The shoes must go on (Fuoritema)

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Attenzione, mogliastre, ora siate sincere come non lo siete mai state prima, approfittate di essere riparate da un omertoso nick, e rispondete, con una mano sul cuore e l’altra sulla scarpiera, alla mia domanda: ma voi quante scarpe avete?

No, perché io oggi mi sono trasformata in mogliastra mannara e ho ghigliottinato nella spazzatura condominiale un plotone di scarpe colpevoli o di farmi venire le vesciche, o di essere troppo pulciose, o di non essersi mai fatte indossare in tre anni di soggiorno nella confortevole, seppur affollata, scarpiera. (Dopo tre anni di totale inoperosità, ho deciso che scade il permesso di soggiorno).

Poi, quando finalmente le sopravvissute erano tutte lì, belle in fila, non più ammucchiate come un allevamento di castori, mi sono messa, così, per curiosità, a contarle.

Ecco. Per favore, vi prego, contate le vostre, ditemi il totale, e ditemi che sono normale.

 

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Cadere innamorati

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Dal libro di Edouard Launet “In fondo al laboratorio a sinistra” Raffaello Cortina Editore: “Quando cadono, le fette di pane tendono ad atterrare sul lato imburrato, contrariamente a quanto sostenuto dalla scienza statistica (secondo cui le probabilità sarebbero cinquanta-cinquanta). Il motivo è dei più banali: la fetta è generalmente adagiata sul lato non imburrato e, dopo aver spiccato il volo, cade eseguendo un lento movimento di rotazione. Si dà il caso che il tragitto da compiere per giungere al pavimento sia troppo breve e non le consenta di fare un giro completo, ma più spesso mezzo giro, il che significa atterraggio lato burro, come chiunque avrà avuto modo di constatare. Del resto, se il tavolo sul quale facciamo colazione fosse alto, poniamo, tre metri, le fette cadrebbero con maggiore frequenza dal lato non imburrato perché la fetta farebbe un giro in più.“

Un’altra teoria, che avevo letto da qualche altra parte e che preferisco, sostiene che la parte imburrata pesi di più, e quindi la forza di gravità la attragga inesorabilmente verso il pavimento. Poi c’è la Legge di Murphy, ma quella è ancora un’altra questione.

Ora, quando una cade innamorata (tomber amoureux, to fall in love, sempre di cadere si tratta), spesso si ritrova con la parte imburrata dritta dritta sul parquet di una famiglia allargata. Forse, come dice Launet, bisognava farsi un giro in più, chissà. Ma mi risulta che tavoli da colazione alti tre metri non ce ne siano un granché in commercio. Quindi, mogliastre, restiamocene belle imburrate e a faccia in giù, ma facciamo in modo che nessuno approfitti della posizione. Se non, eventualmente, per scopi puramente ludici.

 

(Disegno fatto col mouse dalla Mogliastra)

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Mogliastre, l’incontro del 13 è stato annullato. Scusate se ve lo scrivo così, senza troppa poesia, ma oggi ho un po’ difficoltà a collegarmi. 

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Mogliastre, non so come mai, ma da questo blog, da ieri sera, sono spariti tutti i commenti, e non se ne riescono a postare altri. Sto chiedendo al nostro ospite donnamoderna.com di risolvere il problema.

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Una si chiede: ma come farò a trovare tanti argomenti da scrivere su questo blog? Poi, la risposta viene da sé, come succede spesso per le risposte, anche se noi occidentali non ci crediamo mai, a queste cose.

Be’, attacco mistico a parte, volevo dedicare questo post a una frase che ha detto una delle mogliastre frequentatrici di questo blog (Lucy, ndr) e che, per me che credo fermamente nel peso delle parole, è davvero rivoluzionaria.

La frase è: le nostre non sono famiglie ALLARGATE, ma RICOSTITUITE.

Vi rendete conto della portata di questa distinzione, vero? Allargate significa aperte a tutti gli spifferi del passato, a tutte le folate di ingerenze e prepotenze. Mentre, ricostituite, ha un significato non solo più positivo e fattivo, ma anche, scusate la brutalità, chiuso.

Cioè, qui si ricostituisce una famiglia, un nucleo. C’è una coppia di adulti e, per come funzionano le nuove coppie, dei bambini dalla presenza intermittente e, in alcuni casi, anche bambini dalla presenza costante. Questa è una famiglia ricostituita dopo una separazione o un divorzio. Questa è la realtà.

Mentre temo che la famiglia cosiddetta allargata sia, non solo un’ipocrisia di termini e di fatti, dettata dalla paura di ammettere che le coppie scoppiano, ma anche un sistema destinato al fallimento.

Ci abbiamo messo millenni per digerire la famiglia come istituzione, e non è neanche detto che l’abbiamo digerita (burp) e adesso dobbiamo digerire una famiglia ancora più complicata e innaturale? Eh no, se famiglia deve essere, che famiglia sia, e non rompeteci i coglioni, come si dice in Costa Azzurra.

 

(Dipinto di Hyeronimus Bosch)

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