La marmellata di ciliegieSe qualcuno vi dicesse “Sei proprio matura” voi ne andreste fiere, giusto? Io sarei contenta, soprattutto se me lo dicesse una persona che stimo.
Beh, se fossi una ciligia non sarebbe la stessa cosa! Non sono impazzita e non voglio neanche giocare al gioco del “Se fossi…”, ma se davvero fossi una ciliegia preferirei diventare molto rossa piuttosto che matura!
Mi spiego meglio…
L’altro giorno ho comprato mezzo chilo di ciliegie, dovrebbero essere le prime, e presa dall’emozione di rimangiare uno dei miei frutti preferiti ho fatto l’imperdonabile errore di fidarmi del primo fruttivendolo che ho incontrato. Mi sono fatta preparare il sacchetto senza neanche assaggiarne una o quantomeno dare loro una tastatina.
Arrivata a casa mi sono accorta che erano tutte piuttosto mosce. Non cattive, né andate a male: semplicemente troppo mature. Ed ecco il dilemma: le butto? Le mangio lo stesso? Ci faccio un dolce?
Poi l’illuminazione: il rimedio perfetto per liberarsi della frutta troppo matura oppure di quella in eccesso è la marmellata. Mia nonna ogni volta che il nonno tornava con le prugne raccolte nell’orto sbuffava perché erano troppe e di certo sarebbero andate a male ancor prima di mangiarle, poi guardava me e le mie cugine e ci chiedeva di aiutarla a preparare una bella marmellata di prugne; sapeva che una delle cose che più ci piaceva (soprattutto a me) era mangiare la marmellata bollente con la scusa di capire se era pronta.
CherriesLe mie ciliegie “troppo mature” (ma anche le fragole che stavano per rovinarsi) sono diventate una marmellata.
All’inizio pensavo fossero poche, in realtà togliendo i noccioli ho ottenuto 250 g di ciliegie alle quali ho aggiunto 125 g di zucchero (potete metterne anche meno), mezzo limone spremuto e un bicchiere d’acqua. Ho cotto il tutto per circa 40 minuti e poi ho frullato la marmellata bollente perché la preferisco morbida, senza pezzettini.
Risultato? Giudicate voi dalle foto, vi assicuro che è molto buona e che la trasformazione ha dato nuova vita a quel gruppetto di ciliegie ormai troppo mature per fare bella figura al centro di una tavola imbandita.

(Foto di Fiamma e bensonkua)

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PegboardNon sognate anche voi la vostra cucina ideale di tanto in tanto? In attesa di raggiungere la perfezione mi sto documentando per rendere ogni angolo della mia cucina funzionale al 100%.
Oltre al piano di lavoro, un’altra soluzione intelligente è il pannello forato alla Julia Child. Chi ha visto “Julie and Julia” dovrebbe già sapere di cosa sto parlando, ma per chi non avesse visto il film mi spiego subito. Mi riferisco alla soluzione che vedete nella foto qui accanto: un semplice pannello bucherellato di quelli da ferramenta, dipinto del colore che preferite e al quale vengono attaccati dei piccoli ganci per sostenere pentole, coperchi, posate e utensili vari. Sembra sia una tecnica che in America usano da anni. E io che credevo fosse solo una cosa per maschi che amano collezionare attrezzi in garage
In questo articolo spiegano – in inglese – come creare il proprio pannello da cucina, mentre per vedere la vera cucina della Child dovreste andare al National Museum of American History dove l’hanno riprodotta alla perfezione, con tanto di pegboard celeste.

(Foto: Justin Bernhaut for Domino via TheKitchn)

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Julie and Julia MovieHo una bella cucina: non è troppo grande, è comoda, c’è un po’ di tutto e soprattutto riesco a farci entrare tutto. È una stanza spaziosa, non posso lamentarmi, ma per renderla “abitabile” dovrei eliminare due fattori: il Convivente e il tavolo. Prima di tutto il Convivente perché “impalla”: avete presente quelli che quando stai guardando gli ultimi minuti della tua serie preferita si piazzano davanti al televisore? Ecco, lui in cucina fa proprio così: riesce a mettersi sempre davanti al cassetto che sto per aprire e quando si sposta si piazza davanti allo sportello che aprirò subito dopo. Non è colpa sua, o meglio lo è in quanto un po’ goffo…
“Goffo a chi?”
“Tu.” (Uh! E che ci fa questo qui?)
“Da quando?”
“Ma no, amore, non sempre, solo quando sei in cucina.” (Ora comincia.)
“Sei tu che sei ingombrante.”
“Ehi! A parte che al massimo SIAMO ingombranti, ma poi ti pare il modo?” (Già, ti pare il modo? Cafone!)
“Tu mi dai del goffo.”
“Sì, ma lo circoscrivo all’ambiente cucina, la tua è un’accusa che va ben oltre. E poi sono dimagrita. Tsé.”
“Loro però non lo sanno, mentre credono davvero che io sia goffo.”
“Loro chi?” (Sì, loro chi?)
“Le lettrici.”
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Sorbetto e prosecco: il Fruit Fizz di Nigella.

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SorbetCercate un’idea veloce per preparare un dessert leggero e fresco adatto a concludere degnamente una cena primaverile/estiva tra amici? Vi basterà portare in tavola un sorbetto. È vero che ormai se ne trovano di tutti i tipi al supermercato e se ne può fare una bella scorta per essere sempre pronti: li trovate nel banco frigo, vicino ai gelati e persino vicino alla cassa, ma non c’è niente di meglio di un dessert preparato in casa e con ingredienti freschi. Se avete una gelatiera potete preparare da zero il vostro sorbetto preferito (al tè verde, al lampone, alla fragola), ma esistono anche ricette per prepararlo a mano oppure provate con un semplice “sgroppino” al limone. Personalmente quando ho bisogno di suggestioni culinarie golose e salva-tempo, corro a recuperare nella mia libreria uno dei volumi della mitica Nigella Lawson.
Fruit Fizz” è proprio il nome di una delle ricette più facili che si trovano in “Nigella Feast“, il libro della burrosa chef e conduttrice inglese al quale è ispirata anche la serie omonima andata in onda poco tempo fa su Gambero Rosso Channel.
Il Fruit Fizz è una delle mie preferite dato che unisce al gelato di frutta quel tocco alcolico che a fine pasto non guasta mai.
Ingredienti: una vaschetta di sorbetto artigianale nei gusti che preferite (limone, mango, fragola, mora…), una bottiglia di Prosecco o vino bianco frizzante e la buccia grattugiata di un limone.
Preparazione: versate in ogni flute un paio di palline di sorbetto, un gusto per calice e poi riempite ogni bicchiere con il vino o Prosecco facendo attenzione che la schiuma non fuoriesca dal flute. Quando la schiuma si sarà ridotte riempite nuovamente il bicchiere e spargete sopra ogni sorbetto un po’ di scorza di limone.

(Foto di joyosity)

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Fave e asparagi: la cacio e pepe di primavera.

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Fave+asparagi in padellaUna delle cose che amo più fare da quando convivo è sperimentare, ormai questo è chiaro. Da un paio d’anni a questa parte però, vuoi per il bombardamento mediatico, vuoi per una maggiore maturità o forse solo per aver preso coscienza di ciò che ruota attorno alla gastronomia, preferisco usare prodotti di stagione. Non che prima non li usassi, ma la percentuale tra prodotti freschi e congelati era più o meno la stessa, mentre adesso il 90% della mia dispensa ruota con il passare dei mesi. Ci ha guadagnato il mio portafoglio (mai più fragola a 5 euro al kg) e il gusto perché la differenza si nota parecchio. O meglio, io la sento e il Convivente fa lo gnorri limitandosi ad annuire alla mie affermazioni o rafforzandole a caso.
«Sono o non sono gli asparagi più buoni che tu abbia mangiato? Si sente proprio che è la stagione.»
«Mmh, mmh. E comunque anche il riso in questo periodo mi sembra molto più buono, no?»
«…»
«Ho detto una cazzata, eh?»
«Beh, il riso non è un prodotto stagionale, ma non ti preoccupare. Mangia.»
Dicevamo (il Convivente è un caso disperato): superata la fase del “Ti faccio conoscere i miei gusti e tu mi fai scoprire i tuoi” e, soprattutto, dopo aver portato in tavola tutto il mio repertorio di esperimenti pre-convivenza (parlo sempre di esperimenti culinari, sia chiaro…) ho deciso che dovevo creare nuovi piatti, o meglio provare quelli che fino a quel momento non avevo mai fatto. In più, se mai fosse possibile, provare a preparare cibi gustosi, ma poco calorici. E in questo credo che i cibi di stagione aiutino dato che sono più saporiti in partenza e hanno meno bisogno di condimenti vari.

Fave+asparagi in piattoPasta con asparagi e fave. Tipo la “cacio e pepe”, ma con le verdure.

Ingredienti (per 4 persone): 500/700 g di fave, 2 mazzi di asparagi, 320 g di pasta, 50 g di pecorino romano, mezzo spicchio d’aglio, pepe nere q.b.
Preparazione: sgranate le fave e tagliate gli asparagi a metà, di modo che cuociate direttamente sola la parte che potrete mangiare, e sciacquate le bene le verdure. Mettete a bollire dell’acqua e fate cuocere gli asparagi in un cestello per la cottura a vapore, magari di quelli cinesi in bambù, per circa 15 minuti. A cinque minuti dalla fine sbollentate nell’acqua che state usando per gli asparagi anche le fave.
Levate gli asparagi dal fuoco e scolate le fave sotto l’acqua fredda. Fate bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo sgusciate le fave (ora che le avete sbollentate basterà farle scivolare fra le dita con un po’ di pressione e sgusceranno via immediatamente) e sminuzzate (NON HO DETTO TRITATE) gli asparagi. Fate cuocere la pasta mentre saltate in padella con un filo d’olio e mezzo spicchio d’aglio le verdure. Togliete l’aglio e una volta scolata la pasta, senza buttare via l’acqua di cottura, buttate la pasta nella padella dove la farete saltare con le verdure. Spegnete la fiamma versate sulla pasta il pecorino grattugiato con il pepe e un mestolo di acqua di cottura. Amalgamate bene il tutto e servite caldo.

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Crostata di fragoleQuello appena trascorso è stato un weekend istruttivo.
Punto primo: saper organizzare una cena significa riuscire ad arrivare alle 21.00 (ora alla quale hai detto ai tuoi ospiti di presentarsi) con la tavola pronta, la pasta in cottura e “trucco e parrucco” sistemato. Ecco, se vi dicessi che una delle tre cose non sono riuscita farla, voi a cosa pensereste? Vi do un indizio: il Convivente questa volta ha pure apparecchiato. È questione di pratica: a volte sarete in anticipo, altre passerete metà della serata a concludere le ricette. È tutta una questione di tempi. E non vale spostare le lancette dell’orologio.
Punto secondo: se prevedete un primo e un secondo (ad esempio: un pollo arrosto) sappiate che per sei persone bastano una coscia e una sovracoscia a testa, quindi circa 2,5 kg. di pollo. Sempre nel nostro esempio: se prevedete erroneamente che i vostri amici si prendano una coscia e due sovracosce a testa sappiate che vi toccherà riproporre quel pollo per almeno altre due serate al vostro convivente e la sua reazione, sempre per esempio, nel migliore dei casi sarà: “Buonissimo questo pollo amore, però ora avrebbe anche un filo rotto le palle“.
Punto terzo: a Milano i tifosi non sono casinari come a Roma, ma forse questo non c’entra con la cucina (scusate è un refuso).
Punto quarto: quando gli ingredienti sono buoni e ben dosati, anche una torta con fragole, lamponi e crema “colante” si può mangiare. Se poi i tuoi amici ti vogliono molto bene e sanno che di norma i piatti che porti in tavola sono perfetti, nessuno si preoccuperà di mangiare con il cucchiaino ciò che doveva essere degustato non dico a morsi, ma perlomeno imprimendo un po’ di forza nella forchetta.
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RisolatteChe freddo! Serata di pioggia, ma che dico pioggia: grandine. Non so come ve la passate voi, ma qui a Milano sembra tornato improvvisamente l’inverno. Questa sera il Convivente non c’è e, dato che non capita quasi mai, ho deciso di invitare un’amica e prendere un po’ di sushi (il cibo più odiato dal Convivente). Un bel vassoio con sushi, sashimi, temaki e maki, un po’ di chirashi, salsa di soia e wasabi e la cena è fatta. Questa sera niente fornelli!Due bicchiere di vino e qualche chiacchiera da donne e la serata passa in un attimo. Se non fosse che nella mia testa, come un mantra, risuona solo una parola: freddo, freddo, freddo.Per quanto avessi voglia di un po’ di cucina giapponese non si può dire che sia stata la scelta più adatta per riscaldare stomaco e cuore e così verso mezzanotte, salutata la mia amica ormai da un po’, mi sono detta: “Quasi, quasi mi faccio qualcosa di caldo“. Non essendo troppo assuefatta dal riso del Sushi&Co. e non avendo voglia di sporcare la cucina immacolata per uno sfizio notturno ho optato per una tazza bollente di risolatte con una spruzzata di cannella. Ovviamente non parlo del classico risolatte che molte di voi conosceranno come la specialità greca che si trova già pronta nel banco frigo di ogni supermercato, ma di un bel rice pudding fatto in casa. Il riso cotto nel latte, dolce che appartiene a molte tradizioni culinarie del Mediterraneo, è il cibo ideale per allievare questo senso di gelo. Lo confesso, mi manca anche un po’ l’abbraccio confortante del Convivente, ma non glielo dite che poi si ringalluzzisce troppo…
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Tea cupNon avete letto male, l’accento su quella “e” è giusto, anche se un bel pezzo sui cambiamenti di umore del Convivente e degli uomini in generale non sarebbe niente male, ma non sono qui per parlarvi di “loro”, gli uomini, ma di tè o tea come scriverebbero gli inglesi.
Pochi giorni fa, passeggiando in uno dei negozi che amo di più a Milano, High-Tech, mi sono imbattuta nella sala dei tè. La fortuna ha voluto che fosse in corso la presentazione della linea primavera/estate (sì, come per i vestiti) di una linea di tè francese, la Dammann Frères. La prima azienda a introdurre in tè in Francia ha creato quest’anno dei tè perfetti per essere gustati caldi (visto il tempo, almeno da queste parti, un buon tè caldo non fa mai male) o freddi. C’è la linea Thé Glacé, perfetta per un infusione a freddo e la linea Impressions de Printemps per un aromatico tè caldo, questi ultimi sono venduti in confezioni di latta dai colori pastello con all’interno le miscele sfuse.
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Show CucchingÈ di scena da oggi e fino al 13 maggio a Parma la 15° edizione di Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione, che per l’occasione raccoglie in un unico luogo le principali aziende agroalimentari italiane e straniere. L’evento è rivolto a tutti: da chi opera nel settore agli appassionati, dai grandi ristoratori ai piccoli produttori.
Tra le idee presentate a Cibus c’è lo “Show Cucching”, lezioni di seduzione in cucina, proposto dal magazine online Wellnesscucina ideato dall’azienda di formaggi Mauri. Lo “Show Cucching” (fusione maccheronica di Show Cooking e cuccaggio) nasce dall’incontro tra il giovane showchef e naufrago televisivo Simone Rugiati e l’imprenditrice Nicoletta Merlo, Amministratore Delegato della Mauri S.p.a., e si propone come la “terapia” di conquista e seduzione in cucina che, attraverso la preparazione dei piatti, permette di conquistare il/la partner o ritrovare il feeling di coppia perduto. Una sorta di terapia di coppia culinaria con tanto di decalogo da seguire per riuscire al meglio nell’intento finale: sedurre e mangiare bene.
Ed ecco il decalogo da seguire per giocare con la seduzione in cucina:

1. La giusta atmosfera dipende solo dal momento. Dalle luci alla musica, dai profumi agli aromi, fino alla preparazione della tavola, tutto deve essere curato nel dettaglio, per rendere il clima informale e rilassato.
2. I buoni prodotti necessari per accendere il desiderio. La scelta di materie prime di qualità diventa essenziale per stimolare i sensi e quindi per la buona riuscita della “conquista”: profumi, sapori e aromi possono contribuire a creare la giusta atmosfera.
3. Il vino, il cupido ideale. Che sia un rosso corposo, un fresco rosè o un bianco fruttato, il “nettare degli dei” ricopre un ruolo fondamentale per la conquista in cucina: è il compagno ideale per “rompere il ghiaccio” ed entrare in sintonia.
4. I piatti non si lavano mai alla fine. Anche riordinare insieme può essere un gioco divertente per far scoccare la scintilla, in modo da non rendere stressante il post-cena e azzerare tutti i pensieri che potrebbero distogliere l’attenzione dal partner.
5. Anche l’occhio vuole la sua parte. La ricercatezza, lo stile, i dettagli, diventano ancora più importanti nell’ottica della seduzione. No dunque a tutto ciò che è sciatto o eccessivo, si alla comodità con un tocco di ricercatezza.
Queste sono le prime cinque regole… per conoscere le altre cinque cliccate qui.

Beh, ora sono proprio curiosa di sapere se avete mai cuccato qualcuno in cucina! La cucina è sicuramente uno dei miei assi nella manica per seduree un uomo, ma quale è stata la vostra esperienza?

 

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Boutique LaduréeI mondiali di calcio si avvicinano e so perfettamente che tutte voi (sì, anche chi il calcio proprio non lo sopporta) vi ritroverete davanti allo schermo tra metà giugno e (speriamo) metà luglio per tifare la Nazionale. In attesa delle partite sembra che la Francia voglia attaccarci in anticipo, questa volta colpendo direttamente alla gola (giusto un po’ più su rispetto al colpo che Zidane inflisse a Materazzi). Sì, lo so, non è una novità: basta sentir parlare i grandi chef italiani, da Marchesi in giù, per capire che la cucina francese è alla base della formazione di qualunque cuoco che si rispetti. Le novità a cui mi riferisco, però, è l’arrivo in Italia di Ladurée che da circa una settimana ha aperto la sua piccola boutique color pastello a Milano, in Via Spadari 6, con tanto di commesse in grembiule merlettato. Presto l’invasione continuerà anche in altre città italiane.
macaron Laduréemacaron LaduréeVi aspettano banconi ricolmi di macaron di tutti i tipi, tra colori e gusti c’è l’imbarazzo della scelta: pistacchio, rosa, cioccolato, mimosa, lampone, liquirizia…
I macaron della Maison Ladurée sono i più buoni, famosi e antichi di Francia (anche se mi dicono che quelli dello chef Pierre Hermè non scherzino!), ma cosa sono i macaron? Piccoli biscotti leggeri come la meringa di farina di mandorle di cui sono fatti, divini come le creme che li farciscono e lucidi come piccole pietre preziose. Voilà!
A chi non sapesse di cosa stia parlando credo bastino le foto qui a fianco.macaron Ladurée
Croce e delizia di molti foodblogger nostrani e non solo, belli da vedere quanto difficili da realizzare: personalmente ho fatto un misero tentativo, ma mi sono ripromessa di provarci ancora, d’altra parte sono il dolce più amato dal Convivente!
Volete qualche nozione in più sui macaron? Sul blog “Spigloso” trovate la ricetta base, poi c’è il libro di Pierre Hermè e quello di Mercotte (con foto di Cavoletto di Bruxelles).

(Foto di Ladurée e chacrebleu)

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