Se qualcuno mi avesse detto che bastava una centrifuga per cambiare l’espressione sul volto del Convivente l’avrei comprata qualche anno fa.
E invece l’altro giorno sono entrata al supermercato, ho visto quanti punti avevo, e ho deciso di fare questa pazzia: ho comprato una centrifuga.

Sì, lo so che è una rottura pulirla ogni volta.
Sì, lo so che si consuma più frutta di quanta se ne beva realmente.
Sì, lo so che presto finirà nello scaffale degli elettrodomestici morti e sepolti.

Il fatto è che mio figlio mangia frutta come se non ci fosse un domani, il Convivente è alimentato a succhi di mela Bio e io non ho voglia di perdere tempo a sbucciare una mela.
Ho fatto spazio, eliminato il superfluo, e messo in bella vista la centrifuga.
Il Convivente non ha espesso alcun parere sulla spesa fatta, poi però gli ho fatto vedere come funzionava: due pesche, una mela e un’albicocca e in pochi secondi la sua faccia si è trasformata.

Amore, ma è buonissimo!
Lo so” ho dichiarato soddisfatta.

Ora sono tre giorni che compro frutta e verdura e non sono mai stata così felice di bere un succo. Il piccolo bene cose sane e il Convivente riesce ad apprezzare il suo centrifugato senza bisogno di aggiungere neanche un cucchiaino di zucchero.
Vittoria!

Qui, se volete (anche se in inglese) ci sono tante idee per creare i vostri succhi. E poi potete sempre fare prendere spunto dalla mitica Martha.

[Foto di Stiftelsen Elektronikkbransjen]

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Qualche giorno fa il Convivente è arrivato da me tutto contento citandomi un tweet di Red Ronnie nel quale, il conduttore tv, mostrava una foto dei pici alla trabaccolana. Gli ingredienti presenti nel piatto erano: capperi, olive, pomodori secchi, peperoncino, olio, pane e mandorle abbrustolite.
“Amore, devono essere buonissimi!”
Vista la sua eccitazione per un piatto da me sconosciuto sono subito andata a documentarmi e ho scoperto che il sugo alla trabaccolara (e non trabaccolana) è un piatto tipico della tradizione viareggina.

Cito: il suo nome deriva da trabaccolo, un’imbarcazione utilizzata dai pescatori di San Benedetto del Tronto, alcuni dei quali si trasferirono a Viareggio tra l’inizio degli anni ’20 e la fine degli anni ’30. Nasce come piatto povero, perché realizzato dai pescatori sanbenedettesi con pesci di fondale che, al mercato del porto, restavano invenduti (la gallinella, lo scorfano, le tracine, ecc.).  A queste qualità d’ingredienti di base, qualcuno ama aggiungere anche crostacei e molluschi, che rendono il piatto più ricco, ma lo allontanano dalla originaria ricetta.
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Le uova ripiene sono una piccola, golosa, calorica, passione del Convivente.
Di solito le prepara sua zia e il ripieno è fatto di tuorlo e tonno, più altri ingredienti che non so dirvi.
Mi sono messa a cercare online e, tanto per cominciare, ho scoperto che in America le chiamano “Deviled Eggs“, mentre in Francia œuf mimosa.
Il termine “indiavolate” veniva usato perché molto spesso queste uova sono condite con spezie e ingredienti piccanti e profumate: pepe, peperoncino, paprica, aglio…
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Conoscete gli shortbread?
E se vi dicessi “biscotti tutto burro, generalmente custoditi in scatole rosse e decorate con motivi scozzesi”?
Lo sapevo, ora vi è tutto più chiaro.
E i piedini, li avete visti?
Sì, i piedini.
Ok, pensate sia diventata matta, forse per colpa del troppo burro, ma vi assicuro che non è così. La pazzia, al massimo, è da ricondurre all’eccesso di fantasia del Convivente, io mi sono limitata ad assecondarlo, ma ci eravamo appena conosciuti e mi sembrava così tenera la sua idea.
Tutto iniziò il giorno in cui portai a casa una di queste scatole rosse per condividere un piacevole tè pomeridiano: in quell’occasione scoprii, con mia totale sorpresa, che il Convivente – infanzia terribile! – non aveva mai assaggiato questi biscotti squisiti.
Anche lui rimase sorpreso… dalla bontà! Rimase talmente sconvolto che, forse per la prima volta, cominciò ad apprezzare il rito del tè.
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Quando al Convivente piace davvero una cosa non gli basta averne un po’: vuole che in commercio non vi sia più traccia di quel determinato prodotto perché deve essere tutto stipato in casa nostra.
Accade così per: semi di zucca salati, mandorle tostate, succo di mela, latte di mandorle e, in questa stagione, clementine e cachi. Quello che al Convivente sfugge è che quando si comprano grandi quantità di clementine o vengono mangiate nel giro di pochi giorni oppure finiscono nella spazzatura.
Oppure, terza opzione, Fiamma si inventa un modo per consumarne un po’, come già accaduto con le mele.

Ammetto di averci messo un po’ a trovare la ricetta adatta per fare buon uso delle troppe clementine comprate, ma alla fine ho trovato quello che faceva al caso mio, anche se in realtà per questa torta ne bastano cinque, di clementine. La ricetta è di Nigella, un po’ riadattata. Per accompagnarla potete poi preparare una delicata crema al mascarpone con succo di clementine. Vi basterà ricopiare questa ricetta, aggiungendo un paio di clementine frullate al posto del caco: se avete intenzione di prepararla vi consiglio di mettere sin da subito a cuocere sette clementine invece di cinque.

Ma passiamo alla ricetta.
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L’altra sera ho avuto un paio di amici a cena, e ovviamente mi hanno avvertito all’ultimo del loro arrivo. Una pasta al pesto di certo non poteva bastare: son maschi, che ci vuoi fare!
Ero rientrata da poco con il piccolo Coso dopo una lunga giornata in giro per Milano e non avevo davvero voglia di perdere tempo in cucina, ma l’ospitalità – in casa mia – viene prima di tutto.
Come potevo cucinare, fare il bagnetto a Coso, preparare la pappa, apparecchiare e dare da mangiare ai gatti, nel giro di mezz’ora? Semplice, preparando uno “sfornato”!
Gli sfornati sono quella categoria di cibi – adorati dal Convivente (ha coniato lui questo termine) – che riuniscono tutte le ricette infornate: sformati, flan, sufflé, lasagne, melanzane alla parmigiana, ratatouille arrosto…


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Il Convivente adora le mandorle.
Pure?
Eh, pure. Che ci posso fare se adora molti cibi? È un buongustaio, altrimenti non starebbe con me.
Ad ogni modo è “drogato” di frutta secca, specie se salata o caramellata.
Ah, però: tutta roba leggera.
Volete che vi dia delle ricette oppure preferite commentare i risultati delle analisi del Convivente? Peraltro sono perfetti, tiè!
Dicevamo, per chi vuole saperne di più: la frutta secca. Dal momento che non è una cosa da mangiare tutti i giorni, dato il contenuto calorico di questi alimenti (vedete che mi preoccupo pure io?), ho pensato di trovare qualche ricetta per rendere la frutta secca molto sfiziosa preparandola in casa.
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Le uova (e tutte le ricette possibili che ne comprendano l’uso) sono l’ingrediente preferito dal Convivente. L’ho detto mille volte. La cosa che non sapete, però, è che in realtà – a differenza di come ve ne parlo a volte – il Convivente non è uno dalle grandi pretese culinarie: gli bastano due uova e via. In particolare, c’è una ricetta a cui è molto affezionato e ogni volta che la preparo si ripromette di imparare a cucinarsela da solo: le uova strapazzate al pomodoro, una specie di pappone giallo e rosso molto buono. Un altro comfort food a base di uova, dopo la frittata.
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Ogni volta che mi metto a preparare la pasta frolla penso: “Che cattiva, sto per fare un dolce che al Convivente di certo non piacerà?”
Poi mi dico che prima di tutto la sto facendo per me; poi penso che non sono poi così tante quelle che ogni giorno fanno un dolce, per cui se una volta tanta a lui non piace non c’è niente di male; infine, mi dico che anche il Convivente prima o poi si riconcilierà con la frolla. Magari grazie a un biscotto.
Il fatto è che io adoro le crostate e che quel giorno mi stavo apprestando a fare una Tarte au chocolat e non certo dei semplici biscotti.
Ho preparato il dolce, l’ho messo in frigo e a fine cena l’ho servito agli amici e al Convivente. Sapete cosa? Pare abbia trovato l’anello mancate tra le crostate e il Convivente: la cioccolata!
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Il primo fan assoluto della torta di mele è il Convivente. Vi chiederete come faccia ad apprezzare un piatto a base di mele e cannella uno che la cannella la odia.

- Ma guarda che lo dici solo tu che è una ricetta a base di cannella, perché non c’è scritto da nessuna parte.
- Ma come no? L’ho scritto io, basta e avanza. E poi è una di quelle combinazioni perfette che non muoiono mai come: gorgonzola e noci, pere e cioccolato, mele e cannella, io e te…
- Non cercare di comprarmi con una frase assestata bene, non sono il tipo. La cannella nella mia torta non ce la voglio.
- Ma tanto a te la prepara tua madre.
- Quindi?
- Quindi oggi la preparo solo per me. Se ti va la mangi, altrimenti niente.

- Ma che egoista!
- Dai, facciamo così: la prossima settimana seguirò la ricetta di tua madre.
- E io ora che mi mangio?
- Prendi due biscotti con il latte.
- …
- Anzi, sai che faccio?
- Ne fai due. Ora.
- No, oggi faccio la mia e domani pubblico la ricetta, poi tra una settimana preparo la famosa “Torta di mele della madredilui” e pubblico anche quella. Alla fine le mie lettrici potranno scegliere quella che  preferiscono e farla per i propri cari.
- E al tuo, di caro, chi ci pensa?
- Cosa vuoi? Noioso!
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