fame chimicaCapita: per stanchezza, per nervosismo, per “quella voglia di…”, per insonnia o per uso di sostanze (quest’ultimo non è il nostro caso, nonostante il titolo): quel languorino che arriva in mezzo alla notte e che ci costringe ad alzarci per raggiungere la cucina.
Eccolo lì, bello e fiero, il nostro frigorifero ricoperto di calamitine e liste della spesa, verso il quale ci trasciniamo, magari seguite dal gatto. Un frigorifero dove regnano le verdure che noi stesse abbiamo comprato la scorsa domenica al mercato perché ogni lunedì iniziamo la dieta, perché le verdure fanno tanto bene, perché “più ne mangi, più sarai in forma”. Questa notte però cerchiamo qualcosa di diverso, qualcosa di inaspettato.

  • Toh, guarda! In fondo al cassetto ci sono dei cavoletti di Bruxelles, proprio quelli che preparava la mamma e che oggi mangiamo, anche se continuano a farci schifo.
  • Che bello, uno yogurt! Peccato sia magro: 0% di grassi, bifidus, bacilli e altri germi strani che ci riposano dentro (perché loro alle tre di notte dormono e tu no?), senza la minima ombra di dolcificante, neanche lo zucchero d’uva.
  • C’è la maionese, allo yogurt ovviamente, ma abbiamo ancora un po’ di amor proprio per capire che quella rimarrà nel nostro stomaco per giorni.
  • Formaggi? Finiti dal Convivente.
  • Salumi? Solo la bresaola, tutte le diete che contano consigliano la bresaola.
  • Uova? Non sono quelle di nonna: calde, appena finite di covare, da bere crude senza paura di morire. Non sono quelle dello zabaione che ci preparava nostro padre quando stavamo poco bene: bianco, spumoso, che riusciva solo a lui. Sappiate che per il resto della vita nessun uomo sarà più capace di tanto impeto nel girare delle uova con lo zucchero.
  • Rimane l’acqua: la particella di sodio ci guarda male, sembra dirci “io sarò pure sola, ma tu stai molto peggio tesoro!

La fame ci sta distruggendo, quel rumore che fino a pochi minuti prima credevamo fossero le fusa del gatto in realtà sono i crampi del nostro stomaco. Non sappiamo che fare, continuiamo a fissare il frigo pur avendo i brividi dal freddo, decidiamo di chiuderlo perché non possiamo più reggere lo sguardo di pena della particella di sodio fino a che, proprio mentre stavamo per sbattere la porta in faccia all’ananas che guardiamo solo con la coda dell’occhio, eccolo lì: il latte.
Lo prendiamo, finalmente chiudiamo quell’inferno di ghiaccio, qualche calamitina cade per terra, siamo felici: un bicchierone (glu-glu-glu) tutto d’un fiato, un ultimo respiro prima di guardare il cartone un tempo così rassicurante e leggere “latte magro, completamente scremato, ad alta digeribilità, a lunga conservazione, privo di grassi, attenzione non è quello della Lola“.

Ferme, ferme! Non finisce mica così, questo è un blog di cucina e convivenza.
Alle tre e venti siamo sconsolate davanti a quel bicchiere di niente che abbiamo appena bevuto e arriva lui, il Convivente, ci ha sentite rovistare e si è chiesto cosa mai stessimo facendo: si siede al nostro fianco, ci guarda, gli raccontiamo della brutta esperienza con il bifidus e lui apre l’ultimo ripiano in fondo a destra, quello dove non andiamo mai neanche a spolverare.
Si gira verso di noi e in mano ha lui, quello che volevamo, quello che non avremo mai osato chiedere a quell’ora di notte: grosso, ricco, pieno…un barattolo di Nutella!

(foto di  zebra.paperclip)

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