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Buona pesca

Si parla di: figliastri, matrigna

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Quando una figliastra di tredici anni chiama la matrigna il giorno dell’anniversario del matrimonio tra lei e il suo papà per farle gli auguri, be’, mogliastre, quella matrigna ha raggiunto l’apice della sua carriera.

No, mogliastre, non erano auguri tipo quelli che si fanno prima di andare a pescare, che quando uno dice buona pesca l’altro si tocca nel solito posto dove si toccano gli uomini superstiziosi.

O almeno, credo. Io ho abboccato subito, comunque. 

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Brrr. E non è per il freddo

Si parla di: Club delle matrigne

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Brrr, mogliastre, si avvicina il Natale allargato. Stringiamoci intorno a un tavolino e beviamoci su. Magari riusciamo ad arrivare vive all’Epifania, che ci si addice di più.

Aperitivi delle Matrigne: lunedì 1 dicembre alle 18,30  ai Classici del Caffè, via Foppa, 4 Milano.

mailto:info@clubdellematrigne.it

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Ho appena letto un articolo sui patrigni. Giurin giuretta, oggi sono angelica, e non perché abbia cambiato nome, ma per dire che non sono per niente polemica. Eppure.

Eppure in questo articolo ho sentito qualcosa, quel certo non so che, un nonnulla, una quisquilia, insomma una cosuccia da niente che mi ha fatto pensare: ah, vedi, coi patrigni  l’atteggiamento è diverso.

L’articolo, peraltro interessante e ben scritto, trasuda grande solidarietà nei confronti di questi poveri patrigni che non hanno nessun diritto rispetto ai figliastri. Non c’è nessun conflitto, nessun forse, nessun ma, nessun però. La proposta di legge francese è accolta con gioia, e auspicata in Italia anche se si ritiene sia lontana anni luce dalla nostra mentalità e quindi dalla sua applicazione. E i patrigni sono descritti come personcine affettuose che danno solo una mano, oltre che il cuore. Cosa spesso vera. Però.

Però anche le matrigne, di solito, sono personcine così. E invece, siccome l’archetipo di madre è sacro, molto più di quello del padre, e siccome la matrigna si affianca alla madre mentre i patrigni solo al padre,  per noi non trasuda nessuna grande solidarietà. 

Trasuda invece il solito odore di aglio, quello per allontanare le streghe. Ma, guarda un po’, mai per gli streghi.

A parte lo stregatto, ma quello è un’altra storia, in un paese, non a caso, delle meraviglie.

 

(Illustrazione  da Alice nel Paese delle Meraviglie, Walt Disney)

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Sex and the baby

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Senti, ma cos’è esattamente un poppino?

Ecco. Prima o poi doveva chiederlo a qualcuno, ma perché proprio alla matrigna? Non poteva girare la domanda a mami e papi? Eh no, lo chiede alla matrigna proprio perché la matrigna non è né mami né papi.

Metti che ‘sto poppino è una parolaccia, se la pupa chiede lumi ai genitori rischia l’oscuramento di Disney Channel per una settimana minimo.

Alla nonna, notizie sui poppini non se ne possono chiedere, la bambina lo sa per istinto. La nonna non è un tipo da poppini.

Ecco, una poppinara potrebbe essere la zia, ma adesso è incinta e se le si chiede cos’è un poppino potrebbe scoppiare a piangere.

Su google i poppini sono introvabili. E anche sul sito della Barbie. Le amiche poi, ne sanno quanto lei e, anzi, hanno caldeggiato l’ipotesi chiedi-alla-matrigna. E allora, chiediamo alla matrigna, che è una tipa aggiornata. Se sa cos’è il nintendo, il tamagotchi e le winks, saprà anche cos’è un poppino.

Senti, ma cos’è esattamente un poppino?

E qui, proprio in questa precisa unità di tempo e di luogo, si crea un buco nero, un big bang, un pop corn di matrigna. Se la matrigna risponde, anche con linguaggio adatto, censurato e sottolineato per non udenti, poi passa alla storia come quella (che fa rima con storia) che ha insegnato alla creatura a fare i poppini. Se non risponde, anche ammesso che riesca a infilarsi nel buco nero e tornare indietro dieci anni dopo, a poppino fatto, passa alla storia come quella che non ha riposto e che chissà a quali turpi fonti di informazioni avrà esposto la pupa per colpa della sua omertà.

Che fare?  Secondo me, meglio rispondere e passare alla storia con la rima relativa, che passare alla storia invecchiata di dieci anni.

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Ta dam!

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Sapete quante sono le famiglie ricostituite in Italia?

Quasi ottocentomila. Quindi, ci sono quasi ottocentomila matrigne. Non siamo mica poche.

Così, un po’ per usare la foto che mi piaceva, un po’ per dirvelo.

 

(La fonte dei dati è la mia vicina di blog Giuliana Proietti. Grazie, Giuliana.)

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Mogliastra radio-attiva

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Mogliastre, siamo in radio. Nel senso che oggi, dopo l’articolo su di noi pubblicato da L’Espresso di questa settimana, mi ha intervistato Radio RAI. L’intervista sarà in onda, così mi hanno detto, giovedì alle 23,15. Ma comodamente ascoltabile sul sito di Radio Europa in altri momenti.

Non so se mi sono ricordata di parlare del mio libro Uova di Matrigna, ma ho sicuramente parlato del nostro lavoro per la ricerca del nome che sostituirà (notate la fiducia nel futuro, come tempo verbale e come concetto) il termine matrigna. 

Noi, intanto, andiamo avanti.

Chissà se questa radio-attività ci porterà qualcosa di buono. Sempre meglio che aspettare che ce la porti Babbastro Natale.

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Ho fatto un salutare giretto post prandiale tra i dizionari on line, alla ricerca, tanto per cambiare, della parola matrigna. E non è che la passeggiata abbia aiutato un granché la digestione.

Allora, alla voce matrigna abbiamo:

1-    Seconda moglie di un vedovo, rispetto ai figli di primo letto.

2-    Madre crudele.

Tanto per fare la controprova, ho digitato patrigno:

Secondo marito della madre, rispetto ai figli del primo marito.

La definizione, a parte la seconda voce “madre crudele” che non sto neanche a commentare, è apparentemente  speculare e paritetica ma, se ci fate attenzione, la matrigna è moglie di un vedovo, mentre il patrigno no. E poi i figli del vedovo sono di primo letto, mentre quelli della madre sono del primo marito. Sento un certo moralismo anche qui.

Ma lo dico giusto perché siamo su questo blog, non è che non ci dorma di notte. Così, solo per fare un po’ di polemica, che tiene in allenamento i neuroni e le difese immunitarie.

Poi sono andata sul dizionario dei sinonimi e dei contrari, che magari c’era già un bel nome alternativo per matrigna e non ce ne eravamo accorte.

Pia illusione.

Sinonimo di matrigna: madre crudele e perfida.

Contrario di matrigna: madre affettuosa e premurosa.

Ecco, un post così, tanto per scaldarsi i muscoli in attesa di trovare un nuovo nome per matrigna.  

(Dipinto di Bruegel “Torre di Babele”)

 

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Mogliastre, ecco la short list (mica tanto short, ma pur sempre list) dei nomi trovati in questi post per una nuova definizione di matrigna.

Se non ne ho messo qualcuno che vi piaceva, aggiungetelo. Se ne avete di nuovi, anche.

Poi facciamo una prima votazione?

In ordine sparso:

MADRINA

PROMADRE

MADRENA

MAICA (madre-amica)

MARELLA (madre-sorella)

MIA (acronimo per Madre In Adozione)

MAMITA

MATRIX

MATRINA

MAMMASTRA

BISMADRE

MAMMABIS

MOPA’ (moglie del papà)

VICEMADRE

 

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Il Nome della Cosa – seconda parte

Si parla di: matrigna

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Trovare un nuovo nome per matrigna non è facile. Perché, creatività a parte, non è facile dare una definizione precisa di matrigna. Proviamo: la donna che sposa (o convive con) un uomo divorziato con figli nati da precedenti matrimoni, e che entra quindi in una famiglia già esistente ma destrutturata e la ricostruisce, però solo in parte. E, solo in parte e senza ruolo, si occupa dei figli del suddetto marito. Nonché di suoceri e altri parenti.

Insomma, una che non è né carne né pesce. Sarà mica una sirena?

Ma andiamo avanti lo stesso con la ricerca del nuovo nome, mogliastre.

 

(Dipinto di René Magritte, “Sirens” appunto)

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Fatti, non parole. O era il contrario? In questo caso, mogliastre, è il contrario: partiamo dalle parole, e arriviamo ai fatti.

Insomma, il fatto è che qui si bandisce un concorso, di parole, per trovare un nome nuovo che sostituisca il vecchio e antipatico matrigna. Un nome che poi, e ce la metteremo tutta scomodando chiunque, vedremo come far arrivare sul dizionario della lingua italiana.

Del resto, se sul vocabolario sono arrivate parole come scannare (nel senso di scansire con lo scanner) o come pin o come pacs, perché non dovrebbe arrivare il nostro?

Allora, mogliastre, siete pronte  a cambiare la lingua italiana?

Forza, sparate  il neologismo senza paura. Siamo tutte orecchie.

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