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Una persona su tre sbircia sul cellulare del partner. Il settantarè per cento delle sbirciate porta a brutte sorprese con relativa rissa, e il dieci per cento porta addirittura alla separazione. Questo, secondo la ricerca di una compagnia telefonica australiana. 

Ma, data la brevità dei messaggi -si chiamano short message mica per niente- in quei centosessanta caratteri le parole possono essere mal interpretate. Un “non vedo l’ora” può essere riferito alla voglia di avvilupparsi tra le carni dell’amata, ma anche tra il ragù di una lasagna.

Che fare, mogliastre? Non sbirciare mai e poi mai, secondo me.

E non essere troppo contenti che anche la compagnia telefonica si faccia i fatti nostri.

 

(Fonte: La Repubblica del 31 agosto 2008)

(Dipinto di Magritte)

 

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Con cosa pensano gli uomini?

Si parla di: uomini

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Un servizio di National Geographic sul kung-fu mostra un maestro di questa disciplina mentre allena i suoi discepoli nella Pratica dei Novantanove Poteri. Che è una pratica, se non ho capito male, atta a fortificare gli organi sessuali.

Tecniche per ottenere lo scopo? Esercitarsi, prima dandosi reciprocamente dei gran calci nelle palle, e poi sollevando pesi, a partire da due chili, legati ai genitali con un lezioso nastro di seta blu.

Il maestro, che non per niente è un maestro, al culmine della sua carriera riesce a trainare, sempre con lo stesso sistema, un caccia da 3.630 chili. E un caccia è un aereo, mica una focaccia. Intervistato subito dopo la performance afferma, con un minimo di fiatone, che tutto parte dal cervello.

E io che pensavo che, per gli uomini, tutto partisse da un po’ più giù. 

(Dipinto di Savinio)

 

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Il coniglio mannaro.

Si parla di: matrigna

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Non si finisce mai di essere mogliastre. Non bastava la grande conigliera della famiglia allargata. Eh no, ci voleva anche un coniglio, di quelli veri. 

Oggi ero al mare, c’era un coniglio da salvare da morte certa e io, cuor di matrigna, certamente l’ho salvato. Ora è di là che fa il coniglio mannaro, spicca dei salti pazzeschi oltre le mie spalle e mi guarda come guarderebbe una conigliastra.

Io, per punizione, l’ho battezzato Salmì. Conigliastro avvisato, mezzo mangiato. 

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E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che non mi ricordo più cosa. Mi ricordo solo, a proposito di cammelli, che loro hanno due gobbe, e questo lo so per via delle due emme della parola, mentre i dromedari, che di emme ne hanno una, sono quelli con una gobba sola.

Ma non volevo parlare di questo. Volevo dire che è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un problema non diventi molto più piccolo quando se ne parla con qualcuno. E in questo le donne sono eccezionali, con la loro capacità di ascoltare, ma senza dare consigli. Perché i consigli non servono. Servono solo grandi orecchie (a proposito, non so nemmeno la differenza tra elefante africano ed elefante asiatico, uno ha le orecchie grandi, l’altro no, ma non mi ricordo quale).

Insomma, oggi ho sentito al telefono una matrigna giovanissima conosciuta attraverso il club. Era in panico per un problema con l’ex moglie, ne abbiamo parlato, non abbiamo trovato nessuna soluzione geniale, ma ci siamo fatte un sacco di risate e dopo lei stava molto meglio. Domani se non altro affronterà la ex con una disposizione d’animo più serena. E questo è già metà del lavoro.

Un’ultima cosa: non mi ricordo più nemmeno come si distingue un coccodrillo da un caimano. Gobbe non ne hanno, peccato, quelle portano fortuna, magari indovinavo quale era la differenza.

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Un libro da leccarsi i baffi.

Si parla di: libri

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Ieri sera ho letto “Gatti molto speciali” di Doris Lessing, premio Nobel per la letteratura. E’ un libro crudo e commovente, non il solito libro che considera i gatti esseri umani molto pelosi o pupazzi di peluche. Da leggere tutto d’un fiato, godendosi la sensibilità dell’autrice e la sua profonda conoscenza del linguaggio dei gatti, con un’attendibilità da etologo. O forse di più. 

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Il sesso delle matrigne.

Si parla di: figliastri, matrigna, uomini

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Mammà, un sesso non ce l’ha. Papi, nemmeno. Ma la matrigna, lei sì che ce l’ha. Perché non è parente, perché è un po’ serpente, perché non è una mamma anche se fa finta di niente. Insomma, quando papi dorme con lei, cosa ci fa?

L’arrivo della nuova moglie è un terremoto, e uno degli smottamenti che produce è proprio questo: la scoperta da parte dei figli che l’apparato genitale del papi non gli serve solo per far pipì. Orrore, tradimento, senso di vomito.

L’idea che i genitori abbiano una vita sessuale è una cosa che generalmente un figlio non vuole considerare nemmeno alla festa per il suo sessantesimo compleanno. E, senza l’arrivo della nuova moglie, o del nuovo marito, è un pensiero che può rimanere quiescente, basta che nessuno vada a risvegliarlo. Ma l’arrivo della matrigna lo risveglia eccome.

Lei, non essendo asessuata come qualunque mamma standard, non si limita a dormire col papà usandolo eventualmente come torre di controllo per segnalare alla cicogna la corretta pista di atterraggio. Lei, che non è una mamma, col papà ci fa sesso. E quindi, per la proprietà transitiva, il papà fa sesso con lei. E, ancora per la proprietà transitiva, il papà faceva sesso con la mamma. Ma allora anche la mamma, cosa che nessun figlio ha voglia di considerare, non è solo una mamma, ma anche una donna.

Insomma, non ci sono più i genitori di una volta. 

(Dipinto di Edward Hopper)

 

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Mogliastre, tra le tante cose che potete fare per la vostra famiglia ristretta, cioè voi e solo voi, c’è un bellissimo gioco: la danza del ventre.

L’unico problema della danza del ventre è la cintura con i sonagli, che denuncia come un metal detector i vostri fianchi tintinnanti mentre ondeggiano ostentatamente a sinistra quando quelli di tutte le ballerine del corso si dirigono diligentemente a destra.

Oppure, sdleng, vi fa risuonare nel silenzio del controtempo mentre rimanete piantate lì, consapevoli della cazzata, come una lepre abbagliata dai fari, con la maestra che vorrebbe tirarvi sotto e poi farvi in salmì.

Per il resto, è un’attività bellissima. Musica, piedi nudi, capelli che si muovono, veli colorati che volano.

Per il salmì, niente paura, la ricetta richiede centottanta minuti di preparazione, e la lezione ne dura solo novanta. Il rischio vero è negli ingredienti: servono cinquanta grammi di pancetta. Se l’avete, scappate come lepri.

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La doppia coppia.

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La doppia coppia, nel pocker, non vale un granché. Nelle vacanze, invece, vale moltissimo, se l’obiettivo è rovinarsele. Il virtuosismo più entusiasmante si raggiunge se la doppia coppia affitta una casa insieme. In questo caso si raggiungono le più alte vette dell’azzardo, dove, per esempio, le vertenze sulla raccolta differenziata esalano veleni di prima qualità. Un tovagliolino di carta con tracce di ragù, andrà nel sacco della carta o nel sacco dell’organico, in virtù delle rare molecole di ragù sopra menzionate? La doppia coppia si sdoppia e scoppia. C’è chi depone laicamente il tovagliolino morto nella fossa comune della carta, e chi lo depone cerimoniosamente nell’urna consacrata all’organico.

Precisini contro Sciampagnoni, una scissione insanabile.

Anche il lavaggio dei piatti, pratica comune a ogni civiltà occidentale, nella doppia coppia diventa diaspora, con un retrogusto al limone. La coppia precisina usa una quantità di detersivo misurabile in atomi, la coppia sciampagnona costruisce gioiose sagome di pterodattili con la schiuma giurassica che tracima dal lavandino.

E la lavatrice? Meravigliosa invenzione del dopoguerra, scatena tutt’oggi conflitti nucleari. Un nucleo familiare la usa con acqua rigorosamente sotto i trenta gradi, e pigia con dickensiano dito il tasto Risparmio. L’unico detersivo reclutato per combattere la guerra contro lo sporco è un milite ignoto, senza nome, senza volto, senza marca. L’altro nucleo familiare invece ingaggia le grandi firme della detersione e, dopo lunghissimi cicli a temperature laviche, mette in campo lindi teli da spiaggia con morbidezza effetto cachemire al profumo di gianduiotto etnico.

Il cibo. Che per alcuni è nutrimento, per altri godimento. Una coppia impiega l’inutile tempo destinato al sonnellino vigilando contro il colesterolo. Eviscera, spina e scarnifica etti ed etti di pesce, sedendo, in sformate mutande di cotone riciclato, al tavolo della veranda, mentre ettari di vespe vengono prese all’amo dall’odore del pesce. E, siccome chi dorme non piglia pesci, l’altra coppia viene brutalmente svegliata dai ripetuti tiè porcatroia relativi all’abbattimento delle suddette vespe.

Partire è un po’ morire. Così, a un certo punto la coppia sciampagnona uccide gli ultimi scampoli di socievolezza, assassina nottetempo il milite ignoto gettandolo in un fiume, tumula un corteo di tovagliolini di carta nel cimitero consacrato alla plastica e, in un impeto di dandismo, collega la pompa della lavatrice a una bottiglia di Veuve-Clicquot. E poi, euforica, abbandona la doppia coppia per un tris di primi nel ristorante con albergo annesso, il più caro e più stronzo del posto.

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Il paradosso del sesso.

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Tra lo shopping e il sesso, pare che le donne preferiscano lo shopping.

Eppure, e qui sta il paradosso, lo shopping lo fanno per fare sesso.

Quindi, smettendo di fare sesso, le donne smetterebbero di fare shopping. Non solo: non facendo sesso non farebbero nemmeno figli, e avrebbero quindi un sacco di tempo libero per fare shopping. Ma non facendo sesso non farebbero shopping e, per l’economia mondiale sarebbero guai.

Insomma, la razza umana è in serio pericolo. Un appello accorato: donne, raggiungete immediatamente il centro commerciale più vicino. Si tratta di salvare il mondo.

 

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L’uomo da riporto.

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Non bastavano gli uomini che si fanno togliere la pelle dai glutei e se la trapiantano intorno al pene per aumentarne il diametro. Oggi ho visto un documentario (sono ossessionata dai documentari) in cui altri uomini, afflitti dalla calvizie, si fanno trapiantare sulla testa un’intera zolla di peli pubici. Io sarò ossessionata dai documentari, ma questi signori sono ossessionati da tutto quello che sta dentro le loro mutande. (Pensavo fossero ossessionati da quello che sta dentro le nostre, evidentemente sono un’ingenua). Insomma, il documentario, ospitato nientepopodimenoché su Cult, si intitola “Tutto sul riporto” e il giornalista va alla ricerca del riporto estremo intervistando uomini calvi di tutte le età. Uno skater ventiquattrenne con la pelata a strisce che quando curva diventa una manica a vento. Un farmer settantenne che ha registrato all’ufficio brevetti una tecnica a tre bande per fare un riporto che non si disfa neanche sotto tsunami. Fino a un volontario che svela i segreti della ciocca da riporto sotto la doccia, quando, srotolata dalla testa, si trasforma impietosamente nell’orecchio di un cocker. Che, adesso che ci penso, è un cane da riporto.

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