Ho comprato un polpo. Cioè, ho comprato un pezzo di polpo giù pulito e inscatolato, ma fresco e non surgelato.
Avevo voglia di polpo e patate, ma ho fatto male i conti: un pezzo di polpo non basta, serve un polpo intero.
Ma come mi piace la parola polpo: polpo, polpo, polpo!
Che poi questo nome, al mollusco viscidino che ho comprato, non è che gli si addica più di tanto, non trovate?
Questioni linguistiche a parte, l’altra sera ho preparato il primo pezzo di polipo della mia vita e, alla faccia di tutti quelli che mi hanno detto “Occhio, che viene duro“, il mio era morbidissimo! Le patate poi l’avevo cotte al punto giusto e la pioggia di prezzemolo fresco con cui ho condito il tutto mi ha fatto sentire subito al mare.
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No, non sono incinta, ma proprio come mi accadde durante quei nove mesi mi è ripartita una voglia pazzesca di cibo cinese. Sarà che in ufficio ho due maniaci del riso chao fan e che con loro mi capita spesso di mangiare verdure, pollo e spaghetti di soia; sarà che ho una splendida wok e non la uso mai; sarà che al Convivente ho provato a propinare un paio di piatti unici a base di spaghetti di riso, carne e salse varie e gli sono piaciuti molto: fatto sta che ultimamente non mangio altro.

Ho comprato un libretto sui cibi preparati nella wok e mi sono fatta spiegare cosa desse davvero quel sapore tipico del cibo cinese da una amico: il trucco sta nella salsa di ostriche.

Questa salsa densa, dall’odore funesto, ma dal sapore inconfondibile, la trovate in tutti i negozi che vendono prodotti etnici, anche quelli più improbabili.
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Tatin di finocchi

Categorie: Piatti unici

L’ho detto diverse volte: non c’è niente di meglio di una splendida cena fuori, con la giusta compagnia, in un buon ristorante  per tornare ispirati e pronti a cucinare in casa propria piatti nuovi e originali.

L’altra sera, e non accadeva da parecchio tempo, il Convivente ed io ci siamo presi un po’ di tempo per starcene soli soletti, a cena fuori, in un posto molto carino. Il ristorante era raffinato, romantico e accogliente: proprio quello che ci voleva. Tra i vari piatti, alcuni semplicemente irripetibili vista la bravura dello chef, quello che più mi è piaciuto è stato l’antipasto: tatin di finocchi accompagnato da gelato di pere al curry.
Ok, il gelato francamente non saprei rifarlo, ma ho provato a usare l’idea della tatin salata per fare una mia versione a base di finocchi e porri.
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L’altra sera ho avuto un paio di amici a cena, e ovviamente mi hanno avvertito all’ultimo del loro arrivo. Una pasta al pesto di certo non poteva bastare: son maschi, che ci vuoi fare!
Ero rientrata da poco con il piccolo Coso dopo una lunga giornata in giro per Milano e non avevo davvero voglia di perdere tempo in cucina, ma l’ospitalità – in casa mia – viene prima di tutto.
Come potevo cucinare, fare il bagnetto a Coso, preparare la pappa, apparecchiare e dare da mangiare ai gatti, nel giro di mezz’ora? Semplice, preparando uno “sfornato”!
Gli sfornati sono quella categoria di cibi – adorati dal Convivente (ha coniato lui questo termine) – che riuniscono tutte le ricette infornate: sformati, flan, sufflé, lasagne, melanzane alla parmigiana, ratatouille arrosto…


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Ci sono delle ricette che – per me – sono legate a doppio nodo con la parola agosto, una di queste sono le zucchine ripiene che faceva la mia nonna quando eravamo tutti riuniti in Toscana. Una delizia che profumava tutta la casa. E mentre in forno si cuocevano le crostate, quasi fatte apposta per scaldare l’ambiente non appena arrivavano le prime piogge di fine estate, sul fuoco ribollivano gli zucchini nel loro sughetto.
Noi le mangiavamo come secondo, dopo un semplice piatto di spaghetti al pomodoro e rosmarino. Mi ricordo che mi divertivo a modellare il ripieno umido e appiccicoso fatto di carne e profumato con mille erbette e il parmigiano. La stessa ricetta potrebbe essere usata per farcire pomodori, patate o melanzane, ma noi avevamo le zucchine dell’orto del nonno e guai a non usarle subito: ” Sennò si sciupano”. Quando arrivavano sul grande tavolo della cucina le zucchine con i loro fiori potevi star certa che la sera avresti avuto la tua razione di zucchini ripieni e il giorno dopo, per pranzo, degli eccezionali fiori fritti. Tutto merito della nonna Marì.

Che bei tempi! Quasi, quasi vado a prepararle.


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Ho comprato il sale affumicato, precisamente il sale affumicato della Danimarca: è buonissimo e quando lo apro mi sembra di trovarmi in campagna, con qualche amico, dopo un bel pranzo  a base di carne alla brace e il fuoco è stato appena spento. Sapete quell’odore piacevole di bruciacchiato? Io l’ho ritrovato nel sale danese.
Dove trovarlo? Beh, ormai in quasi tutte le gastronomie vendono ogni varietà di sale (per saperne di più sappiate che esiste anche una manifestazione dedicata) e, per diversificare i sapori del vostro menu, vi consiglio di provarne una, di tanto in tanto.
Andate per tentativi, almeno così ho fatto io: prima il sale rosa, poi quello nero, poi quello aromatizzato, poi il sale rosso delle Hawaii… Quello affumicato, invece, è grigio.
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L’altro giorno ho pranzato con una ragazzona americana molto simpatica e carina che ho avuto occasione di conoscere solo l’anno scorso e che per caso ho ricontatto quest’anno. Sai quelle persone che vedi una volta, ma con le quali sei subito in sintonia? Beh, la prima volta che ci conoscemmo scatto la mitica frase: “Dai, poi sentiamoci, magari si mangia una cosa insieme“. Da quel giorno sono passati quasi due anni e io nel frattempo sono diventata pure mamma. Lei si chiama Laurel, è una foodblogger e ha scritto un bel libro sulla cucina americana, ormai un bel po’ di tempo fa.
Io adoro le “schifezze” americane: pancake, muffins, torte alte dieci centimetri, hamburger…
Ovviamente il termine “schifezze” è solo un soprannome simpatico per una cucina che è tutt’altro che cattiva e poco curata, magari i sapori sono diversi da quelli a cui siamo abituati, ma di certo ci sono alcune ricette che dovrebbero entrare più spesso a far parte dei nostri menù casalinghi.
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Mentre scorrono sul televisore, ma anche in streaming sul mio computer dal sito “Matrimonio Reale“, le immagini del matrimonio di William e Kate, non posso fare a meno di pensare a cosa mangeranno al banchetto reale.
Il matrimonio del Secolo, l’hanno ribattezzato: trovo questi eventi molto divertenti, sembra tutto così surReale, ma non mi vergogno a dire che sono incollata allo schermo per curiosare e commentare i volti, i mille cappellini e i vestiti degli ospiti. Vista dall’alto Westminister Abbey sembra una distesa di pasticcini colorati, macarons o cupcakes con glassa a voi la scelta.
Se avete avuto l’occasione di sbirciare i primi ospiti in arrivo sono certa che avrete anche voi spalancato la bocca al passaggio di David Beckam, tanto per dirne uno.
Ma tornando al cibo, argomento Principe di questo blog, vi voglio lasciare con una piccola raccolta ricordo delle ricette anglosassoni che fino ad oggi vi ho proposto. Un piccolo ripasso e un suggerimento per sentirsi subito Oltremanica, almeno con la mente e con lo stomaco.
Nell’ordine:
1. Torta di carote
2. Scones
3. Rhubarb Bars
4. Muffins ai mirtilli
5. Fish&Chips
6. Lemon Bars
Buon appetito.
God save the Royal Wedding!

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Sono tante le ricette di famiglia delle quali non vi ho mai parlato, forse perché alcune sono così semplici che neanche penso possano essere annoverate sotto il termine “ricetta”. Poi però quando mi ritrovo a prepararle non posso fare a meno che condividerle con voi.
Una di queste è il pesciaccio: una sorta di pasticcio di patate e tonno da mangiare freddo ricoperto di maionese, possibilmente fatta in casa. Diciamo che non è proprio la ricetta preferita dal Convivente, ma potrebbe diventare una delle vostre: primo per la sua estrema semplicità, seconda perché piuttosto creativa e terzo perché non può non piacere ai bambini, anche solo per la forma con cui viene presentata in tavola.

Cercando in rete se ci fosse qualcosa di simile al mio pesciaccio dopo bene 30 anni ho scoperto che la mitica ricetta di famiglia è meglio conosciuta nel mondo dei ricettari come “Pesce finto” e anche nel cerca ricette di Donna Moderna potrete trovarne diverse versioni. A voi la scelta… quella che segue è la ricetta della mia mamma!

Ingredienti: 4 patate, 300 g di tonno in scatola, 2 cucchiai di capperi, sale, pepe, prezzemolo e maionese fatta in casa.
Preparazione: lessate le patate, ancora con la buccia, in una pentola con abbondante acqua salata. Quando si saranno ammorbidite scolatele, lasciatele intiepidire, sbucciatele e poi schiacciatele bene con lo schiacciapatate. Mettete le patate in una ciotola capiente nella quale verserete anche il tonno (sgocciolato bene dal suo olio), il mazzetto di prezzemolo fresco tritato finemente, i capperi (se vi piacciono), un filo d’olio per ammorbidire e poi aggiustate di sale e pepe. Aggiungete circa 1/3 della vostra maionese al composto e poi con questa “poltiglia” formate su un piatto da portata un bel pescione. Potete comprare anche uno stampo a forma di pesce, ma io mi sono sempre divertita a farlo a mano con la mia mamma. Una volta fatta la forma spalmate tutta la maionese rimasta sul pesce e cominciate a decorarlo con olive, capperi o cetriolini per dare vita al pesciaccio con occhi, branchie e pinne finte. Spazio libero alla fantasia. Lasciate riposare almeno un’oretta in frigorifero e poi servite.

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Uh, mamma! Il gatto di patate, che buono.
Questa affermazione, di cui timidamente mi attribuisco la paternità, risale al 1985, credo.Quello fu l’anno in cui assaggiai il mio primo gateau di patate, ovvero una torta ricca di patate, formaggio e prosciutto. Una sorta di tortino o sformato. Chiamatelo come vi pare, ma state tranquille: il gatto non c’entra nulla. A meno che non compriate uno stampo per il forno a forma di gatto e non sarebbe una cattiva idea!
Pare che il gateau (torta in francese) si possa anche chiamare gattò, con l’accento sulla “o”, dato che questa delizia sembra essere un classico della cucina napoletana.
È sicuramente un piatto unico, ma potreste usarlo, tagliato a cubettoni, come antipasto o come spuntino da aperitivo. I bambini ne vanno matti, per non parlare del Convivente. Quando lo faccio mi dice sempre che manca il sale, ma questa ormai è una questione che difficilmente riusciremo a superare.
Passiamo ora alla ricetta, gentile regalo di mia madre a tutte voi, soprattutto perché a me le patate sono state vietate per un po’. Niente di grave, solo che sembra io stia lievitando e quindi sarebbe meglio tenere la dieta mia e di Coso sotto controllo. Voi godetevi questo piatto.
Un ultimo consiglio: se lo preparate domani sera o al massimo sabato mattina avrete risolto i weekend perché ogni volta che lo riscalderete sarà più buono.

Ingredienti: 1,5 kg di patate, 100 g di prosciutto cotto a dadini, 4 uova, 100 g di parmigiano grattugiato, 100 g di pecorino, 100 g di provola affumicata o dolce in base ai vostri gusti, 150 g di mozzarella, 1 mazzetto di erbe miste fresche (prezzemolo, timo, basilico), 1 cucchiaio di latte, 120 g di burro, 50 g di pangrattato, sale e pepe q.b. (non esagerate perché il pecorino e la prova rendono il tutto molto saporito).
Preparazione: lessate le patate e poi schiacciatele in una ciotola con un masher o con il classico schiacciapatate. Unite alle patate i dadini di prosciutto, metà del burro, il parmigiano, il pecorino, 4 tuorli, il latte e il trito di erbette. Salate e pepate. Montate due albumi a neve ferma e incorporateli con delicatezza al composto di patate. Ungete con il burro una teglia (tonda, quadrata o a forma di gatto)e spolverizzatela con il pangrattato. Versate metà del composto di patate, poi ricoprite con la provola e la mozzarella fatte a fette non troppo spesse, ricoprite con il resto dell’impasto e, una volta livellato il gateau, distribuite sopra qualche fiocchetto di burro e un po’ di pangrattato. Fate cuocere in forno a 200° per 45 minuti. Servite tiepido, così sarà più semplice tagliarlo.

(Foto di banger1977)

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