Ricordate Lilli e il Vagabondo che si avvicinano grazie a un sugoso spaghetto al dente?
E ricordate le deliziose polpettine con cui erano conditi quegli stessi spaghetti?

Ecco, il Convivente ed io, come moderni innamorati in carne (molta carne) e ossa, l’altra sera abbiamo mangiato questi spaghetti deliziosi. A noi si è aggiunto il piccolo Coso che ha adorato questo piatto unico.

Forse non è proprio “da dieta”, ma vi assicuro che è un piatto veloce e che risolve la serata in meno di mezz’ora. Proprio quello di cui ho bisogno in queste serate di settembre, quando non sembra si riesca a prendere il ritmo giusto. E così anche per voi?

Ingredienti: 40 g di parmigiano grattugiato, 40 g di prezzemolo tritato, 2 spicchi d’aglio tritati, 1 uovo, 450 g di carne macinata, 40 g di pangrattato, 1 cucchiaio di olio, 500 g di pelati, 330 g di spaghetti, sale e pepe.
Preparazione: mettete l’acqua per la pasta a bollire e aggiungete il sale. In una ciotola unite parmigiano, prezzemolo, aglio, uovo, un cucchiaino di sale, un cucchiaino di pepe, la carne macinata e il pangrattato e mischiate il tutto, meglio se con le mani. Con l’impasto create 16 polpettine, sistematele in una casseruola leggermente oliata e fate cuocere, girandole spesso, fino a che non si saranno rosolato bene (circa 10 minuti). A questo punto unite alle polpette i pelati e portate a ebollizione. Riducete la fiamma, coprite, ma non completamente, e fate cuocere altri 10 minuti circa. Nel frattempo cuocete i vostri spaghetti, o spaghettini. Scolate la pasta, versatela nel sugo con le polpette, mischiate il tutto e servite con il parmigiano.

Foto: stu_spivack

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Voi lo sapete benissimo che al Convivente non piace mangiare il pollo a forma di pollo, con cosce in bella vista e ossicini da scartare. Ma il pollo gli piace.
Il modo migliore per non sentirlo borbottare è quello di cucinargli il petto che, per quanto buono, non è certo il massimo della libidine culinaria.
Può diventarlo, però, se si creano delle salse morbide e profumate come quella fatta da Jamie Oliver per il suo mustard chicken.
La ricetta l’ho scoperta guardando il suo show “Jamie’s 30 Minutes meal” in onda ultimamente su Gambero Rosso Channel.
L’ho imparata subito e preparata già tre volte: al Convivente, ai miei genitori, e durante una serata tra amici.
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Qualche giorno fa ho visto The Help, un bellissimo film che vi consiglio. Non parlo mai di cinema da queste parti, a meno che non si tratti di qualche film a sfondo culinario, tipo Julie&Julia. The Help non è un film sul cibo, ma il cibo ne è parte integrante perché racconta un mondo, quello dell’America del Sud negli anni ’60.
La storia è ambientata a Jackson, Mississippi, e la regista Tate Taylor (nativa di quella città) per il suo film ha voluto che il cibo venisse realmente cucinato da gente del sud, non dai soliti foodstylist.
Grazie a Martha Hall Foose, autrice di libri di cucina, tutti i piatti realizzati hanno rispettato le ricette originali. E vi assicuro che il pollo fritto cucinato dal Minny Jackson, una delle cameriere di colore protagoniste della storia, faceva venire l’acquolina in bocca solo a vederlo sullo schermo.
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Ok, forse questa volta sono sulla buona strada. Sono un po’ a dieta, e non ditemi che quel “un po’” non vale.
Ho iniziato l’anno alla grande e ne sono felice, ma come può un’amante della cucina, a dieta, regalarsi qualcosa di buono?
Tanto per cominciare mangiando tanta frutta e scegliendo che regalo culinario farsi con intelligenza e un pizzico di dolcezza.
L’altra sera stavo guardando Masterchef Junior: non ci crederete, ma del grande show di cucina – finalmente approdato anche in Italia – esiste anche la versione per bambini. Nello specifico era l’edizione australiana.
Be’, a questi piccoli chef hanno chiesto di preparare una pera cotta, con sciroppo di mirtilli e salsa al mascarpone.
Erano tutti così bravi e carini che avrei voluto mangiare le loro pere cotte, una ad una, per il resto dei miei giorni.
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Saper cucinare

Oggi non voglio darvi una ricetta, piuttosto farei un piccolo test.
Sono convinta che nella vita chiunque debba saper cucinare qualcosa: non ho detto che debba piacere, ma solo che sia una necessità.
E non ditemi: “Eh, ma guarda che, alle brutte, esistono i ristoranti”.
Ci sono. È vero. Se è per questo io credo ci siano anche Babbo Natale e Belezebù.
Siamo seri, per piacere: sapersi fare un uovo al tegamino, anche un po’ bruciato è un dovere. Potete pure definirmi una dittatrice culinaria, non mi offendo. Mi offende (o meglio, mi sorprende) di più chi chi si vanta della sua totale incapacità ai fornelli.
L’altro giorno guardavo la versione italiana di “Masterchef“, in onda su Cielo: tralasciando il mio debole per Carlo Cracco, trovo che il programma sia proprio ben fatto e che gli Chef diano consigli giusti, ma magari ne riparleremo presto…
Il punto è che il giudice Bruno Barbieri esige che tutti sappiano fare la besciamella. Beh, per me ha ragione.
Tornando al piccolo test che vi vorrei sottoporre (e scusatemi se sono stata un po’ brusca), quel che sostengo è che un conto sia non avere passione per la cucina e un conto sia rifiutarsi di imparare a nutrirsi con qualcosa di preparato da noi. E per preparare non intendo certo “aprire una scatoletta”.
Ecco quelle che – secondo me  - sono le dieci cose che chiunque dovrebbe saper fare in cucina:

1. Cuocere la pasta, al dente.
2. L’uovo all’occhio di bue.
3. La bistecca ai ferri. Per ottenere la cottura giusta ci vuole solo un po’ di esperienza.
4. La verdura saltata con aglio e olio.
5. Il pesce al forno. Semplice, senza troppi fronzoli.
6. La besciamella.
7. Un sugo a scelta tra: sugo al pomodoro, pesto, aglio e olio (non è facile farla bene, fidatevi), ragù.
8. Un toast
9. La bruschetta
10. La panna montata.

Voi che ne pensate? Sapete fare queste dieci cose? Ne aggiungereste delle altre?
Se dopo aver letto questo post vi fosse venuta voglia di mandarmi a “farmi friggere”, potreste dirmi – per piacere – quale olio usereste?
Vi aspetto!

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Ed eccomi qui. Dato  che mi sentivo in colpa per avervi lasciato lì a preparare la pasta choux senza poi darvi una ricetta per usarla al meglio sono subito corsa ai ripari e ho fatto gli éclairs, i “cosi” che vedete nella foto qui sotto.
Dovete sapere che uno dei miei film, culinari, preferiti è “Semplicemente irresistibile” con Sarah Michelle Gellar: una commediola romantica che non ebbe grande successo, ma che certamente molte di voi lo conoscono. Come non lo conoscete? Beh, correte ad affittarlo. Io vi aspetto qui, se poi non aveste tempo per vederlo subito posso mostrarvi il trailer.


Bene, avete capito di cosa parlo? Qualcuna è riuscita a notare la scena in cui prepara gli éclairs al caramello e soprattutto le facce e le espressioni di puro godimento di chi li mangia? Da quando ho visto queste scene io mi sono innamorata di quei lunghi bignè glassati, ma in realtà non ho mai osato ripeterli in cucina. Ora che sono un’esperta di pasta choux (alla faccia della modestia) non ho potuto fare a meno di creare qualcosa di simile. Unendo i bignè, la crema, la panna e il cioccolato all’amore che provo per il Convivente (pari al suo amore per le “cose pannose”) ho realizzato degli ottimi éclairs con glassa al cioccolato, grazie anche alle indicazioni di un prezioso libro: “La pasticceria” di Marianne Magnier-Moreno, della collana “Il mio corso in cucina” (edito dalla Guido Tommasi Editore). Esteticamente non saranno perfetti, ma negli occhi del Convivente ho visto apparire quasi una lacrima, già al primo morso e così mi sono sentita un po’ una streghetta anche io, come la protagonista del film.

Éclairs al cioccolato

Ingredienti: per 20 éclairs servono circa 300 g di pasta choux (vedi qui), 75 ml di panna montata, 200 g di crema pasticciera, glassa al cioccolato (100 g di cioccolato, 80 g di zucchero a velo, 40 g di burro, 3 cucchiai di acqua).

Preparazione: prima di tutto preparate la glassa facendo fondere il cioccolato a bagnomaria e aggiungendo poi il burro e lo zucchero a velo. Mescolate bene lontano dal fuoco, aggiungete l’acqua e lasciate intiepidire. Farcite gli éclairs con la crema creata unendo la classica pasticciera con la panna, facendo ben attenzione che la panna non si smonti. Stendete sugli éclairs la glassa e lasciate che rapprenda bene. Ora godete!

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Qualche giorno fa davano in tv, sul satellite, “Julie and Julia” e credo che dopo questa terza visione (una al cinema, una in DVD e l’ultima in tv) possa tranquillamente considerarlo uno di quei film che, alla stregua di Dirty Dancing, Pretty Woman e Ghost, rivedrò ogni volta che decideranno di trasmetterlo.
Questa terza visione mi ha fatto venire in mente che non ho mai provato a fare il soufflé al formaggio, quella meraviglia gonfia e profumata che Julie tira fuori dal forno.
Il mio soufflé al cioccolato è stato un’arma perfetta per conquistare il Convivente, ora posso passare tranquillamente alpiano B: coccolarlo con un piatto salato e soffice come una nuvola.
Per farlo ho seguito la ricetta della stessa Julia Child (che ho tradotto per voi), ma ho messo l’impasto ottenuto in piccole cocottine monoporzione invece di correre il rischio di farlo in un’unica ciotola per poi vederlo sporfondare su sè stesso in un attimo. Il terrore di chiunque si appresti a preparare il souffle.
Vi ho trovato anche il video in cui Julia Child, la vera, spiega come farlo. A seguire la ricetta tradotta con ingredienti e metodo di preparazione.


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È venerdì e sono pronta per un weekend casalingo tra profumi di zucche e peperoni al forno, mele cotte e crostate. No, non ho intenzione di imbottirmi con tutte queste cose, ma questi sono proprio i profumi che amerei sentire in cucina in questa stagione. Cominciamo con le mele.
Solo una settimana fa ho seguito l’intervista a Benedetta Parodi nel corso della prima puntata delle Invasioni Barbariche. Sono sincera: pur essendo un’amante della cucina e di tutto quello che ci ruota attorno non mi ero mai soffermata (più che altro per motivi di orario) a guardare il programma “Cotto e mangiato“, da cui è stato poi tratto il fortunatissimo libro omonimo, edito da Mondadori.
Sulla Parodi, sul suo modo di fare cucina in tv e anche sul suo successo letterario (più di 800 mila copie vendute, un vero e proprio record in questo campo, in Italia) ho letto diverse opinioni, tra le altre quella di Stefano Bonilli sul suo blog o di altri blogger (come qui e qui). Poi pochi giorni fa mi è capitato di trovare vecchie puntate di “Cotto e mangiato” sul satellite e così l’ho guardato. A lungo. E ho preso appunti.
A ognuno di voi può piacere o meno lo stile (tacco 12, trucco e parrucco perfetto dietro al bancone di una cucina casalinga), il tipo di ricette proposte e la protagonista stessa del programma, fatto sta che le ricette sono molto veloci.
Il successo di “Cotto e mangiato” (libro e programma) credo nasca proprio dalla semplicità e dalla rapidità con la quale si possono realizzare le ricette proposte.
Semplicità e velocità credo siano gli elementi chiave per fare apprezzare l’arte del cucinare anche a chi non vuole diventare un’artista, ma solo mangiare bene.

Poi si può fare tutto un discorso sulle materie prime e sugli ingredienti da usare, ma le cose si imparano col tempo e in cucina non sempre per appassionarsi si comincia dalle basi. C’è chi scopre la cucina solo dopo anni di surgelati o chi invece pur comprando solo cose di qualità non sa proprio cosa farsene.
Non voglio però annoiare chi qui viene solo per trovare nuovi spunti e lo spunto di oggi è più che altro un appunto veloce, preso guardando la Parodi in tv, per preparare una ricetta squisita: lo strudel di mele.
Esistono diverse ricette per questo dolce, ma c’è un modo (è quello che consiglia “Cotto e mangiato”) velocissimo per prepararlo senza doverlo comprare surgelato o dal pasticcere.
Non è la ricetta originale, che prevede la preparazione a mano della pasta e la presenza del pangrattato, ma una variante molto easy e utile che mi ha permesso nel giro di un’ora di ottenere un ottimo strudel e di poterlo offrire caldo, caldo questa mattina a colazione al Convivente (come vedete dalla foto è già finito!).

Strudel di mele velocissimo

Ingredienti: un rotolo di pasta sfoglia già pronta, tre mele, 100 g di uvette ammollate nel rum (o nel marsala diluito con dell’acqua), 50 g di pinoli, 4 cucchiai di marmellata (sarebbe meglio quella di albicocche, ma io ho usato quella di frutti di bosco perché non ne avevo altra), 6 cucchiai di zucchero, un uovo, un cucchiaino di cannella, zucchero a velo a piacere.
Preparazione: stendete la pasta sfoglia (se troppo spessa stendetela meglio con il matterello), all’interno del rettangolo stendete la marmellata lasciando una cornice vuota di circa un paio di centimetri su ogni lato, aggiungete le mele fatte a tocchetti, le uvette strizzate, i pinoli, e cospargete il tutto con lo zucchero e la cannella. Sbattete l’uovo e spennellate con esso la cornice di pasta lasciata libera. Con l’aiuto della carta forno sulla quale è adagiata la sfoglia richiudete prima un lato e poi l’altro dello strudel. Stringete bene i due lati corti e spennellate tutto lo strudel con l’uovo sbattuto. Cuocete in forno a 180° per 30 minuti.

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Mia madre adora le meringhe e, tutte le volte che le propongo di fare un dolce, lei mi dice: sono difficili le meringhe?
No, non sono particolarmente difficile, ma a me ogni volta che ci provo succede qualcosa: troppo secche, troppo umide, troppo grosse, senza forma…
Quest’estate mi è capitato spesso di guardare su Alice Tv il nuovo programma di Csaba Dalla Zorza e lei ha una vera fissazione per la pavlova, un dolce a base di meringa.
Ogni volta che ne prepara una le rimane sempre un po’ di albume montato in più per fare qualche meringhetta da caffè.
Così ho voluto tentare, un’ultima volta, la prova meringa e, ha detta di mia madre (perché in tutto ciò io non sono un’amante delle meringhe), sono venute benissimo!
Ingredienti: 3 albumi, lo stesso peso degli albumi di zucchero a velo e lo stesso peso degli albumi di zucchero semolato.
Preparazione: accendete il forno a 110°, montate gli albumi a neve aggiungendo gli zuccheri (uniti insieme) piano piano e lasciandone un po’ da parte. Una volta che gli albumi avranno raggiunto una consistenza soda unite lo zucchero rimanente, mischiando il tutto con l’aiuto di una spatola, ma facendo attenzione a non smontarli. Inserite l’impasto lucido e bianco in una sac à poche e fate dei ciuffetti su una teglia rivestita con la carta forno. Fate cuocere per almeno un’ora e mezza in forno, fino a quando le meringhe non saranno belle asciutte.

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Russel e MarthaIl Convivente ed io, come la maggior parte delle coppie, la sera ci accoccoliamo sul divano e guardiamo la tv.
Il più delle volte seguiamo le serie americane e saltiamo il più possibile i programmi del palinsesto nazionale. Da buona figlia degli anni ’80 rimango comunque una spettatrice costante, una di quelle che di tv ne ha vista e ne guarda molta, ma da qualche anno a questa parte il mio telecomando si sintonizza quasi esclusivamente sui programmi o canali di cucina. Come il Convivente accenna ad appisolarsi io – TAC! – volo su uno dei tanti canali monotematici per gastrofanatici. Con l’arrivo dei canali satellitari mi si è aperto un mondo di sapori e consigli culinari infinito: dal classico canale del Gambero Rosso, un must, ad Alice, da Dove TV a Discovery Real Time.
Per noi appassionati/maniaci di cucina i programmi dedicati sono davvero tantissimi, ma i miei preferiti restano quelli ripresi dall’estero. Pur  avendo in Italia tra i migliori cuochi al mondo, credo che la tv la sappiano fare meglio gli altri e ne sono la dimostrazione i vari Jamie Oliver, Nigella Lawson e Martha Stewart.
Avete mai visto un attore dei nostri infilare il braccio dentro a un pollo come accaduto a Russel Crowe da Martha Stewart? Ecco, questo è solo un esempio, ma quando dico che loro sono più bravi è perché osano di più e soprattutto hanno tante idee.
Senza nulla togliere alla “Prova del cuoco” credo che un conto siano i programmi di intrattenimento con cucina e un altro siano i programmi di cucina. Per quanto possa preparare delle schifezze inenarrabili e caloriche come non mai mi è capitato molto più spesso di seguire e ripetere a casa una ricetta di Nigella rispetto a una delle tante presentate nei programmi nostrani.
Anche voi seguite i programmi di cucina? Quali? Sono curiosa di capire fino a che punto possa definire la mia una passione e non, come afferma il Convivente, una fissazione.

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