Voi lo sapete benissimo che al Convivente non piace mangiare il pollo a forma di pollo, con cosce in bella vista e ossicini da scartare. Ma il pollo gli piace.
Il modo migliore per non sentirlo borbottare è quello di cucinargli il petto che, per quanto buono, non è certo il massimo della libidine culinaria.
Può diventarlo, però, se si creano delle salse morbide e profumate come quella fatta da Jamie Oliver per il suo mustard chicken.
La ricetta l’ho scoperta guardando il suo show “Jamie’s 30 Minutes meal” in onda ultimamente su Gambero Rosso Channel.
L’ho imparata subito e preparata già tre volte: al Convivente, ai miei genitori, e durante una serata tra amici.
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Il pesce, diciamolo, se è buono meno lo si “inciucia” e meglio è. Naturale, grigliato, infornato, lessato: scegliete il vostro metodo di cottura, tanto il gusto lo fa la qualità.
Ci sono però dei filetti di pesce, quelli che magari compriamo surgelati, che non sanno proprio di nulla. E noi però li compriamo perché costano poco e si fanno in un attimo.
Beh, sapete una cosa, sempre in un attimo questi filetti possono diventare un piatto addirittura elaborato: basterà aggiungere un po’ di panna e della senape e il gioco è fatto.
Ed ecco a voi i filetti con panna e senape, da mettere in forno e cuocere in otto minuti, otto: per fare scena spendendo poco e avendo tutto il tempo per farsi belle. Perché anche l’occhio vuole la sua parte, e non solo nel piatto.

Ingredienti per 4 persone: 4 filetti di pesce (rombo, merluzzo, spigola, orata…) da circa 150 g l’una, 2 cucchiai di senape con i grani (o moutarde à l’ancienne), mezzo limone, 20 g di burro, 150 g di panna fresca, sale e pepe bianco.
Preparazione: lavare e asciugate i filetti, insaporiteli con sale e e pepe e disponeteli in una teglia imburrata. Montate la panna alla quale incorporerete con delicatezza la senape, sale, pepe e il succo di limone.
Distribuite la panna così ottenuta al centro dei filetti e stendetela lasciando un po’ di spazio vicino al bordo della teglia. Fate cuocere in forno a 250° per circa 8 minuti e servite subito.

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Al sangue o ben cotto: come preferite il filetto?
Ho sofferto molto in questi mesi: niente sushi, niente carne poco cotta, niente fiorentina alta almeno cinque centimetri… Eh, ma ora mi rimetto al passo e ricomincio a cuocere la carne come piace a me, e al Convivente.
Non so voi, ma da quando ho capito come riconoscere la carne e, soprattutto, come cuocerla a puntino preferisco farmela a casa. Ricordo che quando ero piccola ordinare un filetto al pepe verde al ristorante era quasi un must, come se fosse una ricetta impossibile da replicare a casa; poi crescendo ho imparato a realizzare questo secondo delizioso (e tutt’altro che light) e così ora non lo ordino più.
Da quando ho imparato a cucinare quello che mi riesce alla perfezione a casa non riesco più a mangiarlo altrove. Capita anche a voi?
Ad esempio ormai non ordino più, per citare solo alcune ricette: il tiramisù, la torta di mele, la cacio e pepe e il filetto al pepe verde.
E proprio di filetto vorrei parlarvi, ma non del classico “al pepe verde”, bensì un’altra versione, che ho scoperto qualche tempo fa, velocissima e sfiziosa: il filetto alla senape.

Ingredienti (per due persone):
2 fileti di manzo tagliati alti, sale, pepe, 2 cucchiai di senape di Digione e un cucchiaino di semi di senape, una noce di burro, 100 ml di panna liquida.
Preparazione: scaldate bene una padella e anche i vostro forno a 60° circa. Nel frattempo condite i filetti con sale e pepe su tutti i lati. Mettete la carne in padella e fatela cuocere a fiamma alta 2 minuti per lato, girando i filetti delicatamente con una pinza per evitare di bucarli. Togliete i filetti dal fuoco e riponeteli in una pirofila all’interno del forno che potrete spegnere. Nella padella dove avete cotto i filetti versate la senape, i semi di senape, il burro e la panna: mescolate bene con un cucchiaio di legno raccogliendo i succhi della carne rimasti in padella e dopo un solo minuto riprendete i vostri filetti, rimasti caldi, e versatevi sopra la salsa subito prima di servire.

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