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Paul Newman è rimasto sposato e, dice la leggenda, fedele alla sua seconda moglie per praticamente mezzo secolo. Seconda moglie, eh. Insomma, mogliastra.

Il trucco? Secondo un’intervista che ho letto non mi ricordo più dove, il trucco era non starsi addosso. Marito e mogliastra si sono sempre lasciati il massimo spazio, senza fiato sul collo, se non per passare dal collo ad altri lidi. Nell’intervista lui ha anche aggiunto, con, ahimé, quel discutibile stile americano, qualcosa tipo: se ho già a casa una bistecca, perché devo cercarmi un’hamburger?

Ecco, metafora alimentare a parte, che gliela perdoniamo, credo che questo sia l’unico modo perché due persone sopravvivano insieme, nonostante il matrimonio. Se poi uno è vegetariano, c’entra come i cavoli a merenda.

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Pater Incertus, Mary Poppins certa.

Si parla di: matrigna, uomini

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Una tipologia di uomo in cui può incappare una mogliastra appartiene alla specie Pater Incertus Disneyanus. Non perché non si sappia se la paternità della prole sia da attribuire proprio a lui, o a qualche personaggio dei cartoni. Questi sono fatti dell’ex moglie. E’ che, con il Pater Incertus, non è mai certo quando c’è. E’ certo, invece, quando non c’è. Praticamente sempre.

Diciamo che, quando ha conosciuto la sua futura mogliastra, non si è fatto sedurre dagli attributi classici che un uomo cerca in una donna, tipo l’intelligenza analitica e un’innata abilità a canasta. No. Quello che l’ha colpito, e affondato, è stato quando una volta che pioveva lei ha aperto un ombrello. Lì, l’occhio si è fatto trigliesco -e non perché la signorina lo avesse centrato con il puntale-  e nel suo intimo, su su fino ai corpi cavernosi, è sbocciato l’amore.

Insomma, il Pater Incertus ha visto, nella fanciulla con l’ombrello, qualcosa di più di quello che Vermeer ha visto nella ragazza con l’orecchino di perle. Lui ha visto, e lo ricorda ancora estasiato canticchiando supercalifragilistichespiralidoso, la sua Mary Poppins che vola nell’aere con tanto di stivaletti stringati. E non è né feticismo né un’ inconfessabile proiezione sessuale, che di giochi di parole con Mary Poppins se ne sono fatti a milioni, no no, la visione celestiale rappresenta qualcosa di molto più pragmatico: è quella che si smazzerà la di lui prole in sua assenza. 

Che, tanto, basta un poco di zucchero e la pillola va giù. 

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A volte ritornano.

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 I batteri sono capaci di risorgere. Per esempio, quelli responsabili del tetano sono organismi anaerobici, non possono proliferare in presenza dell’aria, e per sopravvivere si cristallizzano.

Ma un cristallo, New Age a parte, non è mica tanto vivo. Eppure questi batteri camuffati da cristalli a un certo punto, forse temendo di essere trasformati in ciondoli o di essere divorati dai chakra, ritornano batteri. Insomma, risorgono. Questo apre discussioni molto, molto ampie.

Ma, stando un po’ più terra-terra, e non aria-aria, che poi a noi che odiamo l’aerobica ci tocca cristallizzarci come missili, vengono in mente un sacco di occasioni in cui una persona si cristallizza, e poi, al momento più opportuno, o più inopportuno a seconda dei punti di vista, riappare.

Chessò, vogliamo parlare delle ex? Naaa, che poi ci viene il tetano.

 

(Nell’immagine, cristalli di zolfo)

 

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Maritastri.

Si parla di: figliastri, uomini

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Un amico, maritastro da molti anni, è stato pedalato dalla sua signora. Ora è andato a vivere in un’altra casa, ma ogni mercoledì il figliastro va a dormire da lui. Una cosa che non è prevista né dalla legge né dalle consuetudini, essendo il maritastro nient’altro che un maritastro, con l’aggravante di essere anche ex. Eppure il figliastro, anzi, l’ex figliastro, ci va. Siccome non mi risulta che il maritastro sia provvisto di figlia gnoccastra da corteggiare, direi che il figliastro ci va perché vuole bene al papastro. Ma allora, vogliamo smetterla con tutti questi nomastri?

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Cavoli, questi ormoni.

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Mogliastre amorevoli o perfide matrigne? Creative, o lesse come dei broccoli? Rissose come Dinamite Bla o serafiche come un koala? Socievoli come cocorite, o più orse di un grizzly?

Molto dipende dai diversi ormoni  in circolo ogni giorno. Ho trovato una preziosa tabella che  descrive la predisposizione in cui ci mettono gli ormoni, a seconda del periodo del ciclo in cui ci troviamo. Meglio di un oroscopo. Allora:

dal primo al decimo  giorno del ciclo (per ciclo si intende il periodo che va dal primo giorno di mestruazioni a quello successvo, circa ventotto giorni dopo) gli ormoni ci regalano: benessere, ottimismo, estroversione, dolcezza, creatività, desiderio sessuale. Insomma, siamo delle personcine adorabili.

Dal decimo al tredicesimo: zona ovulazione, le funzioni cerebrali sono al massimo, per individuare  il miglior maschio in circolazione.

Dal quattordicesimo al sedicesimo: individuato il maschio alfa, si è meno estroverse e più irritabili.  Tanto ormai il numero del cellulare glielo abbiamo dato. E non solo.

Dal sedicesimo al ventesimo: scende la libido e aumenta l’appetito. In particolare ci prende un inestinguibile desiderio di carboidrati e grassi. Insomma, sono i giorni del bombolone. Diciamo che se una vuole mettersi a dieta, è meglio lasciar perdere.

Dal ventunesimo al ventitreesimo: stanchezza, indifferenza, calma che rasenta l’apatia. I giorni del mòllami.

Dal ventitreesimo al ventottesimo: nervosismo, ansia, tristezza, preoccupazioni. I giorni del mi ha mollato. 

Ma poi, come dice la tabella, ritorniamo prontamente personcine adorabili.  Basta saperci prendere al momento giusto. Sennò, son cavoli  amari.

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Si sta parlando, ultimamente, di permettere ai figli di prendere, oltre al cognome del padre, anche quello della madre, o addirittura di scegliersene uno dei due, indifferentemente. Il padre si chiama, chessò, Bradipo? Be’, si sceglie in un lampo quello di mammà. 

D’altro canto, una coppia che voleva chiamare il proprio figlio Mercoledì è stata aspramente rimbrottata e non credo che abbia potuto farlo. Poco male per il nome, maluccio per la libertà di pensiero, bene per la futura vita sociale del figlio. Mi viene in mente il titolo di un libro di Bergonzoni: è mercoledì e io no.

Ma, mi chiedevo, e se in un futuro lontanissimo, quando per esempio i cognomi saranno scritti sulle code delle comete, uno volesse prendere il patronimico della matrigna? 

Tranquilli: la cometa di Halley non è mica quella che passa una volta ogni cento anni? 

E’ il 2061 e io no.

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Fuori tema. Ma neanche tanto.

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Lo so che l’interesse che può suscitare questo post è scarsissimo, e perdipiù non c’entra niente con le mogliastre, ma il coniglietto nano che sto ospitando a casa mia, da quando ha sentito che mi piacciono i gatti, si è messo a fare le fusa cercando di farmi credere di essere un micio.

Del resto, anche i morosi all’inizio si fingono disinteressati al calcio, le morose si fingono indifferenti al problema dell’adipe, i genitori si fingono evoluti, i prof si fingono amici.

Le matrigne invece all’inizio si fingono cattive, ma poi, spesso, perdono ogni ritegno e si mettono anche loro a fare le fusa. 

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Marco, dunque sono.

Si parla di: Allarme Ex, matrigna

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Marco non è né un marito né un figliastro, mogliastre. E’ la prima persona singolare del verbo marcare. Per la precisione, si sta parlando di marcare il territorio. E’un’azione che fanno gli animali, urinando o sfregando il corpo sulle zone che vogliono delimitare e segnalare come di loro esclusiva proprietà. Ed è l’azione che anche una mogliastra compie per delimitare il suo territorio quando va ad abitare nella casa dove suo marito ha vissuto con la ex.

Siccome però pare brutto far pipì in ogni angolino, la mogliastra deve trovarsi un altro sistema per segnalare che quella, ora, è casa sua. I sistemi possono anche essere subdoli, per compensare tutta la pipì trattenuta a stento accanto a ogni stipite. Per esempio, si può partire con gli orali. Sul messaggio della segreteria telefonica c’è ancora la voce della ex? Parbleu, changez la dame. Con voce ammaliante eppure perentoria, si dichiara che questa è la casa di Tizio e Caia, e se anche non ci si ricorda più quali sono i sette re di Roma, nel caso servissero per intimorire sia con la massa che con la cultura, non importa, tanto, come i sette nani, ne manca sempre uno. Forse anche lui è lì che fa pipì sui piedini del letto.

Poi, come seconda cosa, bisogna cambiare l’arredamento. Prima era minimal? Adesso diventa peggio del Vittoriale.  Non c’è bisogno di spendere milioni di euro, basta qualche tenda arancione e bordeaux, un groviglio di cuscini fucsia, e parecchie cornici ridondanti in cui replicare mille volte, come insegna il maestro Warhol, la vostra foto, inequivocabilmente in posizione da moglie in carica.

E poi, dopo aver tinto tutte le lenzuola del colore dell’alba, tanto per ribadire che sul vostro regno non tramonta mai il sole, c’è un ultimo, piccolo intevento da fare. Il più subdolo di tutti. Investire qualche derrata del vostro profumo, e spargerlo con dovizia e letizia per ogni dove.

Non è proprio come far pipì, ma, marcare, marca.

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Lei non sa chi sono io.

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Mogliastre, questo è un capitolo dell’audiolibro Uova di Matrigna, recitato da un’attrice. Vi riconoscete un po’ nella descrizione? 

Ammesso che io riesca a capire come caricare un mp3 sul blog. 

(Sì, è di fianco all’immagine, ma non chiedetemi perché è finito lì. Si vede che anche un mp3, parlando di matrigne, non trova uno spazio preciso). 

 (Dipinto di Magritte)

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The day after.

Si parla di: Club delle matrigne

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 Alle cinque ero già lavata e stirata, con un’ora e mezza netta di anticipo. Alle cinque e cinque, che non fa venticinque sennò mancava solo un’ora, con quel maldigola e quel po’ di febbriciattola che avrebbero fatto la gioia di uno psicanalista, mi sono messa a riguardare l’elenco delle invitate. E intanto qualcuna mi mandava una mail dicendo che, causa improvvisa invasione aliena, non poteva venire all’inaugurazione del Club. Alle cinque e un quarto, panico da saremo solo io e il barista. (Il barista, ho scoperto poi, non c’era nemmeno lui, e non si è saputo niente nemmeno degli alieni). Alle cinque e sedici (il panico mi dura sempre poco perché poi mi stufo) ho guardato le magliette con il simbolo del Club, e mi sono accorta che mi facevano schifo. Alle cinque e mezza mi sono accorta che mi facevo schifo io, e senza nemmeno guardarmi. Poi invece, alle sei e mezza, l’inaugurazione è andata benissimo. Si è bevuto, si è mangiato, si è chiacchierato e riso un sacco. 

Forse il prossimo club che fondo è quello delle persone emotive. Qualche adesione?

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