Per la prima volta in vita mia ho fatto la pasta e fagioli con i borlotti freschi.
“Ah, brava. E a noi?”
Beh, a voi interesserà (lo spero) per tutta una serie di motivi:
1. La ricetta (che trovate a fondo post).
2. La ricetta è light, non la solita pasta e fagioli unta, pesante, goduriosa, ottima, confortante… Ok, quella vera è meglio. Si dà il caso che sia a dieta, per cui finiamola qui. Tenetevi il ricordo della pasta e fagioli di vostra nonna e passate oltre.
3. I fagioli freschi hanno tutto un altro sapore. – Ma va? - Scusate? Ma se sapete già tutto che ci venite a fare su un blog di cucina? Dicevo: i borlotti freschi rendono molto più saporita la zuppa ed è per questo che si può tranquillamente eseguire la versione light.
4. Pulire i fagioli può essere molto rilassante: è un po’ come fare la maglia, una di quelle cose che in poche hanno il tempo di fare. Vi mettete davanti alla tv o con la musica di sottofondo e vi rilassate sgranando fagioli. Uno dopo l’altro.
5. Sgranare i fagioli può diventare anche un gioco: lasciate che i vostri figli si divertano a pulirli per voi, ovviamente dovrete far passare l’operazione come la cosapiùdivertentedelmondo.
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Da più di un anno ormai ho fatto l’abbonamento alla rivista di cucina Donna Hay, diretta dall’omonima foodstar australiana.

Donna Hay sta all’Australia come Martha Stewart all’America e Nigella Lawson all’Inghilterra. E in Italia chi abbiamo? Ditemi la vostra, sono curiosa.

Difficile ripetere lo stile unico di queste tre donne, ma se loro sono riuscite ad eguagliare e forse superare (ognuna nel proprio paese) il successo della mitica Julia Child: tutto è possibile.
Come vi ho segnalato altre volte, Martha Stewart è il leader assoluto per quel riguarda il cibo e il lifestyle in Rete: le sue applicazioni per iPad sono meravigliose e costruite in maniera impeccabile. La rivista di Donna Hay – dal canto suo – è elegante, piacevole, con splendide e semplici ricette: il suo motto è Fast, Fresh and Simple. Segni particolari? Il color celeste mare (per la Stewart è un verde acqua, mentre Nigella preferisce il rosa pallido) che contraddistingue i suoi libri e la sua rivista, ma anche la linea per la cucina che porta la sua firma.
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Qual è la specialità gastronomica che ha accompagnato la vostra estate?

La mia è la zonzella di Marina di Donoratico: pasta per la pizza fritta in olio bollente e mangiata caldissima.

Sono appena rientrata dalla Toscana, regione alla quale – per motivi diversi – siamo molto legati sia il Convivente che io, e lì ho mangiato diverse volte nelle ultime settimane queste mitiche zonzelle. Mitiche, ovviamente, per il Convivente che trascorre da quarant’anni le sue estati proprio in quella zona. Ricordo che quando andai a trovarlo la prima volta al mare mi parlava sempre di queste diavolo di zonzelle, come se fossero un cibo comune: io non avevo assolutamente idea di cosa fossero. Poi finalmente le assaggiai: bastoncini fritti, lunghi circa trenta centimentri, realizzati con la pasta per fare la pizza, fritta.

“Ah, ma è pizza fritta!”
“Zonzelle
“Sì, vabbè, tu le chiami così, ma è pizza fritta.”
“No, si chiamano zonzelle.”
“Amore, ho capito, ma tu e qualche centinaio di persone della zona le chiamate così, mentre il resto del mondo no. Anzi, il resto del mondo non ha idea di cosa voglia dire la parola: zonzella.”
“Ma è il loro nome.”
“Chiaro. Ma è-pizza-fritta! Pensa che mia nonna ogni volta che faceva la pizza in casa ne preparava qualcuna con i residui di pasta; poi ricordo che a Ferragosto, nella balera del paese dove trascorrevo l’estate, preparavano una cosa simile e poi tu potevi scegliere se mangiarla con il sale e con lo zucchero. Nessuno però le chiamava zonzelle.”
“Ma guarda che le zonzelle sono salate.”
“Ah, che palle! Ho capito che queste cose si chiamano zonzelle, qui. Ma ti giuro che quello che mangiavo io era proprio la stessa cosa. Tu dirò di più: a Firenze c’è un ristorante che usa la stessa ricetta, ma invece di farne dei pezzi di forma allungata li prepara a mo’ di palletta e li chiama coccoli”.
“Ma non saranno la stessa cosa.”
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Ci sono delle ricette che – per me – sono legate a doppio nodo con la parola agosto, una di queste sono le zucchine ripiene che faceva la mia nonna quando eravamo tutti riuniti in Toscana. Una delizia che profumava tutta la casa. E mentre in forno si cuocevano le crostate, quasi fatte apposta per scaldare l’ambiente non appena arrivavano le prime piogge di fine estate, sul fuoco ribollivano gli zucchini nel loro sughetto.
Noi le mangiavamo come secondo, dopo un semplice piatto di spaghetti al pomodoro e rosmarino. Mi ricordo che mi divertivo a modellare il ripieno umido e appiccicoso fatto di carne e profumato con mille erbette e il parmigiano. La stessa ricetta potrebbe essere usata per farcire pomodori, patate o melanzane, ma noi avevamo le zucchine dell’orto del nonno e guai a non usarle subito: ” Sennò si sciupano”. Quando arrivavano sul grande tavolo della cucina le zucchine con i loro fiori potevi star certa che la sera avresti avuto la tua razione di zucchini ripieni e il giorno dopo, per pranzo, degli eccezionali fiori fritti. Tutto merito della nonna Marì.

Che bei tempi! Quasi, quasi vado a prepararle.


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La frittata, come ho sostenuto più volte, è una sorta di salvagente, ma allo stesso tempo il comfort food perfetto per il rientro dalle vacanze: poco impegnativo, veloce da preparare e sempre diverso, grazie ai mille ingredienti che potrete usare per condirla.
Altre volte può essere considerata un salva-avanzi, come quando si prepara una bella frittata di pasta.
Ammetto di non averla mai fatta prima dell’altra sera, dato che a casa mia difficilmente rimangono degli avanzi, ma a pranzo – di proposito- ho preparato un po’ di pasta fredda con pomodoro e mozzarlella in più e, sapendo che il Convivente non l’avrebbe mai mangiata (odia la pasta fredda), ho avuto un’idea geniale che mi ha risolto la serata in un attimo, senza neache dover cucinare più di tanto: ho fatto una frittata di pasta al forno.
La trovo un’idea davvero comoda e potrete farla anche voi, con qualsiasi avanzo pastifero vi ritroviate in casa.

Ingredienti: 200 g di pasta avanzata (in questo caso con pomodoro, mozzarella e basilico), 5 uova, un cucchiaino di concentrato di pomodoro, 100 g parmigiano, 60 g di mozzarella, olio q.b., pangrattato, sale e pepe.
Preparazione: prendete la pasta avanzata – i miei erano degli spaghetti – e mettetela in una ciotola capiente. A parte, sbattete le uova e aggiungetevi sale e il concentrato di pomodoro. Versate il tutto sulla pasta, aggiungete la mozzarella a tocchetti e mischiate bene. Oliate una teglia da torta (circa 24 cm di diametro) e cospargetela di pangrattato, poi versatevi il miscuglio di uova e pasta, una spolverata di parmigiano grattugiato e  via nel forno per 40 minuti a 180°. Controllate, di tanto in tanto, che la pasta sia ben sprofondata nelle uova, in modo da non seccarsi troppo.

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E se sotto l’ombrellone potrete farvi travolgere dalle storie d’amore e di cucina che vi ho consigliato la settimana scorsa, non mi vorrete dire che al mare non avete intenzione di cucinare? Neanche una volta? Se la scusa è perché siete a corto di idee, eccovi servite: tre libri da portare con voi per non rischiare mai di essere a corto di idee culinarie, anche d’estate.

Hamburger di Stéfanie Bulteau (64 pagine, 11,50 euro), edito da Guido Tommasi. Se pensate che il vero hamburger sia quello del fast-food lasciate perdere. Se invece volete scoprire le mille alternative per costruire il panino perfetto questo libricino vi offre tante, per la precisione trentaquattro, versioni del panino più famoso al mondo. Fast Good.


Marie Claire. Cucina estiva. Fresca, veloce, spettacolare di Michele Cranston, edito da Luxury Books (224 pagina, 32,00 euro). Lo so, è un libro caro, è la sua pecca. Ad ogni modo questo, come gli altri della food editor di Marie Claire Australia, è non solo bello, ma anche ricco di idee veloci. Vi consiglio in particolare la sezione dedicata al pesce. Cool and fresh.

Cupcake di Alisa Morov, edito da Bibliotheca Culinaria (73 pagine, 10,80 euro). E se siete al mare e vi invitano a una festa? Non potete di certo presentarvi a mani vuote. Regalate cupcake e farete felici tutti, è certo. Se poi ne venissero troppe potete sempre tenervene qualcuna da parte per la colazione, no? Quest’altro piccolo libro vi spiega i segreti per preparare dolcetti perfetti con tanto di glassa. Slurp!

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Di questa torta io non ne sapevo nulla fino al giorno del mio ventiquattresimo compleanno. “Che infanzia dolorosa“, mi direte. E – in effetti – passare tanti anni senza aver mai affondato i denti in una torta di rose è una cosa inconcepibile, ora me ne rendo conto!
Una brioche soffice, ripiena di burro e zucchero. Praticamente la versione elaborata della mia merenda perfetta: pane, burro, zucchero e una tazzona di latte caldo.
È bastato andare in Trentino per scoprire in un piccolo forno questa dolce meraviglia (ricetta di origine altoatesina), in versione monoporzione.
Devo ammettere che sono stata più volte attirata da questa torta a spirali quando la vedevo confezionata sui banchi del supermercato, ma mi sapeva di una cosa artefatta. E così è.
O la torta di rose ve la mangiate originale, magari cotta la mattina e tuffata nel latte la sera stessa prima di andare a dormire, oppure lasciate perdere.
Le rose non sono altro che il risultato dell’unione delle girelle che nascono quando taglierete il vostro impasto farcito e arrotolato. Per questo se ne avete voglia potete anche prepararle singolarmente, in piccole monoporzioni. Una vera goduria.
Per i rivoluzionari: al burro e allo zucchero aggiungete un po’ di cannella!
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Per la serie: le veloci merende di Fiamma.
Qualche estate fa sono stata a Santorini, un’isola meravigliosa che vi consiglio di visitare appena potete: bianca, turchese, profumata, luminosa, insomma greca. Il cibo poi, che ve lo dico a fare: godurioso, saporito e molto naturale. Dallo yogurt alle melanzane passando per dei deliziosi fagottini di pasta sfoglia, quasi a livello delle più classiche brioche francesi.
Una delle cose che più mi piaceva mangiare, rientrando dalla spiaggia, erano dei bicchieroni di cremosissimo yogurt greco conditi con miele, noci, pinoli e mandorle. Una bomba calorica che ti permetteva tranquillamente di tirare fino alla mezzanotte senza dover toccare cibo.
Beh, come molti piatti greci, forse era anche un po’ troppo ricco, ma di certo replicabile a casa propria, anche con meno calorie. È la merenda più semplice del mondo, ma non vedo l’ora di poterla preparare anche a Coso. Il Convivente ovviamente alla parola yogurt si inacidisce tutto, lui apprezza solo quelli al malto, superdolci. Peccato, non ha capito le potenzialità del miele che s’incontra con lo yogurt.

Spero che voi mi capiate, e se così fosse vi basterà comprare un vasetto di yogurt greco, magari anche magro, aggiungere due cucchiai di miele, qualche pinolo, una o due noci (ancor meglio se pecan) e la merenda è pronta. Ópa!

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Anche quest’anno, come l’anno scorso, vorrei consigliarvi qualche lettura culinaria da portarvi in vacanza.

Partiamo con tre letture da portarsi fin sotto l’ombrellone, dato che si tratta di romanzi che parlano di relazioni, ma legate strettamente alla cucina.

Il ristorante dell’amore ritrovato di Ito Ogawa (192 pagine, 15 euro), edito da Neri Pozza. Vincitore del Premio Bancarella della cucina 2011, racconta la storia  di Ringo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante di Tokyo, che rientrando una sera a casa pronta per preparare una deliziosa cenetta per il suo convivente si ritrova, all’improvviso, abbandonata. Lui non c’è più, anzi non c’è più niente in quell’appartamento: neanche la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego. Disperata, Ringo, torna al villaggio natio e là decide aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti. Romantico.

A neve ferma di Stefania Bertola, edito da Salani Editore (234 pagina, 12,50 euro). Gli appassionati di letteratura culinaria devono aver letto almeno uno dei libri di Stefania Bertola, autrice tra gli altri di Ne parliamo a cena Biscotti e Sospetti. In A neve ferma racconta la storia di Emma Trisciuoglio che perde l’amore tre giorni dopo averlo trovato, della signora Elena che, invece, l’amore lo insegue invano da anni, di Camelia che si innamora senza difficoltà di chiunque incroci per la strada e, infine, di Bianca impegnata nella sua battaglia contro un giovane dottore ripetutamente ladro. Il tutto si svolge dietro al bancone della Pasticceria Delacroix tra amori al cioccolato e sfide all’ultimo assaggio. Dolcemente movimentato.

Le ricette di Chloe Zivago per il matrimonio e l’aduletrio di Olivia Lichtenstein, edito da Garzanti (367 pagine, 9,90 euro). È dallo scorso anno che mi porto dietro questo romanzo, ma purtroppo non sono ancora riuscita a leggerlo. Quest’estate sarà il primo che aprirò. Sono ispirata dal titolo e dalla recensione sul retro di copertina fatta dal “The Times”: vi farà ridere e piangere allo stesso tempo. Non perdetelo. E chi se lo vuole perdere?

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Il farro e i cereali in genere non mi hanno mai attirato più di tanto perché ci vuole molto a cuocerli, soprattutto se non si ha una pentola a pressione. Esistono però quelli decorticati che hanno un tempo di cottura ridotto (se trenta minuti vi sembrano un buon compromesso) e che sono davvero buoni da mangiare in questo periodo, magari trasformati in insalata.

L’altro giorno mi sono preparata una bella porzione di farro decorticato e, dopo averlo cotto bene, l’ho freddato sotto l’acqua corrente e condito con pomodorini pachino, una scatoletta di sgombro sott’olio, qualche cappero qua e là e qualche fettina sottilissima di cipolla di Tropea e di cetriolo. Per finire, una bella irrorata d’olio extravergine d’oliva e il gioco è fatto.

E voi li mangiate mai i cereali? Come li preferite?

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