Sono al mare, ma non manco mai di riportarvi qualche consiglio culinario come si deve. Il più delle volte, poi, sono i consigli che mi cadono addosso all’improvviso, e io non posso fare a meno di raccoglierli.

Ieri, ad esempio, ero con il mio piccoletto in piscina e mi sono messa a chiacchierare con due ragazze, mamme anche loro, che in compagnia della loro mamma si godevano un po’ di sole. Dopo poco ero con il mio blocchetto per gli appunti in mano pronta a segnare le indicazioni per una fantastica ricetta di pesce della signora, che da oggi sarà “La signora di Castagneto”.

Non è l’unica ricetta che mi ha dato, quindi la ritroveremo presto tra i miei post.

La signora di Castagneto, bella donna e maestra in pensione, ha inventato una ricetta a base di pesce che fa venire l’acquolina in bocca non appena viene pronunciata. Questa ricetta è una delle poche che vi riporto ancor prima di provarla personalmente: primo perché voglio appuntarla qui prima di perdere, come mio solito, il block-notes; secondo perché il primo di noi (intendo me e voi) che riesce a prepararla deve dire agli altri come gli è venuta e cosa ne pensa. Mi raccomando!

Ingredienti (per 4 persone): 320 g di spaghetti, due cucchiai di olio, due noci di burro, peperoncino q.b., 800 g di totani freschi, di quelli piccoli, due bustine di zafferano e parmigiano grattugiato.

Preparazione: lavate bene i totani e fateli a striscioline e frullate i ciuffetti che rimangono solitamente più duri. Mettete a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo fate scaldare in una padella ampia l’olio, il burro e fatevi cuocere, con un po’ di peperoncino, i vostri totani (nel tempo di cottura dei vostri spaghetti). Una volta che gli spaghetti saranno al dente versateli nel sugo di totani, aggiungete le bustine di zafferano, saltate bene aggiungendo (all’occorrenza) un mestolo d’acqua di cottura della pasta e prima di servire spolverate il tutto con abbondante parmigiano.

(Foto credits: Annie Mole)

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Eat, Pray, LoveBuone nuove per chi ama la cucina e le storie “d’ammmore”: a ottobre uscirà in Italia il film “Eat, pray, love” con Julia Roberts, James Franco e Javier Bardem (nelle sale americane dal 13 agosto).
Credo che dati i nomi dei protagonisti maschili il mio post di oggi potrebbe chiudersi qui. James Franco! Forse non avete capito bene: James Franco! La foto qui sotto? Bene, è lui e ovviamente la sua visione non sarà comunque in grado di offuscare del tutto le nostre menti impedendoci di vedere anche Javier Bardem: un altro sul quale ci sarebbe da discutere oppure fare un minuto di silenzio, fate voi.
Ma torniamo al film.
Eat, pray, love (Mangia, prega, ama) è tratto dall’omonimo libro di Elizabeth Gilbert, pubblicato nel 2006: questo diario autobiografico, con milioni di copie vendute e un posto di rilievo nella classifica dei bestseller del “New York Times”, è stato tradotto in Italia da Rizzoli e credo che, per chi non l’avesse già fatto, possa rivelarsi una piacevole lettura estiva. Un libro leggero, romantico e godereccio. È un romanzo rosa, sia chiaro, ma quando nei romanzi si parla di cibo credo che un’occhiata valga la pena darla comunque.
James FrancoLa trama è questa: Liz (Julia Roberts) è bella, bionda, solare. Ha una casa a New York, un matrimonio perfetto e un lavoro invidiabile. Eppure, una notte, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte Liz capisce di non volere più niente di quello che ha e improvvisamente si mette a pregare. Dopo una notte angosciata da mille pensieri, Liz decide di divorziare. Poi incontra un un uomo (James Franco), ma anche questa relazione va a male, così Liz decide di partire per un anno alla scoperta di sé. Un viaggio per ritrovare “l’appetito per la vita” che ha sempre avuto e che ormai sente di aver perso. Elizabeth Gilbert racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia (EAT) dove ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India (PRAY) dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese; e l’Indonesia (LOVE) dove uno sciamano le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine e a innamorarsi di nuovo (di Javier Bardem, uno a caso!).Javier Bardem
Il film è girato tra l’America, l’Italia e l’India e, per non farci mancare nulla, è prodotto da Brad Pitt.
Confesso: il libro l’ho appena iniziato, il trailer del film (che vi lascio qui sotto) l’ho visto più volte e la paura che la visione gastronomica italiana venga nuovamente stereotipata attraverso l’immagine di un’anziana che spiega come fare il pane mi terrorizza, ma stiamo parlando di fiction. Non sarà un film da Oscar, ma credo che divertirà. Non sarà “Julie & Julia”, che l’anno scorso ha conquistato la vetta della mia personale hit parade dei film legati al cibo, ma quanto a protagonisti il casting ha puntato molto in alto.
Ovviamente resta una domanda: se davvero Elizabeth Gilbert avesse incontrato un James Franco dopo il divorzio voi credete che sarebbe partita? E poi dubito molto di chi crede di trovare la felicità abbandonando la propria quotidianità. Queste sono valutazioni che faccio a libro appena iniziato, ma sono curiosa di capire come va a finire. Intanto vi lascio al trailer.

(Foto tratte dal sito ufficiale di “Eat, Pray, Love” e da Popsugar)

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TrippaioIo e Ci_Polla lunedì ci incontreremo partendo da poli opposti: lei da Milano e io rientrando da Roma. Per tutte quelle che, come noi, sono a Firenze o si vogliono prendere un weekend culinario nel capoluogo toscano c’è Taste.
Da domani a lunedì la città si riempirà di sapori, più di quanti non ne sprigioni già di suo!
Il fulcro della manifestazione è la Stazione Leopolda, una bellissima stazione della prima metà dell’Ottocento che dagli diversi anni ospita manifestazioni ed eventi diversi legati alla cultura e alla creatività contemporanea. Chi trascorrerà il fine settimana a Firenze avrà l’imbarazzo della scelta nel consultare il cartellone di Taste: eventi ed incontri dentro lo spazio espositivo, ma anche (e soprattutto) fuori con “FuoridiTaste”, il programma off del salone con un calendario che include oltre 100 eventi in città, organizzati in altrettante location d’eccezione.
Tra gli eventi che non mi voglio perdere ci sono: la rassegna “Cinema Taste”, una maratona video che propone un montaggio delle migliori pubblicità che raccontano il cibo e la sua cultura, dagli anni ’50 a oggi; i “Taste Ring”, incontri e dibattiti sui temi più caldi legati al gusto e alla cultura contemporanea della tavola, organizzati e condotti da Davide Paolini; e “Taste Tools”, la sezione dedicata agli oggetti di food & kitchen design, ai capi di abbigliamento, alle attrezzature tecniche e professionali legate al mondo della tavola e della cucina.
Un ultimo consiglio: vista la situazione atmosferica per riscaldarsi a Firenze non c’è niente di meglio che un bel panino con il lampredotto, un tipo di trippa, da comprare rigorosamente presso i banchini dei trippai sparsi per il centro della città.
Ecco l’elenco dei trippai:
- Mario Albergucci, Piazzale di Porta Romana
- Lorenzo Ancilli, Piazza Artom
- Marco Bolognesi, Via Gioberti (piazza Beccaria)
- Alessio Farolfi, Via Aretina (angolo via Casaccia)
- Orazio Nencioni, Loggia del Porcellino
- Sergio Pollini, Via de’ Macci (angolo Borgo la Croce)
- Leonardo Torrini, Viale Giannotti (piazzetta del Bandino)
- Lupen e Margo (ex La Trippaia), Via dell’Ariento (ang. via Sant’Antonino)
- Il Trippaio di Firenze, Via Maso Finiguerra (angolo via Palazzuolo)

(Foto di  bru76)

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hansel e gretelNon disperate! Lo so, ora siete lì: nel vostro ufficio, con la maglietta scollata per mostrare a tutti l’abbronzatura, la testa per aria, il sapore del sale ancora sulle labbra e, soprattutto, il ricordo di quegli aperitivi in spiaggia.
Tranquille: birra, Spritz, Negroni, prosecco e Bellini non rimangono in vacanza, anzi tornano con voi per farsi trovare sui banconi dei bar delle grandi città e fare da contorno alle chiacchiere tra amici.
Lo Spritz è il mio aperitivo preferito e la prima volta l’ho scoperto in Trentino, proprio dove mi trovavo questo weekend; come vi avevo detto non potevo mancare alle Notte di Fiaba: circondata da bambini alla ricerca di Hansel & Gretel e da cappelli da folletto fabulino di tutti i colori, mi sono rifugiata alla “Casa del caffè” e lì ho trovato i due bambini abbandonati della fiaba, solo che qualcuno li aveva trasformati in aperitivi.

Hansel e Gretel sono i due cocktail speciali creati per l’occasione, uno rosso e uno verde, e ho chiesto la ricetta alle ragazze del bar proprio per voi. Un’idea in più da proporre agli amici, diversa dai soliti mix.

Hansel & Gretel (i cocktail)

Preparazione di Hansel: frullate del ghiaccio con una bottiglietta di succo ACE e dello sciroppo (quello per guarnire gelati e dolci in genere) alla fragola. Versate il mix in un bicchiere e aggiungete del buon prosecco fino a riempirlo bene. Nel versare il vino il cocktail creerà una schiuma gonfia da leccarsi i baffi!

Preparazione di Gretel: stesso procedimento, cambiando gli ingredienti. Frullate del ghiaccio con una bottiglietta di succo di mela e dello sciroppo (quello per guarnire gelati e dolci in genere) al kiwi. Versate il mix in un bicchiere e aggiungete del buon prosecco fino a riempirlo bene. Non vi ho detto che la schiuma riempirà il bicchiere creando un bellissimo effetto bicolore.

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linzer2.jpgGiovedì prossimo a Riva del Garda ha inizio la “Notte di fiaba”, la manifestazione che da dieci anni trasforma per quattro giorni consecutivi la città in una favola a cielo aperto: ogni anno una fiaba diversa viene raccontata e interpretata da un compagnia di attori per le vie della città e centinaia di bambini (e genitori) seguono estasiati i personaggi tra piazze e stradine. Il tutto fa da contorno alla serata finale: lo spettacolo pirotecnico (sabato 29 agosto alle ore 22.00) che illuminerà tutto il lago. La fiaba di quest’anno è “Hänsel e Gretel” e una golosa come me non poteva mancare all’appuntamento, correndo il rischio di finire tra le grinfie della strega cattiva (la stessa che superati i trent’anni potrete chiamare in amicizia “Cellulite”). Ma tanto l’estate è finita e il conto alla rovescia per la prova bikini si azzera nuovamente quindi concediamoci qualche strappo e godiamoci qualche minuto il piacere di sentire gli zuccheri circolare liberamente dentro di noi.
Pronte? Perché la ricetta di oggi segue proprio questa strada.
Vi presento la Linzer Torte, un amore al primo assaggio: i denti affondano all’improvviso nella pasta frolla saporita, morbida e friabile, mentre la lingua incontra il ripieno di marmellata ai lamponi e il palato sperimenta il retrogusto di cannella. Emozione pura.
Il Convivente dice che mi si vede in faccia quando qualcosa mi piace davvero, torno subito bambina: gli occhi mi s’illuminano e non riesco a trattenere il sorriso, quasi mi vergognassi di godere di quel piacere così personale e privato.
Questo crostata di origine austriaca, considerata la torta più antica del mondo, l’ho assaggiata per la prima volta proprio a Riva del Garda: era il dessert del buffet offerto dall’hotel Du Lac e du Parc e se oggi ve ne parlo è grazie a Primo De Donà, capo cameriere dell’albergo.
- La prego, devo assolutamente sapere come è fatta questa torta!
- Domani è ancora qui?
- Certo!
- Vedo cosa posso fare…

Il giorno dopo mi sono presentata nella sala cercando il mio messaggero e lui era lì: ha sfoderato dalla tasca interna della giacca un foglietto ripiegato (quello che vedete in foto) con la ricetta della Torta Linzer (dose per sei torte!) con gli omaggi di Vuerich Loris, chef pasticcere.

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Peter AntonAvete ancora un mese buono per progettare una mini vacanza a New York: può sembrare complicato, ma è così che dovrete fare se volete vedere dal vivo le eccezionali sculture di Peter Anton (a meno che qualche museo non decida di averle in Italia al più presto). Gelati, scatole di ciambelle da far morire sul colpo Homer Simpson, cioccolatini e coni gelato: tutto extra-large.
Amo ingigantire il cibo per dargli un nuovo significato. Ho un innato rispetto per ciò che mangiamo. Il cibo avvicina la gente e non c’è miglior modo al mondo per celebrare la vita.  Attraverso il senso dell’umorismo, l’ironia, la grandezza e l’intensità delle mie sculture, il cibo che diamo per scontato diventa, in maniera atipica, esteticamente piacevole e seducente. Le mie sculture mettono chi le guarda in una condizione di vulnerabilità e in questo modo posso comunicare con loro in maniera più diretta e onesta; faccio scattare in loro quel senso di fame per tutti i cibi che danno piacere e li costringo ad arrendersi. La sensualità trasmessa dai miei lavori stimola i bisogni e i desideri umani più naturali come solo la vera passione sa fare.”
Così Anton descrive i suoi lavori e come dargli torto: ci vuole molto poco ad essere stimolati da questi prodotti giganti. A voi che effetto fanno?
Ad esempio, io non ho mai amato il classico cremino, ma ora non vedo l’ora di andare al bar e gustarmene uno: quello scricchiolio di cioccolata fondente, leggerissima, quel velo nero che ricopre, nascondendola, una panna gelata, fresca, latte all’ennesima potenza.

E dopo una breve pausa… 

dsc_0053_2.jpg peter_anton_sm_cone.jpg pbjcracker1full.jpg peter_anton_boxed_doughnuts.jpg 

Eccomi di nuovo qui: voi magari non ve ne siete neanche accorte, ma durante la stesura di questo post sono davvero andata al bar, ho comprato il mio gelato e ora, mentre giocherello con la lingua con lo stecco legnoso privo ormai del suo gelato, vi segnalo dove potrete trovare queste sculture golose e giganti: la mostra si chiama “How sweetit is! The Art of candy” e la troverete alla Allan Stone Gallery (113 East 90th Street, Manhattan, NY) fino al 19 giugno. Come se non bastasse in contemporanea, sempre presso la Allan Stone Gallery, troverete i dipinti e, soprattutto, le nature morte di Gina Minichino: un’altra artista che ha deciso di riprodurre il cibo su tela con un realismo tale che solo a guardare le sue opere viene l’acquolina in bocca.
Se riuscite a passare per New York buon viaggio, altrimenti accontentatevi dei link ai siti dei due artisti: basta un click per avere fame!

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302295130_5e9c6c7c83.jpgSe c’è una cosa che amo preparare e prepararmi sono i panini: toast, tramezzini, bruschette, pizzette. Qualunque sia il tipo involucro e di condimento, cerco sempre di creare sapori sempre nuovi che mi soddisfino e mi stupiscano: da piccola ero capace di creare un panino a quattro strati solo con i crackers e sono certa che se ne fossi stata capace avrei creato un panino pure a due anni, magari seduta sul seggiolone. Già me lo immagino: uno strato di Plasmon e uno di omogeneizzato, il tutto accompagnato da un biberon di latte.

Una delle trasmissioni che preferisco ultimamente è quella di Marco Bolasco su Rai Sat Gambero Rosso Channel (canale 410 di Sky): “Panino amore mio”. In poco più di mezz’ora grandi chef, in compagnia di Bolasco, preparano panini curiosi, nuovi e insoliti. Ingolosita da quelle ricette ho curiosato un po’ su internet scoprendo il blog di Marco Bolasco, “Panino d’autore“. Alla fine di uno degli ultimi post ho trovato uno strumento utile e divertente: il regolo per panini, un’idea geniale per aiutarci a creare il panino perfetto, riuscendo a combinare al meglio salumi e formaggi. Grazie alla partnership con la Negroni, Bolasco ha messo a disposizione di tutti (basta scaricare il file in pdf) “una ruota che gira attraverso 26 combinazioni di panini possibili, per divertirsi e provare in tempo reale tanti e sfiziosi matrimoni del gusto, alcuni più classici, altri più innovativi“. Salumi, qualità di pane, formaggi, salse o verdure e infine birra o vino: questi gli elementi del regolo che, girando su se stesso, scopre uno dopo l’altro gli abbinamenti ideali per la creazione del panino perfetto.

Non dimenticate però che anche il panino, come ogni ricetta che si rispetti, richiede la sua dose di fantasia. E’ per questo che voglio darvi un altro consiglio, un’idea per il prossimo weekend di festa: andate a Firenze e, tra una visita alla Galleria degli Uffizi e il Ponte Vecchio, fatevi fare un panino da “I Fratellini”. Il piccolissimo locale gestito da due fratelli è un luogo mitico, conosciuto da tutti i golosi e dai fortunati fiorentini che riescono a trascorrere lì, appoggiati al mini bancone in Via dei Cimatori 38 (una traversa di Via dei Calzaioli), la propria pausa pranzo. La scelta delle combinazioni è infinita e i prodotti di altissima qualità: lardo di colonnata, ricotta e salsiccia fresca, pomodori secchi, mozzarella, prosciutto di cinghiale. A voi non resta altro che metterci un po’ di fantasia e tanta voglia di azzannare il vostro panino perfetto accompagnato da un bicchierino di vino rosso (che non fa mai male).

Il mio panino ideale è con ricotta, salsiccia fresca e pomodori secchi…sublime!

(Foto di pcarpen)

 

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