Ore nove di sera: io e Coso rientriamo dopo una lunga giornata tra passeggiate al parco e visite ad amici. Il Convivente è già a casa e – come è noto –  il Convivente non si mette ai fornelli. Non ci pensa proprio. Magari un’apparecchiata veloce alla tavola, ma solo se gli viene chiesto. Non è colpa sua: proprio non ci arriva.
Conoscendo i miei polli prima di rientrare ho fatto mente locale su cosa avrei potuto cucinare velocemente, senza dovermi ritrovare a mezzanotte ancora in cucina. Una corsa all’ultimo market aperto: latte (manca sempre), panna fresca, radicchio trevigiano e via, verso casa.
Mollo Coso al Convivente, che in questo è molto presente e disponibile, e mi metto ai fornelli. Tempo netto per servire la cena in tavola: 10 minuti dall’ebollizione dell’acqua della pasta. Il radicchio, quello tardivo, va cotto velocemente e trasforma la pasta in un piatto quasi elaborato, sarà per quel suo sapore amarognolo fuori dal comune. Veloce e buono, cosa si può chiedere di più? Un Convivente divers… OoopS! No, no, volevo dire: niente, non ho bisogno di niente di più di quel che ho.

Ingredienti: 180 g di pasta (meglio se corta), due cespi di radicchio trevigiano, uno spicchio d’aglio, un cucchiaio di olio, 100 ml di panna fresca.

Preparazione: mettete e a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo sciacquate bene il radicchio. Mentre fate cuocere la pasta mettete l’aglio a soffriggere leggermente in padella con l’olio, unite poi il radicchio fatto a tocchetti e fate cuocere a fuoco medio alto, saltando spesso il radicchio. Scolate la pasta, unite la panna al radicchio, aggiungete la pasta e mezzo mestolo di acqua di cottura. Mantecate il tutto con un po’ di parmigiano grattugiato, saltate facendo rapprendere il sugo e servite subito.

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- Che cos’è quella verdura orribile che ho appena mandato giù?
– Cosa?
– Ma sì, una roba dura con un sapore orrendo.
- Amore, non lo so. Ci ho messo zucca, cavolfiore e un po’ di zenzero.
– E lo zenzero come è fatto?
– Beh, è una radice, in effetti è un po’ duro. Potrebbe essere quello: mi si è rotto il frullatorino a immersione e non mi ha frullato benissimo la vellutata, mi spiace. Però non è male lo zenzero, sa di limone. Tipo.
– Eh, appunto: tipo! Non è la stessa cosa. Che schifo.

Questa è stata la reazione del Convivente durante il suo primo incontro/scontro con lo zenzero. Avevo fatto una buona vellutata, poco vellutata, e l’avevo usato per insaporire. Non era la prima volta, anzi da un annetto lo uso molto spesso, ma il Convivente non se ne era mai accorto. Non se ne è accorto neanche quando l’ho usato per la torta di questo mese, anzi gli è piaciuta tantissimo.
E voi lo usate/conoscete lo zenzero? Io lo trovo un ottimo insaporitore sia per il dolce che per il salato. E con le pere… è la morte sua!

Ingredienti: 8 pere piccole o 4 pere kaiser, 100 gr di farina, 100 gr di fecola di patate, 200 gr di zucchero, 2 uova, 1 bustina di lievito, 200 gr di burro, due cucchiaini di zenzero in polvere o un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato.
Preparazione: Tagliate le pere a tocchettini e lasciatele riposare in una ciotola con un cucchiaio di zucchero, lo zenzero e un cucchiaio di fecola. Mischiate le uova con lo zucchero, unite il burro ammorbidito, la farina e la fecola e, sempre mescolando, ottenete una pasta cremosa e senza grumi. Imburrate e infarinate una teglia per dolci e versatevi metà della crema, coprite poi con metà delle pere, completate con un altro strato di impasto e finite con le pere. Infornate e lasciate cuocere a 180° per un’ora.

(Foto di joyosity)

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Crostini, formaggio e insalata: arriva la primavera.

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Insalata con chevre caldo, insalata con crostini, insalata francese: comunque decidiate di chiamarla si tratta di un’insalata mista accompagnata da pane bruscato e formaggio di capra. La fanno praticamente tutti i bar e le tavole calde dove si finisce a fare la pausa pranzo. Io la prendevo spesso nel locale con i tavolini all’aperto in cui andavo qualche anno fa. Oh, i tavolini all’aperto!
Signori e signori arriva la primavera e con essa torna finalmente a far parte del menù di famiglia e della pausa pranzo l’insalata! Ovviamente poteva la vostra signorina Fiamma presentarvi una semplice insalatina da condire con olio e aceto? Se mi conoscete un po’ (e so che mi conoscete) sapete perfettamente che “light” non è la parola più usata per descrivere la mia cucina, ma dato che la primavera è davvero alle porte e che c’è bisogno, sin da ora, di rimettersi in forma per la prova costume non voglio neanche mettervi/mi all’ingrasso.
Prepariamo una robina equilibrata, un piatto unico come l’insalata che ho preparato proprio ieri a pranzo, mangiata rigorosamente in terrazzo. Con un maglioncino sulle spalle, ma pur sempre in terrazzo.
Un’insalata che vi ricaricherà, vi sazierà e vi farà sentire di aver mangiato qualcosa di sano. Se poi l’accompagnerete con un bicchierino di prosecco vi sentirete improvvisamente in vacanza. Parola di lupetto! Anzi della signorina.

Insalata con chevre caldo
Scegliete il tipo di insalata che preferite (io amo mischiare lattuga romana, riccia e rucola) e conditela con sale, olio e aceto balsamico. Lasciatela macerare mentre preparate i vostri crostoni di pane: due fette di pane ai cereali da mettere in forno coperte di formaggio francese di capra, quello con la buccia bianca che si mangia per intenderci, a 180° per dieci minuti. Preparate il piatto da portata in questo modo: insalata a far da letto, finocchi tagliati sottilissimi, qualche fetta d’arancia e infine i vostri crostoni tagliati. Bon appetit!

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Un biscotto al giorno leva il medico di torno, secondo Martha Stewart.
Lo so, sono monotematica, o meglio mono-foodguru, ultimamente: ho avuto il periodo Nigella (Lawson), poi la fase Jamie (Oliver), la mania per Gordon (Ramsay) e ora sono nel mio periodo Martha (Stewart).
Perché? Semplice: quando un’appassionata di cucina incontra un geek (il Convivente) le è molto più facile imbattersi nelle novità gastro-tecnologiche (credo di aver appena coniato un neologismo, credo). Tra le ultime (ultime, si fa per dire) ovviamente ci sono iPhone, iPad e tutte le applicazioni inventate appositamente per questi due strumenti. Applicazioni di ogni genere e tantissime legate alla gastronomia.
Arrivo al dunque. Martha Stewart ha un sito bellissimo e tra le varie rubriche c’è il “Cookie of the day“, il biscotto del giorno: quotidianamente trovate la ricetta di un biscotto e sono tutti squisiti.
Per seguire la rubrica ci sono vari modi:
- Andare sul sito.
- Iscriversi alla newsletter specifica per ricevere una mail al giorno.
- Se avete un iPhone o un iPad vi potete scaricare la splendida applicazione “Makes Cookies”

Se invece non conosceste l’inglese, ma voleste tante ricette di biscotti vi basterà rimanere sul sito di Donna Moderna e cercare nel nostro “cerca ricette“, ne troverete più di 100!


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Viva i cibi freschi, ma un “Olé” anche per quelli surgelati, no?
Non parlo di cibi comprati surgelati, sui quali non ho nulla in contrario perché spesso sono un aiuto importante in cucina, ma parlo di tutti quei cibi che ci piacciono e che possiamo preparare e successivamente congelare.

Parliamo di organizzazione, parola della quale spesso mi sfugge il significato (soprattutto da quando c’è Coso), ma che risulta fondamentale in cucina. Non sono mai stata una di quelle che decide in anticipo cosa cucinare, anzi: apro la credenza, il frigo e il freezer e vado d’istinto. Ultimamente però mi sono resa conto che le ore libere dovrei usarle al meglio per poter organizzare ad hoc la mia quotidianità, anche – soprattutto – quella culinaria.
Voi magari già lo fate, io invece sto imparando.
Il sabato mattina è un momento ideale per cominciare a preparare qualcosa da poter mangiare nel weekend, ma anche da poter conservare per i giorni successivi. Le ricette che meglio si adattano alla conservazione e al successivo riutilizzo sono: i sughi, le lasagne, la pasta al forno in generale, le torte salate, le carni lavorate (polpette, polpettoni & Co.) e le verdure o i legumi lavorati. Si dà il caso che uno dei legumi “lavorati” che più amo siano le lenticchie, quelle di Capodanno.
Le cose che si possono fare con le lenticchie, una volta cotte, sono essenzialmente due: o si riciclano subito (come vi raccontai poco tempo fa) oppure si surgelano.
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Quante volte alla settimana mangiate/cucinate il pesce?
Io almeno una volta a settimana, forse due, ma poi capita anche che non ne mangi per dieci giorni di seguito. Dicono faccia bene e sarebbe giusto inserirlo nella nostra dieta costantemente, ma non è sempre facile cucinarlo in modo da renderlo gustoso e così spesso uno ripiega su una mozzarella e via.
Personalmente il pesce lo trovo sempre buono e non faccio fatica a mangiarmi anche un semplice filetto di merluzzo bollito con un filo d’olio e una spruzzata di limone, ma al Convivente ovviamente così non piace. Già vi ho detto che al Convivente non posso portare in tavola un pesce intero, con testa, coda e tutto il resto, perché il ragazzo mi è suscettibile. Uff! Non è facilissima la mia vita culinaria a due, se ancora non l’aveste capito. Non posso dire che sia un tipo lamentoso, ma ha i suoi punti deboli gastronomici (come tutti… tranne me!). Speriamo almeno che Coso sia più facile da soddisfare.
Una delle soluzioni golose per trasformare un semplice filetto di pesce azzurro in qualcosa di diverso è impanarlo, in pratica è il vecchio trucco dei bastoncini surgelati, ma “fatti in casa” e dalle mille varianti.
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Cipolle. Il Convivente ed io ne andiamo matti: cotte, crude, al forno, alla griglia, rosse, bianche, cipollotti, cipolline, cipolle caramellate… Ah, l’illuminazione: ecco cosa era quel “non-so-ché” in più nell’hamburger che mangiammo a New York. Cipolle caramellate!
In effetti, delle tante preparazioni che conosco a base di cipolla non avevo mai pensato a caramellarle. Che poi una volta caramellate il risultato è una sorta di marmellata, tipo quelle confetture di cipolle che vendono in tutti i mercatini (ma ormai anche al supermercato) da accompagnare ai formaggi. Ecco, il risultato che vorrei ottenere è quello. Ci ho provato seguendo una ricetta di Martha Stewart.

Ingredienti (per circa 800 g): 60 g di burro, 15 cipolle gialle di media grandezza (circa 2kg) tagliate a fettine ci circa 2 cm, 2 cucchiaini di sale grosso e 1 cucchiaio di zucchero.
Preparazione: prendete una casseruola e fate sciogliere il burro a fuoco medio alto. Aggiungete il sale e le cipolle e cuocete, mescolando, fino a quando non cominciano a imbrunirsi (circa 35 minuti). Riducete la fiamma e aggiungete zucchero. Fate continuare la cottura, mescolando spesso, per altri 40 minuti circa. Le cipolle dovranno trasformarsi quasi in una marmellata. Lasciate raffreddare completamente. Potrete conservarle in frigorifero in un contenitore a chiusura ermetica fino a 2 settimane.

Come da ricetta ho abbondato con le dosi perché in effetti le cipolle cotte in questo modo possono essere usate in diversi modi ed è meglio averne una scorta sempre pronta. C’è anche da dire che è sicuramente meglio prepararne tante in una sola volta viste le lacrime che si versano nell’affettarle… sigh!

5 modi per usarle
1 – Nell’hamburger!
2 – Per accompagnare i formaggi.
3 – Sui crostini caldi.
4 – Per preparare una “superveloce” zuppa di cipolle: con circa 200g di cipolle caramellate e un litro di brodo vi basterà scaldare il tutto e cospargerlo di groviera grattugiata per ottenere un’ottima zuppa.
5 – Da aggiungere al purè di patate o come contorno per le uova fritte.

(Foto di Allerina & Glen MacLarty)

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Al sangue o ben cotto: come preferite il filetto?
Ho sofferto molto in questi mesi: niente sushi, niente carne poco cotta, niente fiorentina alta almeno cinque centimetri… Eh, ma ora mi rimetto al passo e ricomincio a cuocere la carne come piace a me, e al Convivente.
Non so voi, ma da quando ho capito come riconoscere la carne e, soprattutto, come cuocerla a puntino preferisco farmela a casa. Ricordo che quando ero piccola ordinare un filetto al pepe verde al ristorante era quasi un must, come se fosse una ricetta impossibile da replicare a casa; poi crescendo ho imparato a realizzare questo secondo delizioso (e tutt’altro che light) e così ora non lo ordino più.
Da quando ho imparato a cucinare quello che mi riesce alla perfezione a casa non riesco più a mangiarlo altrove. Capita anche a voi?
Ad esempio ormai non ordino più, per citare solo alcune ricette: il tiramisù, la torta di mele, la cacio e pepe e il filetto al pepe verde.
E proprio di filetto vorrei parlarvi, ma non del classico “al pepe verde”, bensì un’altra versione, che ho scoperto qualche tempo fa, velocissima e sfiziosa: il filetto alla senape.

Ingredienti (per due persone):
2 fileti di manzo tagliati alti, sale, pepe, 2 cucchiai di senape di Digione e un cucchiaino di semi di senape, una noce di burro, 100 ml di panna liquida.
Preparazione: scaldate bene una padella e anche i vostro forno a 60° circa. Nel frattempo condite i filetti con sale e pepe su tutti i lati. Mettete la carne in padella e fatela cuocere a fiamma alta 2 minuti per lato, girando i filetti delicatamente con una pinza per evitare di bucarli. Togliete i filetti dal fuoco e riponeteli in una pirofila all’interno del forno che potrete spegnere. Nella padella dove avete cotto i filetti versate la senape, i semi di senape, il burro e la panna: mescolate bene con un cucchiaio di legno raccogliendo i succhi della carne rimasti in padella e dopo un solo minuto riprendete i vostri filetti, rimasti caldi, e versatevi sopra la salsa subito prima di servire.

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Quando ho comprato il libro “L’ABC del cioccolato” di Julie Andrieu (Guido Tommasi Editore, 29,90 euro) pensavo di fare una cosa gradita al Convivente.
Sono una golosa, questo è certo, ma tra gli ingredienti dolci non oso mai troppo con il cioccolato perché non ne vado matta: mi basta un cubetto ogni tanto, un pezzo di uovo a Pasqua, una fettina di Sacher in pieno inverno.
Ma no, non impazzisco per il cioccolato.
Vi dirò di più: anche la famosa crema spalmabile al cioccolato non mi manda al manicomio. Sia chiaro che non disdegno mai un dolcino al cioccolato, ma non è la mia prima scelta. Tutto qui.
Se non fosse che poi una rimane incinta e arrivano le famose “voglie”: non durante la gravidanza… Dopo!
Da quando siamo in tre ho una pazza voglia di cioccolata, in ogni forma e così, pensando a cosa proporre per la colazione di marzo (ma fosse per me direi anche per quella di aprile, maggio, giugno, fino a dicembre e così via) ho pensato di trovare una ricetta sul libro della Andrieu. Non volevo qualcosa di troppo complesso, ma neanche la classica torta al cioccolato, poi mi sono imbattuta nella creamcheese cake e ho capito che era fatta per me.
Dopo aver modificato un po’ la ricetta in base alle mie esigenze di frigo (non avevo abbastanza formaggio e ho sopperito alla mancanza con delle yogurt), il risultato ottenuto è stato un plumcake morbidissimo, ottimo da mangiare a colazione con il cappuccino, ma anche durante l’ora del té e a fine cena con una spruzzatina di panna montata. Quest’ultima soluzione è quella preferita dal Convivente che di questa torta leggera, soffice e cioccolatosissima è riuscito a dire “Mmh, buona, ma sai che io preferisco le torte meno secche”. Non c’è nulla da fare: senza panna montata, mascarpone o crema chantilly non c’è modo di far felice al 100% il Convivente. Spero almeno di far felici tutte voi!

Ingredienti:
200g di formaggio spalmabile (da sostituire anche con il mix: 100g di formaggio spalmabile + 100g di yogurt bianco denso o di yogurt al caffè – come ho fatto io – oppure  100g di formaggio spalmabile + 100g di ricotta), 250 g di cioccolato fondente, 100 g di burro. 2 cucchiai di cacao in polvere, 100 g di zucchero, 3 uova, 150g di farina, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia, 1/2 bustina di lievito.

Preparazione:
accendete il forno a 160°. In un recipiente unite il burro ammorbidito con lo zucchero e montate il tutto a velocità minima con uno sbattitore elettrico o con la frusta. Unite poi il formaggio (o il mix che vi ho consigliato) con le uova e la vaniglia. Nel frattempo fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato. Unite il cioccolato fuso al composto e infine aggiungete la farina, precedentemente unita al lievito. Una volta ottenuto un composto ben amalgamato e vellutato versatelo in una teglia da plumcake imburrata e (invece della solita infarinatura) cosparsa di cacao. Se volete, prima di infornare, potete cospargere la torta con delle gocce di cioccolato. Fate cuocere per 45 minuti e servite tiepido.

(Foto di jorgempf)

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A volte si ha bisogno di piatti semplici, veloci, ma che facciano un figurone.
È capitato quella volta in cui un’amica mi ha chiesto di portare qualcosa di buono per la festa che stava organizzando. Lei si sarebbe occupata dei piatti principali, la torta l’aveva comprata e quindi a me non restava che dare una mano per gli antipasti.
Ero già a fine gravidanza, per cui molto stanca e con poca fantasia, e sentendomi lamentare per la mancanza di idee il Convivente  non faceva altro che dirmi: “Ma non potevi dire che eri stanca? Perché dici sempre di sì?”. E ovviamente queste sue domande non venivano certo in mio aiuto!
Dico di sì perché mi piace cucinare. Ho solo bisogno di un attimo per concentrarmi, pensare e Ta-DA! la ricetta arriva.
Faccio l‘hummus.
L’U… che?
L’hummus! Quella salsina di ceci e sesamo di origine araba, non la conoscete? Beh, è l’intingolo perfetto per pane bruscato, verdurine crude, patatine. Insomma ci si può “pucciare” (intingere, per i non milanesi) praticamente qualunque cosa ed è facile e veloce da preparare.
Risultato: in cinque minuti ho risolto il problema antipasti e gli invitati si sono leccati i baffi.
Ingredienti: 250 g di ceci già lessati, 2 spicchi d’aglio, 3 cucchiai di tahina (salsa al sesamo che ormai si trova anche al supermercato), 1 limone, 1 mazzo di prezzemolo fresco, paprika, olio, sale e pepe q.b.

Preparazione: versare nel vostro robot da cucina tutti gli ingredienti e frullare!

(Foto di izik)

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