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La meta delle metà

Si parla di: Club delle matrigne

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Lunedì 6 aprile, mogliastre, ci sono gli Aperitivi delle Matrigne.

Per parlare delle nostre metà, e delle ex metà delle nostre metà.

La meta? Milano, via Foppa, 4, ore 18,30, ai Classici del Caffè.

 

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Succede, dopo anni e anni di matrignato, (anni e anni, eh) che la percezione di sé in quanto mogliastra cambi.

Dalle mail che ricevo al Club noi ci consideriamo le pecore nere, le intruse, e altre cose che in un blog ospite di una testata perbene non si possono dire.

Eppure, a un certo punto, scatta una sorta di orgoglio matrigno, qualcosa che ci fa sentire, paradossalmente, un po’ il centro della famiglia allargata. Il perno affettuoso sul quale gira tutto. No, mogliastre, girano le persone, non gli attributi, dai, che oggi sono buona, come diceva Lucy qualche post fa.

E allora è tutto più facile, e finiscono le pedalate a vuoto. Basta con la competizione, con l’insicurezza, la gelosia. Siamo quello che siamo. E non siamo mica da buttar via. Fino a nuovo ordine.

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Comprare un bikini in marzo può avere un paio di significati, forse anche tre.

Primo significato, si va al mare a Pasqua. E fin qui è facile.

Secondo significato: lo si è comprato di tre taglie in meno, così da marzo ad agosto c’è più tempo per entrarci. Bene, l’ottimismo impazza.

Terzo significato: si è vittime dello shopping compulsivo, e della sindrome del ‘ndo cojo, cojo. Che sia un costume  o un paio di Moonboots, l’importante è portarsi a casa un orfanello bisognoso di cure. Del resto, se ci mettono sul percorso un costumino storno, una cosa fa, lo ignora? Sarebbe pura cattiveria, anzi, vera crudeltà matrigna.

E comunque, in un mese qualsiasi di un anno qualsiasi, non ci hanno messo sulla nostra strada un paio di figliastri, più o meno storni? E noi cosa abbiamo fatto?

Mica li abbiamo presi di tre taglie di meno per avere il tempo di abituarci. Né tantomeno era Pasqua, che li abbiamo trovati dentro l’uovo di cioccolato.

Forse, ecco, siamo state ancora una volta vittime dello shopping compulsivo e, appassionate di vintage, ‘ndo cojo, cojo, abbiamo preso un uomo al negozietto dell’usato. 

Anche il second hand è un fatto di costume.

 

 

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Matrigne d’Italia

Si parla di: Club delle matrigne

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Il Club delle Matrigne italiano ha quasi un anno, e oggi pensavo che, sia le matrigne che ho conosciuto di persona agli Aperitivi di Milano, sia quelle che mi scrivono da altre città, sono tutte donne eccezionali, di grandissimo valore umano.

E per una volta, questo è un post serio.

Va be’, a parte il porcospino con i bigodini, ma non ho resistito. 

 

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Sabato 21 marzo, oltre a essere primavera, ci siamo io e Lilia Bonomi in radio.

Lilia in veste di matrigna e autrice del suo “Matrigne”.

Io in veste di autrice di “Uova di Matrigna” e fondatrice del Club delle Matrigne.

Ma la veste non si vede perché siamo in radio.

Comunque, per chi ha orecchie per intendere, intenda Radio24, alle 12.

 

 

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Maritastri

Si parla di: uomini

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L’hobbista, il pantofolaio, lo sportivo, l’intellettuale, il poeta, lo sciupafemmine. Qual è secondo voi, mogliastre, il maritastro che ci fa battere più forte il cuoricino matrigno? 

Il rassicurante o l’instabile? Il malmostoso da accudire o il bietolone cuorcontento?  Il mammo o il reclutatore di babysitter? L’iperprotettivo, o quello che, se ci vede scomparire gradualmente nel frullatore, ci dice: ma che palle,  proprio adesso che c’é il derby?  E per Derby non intende il succo di frutta.

E poi, viva la diversità, o viva la somiglianza?  E fisicamente?  Ci piace il vitellone un po’ stantio alla Clooney o il furetto alla Edward Norton?

Io per esempio, che porto nel DNA generazioni di occhi neri, quando vedo un esemplare con occhio chiaro (meglio due) grido al miracolo e penso che, sì, non siamo soli nell’universo.  Sarà mica per questo che poi mi sono ritrovata circondata da piccole creature aliene?  

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Okkio per okkio

Si parla di: Allarme Ex, figliastri, uomini

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Mettiamo il caso che una mogliastra sia gelosa, così, geneticamente.

Mettiamo il caso che il maritastro, altrettanto geneticamente, sia farfallone.

Mettiamoci poi un altro caso, che non c’è due senza tre: la mogliastra, per circostanze assolutamente fortuite, ha user e password della figliastra memorizzate sul suo pc, e, nonostante non sia iscritta a facebook manco morta, vada a vedere cosa combina il maritastro, che invece su facebook c’è.

Lì, mettiamo il caso, vede che ci sono un tre chili e mezzo di signore che gli dicono: oooohhhh, quanto tempo che non ci vediamo, dai facciamo una rimpatriata.

Mettiamo il caso che la mogliastra, che, ricordiamo, è in visita sotto mentite spoglie figliastre, si imbizzarrisca un po’.

E, putacaso, tanto per cambiare espressione che col puta si avvicina più ai pensieri della mogliastra in oggetto, le venga la tentazione di scrivere, con le sembianze telematiche della figliastra: papi, guarda che sei già al terzo matrimonio, vedi di non fare il cretino.

Ecco, secondo voi, una mogliastra cosa fa, lo fa o non lo fa? Troppo tardi, signore.

 

(Dipinto di Magritte)

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Rosso matrigna

Si parla di: Allarme Ex, matrigna

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Le matrigne si sposano in rosso. O perlomeno, la maggior parte di quelle che conosco io, l’hanno fatto. Perché?

Mica saranno tutte more, che il rosso per la mora è la morte sua. Un po’ come il matrimonio, ma questa è un’altra storia.

Be’, un po’ perché sposarsi in bianco per le seconde o terze nozze del proprio marito, insomma, fa un po’ strano. Senza contare che il bianco ingrassa. Un po’ perché sposarsi in nero pare brutto, anche se la linea ci guadagnerebbe. E un po’, secondo me, perché rosso fa provocazione.

Sì, cara (‘nsomma) ex moglie, mi sposo, e mi sposo nella spettacolarità del technicolor.

Sì, figliastri, eccomi qua, sono la tipa del papà, e adesso quel botolone rosso ve lo trovate anche stampato sul citofono di casa. Peeeeee! Chi è? La moglie. Apperò.

E poi, le matrigne si sposano in rosso perché il rosso è il colore della passione. E, se una non si sposa un marito con prole per passione, perché dovrebbe farlo? Ah, già, il rosso è anche il colore della pazzia.

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Baci & Abbracci

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Una cosa è abbracciare il proprio uomo, o meglio maritastro, mentre un figliastro si infiltra, inarrestabile come le cavallette, tra pancia e pancia. Un’altra è abbracciare maritastro e figliastro insieme, senza pensare alle cavallette né al fatto che in certi peasi, le cavallette, le arrostiscono e poi le divorano con voracità. Anzi, il virtuosisimo è provare, nell’abbraccio multiplo, un senso di completezza, di pienezza. Non perché si ha lo stomaco pieno di cibo esotico, no no.

Questo tipo di abbraccio arriva, se arriva, dopo molti anni di matrignato. Prima, ci sono solo le cavallette. E quel terzetto che non va giù. Che fa strano, che nonostante la cavalletta sia magari impanata e fritta come una cotoletta che fa anche rima, è proprio indigesta. Perché si pensa ancora in termini di coppia, Ma, pensare in termini di famiglia, quando i figli non sono tuoi, è tanto difficile. La cavalletta è carina, per carità, dolce, e non in senso culinario, ma non è tua né vostra. E’ loro. E l’abbraccio completo, allora, a tre, lo dovrebbero fare loro, mami e papi.

Immagine raccapricciante per una mogliastra, e quindi, o si innamora anche dei figliastri, o è fritta.

 

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