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Meglio tordi che mais, liberamente tratto dal detto popolare meglio tardi che mai, significa che è meglio mangiare che essere mangiati. Ma non è detto. A volte, per esempio in una famiglia allargata, subire un po’ di cannibalismo non fa male, stranamente, a nessuno. Anzi, è salutare farsi brasare un polpaccio o vedersi trasformare un alluce in sushi.

Perché, in fondo, è necessario darsi, per farsi accettare. E questa frase leggetela bene perché è il piatto forte di questo testo. Il resto è solo contorno.

Bisogna che i figliastri ugolini sollevino la testa dal fiero pasto pensando che era roba buona, per poi chiederne ancora. Certo, non è mica facile farsi mangiare vive fin dal primo giorno. Bisogna prima frollare ben bene, come fagiane, appese a testa in giù finché le carni non siano pronte, morbide e soffici. E per questo non c’è problema, le carni si smollano che è un piacere, e senza nemmeno  appendersi  a testa in giù. Comunque, ad appenderci, ci pensa la famigliola, senza bisogno di chiederglielo. Controlliamo solo che la corda non sia fatta a cappio,  per il resto mettiamoci lì tranquille a frollare, in attesa di tempi migliori.

Ma dopo il frollo, arriva il frullo. Il frullo d’ali che ci permette, finalmente, di svolazzare garrule in quella voliera da Hitchcock che è la famiglia allargata.

Certo, voleremo con il segno di qualche morso sulle orecchie, con un paio di falangi in meno, ma voleremo. Voleremo come non abbiamo fatto mais.

 (Dipinto di Diego Rivera “La festa del mais”)

2 commenti

  1. 1.

    Eh, Lucy, ce n’è da arrancare. Tranquilla.
    Isabel Allende, ne La Somma dei Giorni, dice che a una matrigna servono otto anni, prima di smettere un po’ di arrancare. Ma ormai sei oltre la metà, dai.

  2. 2.

    Hai toccato il nervo dolente: accettare di perdersi per ritrovarsi.
    Cinque anni, e ancora arranco su questa strada.

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