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Tarzan e i tarzanelli

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Oggi, agli Aperitivi delle Matrigne , tra i vari discorsi  e le molte risate, si è parlato del ruolo del marito nell’aiutarci a fare un tuffo nel pentolone bollente della famiglia allargata senza prenderci troppo scottature.

Anche se la puzza di pelle bruciacchiata  dà fastidio a tutte, secondo me il ruolo dell’uomo in queste vicende è scarsino. Può, nei casi migliori, battersi il petto villoso (per casi migliori intendo i casi in cui si batte il petto, non i casi in cui il petto è villoso, ma i gusti son gusti) e ruggire virilmente: ci penso io. Ma, se non ci pensa, è meglio.

Non perché sia lobotomizzato, sempre nei casi migliori. E non perché sia depilato, nei casi opinabili. E’ che gli uomini in genere, e come genere maschile, non hanno nessuna voglia di mettersi a rimestare nel pentolone. Quindi, se lo fanno, lo fanno male. Fanno cadere il mestolo in testa a un figlio, il vapore gli increspa i capelli (nei casi migliori in cui li hanno ancora), e alla fine ci appoggiano il coperchio rovente sulle mani scambiandoci  stranamente  per uno straccio. Insomma, fanno più danni che altro.

In più, e scusate l’approccio  biecamente  genetico, ma, oltre alla svogliatezza, i nostri mariti ( e i mariti di chiunque, mica solo i nostri) non hanno il DNA adatto per farlo. Quindi, anche se sarebbe giusto, eticamente, che si mettessero in mezzo, care le mie mogliastre, è meglio che rinunciamo all’etica e pensiamo alla pratica. E la pratica è che chi fa da sé fa per tre.

Anche perché altrimenti, creandoci delle aspettative nei loro confronti, aspettative regolarmente disattese, accumuliamo  rancori che non se ne vanno più. Ma i rancori, allora, accumuliamoli  per cose più interessanti, tipo quando gli arriva un messaggino  misterioso  a mezzanotte e lui corre improvvisamente in bagno stringendo il telefono come fosse un rotolo di carta igienica a doppio strato, e noi, rancorose, fantastichiamo di buttarlo giù da sei piani di morbidezza e di fargli fare un rotolone da regina. Ops, da re. Come Tarzan, il re della giungla. O, più semplicemente,  come un tarzanello.

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