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Granita con l’anguria

Categorie: Ricette semplici

Qualche tempo fa ho scoperto una roba assurda: il Convivente non aveva mai mangiato una granita con panna.
Primo: la cosa è assurda perché lui avrebbe origini siciliane.
Secondo: di granite e grattachecche ne ho parlato spesso, e quando ne scrivo di solito è perché le preparo o le mangio. Possibile che non mi sia capitato di mangiare una granita con il Convivente? Chissà con chi ero…
Terzo: nella vita, prima di morire, tutti dovrebbero sapere che sapore ha una granita, vera! Non quella delle macchinette dei bar. Poi il gusto sceglietelo voi.
Dato che quella al caffè ormai dovreste sapere come si fa, parliamone di una che è l’apoteosi dell’estate: la granita al cocomero. Un surplus di freschezza, gusto e bontà.
Farla è semplicissimo, solo che dovrete prepararla un giorno che passate la giornata in casa perché ogni mezz’ora, per almeno quattro volte dovrete toglierla dal freezer e mescolarla.

Ingredienti per 4 persone: 200 ml di acqua, 50 g di zucchero, 300 g di anguria frullata e privata dei semini.
Preparazione: ottenere uno sciroppo facendo bollire l’acqua e lo zucchero. Una volta pronto in una pirofila di vetro o di metallo versate lo sciroppo e unitelo all’anguria: mescolate e lasciate freddare prima di mettere il contenitore nel freezer. Dopo un’ora tirate fuori la granita dal frigo e rimestatela con una forchetta, poi rimettete il tutto in freezer. Ripetere l’operazione almeno altre quattro volte, lasciando correre circa mezz’ora tra una rimestata e l’altra. Appena noterete la consistenza tipica della granita potrete servirla in bicchieri freddi, con una spruzzata di panna. Sì, panna, anche con l’anguria. Fidatevi!

(Foto di quinn.anya)

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peras_budas.jpg Quest’estate i telegiornali mostravano enormi cocomeri quadrati, ora tocca alle pere. Non sono frutti geneticamente modificati, ma solo pere ingabbiate in stampini  fatti a forma di Buddha. L’invenzione è merito del cinese Canny Gao che sembra abbia riscosso molto successo in patria e stia già progettando di esportarle in Gran Bretagna e nel resto d’Europa.
Bastasse così poco per evitare l’odiosa forma a pera!

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