Aperitivastri di maggio

Si parla di: Club delle matrigne

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 Belle mogliastre, lunedì 3 maggio ci saranno gli Aperitivi delle Matrigne a Milano, solito posto e solita ora. E il 7 a Torino.

Il Club delle Matrigne vi aspetta per matrignare a più non posso.

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Il saggio quadrupede

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Durante il mercoledì allargato, per evitare che il mio gatto venga trucidato dalla famigliastra, ho preso l’abitudine di chiudermi in camera con lui, con cibo, sabbietta (gasp, sput) e tutto. In realtà il rischio che il gatto venga trucidato è minimo (medio, vah), ma la mia ansia è massima, e quindi il povero quadrupede si sciroppa la matrigna nevrotica e la relativa reclusione.

Oggi, giornata di sole persino qui a Milano, il suddetto gatto era in versione super-selvatica, sul balcone (protetto con rete anticaduta, sempre per via della matrigna ansiosa), beato tra le piante, a minacciare ferocemente piccioni e corvi di passaggio. Insomma, era felice. Ma, allo scoccare dell’ora X, corrispondente all’arrivo di mio suocero, il primo degli –astri del mercole, ho dovuto attirare subdolamente il gatto con una pista di croccantini in camera, e chiuderci dentro. All’inizio, i primi cinque minuti, ha miagolato insulti a tutta la mia stirpe, indicando col nasino quel meraviglioso mondo di pennuti da catturare là fuori che io gli precludevo. Poi, capìto che era stato escluso da Disneyworld, se ne è fatto una ragione, ha scelto il cuscino più morbido che c’era, e si è accoccolato, quasi con un sorriso, facendosi una pennica che non vi dico, con tanto di fusa.

Quanto mi piacerebbe avere il carattere di questo gatto. Io, per molto meno, avrei sbraitato come una pazza, mi sarei intossicata la giornata, non avrei fatto buon viso a cattivo gioco, e non avrei comunque ottenuto niente. Ma il gatto, nella sua saggezza quasi magica, deve aver pensato il famoso adagio: “Se c’è rimedio, perché ti preoccupi? E se non c’è rimedio, perché ti preoccupi?”. Insomma, tanto vale fare di necessità virtù, e invece di avvelenarsi il pomeriggio, è meglio sfruttare la morbidezza di questo cuscino messo qui dagli umani.

Ora gli chiedo quanto costa avere ripetizioni, vorrei ottenere un Master in Saggezza Felina.

 

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“Il quinto figlio” di Doris Lessing

Si parla di: libri

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Ieri ho cominciato a leggere un libro di Doris Lessing, “Il quinto figlio”, e non sono riuscita a smettere fino alle tre del mattino, quando ho voltato l’ultima pagina. E’ il terribile racconto di una coppia, tra gli anni sessanta e gli ottanta, che mette al mondo ininterrottamente e felicemente una marea di figli. Finché arriva il quinto figlio, appunto. E’ talmente strano e inquietante, questo bambino, che la madre arriva a pensare sia un elfo, un marziano, un essere della preistoria che ogni tanto, saltando centinaia di generazioni, ritorna a nascere da qualche donna portatrice del remotissimo gene. Il bambino è, indiscutibilmente, crudele e violento, ha una forza immane, e grossissime difficoltà di comunicazione. Dopo anni di strazi, il padre lo porta in un istituto per bambini ingestibili. Ma la madre, Harriett, un giorno sente il bisogno irrefrenabile di vedere come sta suo figlio. Il bambino è sedato pesantemente, legato in una camicia di forza, e le sue probabilità di sopravvivenza, in quel luogo tremendo, sono pari a zero. Harriett, nonostante il piccolo alieno le abbia reso la vita un inferno, se lo riporta a casa, tra l’orrore del marito e dei fratellini. E riprende l’incubo.

Il libro è assolutamente inquietante, i riferimenti all’autismo secondo me sono piuttosto chiari anche se la teoria è quella di un alieno vero e proprio. La Lessing non dà soluzioni né morale, per fortuna, semplicemente racconta un fatto terrificante. Un fatto che accade anche nella realtà, non solo nei romanzi.

Perché vi racconto una cosa del genere? Un po’ perché il libro mi ha colpito, anzi, stramazzato. Un po’ per la notizia di questi giorni, della madre che ha ucciso i figli autistici (o sospettati di esserlo). Un po’ perché Doris Lessing è una scrittrice eccezionale che bisogna leggere. Un po’ perché tratta della diversità, e ne denuncia l’intolleranza.

Non voglio sollevare una discussione sull’autismo, sia chiaro, non è la sede e anzi vi prego di glissare, ma, se avete voglia di passare una notte insonne, leggete questo libro. Tutto vi apparirà, poi, una delizia in confronto.

 

(Nella foto: Doris Lessing da giovane)

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il-tempio-di-burro.jpgAll’esame di maturità, periodo in cui ero fricchettonissima, mi ricordo di aver fatto un tema molto orientaleggiante che parlava del cambiamento. E tempo fa ho visto un documentario su un tempio buddista che mi ha molto colpito, perché questo tempio era costruito, anzi scolpito, nel burro, a simboleggiare la caducità delle cose, come il burro che si scioglie al sole.

In questi giorni ho avuto due piccole notizie, all’apparenza assolutamente innocue, che invece, mi sono resa conto, apporteranno dei cambiamenti importanti nella mia vitastra da mogliastra. Cercherò di adattarmi, di galleggiare, di accettare che alcune cose che ho costruito si sciolgano al sole come il burro, per costruire qualcosa di un po’ diverso. Non garantisco che riuscirò a farlo, perlomeno non subito, ma ci proverò, e forse sarà una nuova fase della vita che mi migliorerà. O forse sarà solo una sonora rottura di coglioni, può anche essere, anzi, è altamente probabile. Molto dipende da me, lo so.

E’ che questo concetto del cambiamento è molto difficile da accettare, soprattutto per noi occidentali, mentre dovremmo renderci conto che è parte della vita. Il cambiamento non è un colpo di scena, è un normale fluire delle cose. Ma vallo a metabolizzare. Uno mette una cosa lì, chessò, un gomitolo di lana sul tavolo, e poi, pof, il gatto te lo sposta. E’ normale che i gatti spostino i gomitoli, è normale che i gomitoli gomitolino. Non è normale invece pensare che un gomitolo resti lì piantato sul tavolo per l’eternità. E anzi, opporsi al cambiamento non è mica una cosa tanto sana. Come dicevo molti post fa, nella selezione della specie non è il più forte che sopravvive, ma il più adattabile. Quindi, adattiamoci, mogliastre, e ricordiamoci che tutto cambia e si trasforma. Che per certi versi è anche un bene.

Maaa, magari congelandolo, ‘sto tempio di burro, non è che dura di più? No, eh? Uffa.

 

 

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Mogliastre, sto finalmente organizzando gli Aperitivi delle Matrigne anche in altre città.

Oltre a Milano e a Torino, il Club delle Matrigne dovrebbe riuscire ad arrivare anche negli avanposti di Roma, Bologna, Lucca, Catania. E, se si raggiunge il quorum, anche Pescara e addirittura Repubblica di San Marino.

Poi naturalmente si diffonderà  anche in altre città, ma per ora ho trovato le delegate ideali qui. Chi di voi abita in una di queste città ed è interessata a sbevazzare e chiacchierare tra matrigne, mi mandi una mail qui.

Volete sapere chi sono le delegatastre? Aspettate ancora un attimo. Poi ve le presenterò per bene.

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era-meglio-morire-da-piccoli.jpgAll’ennesima trasmissione sulla chirurgia estetica, che ho guardato perché sono curiosa e morbosa, ecco che dico ufficialmente cosa ne penso. Non che la cosa abbia rilevanza, e oltretutto non c’entra nemmeno con le matrigne, ma va be’, dai, alla peggio saltate questo post.

Allora, premetto che parlo di chirurgia estetica atta a contrastare gli effetti dell’invecchiamento, e non di quella per correggere parti del corpo che, a vent’anni come a novanta, creano disagi psicologici o fisici.

E premetto anche che a mio favore ho il fatto di avere cinquant’anni (gasp, sput) e di dimostrarne qualcuno di meno, mentre nei documentari ho visto quarantenni che ne dimostravano sessanta. Queste quarantenni non le includo, nemmeno loro, nel discorso, perché una cosa è l’invecchiamento naturale, una cosa è quello precoce.

Nel mio discorso insomma includo le donne che affrontano ore e ore sotto i ferri, a rischio della vita, per sembrare più giovani. Sembrare, eh, non essere, perché poi, sotto quegli zigomi da zarina, rimangono le artrosi cervicali, le vampate da menopausa, le ginocchia che scricchiolano, il cuore che sfarfalla e insomma tutte le delizie dell’età matura.

Ecco, prima riflessione: cosa te ne fai di sembrare più giovane, se poi non puoi fare una vita da giovane? Porti lo zigomo da zarina in disco, e poi lo trasporti d’urgenza in rianimazione perché al primo ballo ti è venuto uno coccolone? Transumi lo zigomo in campagna, e alla prima corsetta schiatti su una cacca di mucca? Non è meglio dichiarare, tramite zigomo, o tette, o pance, o zampe di gallina, di essere un po’ sfatte, così nessuno ci porta a marciare in colonia col salvagente a paperetta? Che oltretutto ci prendiamo i pidocchi garantito.

Seconda riflessione: quasi tutte le intervistate dichiarano di ricorrere alla chirurgia estetica per piacere di più ai loro compagni. E già qui mi viene il morbillo. Non sto a dire: ma che cazzo di compagni hanno, perché lo sappiamo. Ma, dico: almeno non si può fare una cosa per noi stesse, invece di farla per piacere a loro? Ma qui si aprono voragini psicanalitiche che non finiscono più.

La riflessione di fondo, al di là di tutto, per me è questa: invecchiare è una cosa naturale, e, anzi, arrivarci è già un bel traguardo. Ché la canzoncina “…era meglio morire da piccoli, con i peli del culo batuffoli…” non mi ha mai convinto.

Ora, visto che càpita a tutti, di invecchiare, non possiamo fare una tregua, e smetterla di farci massacrare sotto i ferri per questa finzione collettiva? Cioè, ci mettiamo d’accordo, tipo: oh, tu sei invecchiata? Io sì, da schifo. Te’ vah, anch’io, guarda qua. In effetti fai veramente cagare. Anche tu. Grazie, Prego.

Eh? Non possiamo? E intanto che ci scambiamo insulti, non possiamo prendere il tempo, il dolore e il denaro investiti nella plastica, e investirli in un bel lavoro su noi stesse, per accettarci in santa pace? Sai che soddisfazione, smettere di lottare contro il decadimento estetico, e guardare ogni nostra piega della pelle con simpatia, quasi con tenerezza, come a dire: oh, siamo ancora insieme, io e te, eh, pellaccia?

E’ un lavoro lungo da fare, durissimo, e va cominciato, secondo me, abbastanza presto, per non trovarsi poi di botto a non capire chi è quella chiattona budinosa davanti allo specchio, pur sapendo che la bisnonna non abita con noi.

Inutile vedere fiction tipo Coguar Town, dove quarantenni scopaiole ansimano col by-pass nella pochette di Gucci. Piuttosto è utile leggersi libri come quelli di Isabel Allende, dove le figure femminili sono così affascinanti, e ogni età ha un valore, nel meraviglioso matriarcato di cui profumano i suoi libri. Ed è utile, (scusate, eh, lo so, oggi sono odiosa e impopolare, nonché mestruata) guardare le proprie amiche, i propri figliastri e, se possibile, immaginarsi di essere il loro punto di riferimento DNA-free anche tra vent’anni, e dare un senso non solo di passione tra uomo e donna, ma anche di interezza della vita, a questa cavolo di vita. O vitastra che sia.

 

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Cadere innamorati

Si parla di: Senza categoria

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Dal libro di Edouard Launet “In fondo al laboratorio a sinistra” Raffaello Cortina Editore: “Quando cadono, le fette di pane tendono ad atterrare sul lato imburrato, contrariamente a quanto sostenuto dalla scienza statistica (secondo cui le probabilità sarebbero cinquanta-cinquanta). Il motivo è dei più banali: la fetta è generalmente adagiata sul lato non imburrato e, dopo aver spiccato il volo, cade eseguendo un lento movimento di rotazione. Si dà il caso che il tragitto da compiere per giungere al pavimento sia troppo breve e non le consenta di fare un giro completo, ma più spesso mezzo giro, il che significa atterraggio lato burro, come chiunque avrà avuto modo di constatare. Del resto, se il tavolo sul quale facciamo colazione fosse alto, poniamo, tre metri, le fette cadrebbero con maggiore frequenza dal lato non imburrato perché la fetta farebbe un giro in più.“

Un’altra teoria, che avevo letto da qualche altra parte e che preferisco, sostiene che la parte imburrata pesi di più, e quindi la forza di gravità la attragga inesorabilmente verso il pavimento. Poi c’è la Legge di Murphy, ma quella è ancora un’altra questione.

Ora, quando una cade innamorata (tomber amoureux, to fall in love, sempre di cadere si tratta), spesso si ritrova con la parte imburrata dritta dritta sul parquet di una famiglia allargata. Forse, come dice Launet, bisognava farsi un giro in più, chissà. Ma mi risulta che tavoli da colazione alti tre metri non ce ne siano un granché in commercio. Quindi, mogliastre, restiamocene belle imburrate e a faccia in giù, ma facciamo in modo che nessuno approfitti della posizione. Se non, eventualmente, per scopi puramente ludici.

 

(Disegno fatto col mouse dalla Mogliastra)

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“Ex, punto e a capo”

Si parla di: Allarme Ex, interviste

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Su la Repubblica di oggi c’è un articolo di Laura Laurenzi che parla di divorzio. I dati: ogni anno 160.000 italiani si separano, e 100.000 divorziano. Oltre a 20.000 rotture tra le famiglie di fatto. I figli coinvolti in separazioni e divorzi, negli ultimi dieci anni, sono 1.400.000. Insomma quest’anno, mie mogliastre, ci sono in giro, solo in Italia, 280.000 ex, e 1.400.000 possibili figliastri.

Così quest’anno arriva anche da noi, dopo Vienna, Londra e Parigi, il Salone del Divorzio. (8 e 9 maggio all’Hotel Marriott di via Washington, a Milano). Scopo dell’evento, cito, è divorziare in maniera civile. Fabio Zanetti, fondatore di “Ex, punto e a capo” (il nome già mi piace) sostiene: “La prima cosa da fare per ripartire è non sentirsi in colpa, rinnovarsi.” Sante parole.

Una cosa bizzarra, invece, è che, oltre alle agenzie di wedding planning, ora è nata anche in Italia un’agenzia di divorce planning, che si chiama “Ciao amore”. Dico bizzarra perché mi suona un filino commerciale, ma va be’.

Una cosa invece sacrosanta, trovo, è che al salone ci sarà anche un’agenzia anti-stalking.

E, cosa che invece trovo un po’ folkloristica, un altro team si occuperà di esaminare il DNA, perché risulta che in Italia un bambino su dieci non sia figlio del padre presunto.

Insomma, direi che l’8 e 9 maggio, un salto a curiosare possiamo anche farlo.

 

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Aperitivo di Pasquetta

Si parla di: Club delle matrigne

Belle mogliastre, lunedì 5 aprile ci saranno gli Aperitivi delle Matrigne a Milano, solito posto solita ora. Per info: www.clubdellematrigne.it  Vi aspetto.

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