Quasi un anno fa, per Capodanno, decisi di sbizzarrirmi in un dolce che non avevo mai provato prima: il croquembouche. Per prepararlo mi limitai a fare una buona crema pasticciera, montare la panna e preparare il caramello per poi assemblare tutto insieme ai bignè e creare la torre che vedete in foto. Speravo di fare una rete di caramello migliore, ma il risultato fu comunque soddisfacente, soprattutto a detta dei miei ospiti (ma forse erano ubriachi e euforici, come accade a Capodanno).
I bignè, dicevamo: quelli li ho comprati. Sono passata dal mio panettiere e li ho ordinati per tempo, per poi scoprire che anche i loro uscivano fuori da una grossa busta di bignè industriali, a saperlo li avrei presi direttamente al supermercato (sbagliando si impara). E così, sin dall’anno scorso, sono rimasta con la convinzione che preparare i bignè fosse una delle cose più difficili, dato che lo stesso panettiere evitava di prepararli artigianalmente. Convinzione che si è smontata come la maionese quando impazzisce nell’istante ho deciso di provare a farli in casa.
Era domenica, pioveva, avevo voglia di dolci, ma volevo anche far felice il Convivente – quindi niente torte secche – e così ho aperto uno dei tanti libri di cucina e ho letto le istruzioni. Circa mezz’ora dopo avevo il piano della cucina invasa da buffi bignè gonfi e dorati pronti per essere farciti.
Arriviamo al dunque: come si fanno i bignè. Tanto per cominciare si prepara la pasta choux.
Continua dopo il click...

20 commenti

6

Chiacchiere sulle frappe

Categorie: Roma-Milano A/R

Una delle prime cose che ho imparato di Milano è che non è Roma. Sembra piuttosto stupido detto così, ma credetemi è destabilizzante trasferirsi e scoprire che sapori, odori e specialità a cui eri abituata e consideravi familiari non esistano. E se esistono hanno un altro nome.Proprio l’altro giorno ripensando al Carnevale (dopo l’assurda chiacchierata con il Convivente) mi sono ricordata di quando ero entrata in un forno/pasticceria milanese per comprare qualcosa per festeggiare il mio primo Carnevale ambrosiano con le nuove coinquiline: ho curiosato e capito cosa fosse nascosto al di là del bancone, oltre le ceste piene di panini, le crostate e i muffins al cioccolato, così quando è arrivato il mio turno:
- Vorrei un vassoio di frappe, per favore?
- Scusi, cosa?
- Le frappe, quelle lì.
- Dice le chiacchiere?”
- No, le frappe! Ah, a ragione qui le chiamate così. Mi scusi, sono romana non lo sapevo”.

La commessa mi guardò davvero male, neanche fossi stata un extraterrestre.
- Basta così?
- No, vorrei anche qualche bignè.
- Dove li vede?
- Davanti a lei, quelli con la crema.
- Questi sono tortelli.- N
o, non quelli salati. Voglio i bignè, proprio quelli accanto alle frappe, cioè le chiacchiere…insomma, quelli.
- Si chiamano tortelli, ma lei è romana!
- Già sono romana e noi quei cosi li chiamiamo bignè.
Appena uscita da quel posto carica di tortelli e chiacchiere (o li chiamavo così o non sarei mai più uscita dalla pasticceria) mi venne in mente quell’anno alle elementari: la maestra ci insegnò a fare i dolci di Carnevale e le finì uno schizzo d’olio bollente nell’occhio mentre preparava le castagnole. Altro che bignè o tortelli, a Roma si mangiano le castagnole!

Vi siete mai ritrovate a discutere sul nome di una ricetta? Parliamone sul forum.

Questa è la ricetta che ho ritrovato nei vecchi quaderni di scuola quando ero solo la piccola Fiamma.
Ingredienti: 4 uova, 400gr di farina, 50gr di zucchero, 100gr di burro,1 bicchierino di rhum, 1 limone, 250dl di olio d’oliva, 100gr di zucchero semolato e sale.
Preparazione: impastate la farina, le uova, il rhum e il burro, aggiungete la scorza di limone tritata e un pizzico di sale. Intanto scaldate l’olio sul fuoco facendo attenzione a non farlo fumare. Con l’aiuto di un cucchiaio prendete un poco di impasto alla volta e fatelo cadere nell’olio bollente. Friggete le castagnole finché non prenderanno un bel colore dorato. Scolate le palline ottenute e lasciatele intiepidire in una ciotola con la carta assorbente. Rotolatele nello zucchero e godetevele. Una dopo l’altra.

6 commenti