BenvenutiIl Convivente è un uomo fortunato: io sono una vera amante delle serate casalinghe in compagnia, e mi piace l’idea di condividere il nostro ambiente. Tra le doti indispensabili che deve avere una coppia unita c’è sicuramente l’ospitalità. E quando parlo di coppia sottolinerei la parolao “unita”: non va bene se in occasione di una cena a casa vostra lui si comporta come se fosse appena entrato dalla porta come tutti gli altri invitati. Lui deve (o almeno dovrebbe) essere al vostro fianco e sostenere il lavoro che state svolgendo in cucina.
Ed ecco dunque quelle che definirei: “Regole di accoglienza”. Come sempre, non vi preoccupate se leggendole capirete che il vostro compagno non ne rispetta neanche la metà: ci vuole tempo. Preparatevi ad affrontare diversi giramenti di scatole pre-splendidaserataconamici e a lunghe discussioni post- splendidaserataconamici. Ed ecco le regole.

1. Mentre voi cucinate, lui si occupa dell’aperitivo.
2. Apparecchiate insieme la tavola.
3. Lui si prepara, come voi, con un certo anticipo, così non dovrete aprire la porta agli ospiti con le mani infarinate, mentre lui è ancora sotto la doccia.
4. Lui offre da bere agli amici e non aspetta che siate voi a dirgli: “Amore, offri qualcosa da bere intanto, mancano ancora dieci minuti prima che sia tutto pronto”.
5. Quando portate in tavola i piatti, lui non dirà: “Questa è la torta salata che hai comprato in quella rosticceria?”, oppure: “Il pollo è quello del girarrosto del supermercato, vero?” Il vostro uomo vi farà sempre passare per una fantastica cuoca. Sarete voi a svelare il segreto, se lo vorrete, o a dare consigli utili agli amici.

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Christamas dinnerA Natale il Convivente ed io ci dividiamo e ci riuniamo alle nostre rispettive famiglie.
Quest’anno saremmo dovuti partire, ma poi alcuni intoppi tecnici ce l’hanno impedito e così ora io sono a Roma con i miei e lui a Milano con i suoi.
E voi, con il vostro compagno, lo passate insieme il Santo Natale oppure vi dividete per ricongiungervi dopo Santo Stefano?
Sono curiosa di sentire la vostra opinione su come sia meglio gestire la convivenza durante le “feste comandate”.

Sono figlia unica e non ho un gran numero di parenti così non ho mai vissuto il Natale come una riunione familiare, ma più come una delle tante piacevoli occasioni per passare del tempo insieme. Ho amiche che invece sono capaci di riunire per un solo pranzo venti, trenta, persone per volta. La massa di parenti mi terrorizza, ma d’altra parte mi diverte e incuriosisce.
Per quanto riguarda il rapporto di coppia credo che finché non si hanno dei figli non ci sia l’obbligo di unire le proprie famiglie, anzi. Ho constatato, dopo alcune chiacchiere tra amiche, che non sia sempre consigliato portare il proprio compagno in casa durante i cenoni o i pranzi natalizi perché il più delle volte le abitudini legate a queste occasioni non combaciano con quelle del proprio compagno e la possibilità di trovarsi o mettere l’altro in imbarazzo è dietro l’angolo.
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gingerbread man“Quando non vivi più con la tua famiglia cerca subito un buon fruttivendolo, un bar che faccia ottimi cappuccini e datti un limite di tempo per testare le migliori pizzerie, pasticcerie ed enoteche della zona. È sempre utile sapere dove andare a prendere qualcosa di buono al volo quando vengono a trovarti gli amici, ma se ti abitui a mangiare fuori o a comprare le “cosine buone” da portare a casa prendi cinque chili in un anno (come minimo).”

La Signorina Fiamma (foto di tharrin)

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living togetherCatherine è al suo secondo matrimonio.
Il suo secondo marito prima di sposarsi con lei ha vissuto a lungo da solo: “sa fare la lavatrice, pulire casa, si ricorda di buttare la spazzatura e pulire la cassetta del gatto…
Una delle sue più grandi qualità è proprio che sa prendersi cura della casa!
Catherine è già stata sposata.
Durante il suo primo matrimonio i lavori domestici erano impostati in maniera piuttosto rigida: c’erano i lavori “da donna” e quelli “da uomo”. A Catherine questo metodo sembrava normale, ma col tempo si è resa conto che questa divisione dei ruoli creava un certo risentimento all’interno della coppia e il risentimento alla lunga è sfociato in atteggiamenti negativi che si sono ripercossi sulla coppia.
Catherine non vuole rischiare di ritrovarsi nuovamente in quella situazione, così con il suo secondo uomo perfetto ha deciso, per venirsi incontro, di dividere meglio i ruoli. Come? Semplice, si sono divisi la casa secondo un metodo che Catherine ha ribattezzato “a zona”.
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2491777638_69b8b24de8.jpgNon riesco a concepire il fatto che un piatto preparato da me non possa piacere (al Convivente). Lo so, è un po’ integralista come visione, ma cucinare ogni sera significa mettersi in discussione: scegliere cosa fare, portare in tavola idee nuove, aspettare il giudizio (a volte basta un minimo movimento al lato destro del labbro superiore). Come vedete è quasi un lavoro, piacevole ma pur sempre un lavoro, e preferisco pensare che non ci sia niente di sbagliato in quello che faccio e che anzi, come spesso ripeto in queste pagine, sia giusto osare rischiando di fare scelte azzardate. In questi anni è sempre andato tutto liscio: mai una critica, magari qualche suggerimento, ogni tanto qualche polemica sulla sapidità dei piatti (ho la sensazione che il Convivente abbia perso parte delle papille gustative e per questo non riesca a percepire il salato come lo percepisco io), ma mai una critica seria. Mai, tranne quel giorno…

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SaltHo conosciuto tanti uomini e li ho visti tutti a tavola.
Non mi riferisco ai “miei uomini”, ma a tutti i fratelli delle mie amiche, i padri, i parenti, gli amici e gli amici dei miei amici.
Esistono diverse tipologie di uomo a tavola e ognuna ha un suo modo di sparecchiare:

  • L’iperattivo: sparecchia ogni volta che si finisce una portata. Non si ferma un attimo, ma  quando torna a tavola si dimentica sempre qualcosa. A quel punto la madre (figlia, moglie, fidanzata, amica) si alza e va prendere quello che manca.
  • Il pigro: vorrebbe sparecchiare, ma con i suoi tempi. Prima si beve il caffè, poi l’ammazza caffè, poi accende la tv, magari si fuma una sigaretta, poi si addormenta, poi va in bagno, poi si mette a giocare ai videogiochi, poi fa una telefonata, poi, poi, poi… Intanto la madre (figlia, moglie, fidanzata, amica) ha già messo a posto la cucina e, a volte, ha già preparato il menù per l’intera settimana.
  • Il bugiardo: quello che vorrebbe “tanto” sparecchiare, ma «ormai lo stai facendo tu!». Si differenzia dal pigro per la sua incontenibile capacità di inventarsi delle scuse plausibili per farci capire che possiamo sempre contare su di lui.
  • Il viziato: non alza una forchetta neanche se dovesse crollare il tavolo. A lui è sempre stato concesso tutto, la colpa è attribuibile alla madre (figlia, moglie, fidanzata, amica), ma ormai non potete più farci nulla.
  • Il casalingo disperato: sono modificati geneticamente alla nascita, fanno tutto loro! Se doveste diventare la fidanzata di uno di loro state certe che non vi dovrete più preoccupare delle faccende di casa: lavare i piatti, fare la spesa, cucinare, spolverare e a volte (casi tra i più gravi e rari) stirare. Quando avete a che fare con uomo di questo tipo sarete considerate da tutti delle donne molto fortunate, ma alle vostre spalle la gente mormora e si chiede: «siamo sicuri che quei due fanno sesso!»
  • Lo studente: è colui che non ha mai avuto bisogno di sparecchiare. Si potrebbe anche definire un “viziato-pigro-ingenuamente bugiardo”: lui non è che non vuole sparecchiare, è che proprio non è mai stato abituato a farlo, ma per essere carino con voi vuole imparare e rendersi utile.

Avete ritrovato il vostro Lui in una di queste definizioni? Rispondete anche al sondaggio nel forum.

Il Convivente, ad esempio, è uno studente (al momento si trova all’asilo nido) e ha imparato subito a sparecchiare, è un ragazzo con grandi capacità solo che a volte non si applica. Ha un modo tutto suo di sparecchiare, per quanto io mi sforzi e cerchi di capire la sua tecnica non ci sono ancora riuscita: raccoglie tutti i piatti insieme rischiando ogni sera che gli cada tutta la pila dalle mani, poi porta via acqua e bicchieri, prosegue con i condimenti e infine recupera le tovagliette americane. Mentre   sparecchia di solito io sono già in cucina pronta a caricare la lavastoviglie e mentre lo faccio lui prepara il caffè. In effetti, raccontata così sembriamo una coppia organizzata: il Convivente si beve il caffè e si butta davanti alla televisione, io finisco la cucina e poi mi dirigo verso il divano per rilassarmi un po’, magari abbracciata a lui. Entro in soggiorno e “TA-DAAA”, un regalo: non vi emozionate, non parlo di un vero regalo, mi riferisco a quell’oggetto (un bicchiere, il sale, il sottopentola…) che lascia sempre sulla tavola dopo averla sparecchiata.
“Amore, perché c’è ancora il sale in tavola?”
“Uh! Scusa, non l’avevo visto.”
La serata finisce così: io levo il sale e passo uno spray per pulire la tavola.

Perché Lui non pulisce anche la tavola? Dategli tempo, la maestra non glielo ha ancora insegnato, dicono sia una materia che si impara in prima elementare.

(Foto di steena)

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fame chimicaCapita: per stanchezza, per nervosismo, per “quella voglia di…”, per insonnia o per uso di sostanze (quest’ultimo non è il nostro caso, nonostante il titolo): quel languorino che arriva in mezzo alla notte e che ci costringe ad alzarci per raggiungere la cucina.
Eccolo lì, bello e fiero, il nostro frigorifero ricoperto di calamitine e liste della spesa, verso il quale ci trasciniamo, magari seguite dal gatto. Un frigorifero dove regnano le verdure che noi stesse abbiamo comprato la scorsa domenica al mercato perché ogni lunedì iniziamo la dieta, perché le verdure fanno tanto bene, perché “più ne mangi, più sarai in forma”. Questa notte però cerchiamo qualcosa di diverso, qualcosa di inaspettato.

  • Toh, guarda! In fondo al cassetto ci sono dei cavoletti di Bruxelles, proprio quelli che preparava la mamma e che oggi mangiamo, anche se continuano a farci schifo.
  • Che bello, uno yogurt! Peccato sia magro: 0% di grassi, bifidus, bacilli e altri germi strani che ci riposano dentro (perché loro alle tre di notte dormono e tu no?), senza la minima ombra di dolcificante, neanche lo zucchero d’uva.
  • C’è la maionese, allo yogurt ovviamente, ma abbiamo ancora un po’ di amor proprio per capire che quella rimarrà nel nostro stomaco per giorni.
  • Formaggi? Finiti dal Convivente.
  • Salumi? Solo la bresaola, tutte le diete che contano consigliano la bresaola.
  • Uova? Non sono quelle di nonna: calde, appena finite di covare, da bere crude senza paura di morire. Non sono quelle dello zabaione che ci preparava nostro padre quando stavamo poco bene: bianco, spumoso, che riusciva solo a lui. Sappiate che per il resto della vita nessun uomo sarà più capace di tanto impeto nel girare delle uova con lo zucchero.
  • Rimane l’acqua: la particella di sodio ci guarda male, sembra dirci “io sarò pure sola, ma tu stai molto peggio tesoro!

La fame ci sta distruggendo, quel rumore che fino a pochi minuti prima credevamo fossero le fusa del gatto in realtà sono i crampi del nostro stomaco. Non sappiamo che fare, continuiamo a fissare il frigo pur avendo i brividi dal freddo, decidiamo di chiuderlo perché non possiamo più reggere lo sguardo di pena della particella di sodio fino a che, proprio mentre stavamo per sbattere la porta in faccia all’ananas che guardiamo solo con la coda dell’occhio, eccolo lì: il latte.
Lo prendiamo, finalmente chiudiamo quell’inferno di ghiaccio, qualche calamitina cade per terra, siamo felici: un bicchierone (glu-glu-glu) tutto d’un fiato, un ultimo respiro prima di guardare il cartone un tempo così rassicurante e leggere “latte magro, completamente scremato, ad alta digeribilità, a lunga conservazione, privo di grassi, attenzione non è quello della Lola“.

Ferme, ferme! Non finisce mica così, questo è un blog di cucina e convivenza.
Alle tre e venti siamo sconsolate davanti a quel bicchiere di niente che abbiamo appena bevuto e arriva lui, il Convivente, ci ha sentite rovistare e si è chiesto cosa mai stessimo facendo: si siede al nostro fianco, ci guarda, gli raccontiamo della brutta esperienza con il bifidus e lui apre l’ultimo ripiano in fondo a destra, quello dove non andiamo mai neanche a spolverare.
Si gira verso di noi e in mano ha lui, quello che volevamo, quello che non avremo mai osato chiedere a quell’ora di notte: grosso, ricco, pieno…un barattolo di Nutella!

(foto di  zebra.paperclip)

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Un armadio è per sempre.

Come sarà la nostra casa? Come sarà vivere in una casa costruita insieme al Convivente? Come sarà la mia cucina? Dove metterò le scarpe?
Queste e non solo sono le domande che mi attraversano la mente da quando ho deciso di andare a vivere con il Convivente.
Abbiamo una bella casa, ma stiamo pensando di allargarci per fare un po’ di spazio al futuro. E a qualche altra persona.
Ovviamente sono tutte fantasie per ora, ma intanto ci divertiamo a confrontare i progetti che abbiamo in mente.
Convivente: “Vorrei allargare lo studio per metterci due televisori, magari comprare un proiettore. Potrei farmi una stanza multimediale.”
Signorina Fiamma: “Scusa, ma non ti bastano le tre consolle, i due schermi per il computer, sei hard disk e quattro webcam? Più multi di così”.
C: “Ma tu non volevi una cabina armadio, come quella del film di Sex & the City? Quando sei tornata dal cinema mi hai fatto una testa così.”
SF: “Ah, sì. Hai ragione, può essere un’idea…”

Mai far notare quanto possa essere importante per te avere tre pareti attrezzate piene di grucce e scaffali.
Dopo questo scambio di battute mi sono chiusa in bagno, mi sono guardata allo specchio e poi “Evvai!” ho sussurrato con tutto il fiato che avevo in gola.

A quanto pare tra le cose che desiderano ricevere le donne dal proprio uomo al primo posto sale la cabina armadio. Guardate un po’.

E voi cosa mettete in cima alla vostra lista dei desideri? Rispondete al sondaggio

P.S. Se poi non avete ancora una “wishlist” cliccate qui: cominciate a mettere da parte un po’ di desideri e rendeteli ben visibili al vostro uomo così non avrà più scuse e saprà sempre cosa regalarvi.

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Vi chiede le ricette che faceva per lui sua mamma e non vi sentite all’altezza? Non c’è da disperare…fagiolini aglio e olio

Una delle tante cose che ho imparato velocemente a cucinare per il Convivente sono stati i fagiolini aglio e olio che gli faceva sempre sua mamma.
Presentati così sembrano la cosa più semplice al mondo, ma ci sono volute bene sette volte per riuscire a ricreare quel sapore, quel non so che di bruciacchiato, quella croccantezza che rende dei semplici fagiolini i veri fagiolini di mia suocera.

 

Come conquistare definitivamente la gola del proprio convivente? Dandogli modo di esclamare molto spessosono proprio come li fa la mia mamma!”.

Se non vi piace cucinare arrendetevi alla cucina della madre, non c’è niente di male, anche se il più delle volte ne risente la linea.
Se vi piace cucinare:
1.    Basterà, nei primi mesi di convivenza, cercare di studiare le facce del vostro uomo davanti ai piatti; esaminare quei “mmh, buono!” o “cosa c’è dentro?”, che vi aiuteranno a capire il suo gusto.
2.    Non abbiate paura di essere insistenti: chiedetegli sempre, ad ogni piatto che gli presentate se gli piace e cosa c’è che non lo convince.
3.    Andate almeno una volta al mese a cena a casa di sua madre (sempre che la conosciate già e abbiate buoni rapporti con lei altrimenti meglio il  ristorante tutta la vita!) e assaporate ogni piatto cercando di scoprirne i segreti, facendo domande tra una portata e l’altra e, ovviamente, complimentandovi a fine pasto.

Non è detto che dobbiate fare proprio le stesse ricette di sua madre, ma ho diverse amiche con fidanzati/mariti piuttosto mammoni e le sento spesso lamentarsi, quindi vi consiglio di impararne almeno due o tre.

Con un pizzico di fortuna arriverà il giorno in cui sentiremo il nostro compagno bisbigliare ai nostri bambini seduti a tavola, in attesa della cena: “state composti, ora arrivano i fagiolini, quelli della mamma!”.
Quella volta, quella mamma sarai tu.

Continua a leggere e troverai la ricetta.

P.S. La discussione continua sul Forum. Rispondi al sondaggio.


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