Domenica sarà agosto. Ci pensate che siamo già arrivati all’ultimo mese estivo? Quest’estate è veramente volata, ma non voglio scoraggiarmi e non dovete farlo neanche voi. C’è ancora un mese intero, se non di più, per prendere il sole, fare il bagno, fare scampagnate e gite in montagna, riposare, cenare, divertirsi e leggere.E dal momento che non posso darvi consigli su ciascuna delle cose che ho appena detto, mi limiterò all’ultima.Sono molti i libri che ho accumulato in questi mesi e tanti altri che voglio rileggere con calma.Naturalmente non posso che consigliarvi libri di cucina, ma con quel qualcosa in più del semplice ricettario (ovviamente vi ricordo anche il libro nato da questo blog, ma quello l’avrete letto tutte, vero?) o che addirittura di ricette non ne presentino alcuna.Il riposo della polpetta di Massimo Mantanari, edito da Laterza, è un libro molto interessante di cui ho lettoilriposodellapolpetta2.jpg i primi capitoli e che ho tenuto appositamente da parte per quest’estate. Il riposo della polpetta e le altre storie intorno al cibo raccontate dal prof. Montanari sono una fonte di curiosità e informazioni intorno al cibo inesauribile. Un libro che vi farà conoscere nuovi e vecchi alimenti, il loro uso e la loro provenienza e che lo fa con un gusto e un modo di raccontare molto piacevole. L’uomo è ciò che mangia (diceva Feuerbach), ma lo è perché sa come costruire i propri alimenti (ricorda Montanari). Istruittivo.L’ingrediente perduto di Stefania Aphel Barzini, edito da Sonzogno Editore. Qualche mese fa singredientesegreto.jpgono stata alla presentazione di questo libro. Stefania non la conoscevo, ma conoscevo già altri suoi libri, come “Una casalinga ad Hollywood“. Lo stile e la cultura gastronomica della Barzini permeano il libro in ogni sua riga e la storia è davvero emozionante. Un racconto di donne che hanno fatto la storia, la loro storia, attraverso due continenti e una ricetta. La parmigiana di melanzane è l’elemento che unisce le storie, ma anche il simbolo di una tradizione che non va perduta. Un romanzo bellissimo, scritto con una cura nei particolari tale da immergerti sin da subito nel mondo di Rosalia, Connie, Sandy e Sarah. Generazionale.Pane e cioccolato di Sarah-Kate Lynch, edito da Sperling e Kupfer. Questo romanzo ha ormai qualche anno, malibropaneecioccolato.jpg ricordo con piacere quando decisi di comprarlo solo per colpa del titolo e quando mi ritrovai a leggere in poche ore presa dalla storia d’amore sensuale. Non so se fossi più piccola e romantica di adesso, ma sono certa che questa è l’estate adatta per spezzare un po’ con un romanzo leggero, d’amore e molto goloso. La prima volta che ho sentito parlare di pasta madre è stato proprio tra le righe di questo romanzo adatto a tutte le aspiranti panificatrici e alle inguaribili romantiche. D’ammmore.

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Art By Steve JohnsonI frutti di bosco sono una vera delizia e anche se oggi li possiamo trovare praticamente tutto l’anno al supermercato è in questo periodo che dovremmo mangiarli. Occhio al prezzo!
I mirtilli poi sono nel loro momento più rigoglioso e così ho riempito il cestino della frutta di queste palline nere. O blue? O viola? Ma secondo voi di che colore sono i mirtilli? A dar retta agli anglosassoni che li chiamano blueberry sono blue, mentre nel film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolata” la ragazzina che si trasforma in un mirtillo gigante per ingordigia si chiama Violet. Vabbè, bando alle ciance…
Avendo come mio solito esagerato con le quantità e non essendo i mirtilli uno di quei frutti che mangio più volentieri solo dopo una sciacquatina, come mi capita con ciliegie e lamponi, ho pensato che il modo migliore di impiegarli fosse anche il più classico: muffins ai mirtilli.
In realtà ho trovato anche queste ricette qui (una e due): le trovo molto interessanti e così, se non vi andassero i muffins, potete sempre ripiegare su di loro, non credo rimarrete deluse.

Muffins ai mirtilli

Ingredienti: 250 g di farina, un cucchiaino di sale, 100 g di zucchero, 1 cucchiaini di lievito, 1 cucchiaino di bicarbonato, 2 uova, 80 g di burro ammorbidito, 180 ml di latte, circa 200 g di mirtilli.
Preparazione: lavate i mirtilli e scarico. Cospargete un canovaccio con la farina e rotolatevi sopra i mirtilli. Riscaldate il forno a 220°. Come ogni ricetta di muffins che si rispetti ci sono le parti secche e quelle liquide, infine gli ingredienti aggiuntivi. Per la parte secca: mettete in una ciotola la farina, il sale, lo zucchero e il lievito. Per la parte liquida: in un’altra ciotola sbatterete le uova, alle quali aggiungerete il burro fuso e poi il latte. Mischiate poi velocemente gli ingredienti liquidi con quelli secchi. Aggiungete ora i mirtilli infarinati e mischiate un’ultima volta il composto. Trasferite con un cucchiaio la pastella nella teglia per muffin riempiendo ogni scomparto fino a 2/3 della sua capienza. Fate cuocere per circa 15-20 minuti.

(Foto di Art By Steve Johnson)

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Spaghetti con le vongole: il trucco sta nella farina.

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Spaghetti vongoleUna delle cose che amo di più del saper cucinare, o meglio dell’essere così appassionata di cucina, è che non devo stare ad aspettare di andare al ristorante per “ordinare” quello che mi piace. Lo so, non a tutte piace cucinare, ma quasi a tutti piace mangiare bene: il mio consiglio è quello di studiare un po’ le basi, sperimentare e poi cominciare a cucinare i piatti che più ci piacciono. Magari i bucatini all’amatriciana non saranno subito buoni come quelli della trattoria sotto casa oppure il pesce non verrà con lo stesso sughetto di quel ristorante là, proprio quello in riva al mare dove siete state la scorsa estate, ma con un po’ di allenamento anyone can cook. Ad esempio io ogni anno sperimento gli spaghetti con le vongole: a volte uso quelle nel barattolino, altre volte quelle surgelate e altre ancora, se riesco, compro le vongole fresche e mi godo tutto il sapore del mare.
Quest’anno però, grazie all’affidabile blog di Cavoletto, ho scoperto un trucchetto in più che ha reso il mio sugo sempre più fedele alla versione “in  riva al mare”: secondo il pescivendolo di Sigrid la prima cosa da fare per preparare un buon sugo con le vongole è aggiungere un cucchiaio di farina. Beh, io ho seguito passo, passo il consiglio pur avendo a disposizione solo delle vongole surgelate e il tentativo ha dato i suoi frutti al primo assaggio.
Ed ecco dunque la ricetta, mischiata ai consigli del pescivendolo romano di Cavoletto, che ha fatto esclamare alla tavolata di amici a cui l’ho servita un corale: “Ottimo!”
Ingredienti (per sei persone): 500 g di spaghetti, 400 g di vongole surgelate (oppure poco più di 1 kg di quelle fresche, ma mi raccomando prima vanno fatte spurgare una notte e fatte aprire a parte), 300 g di pomodorini, 2 spicchi d’aglio, un cucchiaio di farina, 100 ml di olio evo, prezzemolo, peperoncino, vino bianco.
Preparazione: mettete a bollire l’acqua per gli spaghetti. Nel frattempo in una pentola molto larga mettete l’aglio sbucciato, un pezzetto di peperoncino e versatevi sopra un bicchiere da cucina riempito con acqua e vino 50/50, versate poi quasi tutto l’olio e infine aggiungete la farina. Mescolate bene il tutto per evitare che si formino dei grumi e poi accendete la fiamma. Quando l’aglio comincia a sfrigolare nella pentola potete buttarci le vongole. Fate insaporire bene e alla fine aggiungete (a piacere) i pomodorini lavati e tagliati a metà e buttate nel sugo anche la pasta. Lasciate che gli spaghetti accolgano al meglio tutto il sugo (magari aiutandovi con un goccio d’acqua di cottura) e infine spegnete la fiamma e spruzzate il tutto del prezzemolo tritato.

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donne sull’orlo di una crisi di nervi.jpgFa troppo caldo per stare in cucina! Sì, lo so, questa frase è ormai diventata il mio mantra: ho caldo, ho caldo, ho caldo!
Ma come faccio a non usare quel bendiddio di verdura che ho nel frigo? Tutti quei colori: pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine…
Sai che c’è: io mi faccio un Gazpacho.
Tocca approfittare dei pranzi estivi, quando il Convivente non c’è, per sperimentare un po’ di ricette con “robe verdi” che notoriamente lui neanche toccherebbe.
Mi preparo un gazpacho, anzi ne preparo un po’ di più, che se stasera gli gira bene ci sta anche che lo voglia assaggiare. E se poi gli dovesse piacere? Beh, apriti cielo, basterà un frullatore e un po’ di verdura per risolvere le prossime cene.
Il Gazpacho, tipico piatto spagnolo e in particolare andaluso, si può preparare in mille modi diversi: sembra che ufficialmente esistano ben 60 versioni di questa zuppa di pomodoro e solo sul nostro database di ricette ne avete ben 44, ma ovviamente poi ognuno a seconda del proprio gusto e di quel che ha nel frigo può divertirsi a prepararlo a modo suo. Su questo sito ad esempio trovate la versione andalusa alla Pedro Almodovar, ma mi raccomando, non fate come nel suo film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” (ditemi che l’avete visto!) nel quale il gazpacho viene “corretto” con una bella dose di sonnifero!

Oggi il mio gazpacho sarà piuttosto classico: gli ingredienti ci sono, per cui ecco la ricetta.

Ingredienti (per 2/3 persone): 300 g di pomodori, tre cucchiai di aceto di vino bianco, 1 peperone rosso, 1/2 spicchio d’aglio, 1 cetriolo, 1/2 cipolla rossa, 4 cucchiai di olio extravergine d oliva, 50 gr di mollica di pane (meglio se raffermo),  sale, pepe.
Preparazione: in una ciotola spezzettate il pane e versate un goccio d’olio e un cucchiaio di aceto. Mischiate bene e lasciate riposare per una decina di minuti. In un frullatore capiente trasferite poi il pane condito, l’aglio, il pepe, il sale e frullate bene. Aggiungete i pomodori puliti bene e divisi a metà, il peperone pulito, privato dei semi e fatto a tocchetti,  il cetriolo (se levate i semi anche al cetriolo risulterà più digeribile), la cipolla e l’olio. Frullate tutto fino a ottenere una zuppa arancione omogenea. Assaggiate, aggiustate di aceto e sale e, se servisse, aggiungete qualche cubetto di ghiaccio prima dell’ultima frullata. Il gazpacho andrebbe lasciato in frigo per qualche ora, ma se come me non riuscite a resistere versate solo la vostra porzione nel frullatore, aggiungete altro ghiaccio e gustatevelo subito. Freddissimo!

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10 giorni suonatiDomani sera alle 19.00 (martedì 20 luglio) vi aspetto al Castello di Vigevano dove è in corso, fino a giovedì 22 luglio, la prima edizione di “10 Giorni Suonati” una nuova rassegna musicale ricca di musica, cultura ed enogastronomia. Prima di ogni concerto in programma – per tutte le informazioni cliccate qui e per i biglietti potete rivolgervi alle prevendite nei circuiti Ticketone, Ticketweb, BookingShow e Barley Arts – si tengono degli aperitivi con l’autore e domani ci sarò io, la Signorina Fiamma, a parlare di “Due cuori e un fornello”. A seguire i ragazzi del Mulino Marino e poi si potrà cenare in uno dei tanti punti allestiti all’interno del Castello che prevedono selezioni di birre artigianali, mescita di vini dai tradizionali ai biologici e biodinamici, salumi, formaggi, carne di vacca piemontese e salamella cremonese, salsiccia di Bra e pane da farina biologica molita a pietra, il tutto fornito direttamente da produttori e artigiani selezionati.

Chi sono i ragazzi del Mulino Marino? I fratelli Fausto e Fulvio Marino (che ho avuto modo di conoscere qualche settimana fa di persona) sono i più giovani appartenenti alla famiglia di mugnai Marino. Il Mulino Marino si trova in provincia di Cuneo e produce la farina più usata dai foodblogger, ma non solo. Non ho fatto sondaggi specifici, mi è bastato accedere alla loro pagina Facebook per farmi un’idea delle amicizie che hanno. Ma come dicevo non si tratta solo di foodblogger, perché se i gastrofanatici sono diventati fedelissimi consumatori delle farine prodotte da questo Mulino è grazie alla fiducia che hanno nei confronti dei ristoratori che amano. Uno su tutti? Il pizzaiolo romano più citato online: Gabriele Bonci. Se per ora volete farvi un’idea della sua pizza cliccate qui e vedrete alcune delle sue partecipazioni alla “Prova del cuoco”, se poi siete a Roma allora correte da Pizzarium. Non ho altro da aggiungere, sono certa che al primo morso capirete perché non riesco ad esprimermi adeguatamente sull’argomento! Provare per credere.
Di Bonci, della sua pizza e di chi – me compresa- ha provato ad emulare la sua pizza vi parlerò poi. Se invece foste curiose di partire dalle basi potreste venire a conoscere i ragazzi del Mulino Marino a Vigevano, insieme a me!

Ovviamente, sempre a Vigevano, dopo aver chiacchierato e mangiato, non potrete che finire la serata in bellezza con il concerto degli Archive insieme a Brendan Perry (già nei Dead Can Dance) e Badly Drawn Boy. Ci sarete? Io vi aspetto!

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Russel e MarthaIl Convivente ed io, come la maggior parte delle coppie, la sera ci accoccoliamo sul divano e guardiamo la tv.
Il più delle volte seguiamo le serie americane e saltiamo il più possibile i programmi del palinsesto nazionale. Da buona figlia degli anni ’80 rimango comunque una spettatrice costante, una di quelle che di tv ne ha vista e ne guarda molta, ma da qualche anno a questa parte il mio telecomando si sintonizza quasi esclusivamente sui programmi o canali di cucina. Come il Convivente accenna ad appisolarsi io – TAC! – volo su uno dei tanti canali monotematici per gastrofanatici. Con l’arrivo dei canali satellitari mi si è aperto un mondo di sapori e consigli culinari infinito: dal classico canale del Gambero Rosso, un must, ad Alice, da Dove TV a Discovery Real Time.
Per noi appassionati/maniaci di cucina i programmi dedicati sono davvero tantissimi, ma i miei preferiti restano quelli ripresi dall’estero. Pur  avendo in Italia tra i migliori cuochi al mondo, credo che la tv la sappiano fare meglio gli altri e ne sono la dimostrazione i vari Jamie Oliver, Nigella Lawson e Martha Stewart.
Avete mai visto un attore dei nostri infilare il braccio dentro a un pollo come accaduto a Russel Crowe da Martha Stewart? Ecco, questo è solo un esempio, ma quando dico che loro sono più bravi è perché osano di più e soprattutto hanno tante idee.
Senza nulla togliere alla “Prova del cuoco” credo che un conto siano i programmi di intrattenimento con cucina e un altro siano i programmi di cucina. Per quanto possa preparare delle schifezze inenarrabili e caloriche come non mai mi è capitato molto più spesso di seguire e ripetere a casa una ricetta di Nigella rispetto a una delle tante presentate nei programmi nostrani.
Anche voi seguite i programmi di cucina? Quali? Sono curiosa di capire fino a che punto possa definire la mia una passione e non, come afferma il Convivente, una fissazione.

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Harry e SallySto per parlarvi di una ricetta che forse un po’ mi assomiglia perché possiamo definirla ad alto mantenimento (ma convinta del contrario).
Come, non sapete cosa significhi l’espressione “ad alto mantenimento”? Beh, viene dal film “Harry, ti presento Sally” (se non l’aveste mai visto fatelo, ora). Ecco, brave, ho sentito un coro di “Aaah!” che mi ha subito fatto capire che non devo andare avanti nella spiegazione. Ah no, c’è quella signorina laggiù che mi guarda con la faccia a punto interrogativo. Sei giovane e giustificabile, quindi ecco lo spezzone di film a cui mi riferisco.
La ricetta di oggi può essere definita ad alto mantenimento per il semplice fatto che solo l’idea di preparare qualcosa in forno in questo periodo implica che “a parte” abbiate una casa adeguatamente surgelata dall’aria condizionata. Non è certo il massimo esempio di “ricette ad alto mantenimento”, ma presto ve ne proporrò delle altre. Detto questo, oggi vi parlo delle cipolle. Cipolle al forno. Vi sembrerà un po’ strano, ma in realtà siamo in piena stagione dato che l’altro giorno con il mio carico di verdura settimanale sono arrivate delle splendide cipolle fresche. Profumate, lunghe, rosa e bianche e dolcissime. La prima cosa che ho pensato è stata: bene, è arrivato il momento di una bella cuccuma di fagioli, tonno e cipolle. Poi mi sono detta che il giorno dopo avrei dovuto compiere un viaggio in treno e che forse il mio fisico non avrebbe retto. Allora avrei potuto mettere tutto separatamente: cipolle, fagioli e tonno “a parte”.
Poi ho pensato a quali meravigliose zuppe avrei potuto preparare.
E alla fine mi son detta: “Sai che c’è? Schiaffo tutto in forno e la faccio finita.”
Ma come fare per rendere le cipolle ancor più buone, mantenendole leggere? Ho preso le cipolle, le ho pulite, ho tolto la prima pellicola e le ho tagliate a metà. Ho preso una teglia e le ho posate con la faccia tagliata all’insù. Un filo d’olio, un pizzico di sale, pepe e origano e infine una leggerissima spolverata di pangrattato. In forno a 180° gradi per circa 40 minuti e voilà… Buon contorno a tutte!
Le cipolle sono ottime e potete accompagnarle con tutto. Sono così dolci che potrebbero diventare anche un dessert!

Queste cipolle potete farle anche senza aria condizionata, se siete a basso mantenimento!

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IPeschel caldo di questi giorni non mi fa venire troppa voglia di cucinare, ma per la mente continuano a passarmi tante ricette che vorrei preparare per celebrare quest’estate che per quanto sia calda è bellissima. E dato che l’estate mi riporta sempre con la mente alla casa in Toscana dei miei nonni, l’associazione con quello che mangiavo proprio lì, magari sotto il pergolato in giardino, è immediata. Ad esempio le pesche, un frutto che adoro: pesche noci, bianche, gialle, dure e croccanti, morbide e succose. Oltre a mangiarle così come sono, amo gustarle fatte a fette in un bicchiere e irrorate di vino bianco o prosecco. Le avete mai provate? D’estate a fine pasto sono una vera delizia.
Qualche anno fa, proprio in Toscana, ho scoperto un altro modo molto originale per trasformare delle semplici pesche in un dessert molto goloso: le pesche all’amaretto.
La ricetta è davvero semplice e può risolvere il problema del dessert in soli 30 minuti.

 Pesche all’amaretto

Pesche all’amarettoIngredienti: 6 pesche (meglio quelle dalla buccia vellutata e gialle), 120g di amaretti, 20 g di zucchero, 1 bicchierino di marsala o moscato, 1 tuorlo d’uovo, 1 cucchiaio di cacao amaro.
Preparazione: lavate bene le pesche, tagliatele a metà, togliete il nocciolo. Scavate la polpa, che terrete da parte, ma non eliminatela completamente, dovete creare giusto lo spazio per la crema di amaretti. Nel mixer frullate velocemente gli amaretti, la polpa delle pesche, il vino e il cacao. A parte montate l’uovo con lo zucchero e poi aggiungete a questo composto il mix di amaretti. Otterrete una crema sabbiosa e molto profumata. Disponete in una teglia imburrata le pesche con la parte della buccia appoggiata sulla teglia. Usate il composto ottenuto per riempire le mezze pesche e poi cuocete il tutto in forno a 180° per 30-35 min. Servitele ogni metà in una ciotolina, magari accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia.

(Foto di totalAldopurdman1)

 

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SaltimboccaE dopo i due primi “last minute” della scorsa settimana vi propongo un secondo da fare in pochi minuti.
È un piatto tipico romano, ma la prima volta l’ho mangiato a Milano. E vi dirò di più: pensavo fossero una specie di involtini, in realtà anche se qualcuno li prepara anche così i saltimbocca il più delle volte sono delle semplici fettine con prosciutto e salvia cotte nel vino bianco.
A Milano fortunatamente ho trovato un macellaio di riferimento (cosa che ognuna di noi dovrebbe avere) e quando ho bisogno di qualche preparazione più articolata lui c’è. È stato proprio lui a prepararmeli la prima volta, sconvolto dal fatto che una romana non li avesse mai mangiati, poi da quella volta me li preparo anche da sola. Sia chiaro, vi ho parlato di ricetta veloce proprio perché i saltimbocca può farli chiunque in un attimo e se qualche volta me l’ha preparati il macellaio è stato solo per essere ancora più organizzata in caso di cene tra amici.
Ma passiamo alla ricetta vera e propria.

Ingredienti (per 4 persone): 8 fettine di vitello, 8 foglie di salvia, 8 fette di prosciutto crudo, sale, pepe, una noce di burro e mezzo bicchiere di vino bianco.
Preparazione: battete con il batticarne le vostre fettine in modo da rompere i nervetti e da renderle molto sottili. Se le fettine sono grandi tagliatele, una volta battute, a metà. I saltimbocca sono più carini se piccoli, così ne servirete 4 a testa. Prendete il prosciutto (anche quello fatevelo affettare finemente) e adagiatelo sulla carne. Infine, pulite le foglie di salvia e ponetele sopra il prosciutto e ricucite il tutto unendolo con l’aiuto di uno stuzzicadenti. In una padella ampia versate il burro e fatelo soffriggere, a questo punto fate cuocere le vostre fettine prima dal lato della carne e poi giratele sul lato della salvia. Giratele ancora una volta e irroratele con il vino bianco che farete sfumare. Quando il vino sarà quasi completamente evaporato levate i saltimbocca dalla padella, salate, pepate e servite in un vassoio irrorando il saltimbocca con il fondo di cottura. Sappiate che la cottura è velocissima, soprattutto se le fettine sono leggere.

Se poi voleste provare delle varianti dei saltimbocca, non proprio romane, date un’occhiata qui: ci sono almeno 30 ricette tutte per voi!

(Foto di Lec)

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Eat, Pray, LoveBuone nuove per chi ama la cucina e le storie “d’ammmore”: a ottobre uscirà in Italia il film “Eat, pray, love” con Julia Roberts, James Franco e Javier Bardem (nelle sale americane dal 13 agosto).
Credo che dati i nomi dei protagonisti maschili il mio post di oggi potrebbe chiudersi qui. James Franco! Forse non avete capito bene: James Franco! La foto qui sotto? Bene, è lui e ovviamente la sua visione non sarà comunque in grado di offuscare del tutto le nostre menti impedendoci di vedere anche Javier Bardem: un altro sul quale ci sarebbe da discutere oppure fare un minuto di silenzio, fate voi.
Ma torniamo al film.
Eat, pray, love (Mangia, prega, ama) è tratto dall’omonimo libro di Elizabeth Gilbert, pubblicato nel 2006: questo diario autobiografico, con milioni di copie vendute e un posto di rilievo nella classifica dei bestseller del “New York Times”, è stato tradotto in Italia da Rizzoli e credo che, per chi non l’avesse già fatto, possa rivelarsi una piacevole lettura estiva. Un libro leggero, romantico e godereccio. È un romanzo rosa, sia chiaro, ma quando nei romanzi si parla di cibo credo che un’occhiata valga la pena darla comunque.
James FrancoLa trama è questa: Liz (Julia Roberts) è bella, bionda, solare. Ha una casa a New York, un matrimonio perfetto e un lavoro invidiabile. Eppure, una notte, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte Liz capisce di non volere più niente di quello che ha e improvvisamente si mette a pregare. Dopo una notte angosciata da mille pensieri, Liz decide di divorziare. Poi incontra un un uomo (James Franco), ma anche questa relazione va a male, così Liz decide di partire per un anno alla scoperta di sé. Un viaggio per ritrovare “l’appetito per la vita” che ha sempre avuto e che ormai sente di aver perso. Elizabeth Gilbert racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia (EAT) dove ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India (PRAY) dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese; e l’Indonesia (LOVE) dove uno sciamano le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine e a innamorarsi di nuovo (di Javier Bardem, uno a caso!).Javier Bardem
Il film è girato tra l’America, l’Italia e l’India e, per non farci mancare nulla, è prodotto da Brad Pitt.
Confesso: il libro l’ho appena iniziato, il trailer del film (che vi lascio qui sotto) l’ho visto più volte e la paura che la visione gastronomica italiana venga nuovamente stereotipata attraverso l’immagine di un’anziana che spiega come fare il pane mi terrorizza, ma stiamo parlando di fiction. Non sarà un film da Oscar, ma credo che divertirà. Non sarà “Julie & Julia”, che l’anno scorso ha conquistato la vetta della mia personale hit parade dei film legati al cibo, ma quanto a protagonisti il casting ha puntato molto in alto.
Ovviamente resta una domanda: se davvero Elizabeth Gilbert avesse incontrato un James Franco dopo il divorzio voi credete che sarebbe partita? E poi dubito molto di chi crede di trovare la felicità abbandonando la propria quotidianità. Queste sono valutazioni che faccio a libro appena iniziato, ma sono curiosa di capire come va a finire. Intanto vi lascio al trailer.

(Foto tratte dal sito ufficiale di “Eat, Pray, Love” e da Popsugar)

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