La bussola di Noè

Si parla di: libri

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La bussola di Noè, di Anne Tyler, secondo me è un bel libro. Ne avevo letti altri due della stessa autrice e non mi avevano entusiasmato. Ma questo, sarà perché è pieno di matrigne, mi è piaciuto.

Il protagonista è un sessantenne solo, vedovo e divorziato al tempo stesso, reduce quindi da due matrimoni. Ha una figlia dal primo matrimonio, a cui la seconda moglie ha fatto da madre, e due dal secondo, fornite di patrigno bravissimo che addirittura ha esonerato il protagonista dal pagare gli alimenti.

A un certo punto lui si innamora di una donna, che pare essere la candidata al terzo matrimonio, nonché al matrignato delle sue tre figlie.

Ma a parte la trama, la cosa quantomeno bizzarra è che le figure delle matrigne, in questo libro, sono positive.

O meglio, una è un po’ stronza di suo, l’ex moglie, ma come matrigna è ineccepibile. E l’altra è un po’ sfigata di suo, ma si capisce che come matrigna sarebbe bravissima.

Ora, o Anne Tyler è una matrigna, o veramente sta pian piano cambiando qualcosa. Certo, l’autrice è americana, lì con divorzi e matrimoni sono secoli avanti rispetto a noi, però, insomma, sono rimasta piacevolmente stupita.

Diciamo che l’Oscar della stronzaggine qui lo vincono le figlie, che alla fine, ah, no, non ve lo posso dire, che magari leggete il libro. 

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Il cocker natalizio e la B12

Si parla di: uomini

il-cocker-natalizio-e-la-b12.jpgDice il Dottor House, nella puntata che ho visto stasera, che la vitamina B12 aiuta a eliminare i sensi di colpa.

Ora, al di là della credibilità housesca, io credo che, per non saper né leggere né scrivere, e soprattutto dato il ferale appropinquarsi delle prove di forza natalizie, potremmo propinare ai nostri maritastri dei bei pranzetti a base della suddetta vitamina, così magari la smettono di fare azioni inconsulte e cockerate varie forse dettate dalla carenza di B12.

Provare non costa niente.

Cibi indicati: fegato, uova, il gruppo degli afrodisiaci e cioè vongole ostriche caviale, e poi polpo, sgombro, e, uhm, cuore di bovino, altresì detto di vacca.

Così, dico per dire. 

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prossimi-incontri-matrigneschi.jpgAllora, mie mogliastre, ecco un riassuntino dei prossimi incontri, tra il serio e il faceto, organizzati dal Club delle Matrigne. Mi rendo conto che si tratta di incontri a Milano, o al massimo a Torino, ma prima o poi ce la faremo, ad arrivare dappertutto.

 

Allora: sabato 28 novembre: Merenda con Cicogne, incontro con la dottoressa Casaletti, specializzata in agopuntura e costellazioni familiari, dedicato alla fertilità. Ai Classici del Caffè, ore 16.

 

Mercoledì 2 dicembre (sì, mercoledì, così si bigia): Pizza-Matrigna prenatalizia per farci tanti auguri, che ne avremo bisogno. Luogo ancora da scegliere, poi vi dirò.

 

Lunedì 7 dicembre: i normali Aperitivi delle Matrigne, per chi non fa il ponte di sant’Ambrogio, sempre ai Classici del Caffè, sempre alle 18,30.

 

Venerdì 11 dicembre: presentazione del Club delle Matrigne –sezione torinese- dove conoscerete le splendide delegate Iria e Francesca. In più verrà presentato il libro Mogliastre. A Torino, Libreria Coop, piazza Castello 113, ore 18. Seguirà, per chi ne ha voglia, una cena in un ristrorante etnico lì vicino. (Per informazioni sull’evento torinese, potete scrivere alle mie delegate qui).

 

Poi, il 6 gennaio: festa della matrigna. Scherzo, scherzo.

 

 

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memo.jpgVi ricordo, mie mogliastre, che sabato prossimo, il 28 novembre, ci sarà l’incontro, organizzato dal Club delle Matrigne, con la dottoressa Casaletti, specialista in agopuntura per la fertilità.

Alle 16 al caffè-libreria I Classici del Caffè, in via Foppa, 4 a Milano.

Io ci sarò come sempre in quanto tenutaria, ma le cicogne le dirotterò tutte dalla vostra parte. A me tutto sommato basta la voliera allargata.

 

(Dipinto di Klee)

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La sindrome del mercole

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Per mercoledì, in gergo matrignesco, s’intende quel giorno infrasettimanale in cui la prole aliena, con eventuale seguito di suoceri alieni nei casi più fortunati, atterra lieve come un elefante di Giove sulla terra matrigna.

E su Giove, si sa, la gravità è maggiore, motivo per cui un gruppetto di elefanti gioviani pesa come l’intero contingente di dinosauri terrestri presenti all’appello prima dell’estinzione.

Il mercoledì, dicevo, statisticamente è preceduto e seguito da sindromi bizzarre, azioni inconsulte, gesti di masochismo estremo, tutte manifestazioni dettate, evidentemente, dallo stress.

C’è la matrigna che, la notte prima del giorno convenuto per lo sbarco alieno, si taglia i capelli sul lavandino di casa usando le forbici da giardinaggio, commentando tra sé, in un estemporanea improvvisazione bergamasca: pota.

C’è la matrigna che si riempe di soffici peluche la testa per non essere accusata di avere un diavolo per capello.

C’è quella che, sempre in orari da insonnia, tinge di blu una borsa di velluto, peraltro già blu, seguendo ipnotizzata le rotazioni del cestello della lavatrice fino a tintura, blu, avvenuta.

Cosa si nasconde dietro queste sindromi matrignesche? Sarà mica disagio? Naaaaa. Sarà un desiderio inconscio di alienazione, appunto? Ma va là.

Sarà che è sempre meglio tagliare i capelli e tingere le borse che farsi le pere? E se per sbaglio taglia le borse e si tinge le pere?

Mogliastre, non so, ma mi sa che è meglio riderci su. Tanto, son cose che succedono anche nelle migliori famiglie.

 

 

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colpo-di-scena.jpgNel 2007 ho scritto il mio primo libro, Uova di Matrigna. Un pamphlet ironico, ma a tratti cattivello, sulla vita di una mogliastra. Una delle mie due figliastre, a cui l’avevo fatto leggere ancora prima di pubblicarlo, non l’aveva gradito un granché. (Cosa che mi ha confessato mesi e mesi dopo, ma l’avevo capito benissimo dalla faccia).

Ora, a distanza di tre anni e passa, colpo di scena: la stessa figliastra ha scelto un brano di Uova di Matrigna per un esercizio al suo corso di teatro. Lo sta imparando a memoria, (a memoria, sì) mentre io gongolo come un tacchino o come uno dei sette nani, per poi recitarlo, come monologo, davanti ai suoi compagni di corso.

Mi ha detto che, ora che è più grande, ha capito tutte le paturnie, i disagi, i pianti e le gelosie di cui raccontavo nel libro. Ora, ha aggiunto, come donna ti capisco un po’ di più. Prima ero troppo figlia per capirti. Alleluja, già che siamo in periodo pre-natalizio.

Ovviamente la cosa mi ha fatto un piacere immenso, e mi dà un filo di speranza sulla possibilità che noi mogliastre riusciamo a comunicare anche con chi, mogliastra, non lo è. Certo, se non si guadagnano i gradi sul campo, non si riuscirà mai a provare fino in fondo la serie di orrori che proviamo noi, però, insomma, come si dice, uno su mille ce la fa.

E poi, volete mettere, la soddisfazione di sentirla recitare per tutta la casa le mie parolastre crudelastre?

 

(Dipinto di Magritte)

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vorrei-i-peluche-in-testa.jpgGli chatouche, volgarmente detti pelouche, sono dei colpi di luce che un buon parrucchiere esegue sui capelli delle clienti.

Invece, se una cliente non fa la cliente ma decide che vuole assolutamente i pelouche in testa alle dieci di un martedì sera, questa si mette a trafficare nel bagno di casa con sostanze chimiche di varia origine e di adolescenziale memoria, cercando di sostituirsi al parrucchiere.

Il decolorante per baffi non lo usa da decenni, da quella volta insomma che suo padre le disse: uh, ma perché hai i baffoni da sergente austriaco? La Camomilla Schultz non la usa più da quando un moroso le disse: uh, ma perché hai i capelli color zucca?

Eppure, in un afflato di nostalgia per i bei tempi andati, e per le cazzate mai andate del tutto, la mogliastra recupera i prodotti da modernariato e li applica sui futuri pelouche.

Nel frattempo il gatto fa di tutto per intingere la coda nella ciotola della pozione-chatouche, mentre il marito si affaccia alla porta del bagno e, grazie all’esperienza di tre matrimoni, si ritira immediatamente con la tecnica di una tartaruga e la velocità di un ratto.

La mogliastra canta il casacioff per propiziare lo chatouche, mentre rivoli di sostanza mucillaginosa le scorrono sul collo e miasmi d’ammoniaca ispirano irresistibili tentazioni urinarie al gatto, che la fa comunque sul divano da mesi.

Poi, il magico momento del risciacquo, e l’ancor più magico momento della phonatura dei pelouche. Ma i pelouche non ci sono. O, se ci sono, si sono nascosti.

La mogliastra tenta un nz nz nz, ma i pelouche non si palesano. Passa allo spargimento di croccantini sul cranio, ma non abboccano. Minaccia di consegnarli a una torma di bambini comunisti che mangiano i pelouche, ma non cedono.

Invisibili come i sommergibili dei Marines, stronzissini come i dirigibili marroni di Elio, gli chatouff fanno uff e a uno scappa anche una pernacchia di origine incerta.

Ma, di chatouche, o di pelouche, sulla chioma mogliastra, manco mezzo. Toccherà andare dal parrucchiere.

 

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Mie mogliastre, vi ho mai detto grazie?

Ho iniziato questo blog un anno e mezzo fa, quando non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. La prima a ripondere a un mio post è stata una figliastra sconosciuta ma incazzatissima che mi ha riempito di insulti. Poi, per problemi tecnici (giurin giuretta io non c’entro) il suo commento e tutti quelli, pochissimi, dei primi mesi sono stati cancellati.

Poi ancora, pian pianino, da chissà dove, siete arrivate voi. Tutte intelligenti, tutte generose, tutte spiritose. Tutte pronte a darci reciprocamente una mano, un orecchio, una digitatina al tiramisù.

Mie mogliastre, io sono davvero fortunata ad avervi incontrato. Credo che questo blog e il Club delle Matrigne siano le cose migliori che ho fatto in questi anni, grazie a voi. Oltre a essermi rifiutata di abbattere un gatto solo perché è malato e mi riempie la casa di pipì. (Qui non c’entrate, per vostra fortuna).

Insomma, e scusate il barile di melassa, ma io vi devo davvero ringraziare tantissimo di esserci, e di essere come siete.

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chattando.jpg“Lui sa venirmi a prendere nel posto giusto e nel modo giusto”.

Questa frase me l’ha detta stasera una matrigna con cui chattavo su Facebook. Mi ha colpito tantissimo.

Il suo compagno capisce quando lei è giù, sa perché si sente così, e sa come riportarla su.

Ora, o la matrigna chattante è fidanzata con un alieno, e allora ci deve presentare i suoi fratelli marziani, o ha scelto un umano di razza rara.

Brava e lungimirante matrigna. E bravo anche il marziano.

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Una mogliastra del 428 A.C.

Si parla di: libri, matrigna

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Ecco, mogliastre, oggi lascio scrivere un post sul mio blog a una certa Alcesti, prima moglie nel 428 A.C. Le dà voce Euripide. Così nel frattempo io posso occuparmi delle tarme che mi stanno divorando i maglioni, e ho anche il tempo di tirargli qualche accidente, sia a Euripide che alle tarme.

Tu, da buon padre, ami i tuoi figli come li amo io. Lasciali padroni della mia casa, non dargli una matrigna, sposandoti di nuovo. Sarà cattiva, in confronto a me, alzerà la mano contro i tuoi, i miei figli, per gelosia. Non mi fare questo, ti prego. La nuova arrivata, la matrigna, detesta i figli del primo letto, non è più gentile di una vipera. E poi, il maschio ha nel padre una torre robusta [e gli può parlare e avere risposta]. Ma tu, figlia mia, come verrai cresciuta per diventar donna? Che tipo di matrigna ti capiterà? Non vorrei che infangando il tuo nome ti rovinasse le nozze mentre sei nel fiore degli anni. Tua madre non ci sarà alle tue nozze, non ti farà coraggio al momento del parto, assistendoti, ed è il momento in cui non c’è niente che valga una madre. Io devo morire: e non domani o dopodomani del mese, ma fra poco entrerò nel novero dei più. Addio, siate felici: potete vantarvi tu, marito, per la moglie e voi, bambini, per la madre meravigliosa che avete avuto.

Dalla tragedia di Euripide, Alcesti. 428 A.C.

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