Penne al limoneProprio mentre finivo di scrivere la ricetta della carbonara vegetariana mi è venuta in mente un’altra pasta semplice e veloce da preparare.
Ricordate quando da piccoli la pasta più veloce sembrava quella con parmigiano e burro o parmigiano e olio? Beh, le pennette al limone che vi suggerisco oggi sono altrettanto veloci da preparare, ma molto più fresche e leggere.
Il bello di questa ricetta è che potrete scegliere il quantitativo di calorie perché potete prepararla con la panna oppure con la ricotta o ancora con lo yogurt.
Non è di certo la pasta preferita dal Convivente, ma di sicuro è quella che più amo fare quando viene qualche amica a pranzo in queste giornate torride.
Pochi e semplici ingredienti al quale come sempre va aggiunto un tocco di fantasia: menta, timo limone o basilico. A voi la scelta!

Pennette al limone e menta

Ingredienti (per 2 persone): 160 g di pasta (corta rigata o lunga), 200 ml di panna/2 vasetti di yogurt bianco/200 g di ricotta,il succo di un limone e la buccia grattugiata di mezzo limone, parmigiano a piacere e qualche fogliolina tritata di menta, timo o basilico, pepe q.b.
Preparazione: fate cuocere la pasta e nel frattempo preparate la salsa unendo in una ciotola la panna (o yogurt o ricotta), la metà del succo del limone, il pepe e gli odori tritati finemente. Scolate la pasta al dente, mischiatela alla salsa, assaggiatela e decidete se aggiungere o meno altro succo di limone. Guarnite con la buccia grattugiata e del parmigiano.

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carbonara vegetarianaUna delle paste preferite dal Convivente e da me è la carbonara. Uova, pancetta e parmigiano non aiutano di certo la linea e per questo è un lusso che ci concediamo di tanto in tanto.
In alternativa mi capita spesso di preparare una versione “light”, se così si può dire, a base di verdure. Dell’originale carbonara rimangono solo le uova e parte del formaggio (cerco di diminuire la quantità). Se uno poi volesse potrebbe anche aggiungere la pancetta, ma a quel punto tanto vale seguire la ricetta classica romana e darsi alla pazza gioia! La carbonara vegetariana è un’utile primo piatto anche per quando ci sono gli amici: veloce, facile e da preparare all’ultimo. La cosa comoda è che fino a quando non buttate la pasta non vi dovrete preoccupare di sapere quanti sarete in tavola, l’importante sarà avere gli ingredienti a portata di mano. Chi come me ha un Convivente che da sempre è abituato a invitare amici a casa senza troppo preavviso è costretta a imparare a escogitare ricette last-minute.
Il mio passepartout rimane la cacio e pepe, ma anche questa carbonara veggy (detta così fa molto “piatto fighetto”) è un must sempre di stagione!
Gli elementi che la rendono così duttile sono: le verdure, potrete scegliere ogni stagione quella che preferite rendendo così questa pasta ogni volta diversa, le uova e il formaggio perché si trovano tutto l’anno e infine il tipo di pasta, anche quello intercambiabile (io preferisco la pasta corta).

Prima di passare alla ricetta, ditemi: quali sono i vostri piatti last-minute?
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Ciameblline al vino 1Ci sono alcune cose che mi fanno sentire a casa, a Roma: le urla per strada, il venticello che ti solletica, la luce tra un palazzo e l’altro, la grattachecca d’estate e i pacchi di ciambelline al vino.Sulla grattachecca sarei capace di scrivere trattati e in parte l’ho già fatto proprio su questo blog un annetto fa. Ora poi nel ricettario di Donna Moderna trovate ben 45 varianti di ricette per granite, grattachecche e sorbetti.Come la grattachecca, le ciambelline al vino sono uno di quei prodotti che capisci di amare solo quando non ce l’hai. Tipiche del Lazio, queste ciambelline non sono altro che biscotti tondi con il buco fragranti e saporiti grazie all’aggiunta dell’ingrediente che gli dà il nome: il vino.Nei supermercati romani si trovano di diverso tipo (grandi, piccole, artigianali o industriali), ma spesso capita di andare a trovare qualche amico che a fine pasto ti offre queste ciambelline preparate dalla madre o addirittura dalla nonna.La ricetta, cercando on line, si trova, ma spesso chi le fa è perché ha ricevuto in dono la ricetta per via orale da qualche parente.Questo è il mio caso. La mamma di Serena, la mia migliore amica, mi diede questa ricetta anni fa e solo ora mi è venuto in mente che d’ora in poi quando avrò voglia di casa mi basterà mischiare gli ingredienti e creare le mie ciambelline. Personalmente le adoro per colazione, inzuppate nel caffelatte.

Ciambelline al vino 2Ciambelline al vino Ingredienti: 500 g. di farina, 200 g. di zucchero, 1 bicchiere di olio, 1 bicchiere di vino rosso.Procedimento: versate lo zucchero e la farina in una ciotola, poi aggiungete l’olio a filo mescolando continuamente. Aggiungete poi il vino e formate un impasto umido, ma facile da lavorare. Prendete l’impasto e formate dei lunghi cordoncini sul piano di lavoro, poi tagliateli della stessa lunghezza e formate con ognuno delle ciambelle di circa 8 cm di diametro. Riscaldate il forno a 180° e preparate una teglia coperta con della carta forno e dopo aver passato un lato di ogni ciambella nello zucchero semolato posizionatele sulla teglia ben distanziate l’una dall’altra. Infornate a 180° per 15 minuti circa.Esistono tante altre varianti di ciambelline. Voi quali fate?

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Scheda ricettaQuando ero piccola in edicola vendevano i ricettari a fascicoli, ma forse ci sono ancora. Mi ricordo che la pubblicità puntava molto sulle “schede pratiche”: in cartoncino, plastificate, a prova di schizzi e soprattutto forate così, una volta usate, potevano essere riposte in un comodo raccoglitore.Sì, lo ammetto, la raccolta delle ricette è una mia fissazione. Ne ho parlato già qui, qui e qui. Il mio problema nasce dall’infinita quantità di ricette che mi passano ogni giorno sotto gli occhi e che in qualche modo vorrei salvare per sempre e ritrovare facilmente quando voglio usarle. Nonostante le soluzioni proposte fino ad oggi siano molto utili e le stia utilizzando tutt’ora, girando su internet ho trovato un’altra buona idea: le schede ricette da creare e stampare. Il blog “Skip to my Lou” nella sezione “Free Download” (scarica gratuitamente) offre la possibilità di crearsi le proprie schede da poter poi scaricare e stampare come si vuole.

Come fare
1. Cliccate qui.
2. Scegliete la grandezza che preferite: due schede per pagina o tre schede per pagina. Cliccate su “No thanks” nel caso voleste creare una scheda per volta. Il mio consiglio è di usare la misura grande e di mettere due ricette diverse così quando stamperete le schede potrete unirle e plastificarle insieme ottenendo una scheda con due ricette, ma ricordatevi di farle secondo logica: primi, secondi, contorni e dolci.2. Scegliete il modello, scrivete il titolo, gli ingredienti e il procedimento.
3. Stampate oppure proseguite con altre ricette.
Che ne pensate? Altre soluzioni?

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Rabarbaro @whitneyinchicagoL’anno scorso per la prima volta in vita mia, in Italia, ho cucinato, mangiato e scritto del rabarbaro. L’avevo sempre e solo assaggiato in Inghilterra, poi una volta a Roma lo cercai, ma senza successo. Ora che vivo a Milano non vedo l’ora che arrivi il caldo per trovare quelle belle coste rosse al mercato.
La prima volta che ho sentito nominare questa pianta mi trovavo proprio in un paesino nei pressi di Londra: l’anziana signora che mi avrebbe ospitato per le due settimane della mia vacanza-studio adolescenziale non appena mi sistemai mi offrì una ciotola con del “Rhubarb Crumble”. Quelle parole arrotolate in bocca per me non significavano assolutamente nulla, anzi a malapena capii cosa avrei mangiato di lì a poco. Una crosta burrosa e compatta ricopriva della frutta cotta (o almeno credevo fosse frutta) dal sapore acidulo tipo le mele verdi, ma rossa come le prugne. Il tutto era accompagnato da un cucchiaio di gelato alla crema, spolverato di cannella. Pensai di essere in paradiso! Ho passato i giorni seguenti ad intrufolarmi in cucina per rubare altre cucchiaiate di questo dolce: lo  scaldavo due minuti nel microonde (ero in Inghilterra d’altronde) e lo accompagnavo come mi avevano insegnato con biglie giganti di gelato.
È periodo di partenze, magari anche i vostri ragazzi hanno finito da poco la scuola e si apprestano per partire per Londra, Dublino o Edimburgo. Il mio consiglio è imparare a mangiare, cucinare e conoscere il rabarbaro perché se i vostri figli sono golosi come lo ero io è quasi certo che tornino chiedendovi di preparargli un rhubarb crumble o, ancora meglio, delle Rhubarb Bars.

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VuvuzelaA casa mia si guarda la partita. Nel senso che a casa mia vengono tutti a guardare la partita. Ieri sera eravamo quasi in venti e la cosa mi diverte tantissimo, tranne che per le vuvuzele!
Ma voi li state seguendo i mondiali? Beh, io sono molto sportiva (da piccolo schermo) e mi piace il calcio, ma questi mondiali già mi stanno innervosendo. E non parlo solo del primo risultato dell’Italia. Sono estenuata dalla vuvuzela, quella cavolo di trombetta africana che crea un sottofondo fisso durante le partite.
Dato che non riuscirei mai a cucinare con quel rombo costante nelle orecchie per la prima partita mi sono organizzata per tempo e, soprattutto, impiegando poco tempo.
Nonostante l’avversione totale del Convivente per paste fredde & Co. ho tentato la sorte preparando ben tre tipi di riso freddo. Non la classica insalata di riso con wurstel, tonno e barattoli già pronti, ma un pizzico di fantasia per sfamare tutti, senza fare su e giù dalla cucina per tutta la partita.
La mia prima cena mondiale era così organizzata: una quarantina di pizzette per stuzzicare il palato, nachos con guacamole (ebbene sì, ho comprato quello in barattolo!), insalata di riso con i gamberetti, insalata di riso con verdure grigliate sott’olio e uova e infine teglia di riso tiepido con pollo.
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Fiori di zucca fritti: metti una sera a cena.

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Fiori di zucca 2Non cucino spesso i fritti. Non perché non mi piacciano, ma semplicemente perché preferisco cucinarli una volta ogni tanto, giocando sull’effetto sorpresa. Il Convivente ne va matto, ma ovviamente i fritti (carne, pesce o verdure) non vanno proprio d’accordo con la linea. Vale sempre la semplice regola: mangiare poco, ma gustarsi tutto fino in fondo.
Prima che sia troppo caldo per mangiare in terrazzo e per cucinare roba fritta senza grondare di sudore davanti alla pentola di olio bollente organizzate una cenetta a base di fiori fritti.
I fiori di zucchina sembra lo facciano apposta ad apparire in questo periodo, sembrano volerci dire: “Dai, ormai se non sei pronta per la prova costume non lo sarai neanche ad agosto!” oppure “Dai, se non esageri con la pastella e non mi imbottisci di mozzarella non sono così pesante!“.
Primo: caro Fiore, fatti i fatti tuoi! Secondo: che ne sai tu della mia prova costume. Terzo: non ti imbottisco solo perché mi piaci così, ma non mi fai paura.
- Con chi parli, amore?
- Nessuno perché? (Zitto Fiore o ti stacco il pistillo immediatamente!)
- Sei al telefono?
- No, no. (Guarda che ti affogo in pastella!)
- Ma ti ho sentita parlare.
- Sarà la tv. Tra poco è pronto. Ti preparo una sorpresa, ma non venire finché non ti chiamo.
(Fiore, sei fritto!)
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OlieraMa voi usate ancora l’oliera? Pensate sia un oggetto un po’ vintage oppure ha ancora posto d’onore sulle nostre tavole?

Quando ero alle elementari i bambini ogni giorno a turno si occupavano del pranzo di tutti gli altri. C’erano le cuoche, ma del servizio a tavola ce ne occupavamo noi. Una sorta di economia domestica o di semplice educazione: un giorno servivi e l’altro eri servito. Erano una scuola piccola, che ricordo con simpatia. Quando toccava fare i camerieri si saltava l’ultima mezz’ora di lezione prima del pranzo e c’era chi faceva a gara pur di fare il cameriere per un giorno. Cinque persone a turno: un capocameriere e altri quattro camerieri si sarebbero occupati di tutto il pranzo e avrebbero mangiato dopo gli altri. La prima cosa da fare era apparecchiare (sì, quella cosa che il Convivente non fa mai): piatti, posate, bicchieri, la brocca con l’acqua, il cestino del pane e l’immancabile oliera. Le oliere erano tutte uguali: tonde, in plastica bianca e vetro, una piena d’olio e l’altra con l’aceto bianco, la saliera era piena di chicchi di riso per eliminare l’umidità, mentre l’altro barattolino era vuoto. Non ho mai capito perché non ci fosse dentro il pepe. O meglio, mi chiedo questa cosa solo oggi che senza pepe non saprei stare, mentre allora i rigatoni al sugo della scuola mi andavano bene così.
Quando ero dai miei nonni c’era una piccola oliera in cristallo. Andava sempre riempita perché l’olio, quello buono del nonno, finiva in un attimo. Il sale c’era, ma il tappo si intasava sempre: qualche adulto si sbatteva il barattolino sul palmo della mano, ci soffiava sopra e alla fine, quando i buchini sembravano finalmente liberi per far uscire il sale, rigirando la saliera sul piatto il tappo si apriva all’improvviso. Addio insalata!
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I primi pomodori: un sughetto veloce, veloce.

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Passata di pomodoroCi siamo quasi, i pomodori stanno per invaderci! Già, perché da giugno e per tutta l’estate i pomi rossi saranno l’elemento principe per preparare contorni, antipasti, primi e secondi. Succosi, freschi, piccoli o grossi come un cuore (di bue): i pomodori dopo aver preso bene il sole di primavera e inizio estate arrivano nei mercati e si mettono in bella mostra pronti per far parte di ogni nostra ricetta.
Bruschetta, caprese, pizza! Non siete anche voi felici che stia arrivando l’estate? Quali sono i prodotti della natura che più stavate aspettando?
Personalmente non vedo l’ora di mangiare pesche, susine e albicocche, zucchine e fiori di zucca e soprattutto POMODORI.
E pensare che i pomodori fino a quando avevo vent’anni li odiavo. Non sopportavo il sapore. L’unica eccezione erano i pachino nella pasta fredda. Da qualche anno invece, ormai sono circa dieci, non ne posso fare a meno e mi piacciono tutte le varietà. L’altro giorno al supermercato ho trovato un bel cestino di perini e per un po’ ero indecisa sul da farci, poi ho optato per un sughetto veloce per due. La madredilui prepara sempre un ottimo sugo di pomodoro fresco, ne fa in quantità e poi lo conserva in barattolini di vetro aggiungendo solo un filo d’olio e una foglia di basilico. Non essendo così pratica nel preparare le conserve ho preferito fare un primo tentativo per me e il Convivente e visto il risultato credo che in settimana andrò a fare una bella scorta di pomodori. Poi passerò il prossimo weekend a fare passate di pomodoro!

PassaverdurePassata di pomodoro per due

Ingredienti: 800 g di pomodori perini, uno spicchio d’aglio (se vi piace), un cucchiaino di zucchero e un cucchiaio di sale, olio e basilico.
Preparazione: lavate bene i pomodori, bucherellateli (oppure tagliateli a metà) e metteteli in un padellino dai bordi alti con il sale, lo zucchero e lo spicchio d’aglio in camicia e schiacciato. Lasciateli cuocere a fuoco basso fino a quando non si saranno spappolati, poi levate l’aglio, prendete il passaverdure e passateli bene in una ciotola. Rimettete il sugo sul fuoco, assaggiatelo e, se serve, aggiustate di sale e fatelo restringere. Preparate la pasta e condite con il sugo, due foglie di basilico fresco e un filo d’olio extra vergine d’oliva.

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Perfect dinnerOgni volta che invito più di sei/otto persone il mio problema è uno solo: il secondo. Per il primo non ho mai dubbi e soprattutto mi è facile realizzarlo anche in grandi quantità, il dolce e il contorno idem, mentre il secondo è un vero grattacapo.
Questione n°1: carne o pesce?
Questo è la prima domanda da porsi, a meno che non si opti per la terza via, quella del piatto unico a cui però non penso quasi mai.
Questione n°2: sì, ma che carne/pesce? Per il pesce credo sia sempre meglio comprare i filetti (va bene qualunque pesce di stagione) già puliti, meglio se non surgelati, poi si potrebbero comprare i crostacei o i molluschi, ma il prezzo della cena rischierebbe di aumentare in maniera esagerata. La scelta dipende prima di tutto da chi sono gli ospiti, ricordandovi sempre di chiedere se soffrono di qualche allergia alimentare e se sono vegetariani.
Per quanto riguarda la carne c’è l’imbarazzo della scelta, anche se il pollo è un vero passepartout.
Questione n°3: perché non prepari un piatto unico? Boh! Credo sia la soluzione più comoda e informale: portato in tavola il vostro piattone di riso e pollo al curry oppure di paella avrete risolto la cena e non dovrete più alzarvi, ma personalmente è una soluzione che uso pochissimo, anche quando siamo solo in due (e proprio mentre vi scrivo mi chiedo in effetti perché mai non lo faccio, invece di arrovellarmi ogni sera con primi e secondi).
Questione n°4: ma devo per per forza fare un primo e un secondo? Ottima domanda! In effetti, come capita al ristorante, se ci si riempie di antipasti e si mangia un buon primo o un buon secondo di solito si passa diretti al dolce. Quando preparo le cene in casa però ho come l’impressione che avendo più tempo da trascorrere a tavola senza l’ansia di un cameriere che ci giri attorno per controllare quando potremo liberare il tavolo e, soprattutto, senza il problema di pagare il conto venga naturale permettersi un pasto più abbondante, da gustare con lentezza.
Questione n°5: e se chiedessi ai miei amici di portare ognuno qualcosa? Ecco, diciamo che non sono per quelle robe lì. A meno che non si tratti di occasioni, tipo il Capodanno, in cui più che un invito a cena agli altri si mette a disposizione la propria casa preferisco fare le cose secondo la prassi. Io ti invito, tu vieni a cena e porti qualcosa tipo fiori, vino o dolce a sceonda dell’occasione. Ma di questo ne parlammo un po’ di tempo fa.

Ora tocca a voi: quale soluzione adottate per il secondo? E soprattutto: quando avete a cena un bel po’ di amici come organizzate il menu?

(Foto di kevindooley)

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