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Salame al cioccolato per Natale

Categorie: Cioccolato & Co.

Il salame al cioccolato è una di quelle ricette che andrebbero preparate sempre, in ogni stagione. Va bene per le feste dei bambini, per le cene con gli amici, per festeggiare una ricorrenza.
È uno di quei dolci che non ha troppe pretese e che si mangia sempre volentieri.
In questi giorni di grandi abbuffate, tra veri salami e piatti di tortellini, perché non fare un dolce semplice, che accompagni il momento del caffè.
A me l’ha insegnato la mia maestra delle elementari, figuratevi!
Era una golosa pazzesca e con me – golosa sin dalla nascita – faceva tombola, sempre pronta com’ero a conoscere già allora nuove ricette.
Buon Natale a tutti!

E mangiate il giusto… che poi vi sentite in colpa ;)

Ingredienti: 2tuorli, 4 cucchiai di zucchero, 100 g di burro morbido, 5 cucchiai di cacao amaro,  30 biscotti secchi (tipo Oro Saiwa), 1 cucchiaino di gran marnier a piacere.
Preparazione: montate le uova con lo zucchero, aggiungete il burro e amalgamate bene il tutto. Versate i biscotti in un fazzoletto o canovaccio di cotone, richiudetelo e sbattete i biscotti con un batticarne, in modo da sbriciolarli grossolanamente. Unite il cacao all’impasto di uova e burro,  il liquore ei biscotti. Impastate e formate un cilindro che avvolgerete bene nella carta alluminio e farete freddare almeno quattro ore in frigorifero.

Foto: FrancescaV.com

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Ma voi ve lo ricordate il Blob? Era quel gelato confezionato, cugino tutt’altro che povero del più classico Cornetto, formato da un cono con gelato allo zabaione ricoperto da una glassa al cioccolato e nocciole. Tipo.
O almeno io lo ricordo così.

Beh, l’altro giorno stavo sfogliando la mia copia digitale di Everyday Food (perché – almeno così la penso – per chi fosse un po’ geek, ma anche solo un minimo al passo con la tecnologia, ormai i magazine di cucina si leggono su tablet e iPad) e mi sono imbattuta in qualcosa di molto simile: li chiamano Sundae Cones, ovvero i gelati ricoperti di glassa.
Così mi sono detta: “Ma cavolo! Il blob me lo faccio in casa, per di più con il gelato che più mi piace e il cioccolato migliore“.

Lo so, anche nelle migliori gelaterie artigianali preparano cose simili, magari in versione mini, ma io volevo farmelo da sola. E così ho cominciato.
Provateci anche voi!

Ingredienti: 8 coni gelato, 1,5 kg gelato alla crema o allo zabaione ammorbidito (va bene qualunque crema in realtà, ma quasi, quasi anche il gusto lampone), 220 g di gocce di cioccolato fondente, 4 cucchiaini di burro, 20 g di noccioline tostate, non salate, tritate.
Preparazione: riempite i coni con il gelato, poi cercate di sistemarli nel freezer in modo che rimangano in piedi e lasciateli freddare per circa 3 ore. A parte preparate la glassa ammorbidendo il cioccolato a bagnomaria o nel microonde e unendovi il burro.
A questo punto prendete un cono alla volta, passatelo a testa in giù nella glassa tiepida molto velocemente e con movimento rotatorio, poi passatelo nelle praline di noccioline e infine riponetelo in freezer per un’altra ora in posizione eretta prima di mangiare.

[Foto credits: wee-eats.com]

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Io proprio non me lo ricordavo, il garlic bread. E vi assicuro che in Inghilterra, a vent’anni, ne mangiavo di continuo.
Prima considerazione: sono decisamente invecchiata.
Seconda considerazione: ma perché non ho mai pensato di farlo in casa?

Se alla prima considerazione non c’è rimedio, per la seconda ho risolto.
In quel della Gran Bretagna il garlic bread lo trovate ovunque, lo vendono persino surgelato nei supermercati pronto da scaldare all’occorrenza. Ma perché comprarlo quando è così semplice prepararlo a proprio piacere?
Poi dovremo decidere se sia grasso o meno (ma l’olio non è poi così tanto) e sopratutto se sia carino presentarlo in tavola durante una serata tra amici: insomma, come la mettiamo con la questione aglio?
C’è chi dice non sia ideale da proporre, sopratutto se non si è in confidenza, e chi – come me – crede invece che se si mangia tutti, alla fine, non ci sia nulla di cui preoccuparsi.

Io vi lascio la ricetta, voi poi ditemi che ne pensate.
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Tatin di finocchi

Categorie: Piatti unici

L’ho detto diverse volte: non c’è niente di meglio di una splendida cena fuori, con la giusta compagnia, in un buon ristorante  per tornare ispirati e pronti a cucinare in casa propria piatti nuovi e originali.

L’altra sera, e non accadeva da parecchio tempo, il Convivente ed io ci siamo presi un po’ di tempo per starcene soli soletti, a cena fuori, in un posto molto carino. Il ristorante era raffinato, romantico e accogliente: proprio quello che ci voleva. Tra i vari piatti, alcuni semplicemente irripetibili vista la bravura dello chef, quello che più mi è piaciuto è stato l’antipasto: tatin di finocchi accompagnato da gelato di pere al curry.
Ok, il gelato francamente non saprei rifarlo, ma ho provato a usare l’idea della tatin salata per fare una mia versione a base di finocchi e porri.
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Pasta con cavolfiore

Categorie: Ricette semplici

Che cavolo ci faccio?
È il gioco di parole più scontato se si pensa al cavolfiore e derivati, ma molto spesso questa è l’esclamazione che mi scappa quando lo trovo nel frigorifero.
Non che appaia per magia, è solo che a volte lo compro e poi me ne dimentico.

Il cavolfiore è ottimo se cotto al vapore o arrostito al forno, ma perché non trasformarlo in un primo piatto, invece del solito contorno?

Ho trovato la ricetta che segue in un vecchio ricettario del ristorante Puntazzo di Ginostra. Trascorsi una splendida estate in questa parte dell’isola di Stromboli quando avevo dieci anni e ne ho un ricordo molto piacevole: ero una bambina e un posto senza acqua né luce io non l’avevo mai visto, mentre a Ginostra era così che andavano le cose.
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Qual è la specialità gastronomica che ha accompagnato la vostra estate?

La mia è la zonzella di Marina di Donoratico: pasta per la pizza fritta in olio bollente e mangiata caldissima.

Sono appena rientrata dalla Toscana, regione alla quale – per motivi diversi – siamo molto legati sia il Convivente che io, e lì ho mangiato diverse volte nelle ultime settimane queste mitiche zonzelle. Mitiche, ovviamente, per il Convivente che trascorre da quarant’anni le sue estati proprio in quella zona. Ricordo che quando andai a trovarlo la prima volta al mare mi parlava sempre di queste diavolo di zonzelle, come se fossero un cibo comune: io non avevo assolutamente idea di cosa fossero. Poi finalmente le assaggiai: bastoncini fritti, lunghi circa trenta centimentri, realizzati con la pasta per fare la pizza, fritta.

“Ah, ma è pizza fritta!”
“Zonzelle
“Sì, vabbè, tu le chiami così, ma è pizza fritta.”
“No, si chiamano zonzelle.”
“Amore, ho capito, ma tu e qualche centinaio di persone della zona le chiamate così, mentre il resto del mondo no. Anzi, il resto del mondo non ha idea di cosa voglia dire la parola: zonzella.”
“Ma è il loro nome.”
“Chiaro. Ma è-pizza-fritta! Pensa che mia nonna ogni volta che faceva la pizza in casa ne preparava qualcuna con i residui di pasta; poi ricordo che a Ferragosto, nella balera del paese dove trascorrevo l’estate, preparavano una cosa simile e poi tu potevi scegliere se mangiarla con il sale e con lo zucchero. Nessuno però le chiamava zonzelle.”
“Ma guarda che le zonzelle sono salate.”
“Ah, che palle! Ho capito che queste cose si chiamano zonzelle, qui. Ma ti giuro che quello che mangiavo io era proprio la stessa cosa. Tu dirò di più: a Firenze c’è un ristorante che usa la stessa ricetta, ma invece di farne dei pezzi di forma allungata li prepara a mo’ di palletta e li chiama coccoli”.
“Ma non saranno la stessa cosa.”
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Ci sono delle ricette che – per me – sono legate a doppio nodo con la parola agosto, una di queste sono le zucchine ripiene che faceva la mia nonna quando eravamo tutti riuniti in Toscana. Una delizia che profumava tutta la casa. E mentre in forno si cuocevano le crostate, quasi fatte apposta per scaldare l’ambiente non appena arrivavano le prime piogge di fine estate, sul fuoco ribollivano gli zucchini nel loro sughetto.
Noi le mangiavamo come secondo, dopo un semplice piatto di spaghetti al pomodoro e rosmarino. Mi ricordo che mi divertivo a modellare il ripieno umido e appiccicoso fatto di carne e profumato con mille erbette e il parmigiano. La stessa ricetta potrebbe essere usata per farcire pomodori, patate o melanzane, ma noi avevamo le zucchine dell’orto del nonno e guai a non usarle subito: ” Sennò si sciupano”. Quando arrivavano sul grande tavolo della cucina le zucchine con i loro fiori potevi star certa che la sera avresti avuto la tua razione di zucchini ripieni e il giorno dopo, per pranzo, degli eccezionali fiori fritti. Tutto merito della nonna Marì.

Che bei tempi! Quasi, quasi vado a prepararle.


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Sono tante le ricette di famiglia delle quali non vi ho mai parlato, forse perché alcune sono così semplici che neanche penso possano essere annoverate sotto il termine “ricetta”. Poi però quando mi ritrovo a prepararle non posso fare a meno che condividerle con voi.
Una di queste è il pesciaccio: una sorta di pasticcio di patate e tonno da mangiare freddo ricoperto di maionese, possibilmente fatta in casa. Diciamo che non è proprio la ricetta preferita dal Convivente, ma potrebbe diventare una delle vostre: primo per la sua estrema semplicità, seconda perché piuttosto creativa e terzo perché non può non piacere ai bambini, anche solo per la forma con cui viene presentata in tavola.

Cercando in rete se ci fosse qualcosa di simile al mio pesciaccio dopo bene 30 anni ho scoperto che la mitica ricetta di famiglia è meglio conosciuta nel mondo dei ricettari come “Pesce finto” e anche nel cerca ricette di Donna Moderna potrete trovarne diverse versioni. A voi la scelta… quella che segue è la ricetta della mia mamma!

Ingredienti: 4 patate, 300 g di tonno in scatola, 2 cucchiai di capperi, sale, pepe, prezzemolo e maionese fatta in casa.
Preparazione: lessate le patate, ancora con la buccia, in una pentola con abbondante acqua salata. Quando si saranno ammorbidite scolatele, lasciatele intiepidire, sbucciatele e poi schiacciatele bene con lo schiacciapatate. Mettete le patate in una ciotola capiente nella quale verserete anche il tonno (sgocciolato bene dal suo olio), il mazzetto di prezzemolo fresco tritato finemente, i capperi (se vi piacciono), un filo d’olio per ammorbidire e poi aggiustate di sale e pepe. Aggiungete circa 1/3 della vostra maionese al composto e poi con questa “poltiglia” formate su un piatto da portata un bel pescione. Potete comprare anche uno stampo a forma di pesce, ma io mi sono sempre divertita a farlo a mano con la mia mamma. Una volta fatta la forma spalmate tutta la maionese rimasta sul pesce e cominciate a decorarlo con olive, capperi o cetriolini per dare vita al pesciaccio con occhi, branchie e pinne finte. Spazio libero alla fantasia. Lasciate riposare almeno un’oretta in frigorifero e poi servite.

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Uh, mamma! Il gatto di patate, che buono.
Questa affermazione, di cui timidamente mi attribuisco la paternità, risale al 1985, credo.Quello fu l’anno in cui assaggiai il mio primo gateau di patate, ovvero una torta ricca di patate, formaggio e prosciutto. Una sorta di tortino o sformato. Chiamatelo come vi pare, ma state tranquille: il gatto non c’entra nulla. A meno che non compriate uno stampo per il forno a forma di gatto e non sarebbe una cattiva idea!
Pare che il gateau (torta in francese) si possa anche chiamare gattò, con l’accento sulla “o”, dato che questa delizia sembra essere un classico della cucina napoletana.
È sicuramente un piatto unico, ma potreste usarlo, tagliato a cubettoni, come antipasto o come spuntino da aperitivo. I bambini ne vanno matti, per non parlare del Convivente. Quando lo faccio mi dice sempre che manca il sale, ma questa ormai è una questione che difficilmente riusciremo a superare.
Passiamo ora alla ricetta, gentile regalo di mia madre a tutte voi, soprattutto perché a me le patate sono state vietate per un po’. Niente di grave, solo che sembra io stia lievitando e quindi sarebbe meglio tenere la dieta mia e di Coso sotto controllo. Voi godetevi questo piatto.
Un ultimo consiglio: se lo preparate domani sera o al massimo sabato mattina avrete risolto i weekend perché ogni volta che lo riscalderete sarà più buono.

Ingredienti: 1,5 kg di patate, 100 g di prosciutto cotto a dadini, 4 uova, 100 g di parmigiano grattugiato, 100 g di pecorino, 100 g di provola affumicata o dolce in base ai vostri gusti, 150 g di mozzarella, 1 mazzetto di erbe miste fresche (prezzemolo, timo, basilico), 1 cucchiaio di latte, 120 g di burro, 50 g di pangrattato, sale e pepe q.b. (non esagerate perché il pecorino e la prova rendono il tutto molto saporito).
Preparazione: lessate le patate e poi schiacciatele in una ciotola con un masher o con il classico schiacciapatate. Unite alle patate i dadini di prosciutto, metà del burro, il parmigiano, il pecorino, 4 tuorli, il latte e il trito di erbette. Salate e pepate. Montate due albumi a neve ferma e incorporateli con delicatezza al composto di patate. Ungete con il burro una teglia (tonda, quadrata o a forma di gatto)e spolverizzatela con il pangrattato. Versate metà del composto di patate, poi ricoprite con la provola e la mozzarella fatte a fette non troppo spesse, ricoprite con il resto dell’impasto e, una volta livellato il gateau, distribuite sopra qualche fiocchetto di burro e un po’ di pangrattato. Fate cuocere in forno a 200° per 45 minuti. Servite tiepido, così sarà più semplice tagliarlo.

(Foto di banger1977)

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Ma voi avete mai visto una mela cotogna? No, perché io l’ho vista per la prima volta quest’anno.
Le mele cotogne, come vedete nella foto, non sono di certo uno splendore: sono brutte, durissime e pelose. Un frutto davvero fuori dal comune. Quando ero piccola mi è capitato diverse volte di trovare in qualche negozietto la cotognata, ovvero delle barrette rettangolari gelatinose che mi divertivo a conficcare in uno stecchino e poi mangiare a morsi. Mio papà mi ha raccontato che lui la mangiava spesso per merenda, a scuola. Un roba dolcissima, forse troppo.
L’altro giorno ho trovato queste mele e ne ho comprate quattro, tanto per provare.
Ho provato a sbucciarne una per capire che sapore avesse da cruda, ma è stato peggio che decorticare una zucca. Mi sono messa a cercare online come cavolo usare queste mele e ho trovato molto utili i consigli di “Due chiacchiere” che scrive: io consiglio di metterle nella pentola di cottura così come sono. Falle bollire per 30 minuti. Dopo che si sono un po’ raffreddate, sbucciale e tagliale a pezzetti di circa 4 centimetri di larghezza.
E così ho fatto. Una volta fatte le mele a pezzettini mi sono messa a fare la marmellata, sempre secondo la ricetta di “Due chiacchiere” ed è venuta benissimo. Una roba dolcissima, forse troppo.
Ora la mia marmellata, dopo qualche assaggio sul pane da parte mia e del Convivente, è partita per Roma dove mio padre, goloso e amante di queste “robe dolci”, se la finirà in un attimo, ne sono certa.

Se voleste provare a creare delle piccole cotognate da mangiare a morsi potete seguire la ricetta di questa cotognata fantasia e usare le formine che preferite!

(Foto di Public Domain Photos)

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