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Pomodori gratinati: la soluzione autunnale.

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I pomodori sono la cosa che in assoluto amo di più da quando sono incinta. Il fatto è che fino all’età di vent’anni li odiavo, non riuscivo a capire chi li mangiasse così, magari senza neanche condirli. Mi piaceva però il sughetto che ne usciva una volta conditi (motivo per cui a tutt’oggi il Convivente mangia volentieri i pomodori, anche lui tutt’altro che un fan di questi pomi rossi) e per questo ordinavo comunque la caprese e la bruschetta. Un vero spreco! Col tempo ho recuperato e ora mangerei pomodori a tutte le ore. Il freddo però non aiuta: l’insalata di pomodori è troppo estiva per queste giornate autunnali così ho optato per una ricetta al forno. I miei pomodori gratinati sono il solito mix di ricette trovate in giro e di avanzi di dispensa.
Ci ho provato e l’esperimento, anche questa volta – “Yeahhh!” – è riuscito, superando anche la prova Convivente che ha spazzolato la teglia in un attimo.

Ingredienti: 7 pomodori, 200 g circa di pangrattato, 6 capperi sotto sale, uno spicchio d’aglio, due acciughe, 30 g di pinoli tostati, tre pomodori secchi, sale, pepe, olio extravergine d’oliva.
Preparazione: lavate i pomodori e tagliateli a metà. Con un cucchiaino scavate la polpa e tenetela da parte. Salate l’interno dei pomodori e lasciateli riposare capovolti per far scolare via un po’ della loro acqua. In una bacinella versate il pangrattato al quale aggiungerete poco per volta la polpa di pomodoro, precedentemente frullata, sale, pepe, i capperi dissalati, i pomodori secchi tagliati a pezzettini, le acciughe, anch’esse tritate, un piccolo spicchio d’aglio tritato e olio extravergine d’oliva, quanto basta per amalgamare il tutto. Prendete poi i pomodori, riempiteli con il composto di pangrattato e disponeteli in una teglia da forno rivestita di carta forno. Salate, pepate, irrorate il tutto con un filo d’olio e infornate a 180° per 30 minuti.

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Il dilemma del tostapane

Il dilemma del tostapane va avanti da anni, ma non ve ne ho mai parlato perché me ne vergogno quasi.
Andiamo con ordine: la convivenza Convivente-Fiamma procede bene e ne siamo felici, ma anche noi – come tutte le coppie – abbiamo le nostre divergenze e il caso vuole che tali divergenze si manifestino proprio in cucina.
Vi ho sempre detto che il Convivente in cucina – nella Mia cucina – non ci mette piede, ma in realtà ogni tanto ci mette la bocca e la cosa mi innervosisce non poco.
Uno dei nostri problemi maggiori al momento è dato dal tostapane.
Il Convivente non mangia quasi mai a pranzo, ma io non lo vedo fino alla sera e quindi la domanda “Hai mangiato qualcosa?” non me la pongo minimamente. Nel weekend invece capita spesso che, una volta digerito il brunch, verso le cinque del pomeriggio si faccia sentire per tutti e due un leggero languorino e scatta la questione toast.
Il toast di Fiamma
- Farcitura: classica, meglio se un classico prosciutto e formaggio con salsa tartara.
- Tostatura: deve essere perfetta. Il pane scurito il giusto, croccante, caldo e non troppo pressato.
- Pane: uso quello per sandwich all’americana, quindi con fette più grandi del classico pancarré industriale.
- Utensili e strumenti: il modo migliore per ottenere questo tipo di toast è quello di avvalersi di una padellina antiaderente e una paletta per schiacciare il giusto il panino in questione, ma andrebbe bene la classica piastra doppia da bar con la superficie liscia o rigata o, addirittura, un tostapane verticale.

Il toast del Convivente
- Farcitura: più è “carico” di ingredienti e meglio è. Tonno, maionese, pomodoro, pancetta, uova, salse varie….
- Tostatura: anche qui deve essere perfetta, ma molto diversa da quella del toast di Fiamma. Il pane scurito il giusto, croccante, caldo e soprattutto molto, molto pressato.
- Pane: il classico pancarré affinché entri nell’apposito tostapane.
- Utensili e strumenti: solo ed esclusivamente il tostapane a doppia piastra con tagli in mezzo e righe concentriche che lo pressino e lo sigillino completamente.

La questione tostapane non sta tanto nella farcitura che, quando ho gli ingredienti a disposizione, faccio in un attimo sia per lui che per me, ma il problema è il tostapane, lo strumento. Finalmente l’altro giorno siamo finiti in un negozio di elettrodomestici e abbiamo comprato ben due tostapane.
Così, mentre io mi tosto il pane quasi tutti i giorni per colazione o per pranzo con il mio nuovo tostapane verticale, il sabato tirerò fuori pure il suo e lo farò felice con un toast “spiaccica tino” (così lo definisce) come piace a lui.
E voi: avete dilemmi assurdi come questo in casa vostra? E, soprattutto, quale è il vostro toast preferito?

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Mia madre adora le meringhe e, tutte le volte che le propongo di fare un dolce, lei mi dice: sono difficili le meringhe?
No, non sono particolarmente difficile, ma a me ogni volta che ci provo succede qualcosa: troppo secche, troppo umide, troppo grosse, senza forma…
Quest’estate mi è capitato spesso di guardare su Alice Tv il nuovo programma di Csaba Dalla Zorza e lei ha una vera fissazione per la pavlova, un dolce a base di meringa.
Ogni volta che ne prepara una le rimane sempre un po’ di albume montato in più per fare qualche meringhetta da caffè.
Così ho voluto tentare, un’ultima volta, la prova meringa e, ha detta di mia madre (perché in tutto ciò io non sono un’amante delle meringhe), sono venute benissimo!
Ingredienti: 3 albumi, lo stesso peso degli albumi di zucchero a velo e lo stesso peso degli albumi di zucchero semolato.
Preparazione: accendete il forno a 110°, montate gli albumi a neve aggiungendo gli zuccheri (uniti insieme) piano piano e lasciandone un po’ da parte. Una volta che gli albumi avranno raggiunto una consistenza soda unite lo zucchero rimanente, mischiando il tutto con l’aiuto di una spatola, ma facendo attenzione a non smontarli. Inserite l’impasto lucido e bianco in una sac à poche e fate dei ciuffetti su una teglia rivestita con la carta forno. Fate cuocere per almeno un’ora e mezza in forno, fino a quando le meringhe non saranno belle asciutte.

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Adoro fare il brunch. E lo adoro perché  poi non ci si deve neanche più preoccupare del pranzo!
La prima volta che ho preparato il brunch al Convivente gli ho fatto assaggiare i miei pancake con lo sciroppo d’acero. Da sempre mi piace servirli sovrapposti l’uno sull’altro, “a torre”, proprio come nei film o nelle serie tv americane. Non credo ci sia altro modo per goderseli appieno.
Quella prima volta, quando portai in tavola la mia torre golosa, il Convivente mi guardò sconvolto: non era abituato a quelle quantità e alla fine ne mangiò solo due. Una delusione incredibile. È vero che uno basta a riempirsi lo stomaco, ma come trattenersi dall’affondare il coltello in quella collezione di dischi dolci e appiccicosi?
Fidatevi: fatene tanti!
Dopo anni (ormai sono davvero anni) passati a preparare brunch di vario tipo per noi due ho capito che, pur insistendo, a lui lo sciroppo d’acero non piace molto. A lui i pancakes piacciono con il cioccolato, meglio se si tratta di crema spalmabile alla nocciola (ci siamo capite).
Dato che non compro ogni volta un barattolo di cioccolata, l’altra mattina mi sono ingegnata e ho usato le gocce di cioccolato. Risultato: il Convivente soddisfatto e una ricetta in più nel menù per il brunch.

Pancakes – Ricetta base e con gocce di cioccolato.

Ingredienti: 1 uovo, 200 gr di farina, 1 cucchiaini di lievito, 1 cucchiaino di bicarbonato, 200 ml di latte, 3 cucchiai di zucchero, burro. 5o g di gocce di cioccolato nell’impasto per quelli al cioccolato oppure, una volta cotti, irrorateli di sciroppo d’acero.
Preparazione: Mischiate l’uovo con la farina setacciata, il lievito, il bicarbonato e lo zucchero. Aggiungete il latte e mischiate bene il composto. Scaldate un pentolino antiaderente e imburratelo leggermente. Quando sarà ben caldo, versate un paio di mestolini di pastella e lasciate cuocere sul primo lato fino a quando la superficie non si riempie di buchini d’aria poi fate cuocere il pancake per un minuto anche sull’altro lato. Create la torre e godetevi il vostro brunch.

(Foto di Pink Sherbet Photography)

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Ma voi come fate quando non avete voglia di cucinare? Quando solo lui ha fame e a voi invece basterebbe un pezzo di pane per sentirvi sazie?
Lo so, la prima risposta che mi darete è: “Facile! Lui si cucina qualcosa e io non faccio nulla”.
Beh, non sempre funziona così.
Sia chiaro: nessuno mi costringe a cucinare, ma mi fa sempre piacere preparare al Convivente qualcosa per cena, dato che durante la settimana è l’unico momento conviviale che ci concediamo.

Tornando al mio problema: cosa cucinare velocemente quando non ne ho voglia?
Beh, io tiro fuori il pesto.
Lo so, troppo facile, ma proviamo a elencare le qualità del pesto:

1. È buono.
2. Si trova ovunque (artigianale e non).
3. Non dovete farlo voi.
4. Potete congelarlo (i puristi del pesto mi ammazzeranno) oppure comprare quello da tenere in frigo.
5. E soprattutto, condizione che mi riguarda personalmente, piace al Convivente.

Tutto sta nel non approfittarsi troppo di questo sugo perché poi si rischia di esagerare. La cosa migliore è farsi furbe e chiedere sempre, quando si può: “Amore, ti vanno due spaghetti al pesto?
Nove volte su dieci vi risponderà di sì, ma l’altra sera è arriva la fatidica frase: “Mmmh, non ne ho molto voglia. L’abbiamo mangiata pochi giorni fa…
La pasta era già sul fuoco e io ero convinta che lui avrebbe accettato il pesto senza problemi.
Sia chiaro (e due!): se avevo solo il pesto gli avrei fatto quello senza battere ciglio, ma avendo la dispensa piena è bastato un attimo per ingegnarsi.

Pasta al tonno veloce, veloce.
Ingredienti: 100 g di pasta, uno spicchio d’aglio, 200 ml di passata di pomodoro, una scatola di tonno sott’olio, due cucchiai di prezzemolo tritato,  cinque capperi, una pizzico di peperoncino piccante, olio extra vergine d’oliva, sale e pepe.
Preparazione: mentre la pasta cuoce, fate rosolare l’aglio in due cucchiai d’olio e aggiungete la passata di pomodoro. Fate cuocere cinque minuti, regolate di sale e poi aggiungete il tonno, scolato, e i capperi ben sciacquati dal sale. Fate insaporire bene il tutto, aggiungete il prezzemolo tritato (va benissimo anche quello surgelato) e il peperoncino. Scolate la pasta, saltatela nel sugo, un altro filo d’olio e… a tavola!

(Foto di caryatidxx)

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CrepesLo so che è presto per parlare di inverno. Pare che venerdì prossimo entreremo ufficialmente nell’autunno, ma a Milano comincia già a fare freddo e la sera le voglie invernali si mescolano alle ricette autunnali.
Quando da piccola andavo a sciare con i miei ricordo che il momento migliore delle discese, magari avvolti da un bufera di neve, era l’arrivo al chioschetto delle crepes a fondo pista. Solo il calore del vassoietto di cartone con sopra la mia crepe fumante poteva farmi venire voglia di levarmi i guanti. Ricordo che, nonostante fossi piccola, la mia scelta ricadeva sempre sulla crepe con zucchero e Grand Marnier e vista la poca quantità di alcool mio padre mi permetteva tranquillamente di prenderla. Il profumo e il sapore della crepe mi scaldavano in un attimo e lo scricchiolio dello zucchero sotto i denti… Mmmm!

Basta parlare, diamoci da fare.

Crepe al Grand Marnier (per 6 persone, circa 12 crepes)

Ingredienti: 3 uova, 500 ml di latte, 60 g di burro fuso, 60 g zucchero, 250 g di farina, un pizzico di sale.
Per la salsa: mezzo bicchiere di Grand Marnier, 80 g di zucchero, 80 g di burro.
Preparazione: in una ciotola aprite le uova, aggiungete la farina, 60 g di zucchero, un pizzico di sale e mescolate il tutto con una frusta. Continuando a mescolare, versando a filo il burro fuso e il latte. Incorporate e mescolate bene il tutto fino a ottenere una pastella fluida e setosa. Riponete la vostra pastella in frigo per almeno mezz’ora.Sporcate la padella calda con un cucchiaino di burro (questo procedimento andrà ripetuto quasi con ogni crepe per evitare che la padella sia troppo asciutta) e poi versate un mestolino di pastella. Con l’aiuto del bastoncino da crepe o solo roteando bene il polso fate scivolare la pastella in modo che formi un disco omogeneo. Appena riuscite a verificare che la crepe si stacca bene dal fondo giratela sull’altro lato facendola cuocere un altro minuto. Continuate così con le altre crepe e tenete da parte quelle pronte formando una specie di torre. Una volta pronte tutte le crepe nella padella fate sciogliere il burro e lo zucchero per la salsa. Adagiate nella padella le crepe che avrete zuccherato su un lato e poi piegato a pacchetto (prima a metà e poi ancora due volte sullo stesso lato, formando una specie di triangolino) e fatele insaporire sui due lati, infine versate su tutte il mezzo bicchiere di Grand Marnier e fiammeggiate inclinando leggermente la padella sul gas in modo che il liquore prenda fuoco. Fate evaporare l’alcool e servite ben calde.

(Foto di Marcus Jeffrey)

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La caponata: a modo mio.

Categorie: Ricette semplici

CaponataPremessa: ho scritto “a modo mio” perché ho letto seimila ricette per fare la caponata e so già che ognuna di voi la fa a modo suo oppure pensando che quella sia l’unica ricetta possibile per la vera caponata.Non voglio mettere le mani avanti, ma dopo aver letto i commenti arrivati (vi ringrazio, è stata una bella conversazione) per un semplice piatto di spaghetti mi fa piacere precisare che questa sarà solo la mia versione di questo misto di verdure – altro non è – con aggiunta di olive.L’idea della caponata, mai fatta in vita mia, è nata dalla quantità di melanzane che riposavano nel mio frigo. Erano quattro, belle e ciccione, solo che non avevo alcuna voglia di impelagarmi in una teglia di melanzane alla parmigiana (non ditelo al Convivente). Così ho cominciato facendo a tocchetti le melanzane e lasciandole un’oretta a spurgare cosparse di sale.Rimugina, documentati, pensa: ma sì, faccio una caponata come l’ho assaggiata dal mio amico Simone. Scrivi a Simone. Attendi una risposta. Fai altre cose. Poi ti accorgi che di certo è in ufficio e, avendo altro da fare, sarà difficile ottenere la ricetta fino a sera. Così si comincia con il fai-da-te: pentolone (il mio Le Creuset non si smentisce mai in questi casi) con un filo d’olio tre spicchi d’aglio e una cipolla rossa fatta a tocchettoni. Sciacquo le melanzane e intanto su Skype appare la risposta di Simone e il suo consiglio: «metto tutto insieme, le zucchine all’ultimo perché altrimenti diventano poltiglia, e anziché bagnare le verdure con acqua faccio un mix con acqua e un po’ di aceto rosso, ma poco. Tante olive, tre spicchi d’aglio schiacciati con la lama del coltello, pepe generoso e anziché la passata di pomodoro metto un tubetto intero di ortolina».Tre spicchi d’aglio, ottima partenza Fiamma!Caponata bis

Dalle indicazioni di Simone alla mia ricetta il passo è breve (la cottura un po’ meno) e il risultato davvero soddisfacente. Aggiungo le melanzane a tocchetti, levo l’aglio, infilo sei patatine novelle (avevo un pacchetto di quelle crude e surgelate e ce l’ho messe così com’erano), spremo quel che avanza del mio tubetto di ortolina (fortunatamente ce l’avevo), aggiungo sale e pepe, un barattolo di polpa di pomodori perini (quella con i perini dentro ancora interi) e un paio di bicchieri d’acqua. Scovo nella dispensa un bel barattolo di olive taggiasche denocciolate, le scolo e le butto tutte nel pentolone. Spruzzo su tutto circa un quarto di bicchiere di aceto rosso (non poco come mi ha scritto Simone, ma mi sembrava giusto così). Fuoco basso, tappo che semi-chiude la pentola, una giratina ogni tanto. Faccio la doccia. Alzo la fiamma per asciugare un altro po’ il sugo e voilà: la mia caponata.
A cena, oltre al Convivente soddisfatto magicamente da qualcosa che contiene robe verdi, c’era un’amica che mia ha consigliato di aggiungere alla caponata qualche pinolo tostato.Oggi, con quel che avanza, mi faccio un bel cous-cous, tosto qualche pinolo e mi tuffo nella caponata.
Sembra che anche al coso/a che riposa in pancia sia piaciuta parecchio.

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Corn SoupAl Convivente piace il mais. Bla, bla, bla. Lo sappiamo, l’ho detto. A me piacciono le zuppe e in queste serate in cui la temperatura sembra volersi adeguare agli standard autunnali mi è venuta una voglia matta di farmi tutte le zuppe del mondo. Per diversificare le mie manie, che di solito si restringono a cipolle, zucca, patate o cavolfiore, ho cercato in giro qualcosa che avesse un nuovo colore: non volevo fare esperimenti di cromoterapia, ma in effetti di zuppe bianche, arancioni, rosse o verdi ne avevo già mangiate. È arrivato il turno del giallo. Cercando qua e là ho scoperto che la zuppa di mais è citata nel “Diavolo veste Prada”, che esiste una voce di Wikipedia dedicata alla Corn Soup e che, ovviamente, non sono la prima foodblogger a voler provare questa ricetta. Prendendo vari spunti, poi l’ho eseguita a modo mio. Più che una zuppa è una pappa, come quelle dei bambini, e di certo piacerà anche ai più piccoli (paprika a parte).

Ingredienti (per due persone): 150 g di mais (va benissimo quello in scatola, se avete una pannocchia la lessate e poi prendete i chicchi per la zuppa), 250 ml di acqua, 300 ml di latte, 1 scalogno, 1 patata media, un cucchiaio di olio, un cucchiaio di farina di riso o di fecola di patate, un cucchiaino di paprika.

Preparazione: in un pentolino fate soffriggere velocemente con un  cucchiaio di olio lo scalogno e la patata (pelata e tagliata a tocchettini), poi aggiungete l’acqua. Quando la patata si sarà ammorbidita aggiungete il mais, il latte, la paprika, la farina di riso e un pizzico di sale. Fate cuocere circa dieci minuti e poi frullate il tutto. Rimettete sul fuoco, aggiungete ancora del latte se la “pappa” risultasse troppo densa e poi servite calda. Caldissima. Il Convivente ed io ce la siamo spazzolata in un attimo, vi consiglio di aumentare le dosi se siete golosi come noi!

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Clafoutis/1Girando su diversi foodblog, ma anche solo guardando i canali culinari mi sembra di vedere ovunque il clafoutis. E che è? Vi chiederete voi. Beh, è la stessa domanda che mi sono posta io e così – solo per voi e per il mio palato – sono andata a cercare e poi ho sperimentato.
Il clafoutis è un dolce di origine francese (questo era piuttosto ovvio) e il nome sembra derivare dall’occitano clafotis e precisamente dal verbo “clafir” che significa riempire. Di cosa è riempito questo dolce realizzato con un impasto simile a quello delle crepes? Di frutta, qualunque tipo ti frutto ma più spesso ciliegie, pesche e uva.
Avendo mezzo chilo di uva fragola ad aspettarmi in frigo ho pensato che sarebbe stato curioso come primo esperimento e così ho cominciato… (Leggete la ricetta, ma non finisce qui) .

Ingredienti: 500 gr di uva, 100 gr di zucchero, 60 gr di burro, 100 gr di farina, 2 cucchiai di Brandy o vino dolce, 300 ml di latte, 3 uova, sale.
Preparazione Accendete il forno a 200°. Lavate bene l’uva e mettetela in una ciotola con tre cucchiai di zucchero e i due di vino dolce Clafoutis/2(io ho usato un ottimo passito). Scaldate tutto il burro in un pentolino e una volta sciolto tenetelo da parte. In una ciotola rompete le uova intere e sbattetele con lo zucchero, poi aggiungetevi la farina setacciata  e il latte. Infine, fate scivolare nel composto il burro sciolto meno un cucchiaio che verserete in un padellino con l’uva che tenevate a macerare. Fate scaldare l’uva, caramellandola leggermente. Quando sarà bella lucida versatela nel fondo di una teglia imburrata. Versate sulla frutta la pastella (liquida, simile a quella delle crepe) e infornate per 10 minuti a 200° e poi per altri trenta minuti a 180°. Estraete il clafoutis dal forno e servitelo tiepido.

Considerazioni: il clafoutis non mi piace mica tanto. Il sapore è ottimo e se vi piacciono i dolci con la frutta è un’ottima idea, poco impegnativa e che risolve la serata. Ha il sapore di una grossa crepe farcita, che malissimo non è,  ma credo non rientrerà nella classifica dei miei dolci preferiti.
Al mio clafoutis: voto 9.
Alla mia soddisfazione nel mangiarlo: voto 5
Può migliorare, magari con le pesche!

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dischwashingQuando ero piccola, nella mia cucina gialla romana, c’era la lavastoviglie, poi a un certo punto è sparita: i miei l’hanno sostituita con un carrello/tagliere in legno molto utile e mi hanno passato l’abitudine a non averne più bisogno.
Quando vivevo con le coinquiline poi avevamo una cucina così piccola che sarebbe stato impossibile avere la lavastoviglie e oltretutto mangiando quasi sempre separate ognuno si lavava i propri piatti e stop.
Da quando abito con il Convivente non faccio altro che riempire e svuotare la mia lavastoviglie, anche mia madre quando viene a trovarci per qualche giorno non può fare a meno di usarla. Sarà che me la sono ritrovata in casa, sarà che con il Convivente le cene tra amici non mancano e sarà che alla fine ogni due giorni, pur essendo solo noi due, la lavastoviglie è piena: non ne posso più fare a meno.
Figuriamoci quando arriverà questo bambino/a. (Ah, sì. Non ve l’avevo detto. Ta daaa: la signorina Fiamma e il Convivente sono incinti!)
L’altro giorno mi sono soffermata su questo post della mia amica Auro e mi è venuto automatico pensare che senza lavastoviglie forse non potrei più stare. C’è anche da dire che il Convivente non aiuta molto in cucina: se lui oltre a sparecchiare si occupasse dei piatti dopo che io ho preparato tutta la cena forse non ne avremmo bisogno, ma come detto poi sono tante le occasioni in cui i piatti si moltiplicano e c’è davvero bisogno di una macchina che lavi-le-stoviglie.
Ma l’uso di questo elettrodomestico non finisce qui. Sempre navigando ho scoperto il sito Ecocucina di Lisa Casali e con mia totale meraviglia ho imparato che la lavastoviglie può essere usata anche per cuocere.
Pazzesco non credete? Ammetto di non comportarmi sempre in maniera ecologicamente corretta, ma l’idea che la lavastoviglie possa essere usata contemporaneamente per lavare e cucinare mi affascina. Ovviamente, spiega Lisa, “perché i cibi non vengano in contatto con il detersivo e l’acqua sporca della lavastoviglie è importante che vengano chiusi ermeticamente in vasetti di vetro o sacchetti per il sottovuoto adatti alla cottura“.
Credo che presto proverò questa nuova tecnica. E voi che rapporto avete con la lavastoviglie?

(Foto di dvs)

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