il blog delle sfilate
La moda in diretta

Un altro talento nordico.

E’ Gunnar Hämmerle, capo redattore di www.styleclicker.com, blog che ha catturato la mia attenzione per le bellissime immagini di streetstyle.

1. Quando hai aperto il blog e come mai?
Ho iniziato a bloggare alla fine del 2006. Avevo una grandissima passione per la fotografia sin da quando sono stato alla scuola di ripresa. Aprire un blog di moda era la ragione perfetta per catturare immagini di persone particolari. Tutto è iniziato a Monaco, la mia città. Ma oggi viaggio moltissimo e scatto gli stili di qualsiasi posto.

2. Quale blog ti ha ispirato di più?

Quando ho iniziato in realtà il blog che mi ha subito ispirato è stato Hel Looks di Helsinki, che era il pioniere dello street style nell’Europa dell’Ovest. Mi piaceva l’interesse che mettevano nei personaggi. Lo stile ci può dare delle tracce sulle persone. Sono più interessato alle persone che alla moda.

3. Come descriveresti il tuo stile?

Chiaro e semplice. Tipicamente scandinavo, sono per metà svedese. E indosso sempre i cappelli! E’ la mia ossessione del momento. Prima erano gli occhiali da sole, poi le scarpe e ora i cappelli. Tutti sono feticisti, giusto?

4. Il blog si è trasformato in un lavoro?

Sì, lo è effettivamente diventato. Le riviste comprano le foto da me e io faccio vari servizi fotografici per marchi diversi, come Levi’s, Filippa K o Ben Sherman. Quindi il mio blog mi ha trasformato in un fotografo, che era davvero il lavoro dei miei sogni anche prima che iniziassi!

5. Raccontami una giornata nella tipica nella tua vita

Quando sono all’estero, di solito inizio a tarda mattinata, cammino per le strade tutto il giorno per cercare persone interessanti. Preferisco lavorare con la luce naturale, quindi non scatto a feste molto spesso. Quindi una grande parte del mio lavoro è camminare in giro. Mi definisco un camminatore professionista! Quando sono a casa a Monaco, devo fare tutti i lavori da scrivania: rispondere alle mail, pianificare viaggi o collaborazioni, lavorare sulle foto… non è molto glamour!

6. Viaggi per lavoro? In quale parte del mondo?

Molto nei paesi scandinavi. Amo la mia seconda casa, la Svezia, e credo che Stoccolma sia la città perfetta per i fotografi di street style. Il mio ultimo viaggio è stato in Islanda, un’isola meravigliosa con persone carinissime che hanno uno stile fantastico. Lo adoro. Il prossimo viaggio sarà per la settimana della moda di Berlino, e poi sarò in Svezia e in Danimarca per tutta la stagione.

7. Cos’è la moda per te?

“Fashion is a playground”.

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Il 25 e 26 Giugno si è tenuto a Milano “Are You..?”, il primo evento nazionale di ITFB. Una due giorni ricca di appuntamenti: stylelab, cocktail party e molto altro ancora.
In occasione di questo bellissimo evento, sabato sera c’è stato il party ufficiale presso il Just Cavalli Hollywood di Milano. Il locale, creato dall'eclettico stilista toscano Roberto Cavalli, si trova all'interno del Parco Sempione, una location davvero suggestiva e perfetta per una festa estiva all’insegna del fashion. Simbolo di lusso, design, ricercatezza, è uno dei locali più "in" di Milano, frequentato da Vip e fashion lovers di tutta la città.
Il privè, nel giardino esterno, era a totale disposizione di noi fashion bloggers: divanetti in pelle, calici di vino e ricco buffet, tutti gli ingredienti per festeggiare al meglio il primo anno di vita del sito Italian Fashion Bloggers.
 

 

Elisabetta Balsamo

foto di Elisa Taviti

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Durante gli appuntamenti di questa Milan Fashion week dedicata alle collezioni maschili della prossima P/E si annovera la presentazione Fratelli Rossetti che ha colpito la mia attenzione in particolar modo per alcuni dettagli: il classico viene rivisitato con un tocco colorful per un uomo che osa.

La key-word di questa collezione è decisamente il colore. Ciliegia, mirtillo, vinaccia, verdone, blu navy e mint milk sono le proposte che troviamo con kanvas e nappa morbidissima su mocassini e polacchini per un look decisamente più casual e fresco. La scelta dei materiali cambia come pure quella delle tonalità che perciò si riscoprono frizzanti e vivaci adatte non solo al dandy man. Nonostante la vivacità dei colori la portabilità è assicurata anche nella capsule che vede protagonista la collaborazione tra la Maison e George Esquivel che rimarca l’importanza del colore proponendone altrettanti brillanti ed innovativi. Il dictat persevera sia nelle forme più casual e giovanili sia nella scarpa di punta “Brera” del brand.

Una rivoluzione è in atto: a colorful man.

Sabrina Tassini – Patchwork à Porter

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La loro campagna dice così: ‘The women will save the world’.

Come poteva non piacermi?

E anche l’iniziativa è interessante: Maggie Jeans ha un vero e proprio contest per le blogger.

Si chiama Maggie is looking for Maggie ed è dedicata a blogger d’esperienza, appassionate di moda, costume e società.

Maggie dà la possibilità di trasformare la passione in un lavoro: per un anno la blogger scelta potrà viaggiare a spese dell’azienda per tutta Europa raccontando le storie di donne che nel loro piccolo o grande stanno cercando di salvare il mondo.

Non solo, Maggie pagherà questa collaborazione per un anno intero.

Un’occasione davvero interessante!

Se siete interessate basta mandare un’email a maggie@maggiejeans.com e in copia a redazione@fashioncamp.it con il proprio curriculum, la simulazione di 3 post di minimo 300 battute che pubblichereste sul blog di Maggie, con foto e tag, dove spiegate la vostra visione di ‘Women will save the world’, 1 post in inglese, con le stesse caratteristiche, e una lettera di presentazione, non convenzionale, che includa la descrizione del tuo essere blogger.

Tutte le altre informazioni le trovate sul sito di Maggie Jeans.

Cosa aspettate?


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“Non mi sono mai uniformato a nessun ideale di moda. La mia idea è sempre stata quella di mostrare la realtà…” Queste parole di Alexander McQueen, tratte da un articolo di Harper’s Bazaar 2008, diventano lo specchio della straordinaria mostra “Savage Beauty” di cui il Metropolitan Museum a New York City si rende espositore. Un’occasione unica ed un’emozione quasi indescrivibile essere presente per toccare con mano l’atmosfera e la palpabile tensione che emanavano le opere esposte. Opere, non vestiti. Un’arte che non si cura di chi non la capisce, un prodotto non per la massa ma catartico per lo stesso artista ed artigiano che confezionava interamente a mano le sue prime creazioni nella bottega di Londra. Gonne di crine cucite con piccole gocce di vetro, corpetti intessuti di scarti di vongole e squame dorate, armature e bustiè morbidi con agganciate spine dorsali in osso tridimensionale, maxi-dress rossi che ricordano lo scorrere del sangue nel corpo e piume, penne, pitone ed elementi che rimandano all’ambito safari. L’uso spasmodico dei fiori viene giustificato dallo stesso creatore con la loro tendenza alla fatalità precoce ed il richiamo agli uccelli è ricorrente dato il fascino che esercitavano sullo stilista in quanto esseri liberi. Le musiche macabre e melanconiche di sottofondo all’esposizione arrivano al cuore precedute dalle parole autobiografiche scritte nero su bianco di fianco ad ogni posa.  Il tema della morte è il filo conduttore della mostra come, a detta dell’artista, “chiusura romantica del cerchio della vita”. Tutto è perverso e struggente in quella bellezza selvaggia che Alexander McQueen vuole rappresentare; in essa è racchiusa la sua ragion d’essere stilista: “voglio rendere la donna più potente. Voglio che la gente abbia paura delle donne che vesto.”

Sabrina Tassini – Patchwork à Porter

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Mancano pochissimi giorni ad uno degli eventi più attesi dalle fashion blogger o dai semplici appassionati di moda: il FashionCamp.

Per scoprire di più, ho intervistato Arianna Chieli, organizzatrice dell’appuntamento.

Courtesy Francesco Santori

Per i pochi che ancora non ti conoscono: chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una giornalista prestata agli eventi. Mi occupo di moda, scrivo libri e organizzo happening in cui i contenuti la facciano da padroni.

Quando è nata l’idea del FashionCamp e come?

L’idea è nata nel 2009 da una serie di fortuite coincidenze: ho visto che a New York era partita una manifestazione di questo genere, sono stata inviata a un MomCamp e c’era sottopelle l’endemica necessità di tutto il settore fashion di aprirsi al nuovo. Così con pochi soldi e tanta energia siamo partiti.

A chi è rivolto il FashionCamp?

L’asset dell’evento è fashion e nuove tecnologie, intendo con questo digitalizzazione e social network, ma non solo ovviamente. E’ rivolto a chiunque si interessi alla moda, ai fashion blogger, ma anche a chi sperimenta nuove visioni. Ai creativi in genere e a chi  ha voglia di confrontarsi in un ambiente aperto e molto stimolante

Chi saranno gli ospiti di quest’edizione?

Carla Gozzi che sarà la madrina dell’evento, i relatori del convegno Digital Influence e gli oltre 80 speaker che racconteranno la moda che verrà.

Qual è l’obiettivo del FashionCamp?

Go global! La nostra idea è di portare il FashionCamp anche fuori dall’italia. L’organizzazione di questo evento è impegnativa, abbiamo privilegiato i contenuti. Organizzare una due giorni con oltre 80 relatori, un convegno, 9 workshop e tutto gratuito non è una passeggiata di salute, ma crediamo che questo sia un momento di passaggio e raccontarlo è un privilegio enorme. Sul nostro sito manderemo poi i video di tutti gli interventi che raccoglieremo in e-book gratuito scaricabile.

Cos’è per te la moda?

La mia passione. Un grande amore. E una professione costruita con tenacia e impegno.

C’è qualcosa che cambieresti nel mondo della moda di oggi, dove i fashion blogger sono diventati un elemento importante e onnipresente?

Ma la stiamo già cambiando, non vi pare?

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