Post-Halloween

Si parla di: Club delle matrigne

post-halloween.jpgLunedì 2 novembre, come ogni primo lunedì del mese: Aperitivi delle Matrigne.

Ore 18,30, al caffè-libreria I Classici del caffè, via Foppa, 4, Milano.

Dopo la notte delle streghe, l’aperitivo delle matrigne.

Qualcuno vedrà delle differenze? Mah.

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Un noto settimanale mi aveva fatto un’intervista sul Club delle Matrigne e sui miei libri, Uova di Matrigna e Mogliastre. Poi mi ha chiesto di venire a casa mia per fare delle foto a me e alle figliastre. Ci ho pensato su e ho risposto che, sinceramente, finché si trattava di fotografare me, nessun problema, sono grande e vaccinata (no, vaccinata poco, che sono contraria). Ma coinvolgere le ragazze in questa cosa, facendole apparire nella loro figliastraggine su una rivista così popolare, mi sembrava mercificare il nostro rapporto. E quindi ho detto no. No alla foto di gruppo, mica all’intervista. Invece, senza la foto della matrigna nel suo habitat naturale, e senza sbattere il mostro e i suoi mostrini in prima pagina, niente, il pezzo non era più interessante, e hanno rinunciato. Capisco la scelta editoriale, ma capisco anche che mi sa che ho fatto bene a dire di no. 

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rimedi-popolari-e-impopolari.jpgDicono che tenere una cipolla tagliata a metà su una ciotola accanto a noi mentre lavoriamo o mentre dormiamo assorba i germi dell’influenza. Io ci provo.

Ma, mi chiedevo nel frattempo: la cipolla per l’influenza, l’aglio per le streghe, e, per le ex? Pensavo a un cetriolo, ma non ho trovato un supporto scientifico né una leggenda popolare che sostenga questa mia intuizione.

Anche perché non vorrei che, con questa crisi, dovessi smettere di fare la copywriter per fare l’ortolano. Che notoriamente, col cetriolo, non ha un gran bel rapporto.

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Aperitivi & Cicogne

aperitivicicogne.jpgIeri ho conosciuto una dottoressa esperta di agopuntura per donne che desiderano un bambino e hanno difficoltà a rimanere incinte.

Pensavo, dato il numero consistente di mogliastre in queste condizioni, di indire un Aperitivo delle Matrigne in più, dopo il nostro del 2 novembre, e invitarla, sempre ai Classici del Caffè,  per raccontarci del suo lavoro, anche perché io credo molto nelle medicine cosiddette alternative.

Che dite, mogliastre milanesi, vi interessa? Per le mogliastre non milanesi ma interessate, cercherò di organizzare qualcosa, e sicuramente metterò qui il link al suo sito, che sarà attivo tra qualche giorno.

Poi vi racconterò anche come ci siamo conosciute, io e la dottoressa. Solo questo vale un aperitivo.

AGGIORNAMENTO: L’APERITIVO CON LA DOTTORESSA E IL SUO SEGUITO DI CICOGNE SARA’ UNA MERENDA, IL 28 NOVEMBRE ALLE ORE 16.00. A MILANO, CAFFE’-LIBRERIA I CLASSICI DEL CAFFE’, VIA FOPPA, 4.

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Il cappotto da signora

 

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Oggi ho messo un cappotto da signora. E, siccome la mia personalità è molto labile, mi sentivo proprio una signora, così come mi suggeriva il cappotto, evidentemente dotato di una personalità più carismatica della mia. E lì, tra l‘alpaca preziosa del signorile cappottone, pensavo: che bello, stasera ci sono le ragazze.

Quando mi metto i jeans, non penso: che bello stasera ci sono le ragazze. Penso: urka. E invece oggi mi sono sorpresa con questo pensiero, signorile certo, ma anche molto adulto.

E’ vero che sono ampiamente adulta anch’io, ma non è questo. E’ che pensare: che bello stasera ci sono le ragazze, indica che non mi sento più sul loro piano, è finita la competizione, conscia o inconscia che fosse, e si è sbiadito anche quel senso del possesso nei confronti del maritastro che prima mi partiva a manetta.

Forse, dopo dieci anni di matrignato, questo è un traguardo importante. Forse è qui che bisogna arrivare, e forse ci sono arrivata.

Mah, domani provo a mettermi piumino e jeans e vi so dire.

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hacker.jpgDa quando ho annunciato che Mogliastre, manuale semiserio per seconde mogli e matrigne era in stampa, un hacker turco si è impossessato del sito del mio editore e, peggio dell’esorcista, l’ha trasformato in una pagina nera e minacciosa.

Attualmente, dopo le mie vibrate proteste con l’editore, il sito è tornato quasi normale. Quasi, perché ora è, inspiegabilmente, un sito bassissimo e grassissimo. Considerando che lì sul sito basso e grasso c’è la copertina di Uova di Matrigna, con le mie gambe sulla foto, ecco, vedermele come quelle di un troll non è che mi faccia proprio piacere.

Queste, le cattive notizie.

Le buone: le mie delegate torinesi sono fantastiche, professionali ed entusiaste. Oltre a Iria Grandinetti, alias Dona Flor, che conoscete già, vi presento Francesca Francone. Anche lei bellissima matrigna, e con una storia di matrignato, udite udite, molto felice.

Ora torno a controllare il sito basso e grasso. Nel frattempo, conoscendo gli hacker turchi e le loro innegabili commistioni con le ex, vi do un altro indirizzo a cui rivolgervi per, eventualmente, ordinare sia Uova di Matrigna (con le gambe originali) sia Mogliastre: info@iclassicidelcaffe.it.

Nel frattempo, qualche treccia di aglio contro hacker ed ex, male non fa.

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Le due mamme di Luca

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 Io ho un amico che ha due mamme. Quando aveva due anni i suoi genitori si sono separati. Poi ognuno di loro si è rifatto una vita affettiva. Il padre sta con una nuova donna, e la madre anche. Eh sì.

Sua madre, quella biologica, si è innamorata di un’altra donna, che, nel corso di questi cinquant’anni, l’ha cresciuto insieme a lei, dividendosi otiti e pannolini, pappe e ruttini, pianti e carrozzine.

Lui, quando io dico che sono una matrigna, sgrana gli occhi, non capisce. Poi però ci pensa su un attimo, e dice: ah sì, come la tipa di mio padre.

Che stranezza, eh? La tipa della madre è la sua seconda mamma. La tipa del padre è una matrigna. E’ vero che, con la tipa di mami, ci ha vissuto insieme tutti i giorni, mentre la tipa del papi la vedeva un weekend sì e uno no, più il mercoledì, come di rigore nelle  famiglie ricostituite. Ma non credo sia stato questo a fare la differenza. Né il carattere delle due tipe.

E’ che la tipa di mami non ha usurpato il posto del padre, essendo una donna. Posto peraltro lasciato vacante per anni, ma quando si è piccoli queste cose non si colgono, e quando si è grandi si dimenticano.

L’altra cosa che ha fatto la differenza, secondo me, è che la madre si è trovata, per così dire, la matrigna in casa, e nel suo stesso letto per giunta. Quindi non si sono scatenate le dinamiche classiche tra ex mogli, madri, mogli in carica e matrigne. Nessuna rivalità, nessuna gelosia, nessuna difesa dei ruoli. Questo bambino è nostro, e nostri sono i suoi fratelli, partoriti un po’ da te e un po’ da me.

Sai quante risate si saranno fatte, insieme sotto il piumone, le due signore, pensando alla situazione stramba che avevano creato? Sai quanti: alla faccia dei nostri ex mariti?

E sai quante difficoltà? Già è difficile farsi accettare dalla società come matrigne, pensa a dover aggiungere, all’infamia, un’ulteriore infamia: l’omosessualità.

I diritti degli omosessuali sono sacrosanti. Il sesso e l’amore sono patrimoni emotivi che nessuno deve osare toccare. E la solitudine degli omosessuali è una cosa che, quando ci penso, mi ammazza. Si parla tanto di amore, sembra essere un valore universale, condiviso da tutti indistintamente, e poi, quando l’amore è tra omosessuali, c’è chi dice: che schifo.

Io ho un amico che ha due madri. Ed è cresciuto benissimo.

 

 

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un-posto-al-sole-to.jpgMogliastre, con il lancio degli Aperitivi delle Matrigne a Torino, primo avanposto matrignesco oltre a Milano, oggi ci siamo guadagnate un posto al sole su la Repubblica, comode comode su un paginone tutto per noi, appollaiate tra le righe di un bellissimo articolo firmato da Vera Schiavazzi.

Intanto ne approfitto per presentarvi la delegata che ho scelto: Iria Grandinetti.

Credo di essere stata molto fortunata nella scelta, Iria è una meraviglia, sia come persona che come delegata. L’avete conosciuta anche voi su questo blog, con un suo racconto, e nei post, con un nick, che però per ora non vi dico.

Iria sarà affiancata, nella gestione degli incontri torinesi, da un’altra matrigna, Francesca.

Altri dettagli su chi è Francesca e sul nick di Iria, alla prossima puntata. Che mica vi posso dire tutto subito, eh. Anzi: neh, come si dice a Torino.

 

 http://torino.repubblica.it/dettaglio/le-seconde-mogli-alla-conquista-di-torino/1749905

 

(Marchio e logo di Roberta Costa)

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La Casa del Divano

Si parla di: interviste

cecilia-resio-blog.jpgDulcis in fundo: l’ultimo racconto, di Cecilia Resio, artista ed ex matrigna. (Ma si può smettere, di essere matrigne?)

Cecilia sa, meravigliosamente, scrivere, cantare, disegnare, e ammazzare dalle risate.

E’ una madre meravigliosa, è stata una splendida matrigna.

Tutte queste cose le so perché è una splendida amica, seppur lievemente latitante. Ma è il suo bello.

Buona lettura, mie mogliastre. E per chi volesse approfondire la questione della personalità genialoide di Cecilia, questo è il link al suo psichedelico blog: 

http://rapida.wordpress.com 

 

di Cecilia Resio AKA Rapida

 Quando mi disse domani vorrei che tu lo incontrassi ho sentito un sentimento ruvido, qualcosa che avrebbe dovuto essere un salto di gioia si è trasformato in un salto nel buio.

Quattro anni, maschio, molto biondo, molto amato, molto fotografato, molto figlio.

Ho sorriso e ho detto a quello che sarebbe diventato mio marito: bene! son troppo contenta!

E invece stavo già pensando a cosa mettermi per non essere troppo vistosa e poco madre. E poi la sua di mamma era una modella molto conosciuta poi diventata attrice molto conosciuta ed io ero solo una femmina ignota dai capelli castani nata a Livorno, con indole anarchica e selvatica.

Ho immaginato il posto dell’appuntamento :

casa mia (dove viveva il padre in appoggio)

bar

centro sociale

giardino

Ikea

sala da tè

sala d’aspetto del pronto soccorso

 Tutto era luogo fuori luogo e allora, in un moto di autocoscienza, ho alzato il capino e invitato il padre del molto figlio a trovarla lui un’idea degna di questo nome.

 Quando al mattino mi ha detto con entusiasmo da stadio che aveva finalmente trovato il posto ideale ho sentito il cuore cominciare a battere un pochino più velocemente.

Ansia da prestazione straordinaria.

Perché io non volevo diventare matrigna, no no.

Io volevo essere madre di tutto e di tutti, colei che fecondava con sorrisi, parole e musica, una specie di madre terra: generosa e costruttiva, una donna-cantiere.

Avrei voluto anche io che lui conoscesse mio figlio, per una questione di pari opportunità o di pari e patta, ma in quegli anni non ne disponevo ancora.

 Ecco quindi orario e luogo:

Metro Loreto, davanti alla porta d’ingresso di un’esposizione di divani.

 Ora non mi si chieda cosa possa aver fatto pensare al mio uomo che quello era il posto ideale, ma io qualche ipotesi l’avevo comunque azzardata. Non ricordo se avessi trovato il motivo inconscio che lo aveva fatto capitolare per La casa del Divano, forse una sorta di premonizione, una chiaroveggenza d’intenti.

I tredici anni passati successivamente insieme lo videro infatti seduto su un sofà con la mano destra piena di un bicchiere pieno. Ma questa è un’altra storia.

 Mi ricordo che scelsi con cura l’abbigliamento, cercando di essere neutra, ma al contempo gioiosa, una donna sicura di sé, ma anche conscia dei propri limiti, della propria mortalità.

 Mi apparve subito per quel che era:

un bambino sperduto.

Lui era vestito come se avesse dovuto incontrare Carlo d’Inghilterra, invece di Cecilia Resio: indossava un lodenino blu, un paio di pantaloni scozzesi verdi e delle mini clarks di camoscio blu. Non sorrideva ed era terrorizzato come me, ma in modo molto più vago e confuso.

  - Ciao Sebastian, sono Cecilia.

 Il padre di Sebastian intanto traduceva in simultanea le mie frasi, inutilmente, ma con moltissima competenza.

 - Sebastian, questa è Cecilia.

 - Ciao.

 Mai ciao fu più stentato, masticato, involuto, contenutissimo.

 - Se salissimo in superficie e ci mangiassimo un gelato ?

Proposi,  parlando con l’entusiasmo di un animatore Valtur.

 - Sebastian, se salissimo in superficie e ci mangiassimo un gelato?

Tradusse il padre.

 Sebastian non rispondeva e aveva piantato gli occhi su un divano rosso pompeiano con poggiapiedi ribassato del trenta per cento.

 Il padre del bambino mi sussurrò all’orecchio una cosa decisiva per lo svolgersi dell’incontro:

 - Forse non ha voglia di un gelato.

 Non mi ricordo cosa successe dopo.

So solo che ora Sebastian ha diciannove anni e che gli voglio bene da quindici.

 I suoi gusti preferiti di gelato erano puffo e crema inglese, ma non si riusciva quasi mai a trovarli.

 Un po’ come le parole adatte quando si cercano.

 

 

  (Ricerca iconografica di Rossella Calabrò) 

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Un’alternativa positiva

Si parla di: interviste

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Eccoci, se non ho fatto casino con i file, all’ultimo racconto/testimonianza della raccolta matrignesca di giugno. In realtà ce ne sarebbe un altro, di racconto, ma l’autrice, peraltro mia carissima amica, non mi ha ancora detto come lo vuole intitolare e come lo vuole firmare. (Ceciliaaaaa?)

Buona lettura, mie splendide mogliastre. Magari l’estate prossima facciamo un’altra raccolta, che dite?

di Raven

 Ok lo so per prima io che non è esattamente cosi’ che speravo di iniziare i miei primi 40 anni, ma il ruolo della mamma rilassata, con figli ormai grandi che rompono sempre meno, il filo di perle regolamentare, la volvo, due cani in giardino ed eventualmente l’amante, quando ho fatto il provino l’avevano già assegnata, devo aver consegnato il modulo sbagliato In un delirio di onnipotenza la formidabile genitrice ha proposto pure di cenare tutti insieme: ex moglie, ex marito, i rispettivi nuovi compagni/compagne e i figli di tutti quanti e di fronte allo sguardo attonito del Socio gli ha detto: “Ma sì dai, su, dobbiamo essere moderni!” C’è stato un attimo che a essere sincera mi è venuto un po’ di sconforto: se volevo avere un’idea di quello che mi aspetta eccomi accontentata. Non funziona che si collabora, la ex decide la cose in tempo utile e noi siamo liberi di organizzarci per il meglio e di conseguenza.

In realtà lei puo’ permettersi di andare, tornare, brigare, fare e disfare, ma quando decide di esserci  il mondo si ferma e riparte in base alla sua volontà di rotazione, perché vorrai mica privare i bimbi di scelte che la mamma fa, ovviamente per il loro bene.

Lo so che siamo tutte ex di qualcuno e trovandomi dall’altra parte chissà come mi comporterei, se io penso che potrei essere gelosa, la chiamerei con il suo nome, pura e semplice gelosia, cercherei magari non riuscendoci di farmi scudo di mia figlia, di agitarla come uno stendardo, di sventolarla come un richiamo per far scattare tutti sull’attenti.

Se ci sarà una nuova famiglia, sarà molto diversa da quella che io stessa avevo immaginato. Sarà una realtà del tutto nuova, da una parte sono convinta che dovrebbe essere la cosa piu’ vicina possible a quella normalità di cui siamo affamati, quelle briciole di chiacchiere, risate, racconti, ma anche bisticci e richiami che vedo cadere dal nostro tavolo allargato.

Poi ci rifletto e invece piu’ realisticamente penso che alla fine saremo comunque due famiglie nello stesso spazio, con due codici interpretativi diversi, due diversi percorsi che abbiamo fatto come genitori, che sarà molto difficile superare le proprie abitudini, il linguaggio che ognuno di noi ha con i propri figli e anche il peso di non aver fatto parte del passato l’uno dell’altro.

Il fatto è che la maggior parte delle scelte “importanti” le abbiamo compiute già. Le cose piu’ definitive sono già successe, la scelta della persona che volevi accanto per la vita, un mutuo, la macchina, l’animale domestico, la nascita dei nostri figli

L’inizio, eh si, l’inizio è stato stupidamente sottovalutato, pensavo che in fondo dovevo solo cavarmela con i suoi figli, e siccome in genere me la sono sempre cavata bene con i cugini piu’ piccoli, i figli delle amiche, i nipoti, etc etc,  non farmi detestare dal suo pargolame mi sembrava un’ opzione facilmente praticabile, non ero preparata alla terribile definizione che li accompagnavano “figli di separati”: cartina al tornasole per ogni capriccio, lamentela, caduta, malumore, lagna, disagio, mancanza di sonno, di studio, di curiosità, di entusiasmo. A me sembravano bambini. Punto.

E ero ancor meno preparata alla prontezza con cui la mamma in primis ma anche insegnanti, educatori, psicologi, nonni e parentado tutto fossero abilissimi a fare rivelazioni, confermare teorie, vaticinare predizioni e farne veicolo delle proprie paure da una parte, delle proprie pretese dall’altra….

Specie quando entra in scena “latuamorosa” scritto cosi’ tutto attaccato e da pronunciarsi con sarcasmo, ma mi è andata già bene, conosco donne che sono state nominate anche peggio, specie se  “latuamorosa” disgraziatamente non suscita odio feroce nei figli.

Non tanto perché sia una novella Mary Poppins, ma quanto perché lui il ruolo paterno l’ha sempre esercitato, non ha accettato di fare la comparsa all’ombra della santa madre ogniscente, e i bambini negli anni hanno maturato fiducia in lui, nel suo giudizio, piacevo a lui e non ero la Strega Grimilde, tanto bastava per darmi un’ occasione.

Eppure, anche se mi sfugge dove la loro mamma si sia laureata in psicologia, noi li confondiamo, io e lui, non tenendoci nascosti a vicenda, non escludendo I bambini, non limitandoci a vederci a loro insaputa, non presentandoci rigorosamente come amici, in pratica decidendo di non fare i clandestini dei nostri figli.

Ora, sembra brutto ragionare su questa scelta? E’ possible che sentiamo di poterci migliorare a vicenda ?  Che nonostante il nostro contachilometri segni già un bel pezzo di strada percorsa, tanta vita vissuta, ci sentiamo nuovi di zecca agli occhi dell’altro? Che sentiamo di poter insieme permetterci una rincorsa a un domani piu’ tranquillo, meno doloroso, meno faticoso. Davvero sarebbe meglio per i figli suoi e la mia essere esclusi da questo ?

Perché non considerare una ricchezza e un’ occasione per i bambini avere piu’ punti di riferimento fra gli adulti, piu’ interlocutori, piu’ esempi di caratteri e di personalità, piu’ visioni, e non dover dipendere unicamente dal giudizio, dalle aspettative o dalle ambizioni della famiglia diretta.

Come mamma (anche io sono mamma e conosco il linguaggio delle mamme) faccio fatica quando si tratta di mia figlia a non intervenire e lasciare andare avanti lui, lo faccio perchè devono creare il loro “modo” e perché vedo nel mio compagno un’ alternativa positiva a quella che io posso offrire a mia figlia Vorrei aggiungere come spunto di riflessione che la sua ex vive in maniera adolescenziale situazioni diametralmente opposte  una storia che abbia una qualche natura coordinata e continuativa, pur offrendo immediata collocazione al nuovo amico.

Ne parla con chiunque, la psicologa, i maestri, l’ex marito, questo ogni tre mesi circa, ai figli no, ovvio, ai loro occhi è tornata vergine. A voi sembra migliore come strategia? Pero’ noi li confondiamo, Noi, capito?

Con il tempo spero che svanirà anche questo sottile fastidio, la mia personale “sindrome dell “altra”, perchè non è facile, non è facile affatto, muoversi in equilibrio come un trapezista ad alta quota e senza rete, soprattutto quando un paio di figli sono grandi e in grado di fare delle scelte, con la paura che da entrambe le le parti ci sia la percezione di non fare abbastanza.

Costruire una situazione armoniosa con i tempi e le dinamiche di tutti è possible ma richiede un lavoro e una attenzione costanti. Si creano sempre nuove circostanze ed è continuamente necessario formare alleanze ed equilibri. Pero’ penso davvero che ne valga la pena, perchè a mettere  distanza fra gli adulti e i bambini ci si perde sempre, anche con le motivazioni piu’ giuste di questo mondo, loro il libro di psicologia non l’hanno letto e con l’educatore non ci hanno parlato, sentirebbero solo le barriere che dovrei alzare per questioni di principio, e fare (tentare di fare) tutto come da manuale – essere presente, ma NON invadente, affettuosa, ma SENZA cercare di sostituire la madre, ecc ecc – toglie spontaneita’ al rapporto e ci logora.

A volte scherzando dico che insieme a loro mi sento piu’ bella. Ma spesso è davvero cosi’, per essere entrata in un cerchio un po’ piu’ ampio di me stessa, mia figlia, e famiglia diretta, tutti legati da vincoli di sangue, sacri ed inviolabili ma non meno forti dei possibili vincoli “per scelta” .

Forse perché ogni percorso incontro agli altri e incontro a dei bambini in termini emotivi costa tanto, anche in partenza quando tutto dovrebbe avvenire a volo d’angelo.

Pero’ poi ci permette di meravigliarci di noi stesse, di quanto abbiamo accettato di metterci alla prova, del coraggio, della pazienza, della discrezione che ci vuole e magari, magari ci piacciamo un po’ di piu’, dopo esserci cimentate con qualcosa che richiede cosi’ tanto di noi

 

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