Mi sono inventata un nuovo condimento.
Poi magari già lo fanno tutti e io non ne sapevo nulla, fatto sta che ne sono molto orgogliosa.
È da poco che ho scoperto i cipollotti, nel senso che li usavo molto poco e solo crudi per rinforzare un’insalata un po’ insulsa.
Poi ho capito che cotti sono davvero ottimi, non sono pesanti quanto la cipolla classica e hanno quel retrogusto dolciastro che da soli bastano a creare un sugo perfetto.
Meglio è se quel gusto viene compensato da un formaggio come il pecorino e del buon pepe macinato al momento.
Chiamatela cacio e pepe rinforzata o sugo ai cipollotti con pecorino.
Chiamatela come vi pare, per me è il mio nuovo sugo e d’ora in poi, quando porterò in tavola la pasta così condita, dirò semplicemente: “ho fatto la mia pasta con i cipollotti”.

Ingredienti: una decina di cipollotti freschi, 100 g di pecorino grattugiato, pepe, sale, 300 g di pasta.
Preparazione: pulite i cipollotti e tagliateli sottili tenendo almeno cinque centimetri di gambo. In una padella, mentre state già facendo scaldare l’acqua per la pasta, versate due cucchiai d’olio e appena è caldo buttate i cipollotti e a fuco basso li fate appassire completamente. Buttate la pasta, fatela cuocere e scolatela con un minuto di anticipo rispetto al tempo previsto  passandola direttamente nella teglia dove avete fatto appassire i cipollotti. Versate il pecorino un paio di macinate abbondanti di pepe e un mestolo di acqua di cottura. Saltate il tutto per un minuti e servite immediatamente.

Foto di vanessa lollipop

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Sono al mare, ma non manco mai di riportarvi qualche consiglio culinario come si deve. Il più delle volte, poi, sono i consigli che mi cadono addosso all’improvviso, e io non posso fare a meno di raccoglierli.

Ieri, ad esempio, ero con il mio piccoletto in piscina e mi sono messa a chiacchierare con due ragazze, mamme anche loro, che in compagnia della loro mamma si godevano un po’ di sole. Dopo poco ero con il mio blocchetto per gli appunti in mano pronta a segnare le indicazioni per una fantastica ricetta di pesce della signora, che da oggi sarà “La signora di Castagneto”.

Non è l’unica ricetta che mi ha dato, quindi la ritroveremo presto tra i miei post.

La signora di Castagneto, bella donna e maestra in pensione, ha inventato una ricetta a base di pesce che fa venire l’acquolina in bocca non appena viene pronunciata. Questa ricetta è una delle poche che vi riporto ancor prima di provarla personalmente: primo perché voglio appuntarla qui prima di perdere, come mio solito, il block-notes; secondo perché il primo di noi (intendo me e voi) che riesce a prepararla deve dire agli altri come gli è venuta e cosa ne pensa. Mi raccomando!

Ingredienti (per 4 persone): 320 g di spaghetti, due cucchiai di olio, due noci di burro, peperoncino q.b., 800 g di totani freschi, di quelli piccoli, due bustine di zafferano e parmigiano grattugiato.

Preparazione: lavate bene i totani e fateli a striscioline e frullate i ciuffetti che rimangono solitamente più duri. Mettete a bollire l’acqua per la pasta e nel frattempo fate scaldare in una padella ampia l’olio, il burro e fatevi cuocere, con un po’ di peperoncino, i vostri totani (nel tempo di cottura dei vostri spaghetti). Una volta che gli spaghetti saranno al dente versateli nel sugo di totani, aggiungete le bustine di zafferano, saltate bene aggiungendo (all’occorrenza) un mestolo d’acqua di cottura della pasta e prima di servire spolverate il tutto con abbondante parmigiano.

(Foto credits: Annie Mole)

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Qualche giorno fa il Convivente è arrivato da me tutto contento citandomi un tweet di Red Ronnie nel quale, il conduttore tv, mostrava una foto dei pici alla trabaccolana. Gli ingredienti presenti nel piatto erano: capperi, olive, pomodori secchi, peperoncino, olio, pane e mandorle abbrustolite.
“Amore, devono essere buonissimi!”
Vista la sua eccitazione per un piatto da me sconosciuto sono subito andata a documentarmi e ho scoperto che il sugo alla trabaccolara (e non trabaccolana) è un piatto tipico della tradizione viareggina.

Cito: il suo nome deriva da trabaccolo, un’imbarcazione utilizzata dai pescatori di San Benedetto del Tronto, alcuni dei quali si trasferirono a Viareggio tra l’inizio degli anni ’20 e la fine degli anni ’30. Nasce come piatto povero, perché realizzato dai pescatori sanbenedettesi con pesci di fondale che, al mercato del porto, restavano invenduti (la gallinella, lo scorfano, le tracine, ecc.).  A queste qualità d’ingredienti di base, qualcuno ama aggiungere anche crostacei e molluschi, che rendono il piatto più ricco, ma lo allontanano dalla originaria ricetta.
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Sono tornata da poco da Roma dove ho trascorso la Pasqua e il mio compleanno. Mi sono accorta di non aver ancora condiviso con voi ciò che ho mangiato proprio il giorno di Pasqua e, dato che si tratta di ricette che non avevo mai provato prima, mi fa piacere raccontarvele perché ho preparato davvero – modestia a parte -dei piatti squisiti che potrete replicare quando volete, mica solo a Pasqua!

Prima di tutto ho cucinato i tubetti in guazzetto di gamberi con asparagi di Angela Maci (una delle due sorelle in pentola): la ricetta era all’interno del bel servizio dedicato a noi foodblogger sul numero di Aprile di Sale&Pepe, di cui vi ho parlato qualche giorno fa. Fossi in voi correrei a prenderne una copia perché ci sono ricette che vale davvero la pena tenere da parte, tra queste quella di Angela. I tubetti sono stati una rivelazione e la preparazione davvero veloce.
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Le zuppe cremose, mangiate anche tiepide, sono una vera goduria. Velluto liquido che soddisfa i sensi e lo stomaco. Non trovate?
Se c’è una cosa su cui andiamo d’accordo il Convivente ed io è l’amore per le zuppe.
Quando rientro tardi e non so cosa fare sono certa che mettendo su una veloce zuppa faccio felice lui, il piccoletto ed io. Oltretutto ci metto un attimo e sporco poco: tre piccioni (gusto, facilità e pulizia) con una fava. Fave, piselli, zucca, pomodori…
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Pasta con cavolfiore

Categorie: Ricette semplici

Che cavolo ci faccio?
È il gioco di parole più scontato se si pensa al cavolfiore e derivati, ma molto spesso questa è l’esclamazione che mi scappa quando lo trovo nel frigorifero.
Non che appaia per magia, è solo che a volte lo compro e poi me ne dimentico.

Il cavolfiore è ottimo se cotto al vapore o arrostito al forno, ma perché non trasformarlo in un primo piatto, invece del solito contorno?

Ho trovato la ricetta che segue in un vecchio ricettario del ristorante Puntazzo di Ginostra. Trascorsi una splendida estate in questa parte dell’isola di Stromboli quando avevo dieci anni e ne ho un ricordo molto piacevole: ero una bambina e un posto senza acqua né luce io non l’avevo mai visto, mentre a Ginostra era così che andavano le cose.
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La zuppa di pomodori arrosto

Categorie: Ricette semplici

In questo periodo non faccio altro che preparare zuppe.
Ho freddo, abbiamo tutti freddissimo, e le zuppe sono il cibo ideale per non perdere tempo e scaldarsi a dovere.
L’altra settimana vi parlavo della mia gioia per l’arrivo dei pomodori, chissà se continueranno a farsi trovare dopo queste nevicate.
Ad ogni modo i pomodori sono la base, e anche tutto il resto, di questa fantastica zuppa per ogni stagione: in inverno meglio se calda, quasi bollente, con formaggio e crostoni di pane abbrustolito, mentre in estate si beve freddissima, tipo gazpacho.
Ovviamente al momento vi consiglio la prima versione, ma poi fate come volete.
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Comfort food. Per chi non lo sapesse, questo termine indica tutti quei cibi “coccola”, quelli che ti scaldano il cuore e che confortano ogni volta che li mangi.
Tra quelli riconosciuti quasi universalmente ci sono: il purè, la cioccolata calda, la Nutella, il latte caldo con il miele, la zuppa dalla nonna (qualunque nonna), la torta di mele, e così via.
Ognuno poi ha i suoi gusti, ovviamente.
Spesso un piatto diventa in un attimo il mio comfort food anche se fino al giorno prima non lo era.
Spesso dipende anche dal momento in cui lo si mangia e dall’umore che si ha quando ci si trova davanti al piatto.

Qualche settimana fa sono stata in un ristorante di Roma davvero eccezionale e nel menu ho scoperto la pasta burro e alici. Tac! Si è accesa la spia del “comfort food”, immediatamente.
La storia è questa. Durante il periodo di Natale, soprattutto quando ero piccola, i miei genitori ed io andavamo in montagna a sciare e, durante la pausa pranzo, tra una pista e l’altra, ci fermavamo sempre a un bar per mangiare qualcosa: panino burro e prosciutto per me e burro e alici per i miei.
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Ho scoperto il riso nero, o meglio il riso venere. Direte: bella scoperta! Beh, per me lo è stata. Una novità che mi è capitata tra le mani e sotto i denti una sera che il Convivente non era in casa: mi ero ordinata una bella porzione di sushi online, ma tra le offerte del menu, oltre al solito pesce crudo, avevo adocchiato questo “riso venere con pesce misto” e così mi sono lasciata tentare.
Forse voi lo usate da tempo, in effetti anche le marche più conosciute lo producono e lo vendono nei supermercati, ma io non mi ero mai soffermata su questa qualità di riso.
Dopo quella piacevole serata sono corsa a comprarlo e ho provato a cucinarlo a modo mio: ho comprato dei gamberi freschi, un pezzetto di zenzero, del lime e mi sono messa all’opera.
Il riso venere cuoce in circa 18 minuti, bollito in acqua salata. Nel tempo della cottura ho preparato il sughetto: uno spicchio d’aglio e un pezzetto di zenzero grattugiato soffritti in un goccio d’olio, a seguire i gamberi ben puliti, un pizzico di paprika (1/2 cucchiaino di paprika dolce e 1/2 di quella piccante) e una spruzzata di succo di lime. Una volta cotto il riso l’ho buttato nella padella con i gamberi e ho mantecato con una noce di burro, che l’ha reso cremoso il giusto, e una grattugiata di scorza di limone. Ho finito la mia ricetta nel piatto di portata con una spolverata di prezzemolo fresco… Et voilà il riso era pronto.
Un successone! Anche il Convivente ne è rimasto molto colpito.
Giorni dopo ho cotto di nuovo il riso, ma questa volta saltandolo velocemente in padella con un mix di verdurine tagliate a tocchetti (zucchini, fagiolini e carote) e saltate, giusto il tempo di scottarle, ho aggiunto qualche foglionia di menta e la scorza grattugiata del solito lime. Ottimo!
Insomma, come vi dicevo, una vera rivelazione. Il tempo di cottura del riso non è certo breve, ma dato il sapore particolare questa qualità si addice perfettamente alla stagione in corso perché potrete mangiarlo cucinandolo come un classico risotto oppure tenendolo freddo e accompagnandolo con le vostre verdure preferite.

Tra le ricette del nostro cercaricette ho trovato altri tredici suggerimenti, ma sono curiosa di conoscere le vostre idee a base di riso nero.
Voi come lo preparate?

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“Ma come, non ve l’ho mai fatta?”
Mi sono ritrovata ad esclamare così l’altra sera portando in tavola una carbonara fumante per i miei amici. Poi sono passata da qui e ho notato che… “Ma come, non ve l’ho mai scritta?”.
Strano a dirsi, ma non ho mai messo online la ricetta della carbonara (Che vergogna Fiamma, che romana sei se non prepari una bella carbonara?).
C’è da dire che la gravidanza mi ha tenuta un po’ lontana da questa meravigliosa ricetta che piace quasi a tutti, ma soprattutto al Convivente: il quale pur di mangiarla quando non ci conoscevamo ancora si riduceva a comprare le buste di carbonara surgelata, pur di mangiarla almeno una volta al mese.
Non pasta all’uovo, ma pasta con l’uovo. Chi di voi non l’ha mai preparata?
Ci sono varie teorie, come accade un po’ per tutte le ricette regionali e di grande diffusione. La mia la preparo (credo) nella maniera più “normale” e semplice possibile, con un mix di parmigiano e pecorino.
Specifico: la ricetta che seguirà è quella che uso io, ma se aveste un vostro modo o suggerimenti sono ben felice di condividere con voi qualche trucco per preparare uno dei miei sughi preferiti in assoluto.
Se girate un po’ in Rete vi accorgerete che alla voce carbonara corrisponde spesso il nome di Paolo Parisi, il creatore di una qualità di uova superiore alla media. Di Parisi è la ricetta di una carbonara particolare perché fatta “a crudo”, per ripeterla potete leggere la ricetta. Ma ora passiamo alla “mia”, di carbonara.

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