Le elefantesse sono furbastre?

Si parla di: uomini

Sentite un po’ questa, tratta dal saggio “Amore” di Richard David Precht, filosofo e giornalista tedesco: “Gli elefanti vivono in branchi, un’unione di grandi famiglie costituita da madri e zie, nonne e prozie, figli e nipoti. Il leader è un’elefantessa anziana più esperta: è lei che sostiene e orienta il branco, tramandando anche i vari codici di comportamento e valori. Quello che manca, in tutto questo, sono i maschi. Quando hanno più o meno dodici anni, capita loro una cosa un po’ strana. All’arrivo dell’inverno, il cervello è invaso dal testosterone e avvelena i loro sensi. La concentrazione dell’ormone sessuale supera di sessanta volte quello normale. Le ghiandole temporali cominciano a secernere un liquido scuro, l’attaccatura della proboscide si gonfia, il maschio inizia a puzzare da morire di sudore e urina, e il suo prepuzio inizia ad assumere tonalità verdognole. In queste condizioni il maschio non può continuare a vivere con il branco e inizia a vagare da solo o in piccoli gruppi di scapoli per la foresta e la savana. Quando, in seguito, si avvicinerà  agli altri sarà solo perché una nuova ondata di testosterone lo spinge all’accoppiamento, ma potrà unirsi all’elefantessa solo lontano dal branco. Con la famiglia non avrà più nulla a che fare.”

Chissà, magari la scelta sociale degli elefanti è una vera furbata. Sicuramente evita un sacco di problemi, sia di coppia che di famiglia allargata. Insomma, se vediamo un prepuzio amico farsi verdognolo, ricordiamoci di questo post. ;-)

Rossella Calabrò

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Avevo studiato, e anche insegnato anni dopo, che “il marketing è quell’attività che trasforma le aspettative del consumatore in impulsi operativi per l’azienda”. Mi ricordo un mio allievo, Teo, che questa frase non riusciva proprio a impararla. Chissà se Teo, nel frattempo, è diventato il marito di una matrigna. Perché Teo dovrebbe capirlo, adesso, questo concetto, se per caso ha divorziato e ha rimesso su casa con la nuova compagna.

Leggo infatti su Repubblica di qualche giorno fa che designer e mobilieri si stanno adeguando al dilagare di divorzi e di famiglie ricostituite, e che quindi costruiscono mobili con un nuovo concetto, seguendo appunto le esigenze dei nuovi consumatori, come dettano le regole del marketing che Teo non capiva.

L’articolo racconta che è cambiata l’idea di casa. “In un paese in cui un matrimonio dura in media tre anni e mezzo (gasp, NdM) è assurdo comprarsi dei mobili costosi e ingombranti”. Insomma, i nuovi mobili sono pensati per essere, anche loro, separati e ricostituiti.

Un po’ mi dispiace, perché ai mobili ci si affeziona parecchio, però fa anche piacere vedere che, lentissimamente, anche il marketing si sta adeguando alla nostra realtà. E mi dispiace ancora di più, ma, se si adegua il marketing, quindi se ci son di mezzo i grandi giochi dell’economia, più della metà della fatica è fatta. Buon per noi. E per tutti i Tei che ci hanno scelte.

Rossella Calabrò

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Qualcosa sta cambiando?

Si parla di: Club delle matrigne

Leggo su Repubblica del 19 marzo di un’iniziativa della Chiesa, a Milano, per aiutare i divorziati a gestire la situazione con i loro figli.

“Abbiamo deciso di scendere in campo perché nei nostri 34 consultori vediamo sempre più coppie in crisi, un fenomeno di massa e trasversale –spiega Alfonso Colzani, responsabile del Servizio diocesiano per la Famiglia – che non può essere affrontato in un’ottica confessionale. E’ necessario offrire un contributo di riflessione che apra spiragli di speranza a chi vive questi drammi. Il punto di partenza è che si rimane padri e madri anche quando la famiglia finisce. Il nostro titolo è: “Genitori ancora”, non “Coniugi ancora”.

“Il bambino piccolo – spiega lo psicologo Aceti – vive la separazione in modo angosciante perché pensa di esserne lui la causa e mette in moto una serie di strategie perché ha paura di essere abbandonato. I più grandi invece capiscono che i genitori hanno deciso di separarsi autonomamente, ma cercano di manipolare il papà e la mamma. Gli adulti a loro volta cercano di manipolare i figli per usarli contro l’ex partner. Ma così si fanno solo danni.”

“Il suggerimento degli esperti convocati dalla Diocesi – continua l’articolo di Zita Dazzi – non sarà quello di ricostruire un’unione ormai disfatta. Non più. “

E io, che sono atea, in questa apertura della Chiesa sento aria di miracolo. E ne sono molto contenta.

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Mogliastre e simpatizzanti, siete invitate alla presentazione del libro “Di matrigna ce n’è una sola” di Rossella Calabrò, edito da Sonzogno.

Rossella Calabrò è la tenutaria di questo onorato blog, oltre che copywriter, fondatrice del Club delle Matrigne italiano, e autrice di altri due libri: “Uova di matrigna” e “Mogliastre, manuale semiserio per seconde mogli e matrigne”, editi da ExCogita.

Il libro che verrà presentato il 27, “Di matrigna ce n’è una sola”, è dedicato a tutte le donne, matrigne o non matrigne, dai 13 ai 113 anni. E a qualche uomo molto, molto (molto) coraggioso.

La location la vedete nella foto, anche solo per quella varrebbe la pena di fare un salto.

Alla presentazione, per assicurarvi che non sarà la solita cosa noiosa, oltre a me, che quando sono terrorizzata divento spiritosissima, interverrà l’attrice comica Alessandra Faiella, che in qualunque condizione è bravissima.

Domenica 27 marzo, ore 16, alla Maison du Mekong presso Cargo, in via Meucci, 39 a Milano. RSVP.

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Dopo tre anni come tenutaria di questo onorato blog, mi azzardo a tirare un paio di conclusioni.

Allora, gli attori principali delle famiglie ricostituite sono: l’ex moglie, il nostro uomo, i loro figli, e noi matrigne. Bene. O abbastanza bene, insomma, ma tant’è.

Ora vediamo chi sclera e come, cercando di capire dov’è l’anello debole di questa catena. Perché un anello debole ci deve essere per forza, al di là della situazione comunque innaturale e difficile e certo non facilitata dalla società di queste nuove famiglie.

Ma bando ai massimi sistemi, e analizziamo i minimi. Personaggio per personaggio.

Ex moglie: sicuramente fa danni, ovvio, ma anche, se vogliamo, comprensibili. Nessuno di noi è perfetto, e un’ex moglie ha come unica arma (peraltro affilatissima e multitasking come un coltellino svizzero) quella di rivalersi economicamente sull’ex marito, e/o di usare i loro figli come ariete per sfondare il nuovo nucleo familiare, e la testa della matrigna in particolare.

Figli: io non credo che i bambini, in quanto bambini, siano tutti buoni e meravigliosi. Come succede per gli adulti, ci sono bambini buoni e simpatici, e bambini che, già dal primo vagito, si rivelano delle emerite carognette. Detto questo, che vale ovviamente per tutte le categorie qui nominate, i bambini, finiti in mezzo ai disagi della separazione dei loro genitori, mediamente fanno quello che possono, nel bene e nel male. Ma, siccome sono piccoli, la responsabilità delle loro reazioni è, in gran parte, nelle mani dei genitori. (E anche dei nonni, che però non nomino in questo articolo sennò non la finiamo più). E vediamo più avanti cosa significa questa responsabilità parentale.

Altro attore: la nuova compagna del papi. Ovvero la matrigna. Fa danni anche la matrigna, certo, con il suo bisogno di affermarsi, di inserirsi, di marcare il territorio. Con la sua insicurezza affettiva, insomma, che travolge tutti, grandi e piccini, e lei per prima.

E ora arriviamo all’uomo. Detto opossum per i noti motivi che le lettrici affezionate del blog conoscono. (*) Ecco, l’opossum, e mi dispiace un po’ dirlo perché a me gli uomini nonostante tutto sono simpatici (gli opossum veri di più), è un po’ come il maggiordomo nei racconti gialli. E’ il colpevole. Perché tutti gli altri attori della famiglia ricostituita, purtroppo, dipendono in gran parte da lui e dai suoi atteggiamenti. Mi spiego: se l’ex moglie tenta di circuirlo – rigorosamente dopo che lui si è messo con la nuova compagna – è fondamentalmente perché lui non ha avuto le palle per spiegarle che la sua vita di coppia ha preso una svolta netta. Se l’ex tenta di trucidare la nuova compagna, è perché lui non gliel’ha presentata come la donna con cui passerà, si presume, il resto della vita, ma gliel’ha fatta percepire come una donna con cui la tradisce temporaneamente.

E i bambini? Ovvio che se il papà, con i dovuti modi, non spiega loro che i genitori sono anche persone, e che possono, come tutti, innamorarsi ancora, questi sclereranno e pretenderanno cose impretendibili. (Può farlo anche la madre, ovvio, ma forse è aspettarsi un po’ troppo). Se il papà non presenta loro ufficialmente la nuova compagna, spiegando che, siccome sono una coppia, dormiranno insieme e farano tutto quello che fa una coppia, i bambini tenteranno, giustamente dal loro punto di vista, di infilarsi nel lettone e in ogni piega della coppia. Se il papà continua a trattare la loro madre, nonché, sottolineo, EX moglie, come se fosse una moglie in carica, con cene e weekend e feste comandate tutti insieme, i bambini saranno confusi, non capiranno più niente, e soprattutto soffriranno il triplo. Lo stesso vale per le ex mogli, per le matrigne, e per gli opossum stessi.

Poi, per carità, anche tra le matrigne ci sono quelle buone e quelle cattive. Ci sono quelle più generose, quelle più risolte, e quelle che hanno ancora molta strada da fare nel proprio sviluppo personale. E ci sono anche, a dirla tutta, le matrigne aride, o francamente stronze. Come in tutte le categorie umane.

Però, pensiamoci un attimo: l’ex moglie c’entra perché ha dei figli in comune con l’opy. I figli c’entrano perché son figli. La matrigna c’entra perché è la donna dell’opossum. Ma ‘sto opossum, diomio, c’entra, e c’entra fino al marsupio, con tutti i personaggi coinvolti. E’ lui il perno (ops) su cui ruotano le emozioni, e anche le concretezze, di tutti.

Non è uno che passa di lì per caso, come a volte sembra essere.

E’ l’ex marito, è il padre, è il nuovo marito. Ha, verso tutti, dei doveri precisi. Do-ve-ri.

E allora, ravanando nel fondo del marsupio, non è che magari, tante volte, se sente due piccole protuberanze, due biglie ma non di vetro, due teneri fagottini, due albicocchine un po’ sfatte, le tira fuori, una volta per tutte?

Assicuro agli eventuali lettori di sesso maschile che i vantaggi di detta estrapolazione sono garantiti, per loro in primis. Sai quante rotture di coglioni (sì, queli lì affondati nel marsupio) vi risparmiereste?

(*) Dicesi opossum, in questo mio blog, ogni umano di sesso maschile che, come l’opossum in natura, si finge morto in caso di minaccia o situazione difficile da gestire. ;-)

Rossella Calabrò

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Home, sweet home-wear

Si parla di: uomini

I primi giorni di convivenza, si sa, sono una truffa. I nostri compagni lavano piatti, aggiustano tapparelle, sparecchiano con solerzia, e, soprattutto, indossano capini home-wear degni di uno spot pubblicitario sui profumi. Col possente torso nudo e i jeans strapazzati al punto giusto, magari col primo bottone aperto non per straripamento dell’adipe ma per malizia, si aggirano a passo di puma per la casa, senza nemmeno avvicinarsi al televisore, senza guardare con occhio concupiscente il telecomando, senza emettere suoni sospetti, tipo corso di sassofono, quando sono in bagno. Ma poi, tempo poche settimane, il possente torso si nasconde dentro magliette decorate a olio (del brasato), i jeans vengono gelosamente riposti nell’armadio e sostituiti con pantaloni del pigiama color topo morto, con i ginocchioni in fuori da vecchio canguro. E il passo da puma? Sfuma, in un dialogo appassionato tra la ciabatta destra e la sinistra.

Anche il cesto della biancheria sporca, all’inizio, contiene biancheria mai veramente sporca. I boxer, o gli slip a seconda della filosofia, sono appena un po’ fané, ma appena appena, mica come dopo qualche mese di convivenza, quando, senza bisogno di chiamare quelli di CSI, è possibile risalire con precisione al menu della mensa aziendale o al catering del bar sotto l’ufficio.

Mia madre, anche dopo cinquant’anni di matrimonio, sta in casa con i tacchi, un twin-set con tanto di filo di perle, e l’eye-liner sulle palpebre. Io, personalmente, è già tanto se rendo possibile il riconoscimento della salma sottoscritta che si aggira per casa.

E voi, mogliastre? E i vostri compagni? Com’è la situazione home-wear?

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Mie mogliastre, e se andassimo a festeggiarci a teatro, la sera dell’8 marzo? Lo spettacolo è comico, e in effetti anche la Festa della Donna, per certi versi, lo è. Ma bando alle recriminazioni, e ridiamoci su.

“Sesso? Grazie, tanto per gradire”

Di Franca Rame, Dario Fo, Jacopo Fo. Con Alessandra Faiella. Regia di Milvia Marigliano.

Lo spettacolo andrà in scena presso il Teatro della Cooperativa, in via Hermada, 8 a Milano, alle 20,45. Ingresso 16 euro compreso (cito, eh) ricco buffet.

Info e prenotazioni: Teatro della Cooperativa tel. 02.64749997 – info@teatrodellacooperativa.it

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