nocca più sporgente è rappresentata da una nocciola intera.
Come chiamarlo se non “cazzotto”?
Il cioccolatino era squisito, ma il suo nome non ne aiutava la distribuzione così il nostro Giovanni Buitoni ebbe un’intuizione e decise che chiunque avesse voluto comprare quei cioccolatini doveva semplicemente chiedere dei Baci.

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dsc07185.jpgDa qualche giorno sono iniziati i corsi di Novembre della Piccola Accademia di Cucina, la scuola di cucina organizzata da Sale&Pepe e nata dalla collaborazione tra la redazione del mensile di cucina e Csaba dalla Zorza.

Beh, non mi ero accorta che non vi avevo mai raccontato la mia prima volta a lezione di cucina. Lo scorso mese ho partecipato al mio primo corso in assoluto: era dedicato alla “Tavola country chic” organizzato dalla stessa Csaba dalla Zorza (autrice anche del libro “Conutry Chic“) nella sede della scuola ConGusto di Milano e tenuto dallo chef Maurizio Bosotti.
Quattro ore di corso incredibilmente rilassanti. Altro che massaggi, ragazze: andate a fare un corso di cucina!
Riflettendo sulla serata, credo ci siano un po’ di cose da sapere riguardo ai corsi di cucina e vorrei condividerle con voi.
Premetto: sono tutte considerazioni fatte dopo la mia prima volta. Se voleste dire la vostra e dare qualche consiglio sui corsi ai quali avete partecipato ben venga.
E ora passiamo al decalogo secondo la signorina Fiamma di cosa avviene e cosa bisogna fare quando si partecipa ad un corso.

1. Non si cucina. O meglio, si può dare una mano allo chef, ma in realtà si guarda, si annusa e si prendono appunti. Se, come me, avete visto “Julie & Julia” penserete: “E allora perché Julia Child cucinava?”. Semplice, era un corso per professionisti.

2. Si mangia. Tanto. Tutti i piatti realizzati nel corso della serata vengono divisi tra i partecipanti per poter studiare anche il gusto di ciò che è stato preparato.

3. Si fa amicizia. Potreste conoscere ragazze simpatiche che, come voi, sono lì per imparare.

4. Maschi? Pochi. Non andate con l’intenzione di rimorchiare un appassionato di cucina perché se è lì di solito si è appena sposato. E se si trova lì con la moglie, invece di essere a casa a “far altro”, non è un buon segno. L’unico segnale positivo è che uno così non fa più parte degli uomini a piede libero.

5. Fate domande. Non abbiate paura di sembrare ignoranti: lo chef è lì per voi, pagato da voi, e ne saprà sempre più di voi (o almeno io sono stata fortunata perché Maurizio Bosotti è stato davvero un eccellente maestro quella sera).
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2009_cloudy_with_a_chance_of_meatballs_009.jpgMontagne di budino alla crema, sandwich infilzati nella Torre Eiffel, biscotti della fortuna che lanciano messaggi dal cielo! Non sono una visionaria, ma dal cielo a Natale pioverà un po’ di tutto.
Come già accadde per “Julie & Julia” non ho alcuna intenzione di aspettare la data di uscita italiana per parlarvi di un altro film, anzi stavolta un film animato, che ha molto a che fare con il cibo. Anche più di “Julie & Julia”.
Piovono polpette arriverà in Italia a Natale (il  23 dicembre) e sarà in 3D, come molte altre pellicole del momento.

Cloudy with a Chance of Meatballs“, questo il titolo originale, è un adattamento del libro per ragazzi omonimo scritto da Judi Barrett nel 1978. Mentre la favola del libro raccontava del favoloso mondo di Chewandswallow dove piove tre volte al giorno (a colazione, pranzo e cena), la trama del film racconta l’incredibile avventura dello scienziato Flint Lockwood e della sua ultima invenzione: una macchina in grado di convertire l’acqua in cibo.
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Si scrive QOOQ, si legge Cook

Categorie: Cucina in Rete

qooq1.jpgI francesi hanno inventato l’oggetto che chiunque vorrebbe nella propria cucina.
I francesi?
Quelli che chiamano il computer “ordinateur”?
Sì, proprio loro. Diciamolo: di cucina ne sanno parecchio, ma non mi aspettavo avessero un buon rapporto con la tecnologia (giuro che non ce l’ho con loro, ma in questo momento li invidio parecchio)!
Comunque questo schermo rosso che vedete nella foto si chiama QOOQ (leggi “cook”) ed è un tablet pc dedicato a chi trascorre il proprio tempo in cucina alla disperata ricerca di ricette e consigli immediati.
Il piccolo visore da cucina ha una touchscreen da 10,2 pollici con superficie in vetro, di modo che non possano esserci problemi nel caso avessimo le mani infarinate, gli slot SD, USB, la porta Ethernet e la scheda Wi-Fi per collegarsi in rete.
qooq-550x309.jpgQOOQ per ora si può avere solo in Francia (te pareva!) al costo di 349 con ben 550 ricette già caricate al suo interno e la possibilità, con soli 12.95 € al mese, di aggiornarlo on line e riempirlo di nuove ricette ogni volta.
La cosa più bella credo sia la possibilità di metterlo in posizione verticale, proprio come un leggio.

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season appNon c’è cosa migliore che mangiare le cose giuste al momento giusto. Ad esempio, frutta e verdura hanno il loro corso e per cucinare con prodotti sempre freschi è importante informarsi.
Come? Ce n’è per tutti i gusti!
Proprio su questo sito avete la possibilità di scaricarvi, in formato PDF, le schede di frutta e verdura di stagione.
Se invece siete in possesso di un iPhone potete scaricarvi un’utile applicazione che si chiama “Season“, ma purtroppo al momento non è possibile averla in italiano.
Infine, molti negozi vendono (Eataly su tutti) dei bellissimi poster colorati da attaccare in cucina che rappresentano l’intera ruota delle stagioni.
Se, invece, preferite leggere potete comprarvi “Mai fragole a dicembre. Il piacere della tavola secondo le stagioni” di Licia Granello, edito da Mondadori.

 

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