Prendiamo due case, e chiamiamole, per convenzione, casa De’ Paperoni e casa Paperini. Va da sé che la casa De’ Paperoni, di proprietà e situata in centro, supera ampiamente i 150 metri quadrati, ha due bagni e una lavanderia, svariate camere da letto, un terrazzo, ed è tenuta impeccabilmente lustra e ordinata da una collaboratrice familiare.

La casa Paperini è sui 60 metri quadrati, un solo bagno, due camere e un soggiorno piccolino con cucina – e disordine relativo – a vista. Nessuna colf all’orizzonte, e un affitto pesante da pagare.

Bene. Ora dotiamo queste case di persone. Un uomo e una donna, in pianta stabile, e, part time, due deliziosi o non deliziosi frugoletti figli di primo letto dell’uomo. Mettiamoci anche un gatto, vah.

Eseguita la farcitura delle due case, osserviamo una giornata-tipo in casa De’ Paperoni, e una in casa Paperini.

Mattina, casa De’ Paperoni: la sveglia, per gli adulti, suona a un orario decente. Nessuno deve fare turni sfiancanti, nessuno deve mettersi in tangenziale e farsi un’ora di macchina per raggiungere il posto di lavoro o prendere al volo un treno affollatissimo e sudato anche d’inverno. C’è il tempo per  leggere il giornale mentre si fa colazione e per chiacchierare col gatto mentre gli si lancia al volo un croccantino di quelli, costosissimi, che difendono il sistema urinario. I bambini, o vanno a scuola da soli perché l’edificio scolastico è a due passi da casa, o vengono accompagnati dalla babysitter.

Mattina, casa Paperini: sveglia prestissimo, gara all’ultimo sangue per chi si accaparra l’unico bagno, piastre per capelli contese a morsi, ululati del tipo cazzoètardissimo che risuonano per ogni dove. Corsa a ostacoli verso l’uscita scavalcando mutande di varia origine abbandonate per terra, salto carpiato dell’accappatoio, pelle di pollo rinsecchita lanciata al gatto che, per rappresaglia, piscia sul divano.

Sera, casa De’ Paperoni: la cena è pronta, cucinata dalla colf. La famiglia allargata si riunisce al desco, lui è soddisfatto del suo lavoro soprattutto perché, nei tempi morti, è riuscito a resuscitare un’amicizia su Facebook con la più carina della classe di tanti anni fa, lei è altrettanto soddisfatta anche perché si è concessa, in una lunga pausa pranzo, un massaggio drenante e una messa in piega alla cheratina. I bambini hanno giocato tutto il giorno con la babysitter e ora, stanchi morti, non hanno più energie per sedersi al contrario sulle sedie, mettere la Coca Cola nell’arrosto o il Vinavil sulla sedia della matrigna. E in ogni caso la babysitter è stata brieffata per renderli dei perfetti soldatini, quindi la maleducazione non abita qui.

Sera, casa Paperini: non c’è un cazzo di pronto da mangiare, la matrigna spadella come un’ossessa raschiando il fondo del barile delle proprie energie, mentre bambini e compagno ingaggiano una gara a chi lascia più briciole durante il Campionato del Fuoripasto. Il gatto è salito su una mensola e osserva inorridito il guppo di bipedi là sotto mentre, con eleganza, si fa un bidè.

Più tardi, casa De’ Paperoni: partendo dal presupposto che ognuno ha il suo computer, che di televisori ce ne sono almeno due o tre, che la camera da letto coniugale è ben distante dal resto della casa, che non ci sono tapparelle da aggiustare, piatti da lavare  o compiti da controllare, ognuno si dedica alla propria attività preferita. I piccoli chattano o guardano i cartoni o giocano in terrazza o si scaccolano garruli, gli adulti trombano indisturbati e il gatto anche, grazie al terrazzo che comunica con quello dei vicini, dotati di gattina persiana dagli occhi d’oro e non solo.

Più tardi, casa Paperini: partendo dal presupposto che ognuno ha da fare qualcosa ma non ha nessuna voglia di farla perché è stanco morto e alquanto nervosetto, ognuno si dedica alla propria attività preferita: dare sui nervi all’altro. E, dato lo spazio esiguo, gli viene benissimo.

Ovvio che quanto si racconta in questo articolo è un’estremizzazione e una generalizzazione, ovvio che si può trovare un equilibrio anche in condizioni estreme e, viceversa, si può non trovarlo nonostante i numerosi privilegi. Ovvio che le situazioni non sono così schematizzate, e ovvio anche che c’è chi vive in molto meno di 60 mq, e chi in molto più di 150.

Solo, una riflessione sui propri privilegi, e una sulle proprie capacità.

Perché, parlando di ricchezza, il dono della positività, il dono della generosità, il dono della sensibilità, almeno quelli, per fortuna, non si comprano col denaro. Sono doni, e ci arrivano così, tra capo e collo, alla nascita. Una vera ricchezza che non può toglierci nessuno, e che non ha bisogno di una colf per essere mantenuta lustra. Bastiamo noi stesse.

Poi, certo, un aiutino mica guasta. Anche, magari, oggi, andando a votare.

218 commenti

  1. 1.

    Ehi, Valeria. :-)

  2. 2.

    Rossella….come sempre, sei riuscita a farmi commuovere…

  3. 3.

    oddeu poverino questo post… ha “solo” 215 (ora 216) commenti :D …. !

  4. 4.

    concordissimo!!!

  5. 5.

    quotissimo …. un bell’esame di coscienza non ci farebbe altro che bene… !

  6. 6.

    madrinanotraditional 207 copio e incollo “penso che il problema sia che le mamme agiscono e le matrigne s’interrogano. non perchè non abbiamo l’istinto ma perchè sappiamo di camminare su un terreno minato”
    verissimo il problema è che TUTTE le madri ( io per prima) dovrebbero interrogarsi prima di agire; l’istinto è una bella cosa se mediato anche dal pensiero, magari anche solo quello contare fino a 10 prima di investire i nostri figli con valanghe emotive non sempre utili.
    anche su questo aspetto servirebbe un vero cambiamento culturale, almeno per noi mamme italiane

  7. 7.

    (e lo dico anche come figliastra, eh)

  8. 8.

    ah, e poi un’altra fenomenale… convivevamo da pochi mesi, tipo terza e quarta volta che vedevo l’astro, e l’Opy (tu quoque) mi fa: puoi ritirare la biancheria di Astro dallo stendipanni e metterla nel suo zaino, che lui non è capace e sua mamma la rivuole?
    Assenteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

    Vabeh, comunque cazzate a parte, io non ho mai partecipato a nulla, non perchè qualcuno me lo vietasse, anzi, ma perchè la mia presenza, sinceramente, non interessava nè a me, nè agli astri. Spero che non sarà sempre così. Ma nel momento in cui sentissi di doverci essere, perchè a me e all’Astro fa piacere, ingoierei il rospo dell’Adoparentame e mi aspetterei che l’Ado facesse lo stesso. Che poi, nel mio caso, la mia presenza possa far piacere anche all’Ado non cambia il senso del discorso.

  9. 9.

    Ma si, Madrina 207, sull’assenza sfondi una porta aperta… :) (anche nelle questioni quotidiane, appunto). Nel post mi riferivo solo alle motivazione dell’Ado-scenata…
    Poi non voglio parlare in genrale, perchè davvero dipende tutto da caso a caso, dal tipo di rapporti e di persone, ecc.
    La mia Ado per esempio mi telefonava per chiedermi di fare da “mammina” all’astro e aiutarlo a fare i compiti. Assente ;)

  10. 10.

    Beh, è un buono spunto, ma insomma… bisognerebbe che l’assenza si potesse mettere in pratica anche nelle “magnifiche” questioni quotidiane. Comunque l’istinto ce l’hanno tutti, e talvolta fa fare delle belle cazzate. Io ad esempio a volte ucciderei qualcuno… forse farei bene, chissà …. ;)

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