Ho letto che uno degli effetti, più o meno collaterali, di alcuni antidepressivi o ansiolitici è quello di creare una certa indifferenza affettiva, una specie di spilorceria emotiva. Cosa che, immagino, aiuti a gestire la depressione.

Mi è venuto in mente che, dopo un trauma affettivo, in ognuno di noi si sviluppa naturalmente, senza farmaci, la stessa reazione. Ci si chiude a riccio, nei limiti del carattere di ognuno, e ci si isola un po’ dalla tempesta emotiva appena trascorsa. I sentimenti sono più blandi, più contenuti, e ci si inaridisce un po’. Questa sorta di anestesia emotiva credo l’abbiamo provata più o meno tutte, e il nostro ruolo di matrigne in particolare è ricco di occasioni per traumatizzarsi affettivamente. Una miniera, direi.

Io stessa, che sono una delle persone più emotive che conosca, dopo i primi tempi di matrignato mi sono indurita (che io mi sia indurita equivale a dire che si è indurito un Mocho Vileda, ma va be’). Analizzandomi, credo di essermi in realtà un po’ fortificata, certo, e questo è positivo. Ma ogni tanto mi sorprendo a trattenere il fiato, a non respirare, simbolicamente, davanti a certe emozioni che potrebbero farmi male.

E il fatto per esempio che abbia finalmente imparato a dire di no, conquista basilare per la qualità della mia vita e di quella di chi mi sta accanto, un po’ è dovuto alla mia forza, ma un po’ anche a quella specie di anestesia di cui sto parlando. Nel momento in cui devo dire un bel NO secco, vengo subito assalita da tutta una serie di immagini del genere Pulcini Sotto la Pioggia, Topolini e Formaggi Piangenti nella Trappola, Peluche Dentro la Centrifuga, Passerotti Strozzati dalle Briciole di Pane d’Inverno, ma poi, zac, una bella punturina immaginaria di Indifferentil, o Menefott forte, e parte il NO.

Senza il trauma affettivo, e conseguente ritiro parziale delle truppe emotive, quel NO non sarebbe partito. O sarebbe partito uno di quegli odiosi NI che poi si sa come vanno a finire. Più che come, direi dove: in quel luogo oscuro e negletto, dove non batte mai il sole, ma dove c’è sempre una gran coda all’ingresso. Metafora, eh, moglià, metafora.

571 commenti

  1. 1.

    Fidanzastra, in bocca al lupo!! Mi unisco alle altre nel mandarti un grande abbraccio e nel pregarti di restare comunque con noi! I tuoi pensieri possono ugualmente aiutarci a riflettere su tante cose!

  2. 2.

    niente da chiudere niente incidente solo ci siamo chiarite,si parla tra “amiche” io nn sono tanto brava cn le parole,e fidati che si stacca da me,oggi infatti parte per un lungo we d’amore ;-) ;-) ;-) con la persona che ama e cn la quale sta oramai da due anni!!!!

  3. 3.

    Monica sei apparsa come una meteora sintetizzando il tutto, un tutto che piano piano stai chiarendo, e che, non solo a me è apparso un tantino bizzarro. Io purtroppo ho la faccia da tolla e lo scrivo che mi sembra bizzarro così come ce la butti lì nella mischia. Poi, io sono felice del vostro rapporto, che i vostri figli si amino, e che soprattutto questo ragazzo abbia trovato in te un valido supporto materno. Incidente chiuso, ok? Come tutte per quanto mi riguarda sei la benvenuta, nulla dev’essere cancellato ma solo chiarito, se mai. Tutto qui. :-)

  4. 4.

    e sai perchè lo chiamo angelo?una volta stavamo ascoltando una canzone che ha nel titolo la parola Angel,e siccome sembrava parlasse di lui ecco da qui il chiamarlo angelo….

  5. 5.

    Patrizia,sai quando l’ho conosciuto io era un bimbo e poi un ragazzo chiuso che ti assicuro non èra facile far parlare,e quello che ho ottenuto io è stato fatto con molta molta fatica,si teneva tutto dentro,poi invece quando ha capito che di me si poteva fidare piano piano ha iniziato anche a star meglio,tanto che anche i genitori della mamma se c’è qualcosa che nn va chiamano me e non la loro figlia e cioè la mamma del ragazzo,ore al telefono ti spiego perchè:abita lontano da noi e quando sente la nostalgia o quando ha qualche prblema(e non se la sente di dirlo ai nonni….io non me la sento di abbandonarlo….) chiama e poi siccome gli piace molto la musica anche anni 50 60 acc… mi fa ascoltare parecchia musica per tel ecco spiegate le tanto ore non passate poi a parlare solo con me ma anche con il mio cucciolo di pancia che ha 10 anni e adora suo fratello!!!!,e io si posso esser fraintese le parole non sono bravissima a scrivere,ma io volevo portare la mia esperienza e dire in sostanza che si può amare un figlio anche se non lo hai partorito tu e che quando quest’alchimia si crea ti da qualcosa che è più prezioso di tutto l’oro del mondo,perchè ti assicuro che non è stato facile farlo uscire da un bozzolo nel quale si era rinchiuso,un bozzolo fatto di dolore e solitudine…

  6. 6.

    @556: Monica, credo di avere spiegato il senso preciso delle parole usate. E dopo di me, immediatamente dopo, anche mogliastra nel suo 538 ha scritto, con diversa eleganza (la sua, io non ne ho), un commento sottolineando una simile percezione che seguiva alla lettura delle tue parole. Ora io sono aperta a tutto ma leggendo (e appunto ho precisato “sulla lettura mi devo basare” proprio perchè non ci si conosce, e uno sa che è in un gruppo di sconosciuti che scrive, e quello che scrive può anche essere frainteso) che chiami per 15 volte il figlio di tuo marito “il mio angelo”, e che passate ore e ore al telefono, e altre cose simili, l’esperienza mi dice che a 23 anni il ragazzo dovrebbe trovarsi un’altra confidente pur mantenendo rapporti eccellenti con te. Diseducativi, come ho spiegato dopo, perchè appunto certe dichiarazioni inducono magari a pensare cose diverse da come sono in realtà.
    563@ Se vuoi lezioni sul No – ismo, pratica teoretica ed esegetica eccomi, Mogliastra. Attenzione però: bisogna essere inflessibili e costanti altrimenti si fa un pasticcio.

  7. 7.

    Ben detto Mogliastra: infatti quella “leggerezza” che consigliavo a Romantica era una leggerezza a cui lei – che sembra essere molto giovane, visto che ancora studia – dovrebbe tendere, una leggerezza che dovrebbe regalarsi.
    Insomma: una cosa tutta per sé. E forse il famoso NO TONDO TONDO va detto, ogni tanto, per salvarsi e salvaguardarsi.
    Io sto imparando. No, meglio: ho voglia di imparare a dirli, questi NO!
    Buona notte a tutte… com’è che fa l’iPhone quando vuoi augurare buona notte? Non me lo ricordo più ma era divertenteeeeee! E infatti non avevo proprio capito che razza di parola fosse hehehehehe

  8. 8.

    Ciao inguaribileromantica, e benvenuta sul blog!
    Che brutta situazione delinei con le tue parole… è davvero difficile concepire (e, immagino, anche sopportare) questi weekend allargati a casa della mamma!!! :-/
    Forse una pausa di riflessione e di “leggerezza” vi potrebbe giovare… facci sapere come va la riunione chiarificatrice e un abbraccio, ciao!

  9. 9.

    Sai cos’è, Romy (scusa, ti abbrevio il nick), è che noi ci dimentichiamo spessissimo di metterci in prima fila, nelle priorità. Nelle NOSTRE priorità, intendo, eh, mica in quelle degli altri. Ma, se ci mettiamo in cima alla nostra lista, tutto si semplifica un po’. Sono i famosi NO di cui abbiamo parlato varie volte su questo blog. :-) Io mi sto specializzando in No-ismo, e devo dire che è una materia rivoluzionaria. Peccato non averla studiata prima. Ma a scuola non la insegnano.

  10. 10.

    Grimilde: uhhhhhhh, il marito ipocondriaco è un pacco assoluto. Pensa che mio padre, ipocondriaco da oscar (ma per niente opossum, devo dire, anzi mannarissimo, fin troppo) ha fatto passare la prima notte di nozze a mia madre vomitando sul parapetto della nave da crociera, biascicando che non sarebbe mai sopravvissuto a quel vomito. E son passati, da allora, 55 anni di matrimonio. ;-)

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