“Nel mare ci sono i coccodrilli”

Si parla di: libri

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Ho appena finito di leggere “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda (B.C. Dalai Editore). E’, o dichiara di essere, la vera storia di un ragazzino afghano.

Credo che sarebbe un regalo perfetto per i nostri figliastri, dai dodici anni in su. Giusto per fargli capire che la vita non è solo felpe di Abercrombie e leggings viola.

Ed è comunque un bel regalo anche per noi, perché trovo sia un libro fresco e tenero e intenso, scritto molto bene, emozionante. Niente a che vedere con i soliti polpettoni etnici tanto di moda oggi.

 

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Evviva la biodiversità

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Conosco una persona che non prende l’ascensore perché si sente soffocare, ha buttato via l’auto e gira col taxi, non sa tirar giù uno scooter dal cavalletto (ma poi lo saprebbe guidare benissimo), sorride ai cani per strada con grande sgomento degli umani al seguito, piange a ogni documentario sugli animali, si sente obesa anche quando entra in una 40, possiede più di sessanta borsette, ama la solitudine, odia viaggiare e non si vergogna di dirlo, ha l’alimentazione di una bambina di cinque anni, solo pastasciutta e bomboloni, fuma ma le dà fastidio il fumo, fa le cose solo per istinto e non conosce la disciplina, è disordinatissima ma appende i vestiti per sfumature di colore, toglie ossessivamente i canditi e le uvette dal panettone, è gelosa e possessiva, nuota a rana con la testa fuori, non ha nessun interesse a fare carriera, non riesce a stare zitta neanche sott’acqua, non ha mai sognato di sposare il proprio padre forse perché era calvo, non ha mai avuto un abbraccio da sua madre forse perché era stronza, legge bulimicamente un libro alla settimana, parla da sola, pensa che tutti siano adulti tranne lei, canta solo nel casco della moto. Questa persona è una persona. Non vuole cambiare, perché è così che è nata, ed è così che, forse, le piace essere. E perché, siccome questo suo essere così non la fa (più) soffrire, né fa soffrire gli altri, vuol dire che va bene e che non c’è bisogno di cambiare. E quindi ora può cominciare a vivere.

Mogliastre, accettiamoci profondamente per quello che siamo, credo che siamo bellissime.

 

P.S. Cosa c’entra la foto con questo post? Niente. Accettiamola per la sua incongruenza. ;-)

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Vacanzastre

Si parla di: Vacanze

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Va bene, ok, è arrivato il momento. Ammettiamolo: è ora di pensare alle vacanze. Finora lo strano gelo di maggio aveva rimosso un po’ la questione, in effetti prenotare cabine e ombrelloni mentre si deambula coi moonboots pareva strano. Ma adesso non ci sono più scuse. Le vacanze, allargate, incombono. C’è persino un ponte in giugno, per chi proprio volesse strafare.

Come siamo messe, mogliastre, con le vacanze? Quali turni ci sono stati imposti? Quali siamo riuscite a patteggiare? Quali compromessi sono stati raggiunti? Quanti vaffa son già volati e quanti stanno ronzando in attesa del decollo?

C’è di buono che tutto questo patteggiare ci distrae un po’ dalla famigerata prova-bikini. In ogni caso sappiate che spesso tra le matrigne veterane, mentre la prova-bikini è un po’ più problematica (oggi ero in piscina, bianca fosforescente come le statutette della Madonna piene di acqua benedetta) i turni delle vacanze sono generalmente un fatto risolto, che va di default, senza tante discussioni.

Certo, per la pelle bianca eventualmente c’è un bel tubetto di crema autoabbronzante, mentre per le vacanze allargate il prodotto non l’hanno ancora inventato. Ah, la vaselina, già, dimenticavo, che sbadata.

 

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Red Hat Society

Si parla di: interviste

 

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“Quando sarò vecchia spenderò la mia pensione (avendocela, ndr) in brandy, in guanti estivi e in sandali di satin. Uscirò in pantofole sotto la pioggia, e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri.” E’ la poesia-manifesto di un club molto speciale, quello della Red Hat Society, sotto la cui insegna si riuniscono donne over-50 in tutto il mondo. Segno di riconoscimento: un cappello rosso smagliante sopra un vestito viola, e un sorriso assolutamente solare. Il loro credo è riprendersi se stesse e la propria voglia di vivere, e darsi, finalmente, a una miriade di piccole scorrettezze e dispetti, tornare un po’ bambine e abbandonare costrizioni e falsi perbenismi. Le signore in rosso (e viola) sono oltre settantamila donne scatenate, che si riuniscono in venticinque nazioni, Cina compresa, ma non ancora in Italia.

Questo ci racconta, qui in sintesi, un articolo su D di Repubblica.

Solo le donne riescono a inventarsi e reinventarsi di continuo, in mille modi diversi, compreso questo. Ricordiamocelo, ogni tanto, di essere così forti. Ricordiamocelo davvero.

 

 

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2012. Recensione con turpiloquio

Si parla di: film

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Questa sera ho visto in tivù il film 2012. A parte che è una solenne puttanata, e scusate se parlo francese, a parte che il traduttore non ha azzeccato un congiuntivo manco per caso, a parte i contenuti reazionari da film di serie zeta degli anni cinquanta, a parte tutto, dicevo, c’era un patrigno e c’era anche una matrigna.

Bene, il patrigno, che tra l’altro era amatissimo dai figliastri, precipita e muore. Così ce lo togliamo dai fotogrammi. La matrigna invece affoga. Così la famigliola originaria ha modo di ricomporsi felicemente grazie alla mannaia della signora con la falce, amica dello sceneggiatore, o forse del produttore. Ah, da notare che l’ex moglie, appena saputo che il suo compagno (il patrigno) è morto, si mette a limonare con l’ex marito. Non solo: a un certo punto, mentre il mondo finisce, due tipi single si innamorano. Lui è nero, ma, tranquilli, è nera anche lei, mica vorremo mescolare due etnie? No no no, tutto sotto controllo.

Dimenticavo, la matrigna, oltre a morire affogata, era ovviamente anche un po’ zoccola perché se la faceva non solo col moroso dotato di due orridi figli obesi ma anche con un pilota fighissimo. Ma è stata punita, meno male, gli spettatori avranno tirato un bel sospiro di sollievo. Ah, ma certo, ‘sta matrignaccia era anche una donna dell’est, biondissima, truccatissima, puttanissima, vestita volgarissimamente. Per forza era anche stronza, eh.

Mogliastre, e non mogliastre, ma quanta strada abbiamo ancora da fare?

 

P.S. Per protesta metto la foto della lettiera della mia gatta, che stasera ha fatto la pipì a cuoricino. Tanto, se vale ‘sto film, vale tutto.

 

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Mie mogliastre, dal 14 giugno 2010 ogni secondo lunedì del mese potrete incontrarvi anche a Lucca per confrontarvi tra matrigne sotto l’insegna dell’onorato Club.

La delegata toscana, Patrizia, oltre a essere matrigna nonché ex moglie e madre, di mestiere fa la councelor, quindi saprà gestire gli Aperitivi con grande esperienza personale e professionale, e con saggezza. Oltre che con un pizzico di senso dell’umorismo, che fa bene alla salute di tutte noi.

Il primo incontro sarà il 14 giugno, dalle 18,30 alle 20,30. All’Officina di Comunità, piazza Curtatone, 147, a Lucca appunto. Vicinissimo alla stazione.

Dopo l’estate probabilmente faremo l’inaugurazione ufficiale, in cui ci sarò anch’io, ma intanto cominciamo a mogliastrare ufficiosamente anche in Toscana. Per sapere quante sarete, scrivetemi qui.

 

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Perché le donne (spesso) dormono con i tappi nelle orecchie e gli uomini no? Perché gli uomini, i tappi di cera, li hanno già in dotazione dalla nascita.

Nel pancione materno, mentre al feto si forma il pisello, il cervello (più piccolo del suo compagno di rima), le manine e i piedini, a un certo punto, pluf, si fomano anche due bei tappi di cera nel canale auricolare. Così quando nascono, i maschi sono già pronti a non sentire le cose che non vogliono sentire, a dormire anche se la loro compagna sta sbraitando, starnazzando o piangendo, a seconda del carattere, per l’ennesima lite con loro.

Io conosco solo donne che, soprattutto dai trentacinque/quaranta in poi, dormono con i tappi. Di uomini dotati di questi rimedi, non ne conosco nessuno. Certo, gli uomini spesso russano e quindi chi dorme con loro deve mettersi i tappi. Certo, le donne sono geneticamente predisposte, madri o non madri, a sentire il pianto dei neonati durante la notte. Certo, i tappi sono rosa, e il rosa è femmina. Certo, le orecchie sono delle piccole vagine e viene spontaneo riempirle. E via così, di cazzata in cazzata.

Ma, fondamentalmente, non ce n’è: gli uomini sono meno ricettivi delle donne. Avranno mica anche dei tappi sui neuroni?

E perché invece noi siamo sempre tutte orecchie, come dei Gremlins?

 

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Se andate al Salone del Libro di Torino trovate il libro “Mogliastre”, insieme a “Uova di matrigna”. Padiglione 1, stand C79 Excogita.

Se poi magari vedete un fuocherello, potrebbe essere l’inizio di un rogo per bruciare i librastri che parlano di noi stregastre. ;-)

 

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sette-comandamenti-club.gif Mogliastre, la delegata del Club di Torino e la sottoscritta Mogliastra tenutaria del Club italiano abbiamo messo giù questo piccolo statuto. So che interessa solo a chi viene agli Aperitivi, ma siccome arriveranno anche in altre città, lo pubblico anche  qui sul blog.

Piccolo statuto degli Aperitivi delle Matrigne

ovvero: i Sette Comandamenti del Club. Da non confondersi con i Sette Nani. Eccolo (che non è l’ottavo nano):

 1 -Scopo degli Aperitivi delle Matrigne è quello di confrontare le proprie esperienze, sia emotive che pratiche, con l’obiettivo di non sentirsi più delle marziane. Un certo riflesso verdognolo sulla pelle non deve preoccupare. Non è la carnagione di Marte, ma solo un po’ di bile. Poi passa.

 2- Sono ammessi, e anzi graditi, sfoghi, lieve turpiloquio, indigestione di stuzzichini, stati variabili di ebbrezza etilica.

 3 -Non sono assolutamente ammessi morosi, compagnastri, mariti presenti e passati, nonni, criceti preferiti o altri che non abbiano il patentino di matrigne. Tranne nei casi di ospiti speciali, appositamente invitati dalle delegate del Club delle Matrigne per incontri a tema (avvocati, psicologi, puericultori, patrigni, figliastri, serial killer etc.)

 4- E’ richiesto un minimo -anche un massimo vah- di contenimento del proprio ego matrignesco per lasciare spazio anche alle matrigne più timide. Tutte devono avere la possibilità di sputare i rospi e inserirsi con facilità nelle discussioni. Croak, magari tra tanti rospi esce pure un principe azzurro.

 5- E’ altresì richiesto un sorriso, anche finto, tanto poi quello vero arriva lo stesso.

 6 – Dress code: dal pigiama al tubino, passando per la muta da sub (per immergersi nella famiglia allargata).

7- Parola d’ordine: riderci su, tutte insieme.

 

 

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Auguri

Si parla di: figliastri, matrigna

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Auguri a tutte le donne che proteggono i piccoli. Figli, figliastri o quadrupedi che siano.

 

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