- Che cos’è quella verdura orribile che ho appena mandato giù?
– Cosa?
– Ma sì, una roba dura con un sapore orrendo.
- Amore, non lo so. Ci ho messo zucca, cavolfiore e un po’ di zenzero.
– E lo zenzero come è fatto?
– Beh, è una radice, in effetti è un po’ duro. Potrebbe essere quello: mi si è rotto il frullatorino a immersione e non mi ha frullato benissimo la vellutata, mi spiace. Però non è male lo zenzero, sa di limone. Tipo.
– Eh, appunto: tipo! Non è la stessa cosa. Che schifo.

Questa è stata la reazione del Convivente durante il suo primo incontro/scontro con lo zenzero. Avevo fatto una buona vellutata, poco vellutata, e l’avevo usato per insaporire. Non era la prima volta, anzi da un annetto lo uso molto spesso, ma il Convivente non se ne era mai accorto. Non se ne è accorto neanche quando l’ho usato per la torta di questo mese, anzi gli è piaciuta tantissimo.
E voi lo usate/conoscete lo zenzero? Io lo trovo un ottimo insaporitore sia per il dolce che per il salato. E con le pere… è la morte sua!

Ingredienti: 8 pere piccole o 4 pere kaiser, 100 gr di farina, 100 gr di fecola di patate, 200 gr di zucchero, 2 uova, 1 bustina di lievito, 200 gr di burro, due cucchiaini di zenzero in polvere o un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato.
Preparazione: Tagliate le pere a tocchettini e lasciatele riposare in una ciotola con un cucchiaio di zucchero, lo zenzero e un cucchiaio di fecola. Mischiate le uova con lo zucchero, unite il burro ammorbidito, la farina e la fecola e, sempre mescolando, ottenete una pasta cremosa e senza grumi. Imburrate e infarinate una teglia per dolci e versatevi metà della crema, coprite poi con metà delle pere, completate con un altro strato di impasto e finite con le pere. Infornate e lasciate cuocere a 180° per un’ora.

(Foto di joyosity)

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tarte tsatin emile henryPer Natale mi sono regalata il piatto per Tarte Tatin dell’Emile Henry. A prescindere dalla bellezza dell’oggetto in sé (se ancora non l’avevate capito sono una feticista degli utensili da cucina) è la pirofila più adatta per realizzare una delle torte più buone di Francia: signore e signori la Tarte Tatin!
La tradizione vuole che questa torta di mele nasca da un errore commesso nel 1898 dalle signorine Tatin, proprietarie dell’omonimo Hotel Tatin a Lamotte-Beuvron, in Francia (questo il sito ufficiale della torta): in una giornata frenetica Stéphanie Tatin, una delle due sorelle, addetta alla cucina lasciò cuocere troppo a lungo nel burro e nello zucchero le mele affettate e pronte per essere inserite in una classica torta di mele e per evitare di buttare le mele ormai completamente caramellate le coprì con la pasta e le finì di cuocere in forno così com’erano, mele sotto e pasta sopra. Una volta che la torta fu cotta la ribaltò e il risultato, anche a detta degli ospiti dell’albergo ignari dell’errore, fu davvero eccezionale.
Da quel giorno la torta passò dall’essere il risultato di una semplice distrazione all’essere la specialità del piccolo hotel. È passato più di un secolo da quel giorno, ma fortunatamente quella ricetta, grazie a un lungo passaparola, è arrivata fino ai nostri forni.Tarte Tatin

Lo scorso weeekend finalmente ho messo alla prova la mia nuova pentola e la mia abilità culinaria realizzando la mia prima Tarte Tatin: un successo assoluto! Il Convivente era entusiasta: lui che ama solo la torta di mele di sua madre, proprio lui che odia le mie apple pie perché sempre troppo “speziate”, mi ha riempito di complimenti chiedendone “Ancora, ancora e ancora”. Non so se sia stato merito del caramello, delle mele succose e dolcissime oppure della crema che ho preparato per accompagnare il tutto: fatto sta che da ieri questo dolce è entrato di diritto nella Top Ten dei dolci che so preparare meglio.

A questo punto se volete provarci anche voi ecco la ricetta.
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Pumpkin pieDomenica nott sarà la notte di Halloween e io ho una confessione da farvi: sono due weekend che cerco di fare una Pumpkin Pie. La signorina Fiamma battuta da una stupida zucca vuota!
La Pumpkin Pie è il classico dolce del Thanksgiving Day, ma ovviamente la zucca è anche l’ingrediente più usato durante la notte di Halloween: zucche intagliate, zucche al forno, zucche bollite, zucche caramellate, zucche fritte…
Insomma, la zucca è declinabile in tutti modi possibili, un po’ come i gamberi di “Forrest Gump”.
L’ortaggio ciccione e arancione è tra i miei preferiti. Preparo spesso ricette a base di zucca, ma solo quest’anno ho deciso di misurarmi con questa torta che profuma di zenzero, cannella e noce moscata. Queste ultime, insieme ai chiodi di garofano, sono le spezie che compongono il famoso pumpkin spice mix che in America si trova un po’ ovunque in questa stagione.
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dsc06357.jpgSono passati dieci giorni da quando è morta la mia nonna e mi sembra già una vita.
È stata la prima e unica donna che ho avuto l’onore di chiamare nonna: era toscana, divertente, un po’ pazza, un’ottima cuoca (quando ne aveva voglia), sbatteva dovunque e canticchiava in giro per la casa.
Dieci giorni fa sono arrivata a Lucca con due crostate di riso: per una volta ho voluto cucinare per lei, dato che non ho avuto mai modo di farle vedere quanto mi ha insegnato. Dopo il funerale abbiamo mangiato la crostata e pensato a lei, tra lacrime e risate.
Mia cugina mi ha regalato una lettera che ha scritto per ricordare a suo modo la nonna Marì: ogni tanto rileggo quelle righe e mi tornano alla mente le estati passate nella casa di campagna. La torta di riso è uno di quei ricordi: appena la sfornava l’aria profumava di buono. Ogni agosto mia nonna preparava le crostate (di riso, al cioccolato e con la marmellata) per festeggiare tutti assieme i tre compleanni consecutivi che si susseguivano in famiglia: prima festeggiavamo la nonna, poi mia madre e infine mio nonno. Una torta dietro l’altra, un pranzo dietro l’altro: l’estate quando si è bambini è sempre più bella.

Torta di riso

Ingredienti: pasta frolla, 150 gr di riso arborio, 500 ml di latte, 200 gr di zucchero, un limone, 4 uova (3 tuorli e quattro albumi), 1 bustina di vanillina (o meglio una stecca di vaniglia)

Per la pasta frolla: 300gr di farina, 150 gr i burro, 2 tuorli, 100 gr di zucchero, un pizzico di sale, la buccia grattugiata di un limone. Unite la farina e lo zucchero, aggiungete le uova, il limone e il burro fatto a pezzetti e tenuto a temperatura ambiente. Mischiate tutti gli ingredienti con la punta delle dita, con molta energia e create un impasto sferico, compatto e liscio. Coprite con la pellicola trasparente e lasciate riposare almeno per 30 minuti in frigorifero.

Per la farcitura: in una casseruola mettete il latte, lo zucchero e la scorza di mezzo limone e portate ad ebollizione, quindi aggiungete il riso e lasciatelo cuocere finché non avrà assorbito quasi tutto il latte. Mescolate di tanto in tanto per evitare che il riso si attacchi sul fondo della pentola. Fate raffreddare il composto e poi aggiungete i tre tuorli e la vanillina mescolando bene. Montate a neve i bianchi d’uovo e poi uniteli alla crema di riso con delicatezza. Foderate una teglia per crostate con la pasta frolla stesa bene e non troppo alta. Riempite con la crema di riso e infornate a 180° per circa 25 minuti. Sfornate e lasciate raffredare.

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pastiera 1Fiori rosa, fiori di pesco…ma no meglio i fiori d’arancio: l’essenza di questi fiori, insieme al grano cotto, è l’ingrediente principale della la pastiera. Sulle origini di questo dolce circolano leggende affascinanti: pare infatti che la sirena Partenope si innamorò del golfo di Napoli e decise di stabilirsi proprio in quelle acque; il suo canto attirò gli abitanti che per onorarla le portarono dei doni: farina, ricotta, uova, grano tenero bollito nel latte, acqua di fiori d’arancio, spezie e zucchero. Partenope prese i suoi regali e li depose ai piedi degli Dei che inebriati dai profumi degli ingredienti decisero di mescolarli insieme dando vita alla Pastiera. Altro aneddoto storico è legato alla regina di Napoli, Maria Teresa D’Austria, moglie del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata “la Regina che non sorride mai”: per fare un favore al marito, famoso per la sua passione per i dolci, un giorno decise di accontentarlo assaggiando un pezzetto di Pastiera e, secondo la tradizione, non riuscì a trattenere il sorriso. Il Re fu così felice che esclamò: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

Ieri mi sono sentita proprio come il Re quando il Convivente e i nostri amici non hanno potuto fare a meno di sorridere gustandosi la mia pastiera. Erano diversi anni che non la preparavo, ma l’aveva insegnata una cara amica di origini napoletane. Sono convinta che nella vita dovremmo riuscire a conoscere almeno una persona per ogni continente, ancora meglio sarebbe conoscere una persona per regione: solo chi vive le tradizioni, i sapori e i profumi di un posto può trasmettere veramente agli altri le tecniche e i segreti di ricette che altrimenti non avremo mai sperimentato. La pastiera non è una torta facilissima, ma non è neanche così difficile come magari vi hanno fatto credere fino ad oggi e poi è il dolce di Pasqua. Comprate subito gli ingredienti e prendetevi un paio d’ore per prepararla con calma. Successo assicurato!
La ricetta l’ho ricuperata dal numero di aprile di Cucina Moderna: nella mia versione ho escluso i canditi dato che al Convivente e a me non piacciono, ma nessuno vi impedisce di usarli.

dsc04989_2.jpgPastiera Napoletana

Ingredienti: 1 confezione di pasta frolla (se preferite potete anche farla a mano), 370 g di farina, 300 g di zucchero, 200 g di burro, 400 g di grano precotto per pastiera (lo trovate in tutti i supermercati), 350 g di ricotta,  8 tuorli, 3 albumi montati a neve, 1/2 fiala di aroma di fiori d’arancio, 1 dl di latte, un limone, un’arancia, 200 g di burro, un pizzico di cannella, 200 ml di crema pasticciera, zucchero a velo.
Per la crema pasticciera: 2 dl di latte, un limone, 2 tuorli, 40 g di zucchero, 30 g di farina, un baccello di vaniglia.
Preparazione:

  • Scaldate il grano per 5 minuti con il latte, un cucchiaio di burro, la scorza d’arancia grattugiata, 2 cucchiai di zucchero e la cannella. Mescolate, unite l’acqua di fiori d’arancio e fate raffreddare.
  • Preparate la crema: portate a bollore il latte con un baccello di vaniglia inciso nel senso della lunghezza e la scorza di un limone. A parte montate i due tuorli con lo zucchero e la farina. Incorporate a filo il latte caldo filtrato, verste la crema in una casseruola e cuocete a fuoco basso finché non si addensa.
  • Montate i tuorli e lo zucchero rimasti e continuando a montare aggiungete prima la ricotta, poi il composto di grano, la crema pasticciera e infine i tre albumi montati a neve.
  • Stendete la pasta frolla e sistematela in uno stampo di circa 25 cm. Punzecchiate il fondo e versate la crema del ripieno. Stendete altra pasta frolla e create delle strisce che incrocerete sulla torta. Infornate per un’ora a 180°, una volta cotta lasciatela raffreddare molto bene, cospargetela di zucchero a velo e servite.

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