Era una sera d’estate di parecchi anni fa. Una Mogliastra, vestita in total black per timidezza, stava per andare a una festa. Non conosceva nessuno, quella sera, ma era lì apposta, accompagnata dal suo fidanzato nuovo di zecca, proprio per essere presentata ufficialmente agli amici di lui (e soprattutto alle amiche, pensava polemicamente).

Vestitino nero, sandali neri, gioielli etnici d’argento, capelli ricci perché tanto d’estate, con l’umido che c’è, è proprio inutile stirarli o bigodinarli.

Scortata dal nuovo fidanzato (nuovo per lei, perché per buona metà delle femmine presenti, sospettava la Mogliastra, era un po’ usatello) e scortata anche dall’immancabile plotone personale di zanzare, stava per entrare nel loft (ettepareva che non fosse un loft, pensava sempre un po’ polemicuccia la Mogliastra debuttante) adibito a sede della festa.

Ma l’incauta debuttante commise un’imprudenza, all’apparenza assolutamente innocua: si fermò un attimo nel cortile, staccandosi dal braccio del fidanzato, per accendersi una sigaretta. Il tempo di un click (l’accendino) e di un puf (la prima boccata d’aria arricchita di nicotina), e la situazione prese una svolta inaspettata.

Dovete sapere (molte di voi lo sanno) che la Mogliastra in oggetto è cieca come una talpa, ma non mette gli occhiali manco morta, ed è troppo pasticciona per usare le lenti a contatto. Ora, nella nebbia fuori stagione di quella miope serata d’agosto, la talpastra intravide un gruppetto di festanti che si accalcava intorno a qualcuno. Grazie al super-udito (sviluppato con gli anni per sopperire alla talpitudine) giunsero al suo orecchio frasi del genere: “Ohhhhh, finalmente ce la presenti! Ma che piacere! Ma che bella coppia!”

Curiosa come una donnola (incrociata con un talpone), e assetata di gossip, la Mogliastra strizzò gli occhi ben bene per vedere cosa stesse succedendo qualche metro più in là.

E mise a fuoco la seguente, raccapricciante scena: il suo fidanzato era a braccetto di una sconosciuta, vestita in total black, e la stava presentando ufficialmente a tutti come la sua nuova fiamma, in un trionfo di ohhhhhh e ahhhhhhh.

Grrrrrrrrrr, ruggì sommessamente la talpastra, si cacciò gli occhiali sul naso e fanculo anche la vanità, si scaraventò come un’Erinni al fianco del suo fidanzato, spostò, con un colpo di culo ben assetato, l’usurpatrice e, trasformatasi improvvisamente in una pescivendola occhialuta nonostante i suoi genitori avessero tanto insistito per darle un’educazione urbana e impeccabile, apostrafò il babbeo con un ahò? sesquipedale. Non so perché sesquipedale, ma ci stava bene.

Detto babbeo, riconosciuta nonostante tutto la voce dell’amata, si voltò verso di lei. Poi guardò la tipa che aveva accanto fino a un minuto prima, ri-guardò la Mogliastra, ri-guardò la tipa, pensò di essere a una partita di tennis, e invece era nella merda.

E come si giustificò, il babby?  “Ehhh, vabbe’, ho visto una che ti assomigliava, l’ho presa sottobraccio soprapensiero convinto fossi tu, e siamo entrati”.

Una che mi assomigliavaaaaaaaaa? Un botolo rognoso come quella lì mi assomigliavaaaaaa? Ma io ti caccio il mio intero set di bigodini negli occhi, e dico occhi perché stiamo parlando di vista, se parlassimo di metabolismo sai dove te li caccerei, i suddetti bigodini, e scegliendo accuratamente quelli col diametro di una pigna e con tutto il velcro sopra che ti arpiona le budelle.

Poi però alla Mogliastra venne da ridere, un po’ perché di natura è una persona poco seria, e un po’ perché  il babbeo l’aveva fatta talmente grossa che non si poteva infierire. Oltretutto la Mogliastra, di suo, è sempre stata inflessibile sulle questioni irrilevanti, mentre su quelle epocali si annoia un po’ e glissa spesso.

Unica vendetta: ogni anno, da una dozzina d’anni, di questi tempi si celebra l’anniversario della vicenda della Talpa e del Babbeo, con presa per il culo del Babby davanti al maggior numero possibile di testimoni.

Rossella Calabrò

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Udite udite: la voce dell’asparago

Si parla di: uomini

Udite udite, mogliastre, e diffondete il Verbo. Ero fuori a cena e, complice un piatto di asparagi che, si sa, son diuretici -in questo caso anche per le parole – a un compagno di matrigna è uscita gorgogliando argentina la seguente verbalizzazione: “Ah, se avessi saputo da subito che mettere dei paletti, prendere la giusta distanza dalla mia ex, insomma dichiarare con coraggio che stavo ricostituendo una famiglia con la mia nuova compagna, senza omissioni né vigliacchierie, mi sarei risparmiato un sacco di seccature. L’ho scoperto solo dopo un paio d’anni, ma, se tornassi indietro, lo farei subito, dal primo giorno, e vivrei più sereno. E gli uomini che non lo fanno, visti adesso che ho capito il trucco, mi sembrano pazzi.”

Siccome gli uomini, a differenza di noi donne, le seccature tendono a evitarle come una nidiata di pidocchi, io credo che questa affermazione asparagina andrebbe divulgata a tutti i nostri compagni. Naturalmente non bisogna dire che l’abbiamo letta su questo bloggastro, ma che invece l’abbiamo sentita per caso a un tavolo accanto al nostro, da un uomo che, si capiva benissimo, era felice, sereno, e (tanto per far maggior presa) sicuramente anche superdotato. Mica ce l’aveva come un asparago, lui. Eh.

(Comunque vi giuro che io l’ho sentita veramente)

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Le elefantesse sono furbastre?

Si parla di: uomini

Sentite un po’ questa, tratta dal saggio “Amore” di Richard David Precht, filosofo e giornalista tedesco: “Gli elefanti vivono in branchi, un’unione di grandi famiglie costituita da madri e zie, nonne e prozie, figli e nipoti. Il leader è un’elefantessa anziana più esperta: è lei che sostiene e orienta il branco, tramandando anche i vari codici di comportamento e valori. Quello che manca, in tutto questo, sono i maschi. Quando hanno più o meno dodici anni, capita loro una cosa un po’ strana. All’arrivo dell’inverno, il cervello è invaso dal testosterone e avvelena i loro sensi. La concentrazione dell’ormone sessuale supera di sessanta volte quello normale. Le ghiandole temporali cominciano a secernere un liquido scuro, l’attaccatura della proboscide si gonfia, il maschio inizia a puzzare da morire di sudore e urina, e il suo prepuzio inizia ad assumere tonalità verdognole. In queste condizioni il maschio non può continuare a vivere con il branco e inizia a vagare da solo o in piccoli gruppi di scapoli per la foresta e la savana. Quando, in seguito, si avvicinerà  agli altri sarà solo perché una nuova ondata di testosterone lo spinge all’accoppiamento, ma potrà unirsi all’elefantessa solo lontano dal branco. Con la famiglia non avrà più nulla a che fare.”

Chissà, magari la scelta sociale degli elefanti è una vera furbata. Sicuramente evita un sacco di problemi, sia di coppia che di famiglia allargata. Insomma, se vediamo un prepuzio amico farsi verdognolo, ricordiamoci di questo post. ;-)

Rossella Calabrò

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Dopo tre anni come tenutaria di questo onorato blog, mi azzardo a tirare un paio di conclusioni.

Allora, gli attori principali delle famiglie ricostituite sono: l’ex moglie, il nostro uomo, i loro figli, e noi matrigne. Bene. O abbastanza bene, insomma, ma tant’è.

Ora vediamo chi sclera e come, cercando di capire dov’è l’anello debole di questa catena. Perché un anello debole ci deve essere per forza, al di là della situazione comunque innaturale e difficile e certo non facilitata dalla società di queste nuove famiglie.

Ma bando ai massimi sistemi, e analizziamo i minimi. Personaggio per personaggio.

Ex moglie: sicuramente fa danni, ovvio, ma anche, se vogliamo, comprensibili. Nessuno di noi è perfetto, e un’ex moglie ha come unica arma (peraltro affilatissima e multitasking come un coltellino svizzero) quella di rivalersi economicamente sull’ex marito, e/o di usare i loro figli come ariete per sfondare il nuovo nucleo familiare, e la testa della matrigna in particolare.

Figli: io non credo che i bambini, in quanto bambini, siano tutti buoni e meravigliosi. Come succede per gli adulti, ci sono bambini buoni e simpatici, e bambini che, già dal primo vagito, si rivelano delle emerite carognette. Detto questo, che vale ovviamente per tutte le categorie qui nominate, i bambini, finiti in mezzo ai disagi della separazione dei loro genitori, mediamente fanno quello che possono, nel bene e nel male. Ma, siccome sono piccoli, la responsabilità delle loro reazioni è, in gran parte, nelle mani dei genitori. (E anche dei nonni, che però non nomino in questo articolo sennò non la finiamo più). E vediamo più avanti cosa significa questa responsabilità parentale.

Altro attore: la nuova compagna del papi. Ovvero la matrigna. Fa danni anche la matrigna, certo, con il suo bisogno di affermarsi, di inserirsi, di marcare il territorio. Con la sua insicurezza affettiva, insomma, che travolge tutti, grandi e piccini, e lei per prima.

E ora arriviamo all’uomo. Detto opossum per i noti motivi che le lettrici affezionate del blog conoscono. (*) Ecco, l’opossum, e mi dispiace un po’ dirlo perché a me gli uomini nonostante tutto sono simpatici (gli opossum veri di più), è un po’ come il maggiordomo nei racconti gialli. E’ il colpevole. Perché tutti gli altri attori della famiglia ricostituita, purtroppo, dipendono in gran parte da lui e dai suoi atteggiamenti. Mi spiego: se l’ex moglie tenta di circuirlo – rigorosamente dopo che lui si è messo con la nuova compagna – è fondamentalmente perché lui non ha avuto le palle per spiegarle che la sua vita di coppia ha preso una svolta netta. Se l’ex tenta di trucidare la nuova compagna, è perché lui non gliel’ha presentata come la donna con cui passerà, si presume, il resto della vita, ma gliel’ha fatta percepire come una donna con cui la tradisce temporaneamente.

E i bambini? Ovvio che se il papà, con i dovuti modi, non spiega loro che i genitori sono anche persone, e che possono, come tutti, innamorarsi ancora, questi sclereranno e pretenderanno cose impretendibili. (Può farlo anche la madre, ovvio, ma forse è aspettarsi un po’ troppo). Se il papà non presenta loro ufficialmente la nuova compagna, spiegando che, siccome sono una coppia, dormiranno insieme e farano tutto quello che fa una coppia, i bambini tenteranno, giustamente dal loro punto di vista, di infilarsi nel lettone e in ogni piega della coppia. Se il papà continua a trattare la loro madre, nonché, sottolineo, EX moglie, come se fosse una moglie in carica, con cene e weekend e feste comandate tutti insieme, i bambini saranno confusi, non capiranno più niente, e soprattutto soffriranno il triplo. Lo stesso vale per le ex mogli, per le matrigne, e per gli opossum stessi.

Poi, per carità, anche tra le matrigne ci sono quelle buone e quelle cattive. Ci sono quelle più generose, quelle più risolte, e quelle che hanno ancora molta strada da fare nel proprio sviluppo personale. E ci sono anche, a dirla tutta, le matrigne aride, o francamente stronze. Come in tutte le categorie umane.

Però, pensiamoci un attimo: l’ex moglie c’entra perché ha dei figli in comune con l’opy. I figli c’entrano perché son figli. La matrigna c’entra perché è la donna dell’opossum. Ma ‘sto opossum, diomio, c’entra, e c’entra fino al marsupio, con tutti i personaggi coinvolti. E’ lui il perno (ops) su cui ruotano le emozioni, e anche le concretezze, di tutti.

Non è uno che passa di lì per caso, come a volte sembra essere.

E’ l’ex marito, è il padre, è il nuovo marito. Ha, verso tutti, dei doveri precisi. Do-ve-ri.

E allora, ravanando nel fondo del marsupio, non è che magari, tante volte, se sente due piccole protuberanze, due biglie ma non di vetro, due teneri fagottini, due albicocchine un po’ sfatte, le tira fuori, una volta per tutte?

Assicuro agli eventuali lettori di sesso maschile che i vantaggi di detta estrapolazione sono garantiti, per loro in primis. Sai quante rotture di coglioni (sì, queli lì affondati nel marsupio) vi risparmiereste?

(*) Dicesi opossum, in questo mio blog, ogni umano di sesso maschile che, come l’opossum in natura, si finge morto in caso di minaccia o situazione difficile da gestire. ;-)

Rossella Calabrò

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Home, sweet home-wear

Si parla di: uomini

I primi giorni di convivenza, si sa, sono una truffa. I nostri compagni lavano piatti, aggiustano tapparelle, sparecchiano con solerzia, e, soprattutto, indossano capini home-wear degni di uno spot pubblicitario sui profumi. Col possente torso nudo e i jeans strapazzati al punto giusto, magari col primo bottone aperto non per straripamento dell’adipe ma per malizia, si aggirano a passo di puma per la casa, senza nemmeno avvicinarsi al televisore, senza guardare con occhio concupiscente il telecomando, senza emettere suoni sospetti, tipo corso di sassofono, quando sono in bagno. Ma poi, tempo poche settimane, il possente torso si nasconde dentro magliette decorate a olio (del brasato), i jeans vengono gelosamente riposti nell’armadio e sostituiti con pantaloni del pigiama color topo morto, con i ginocchioni in fuori da vecchio canguro. E il passo da puma? Sfuma, in un dialogo appassionato tra la ciabatta destra e la sinistra.

Anche il cesto della biancheria sporca, all’inizio, contiene biancheria mai veramente sporca. I boxer, o gli slip a seconda della filosofia, sono appena un po’ fané, ma appena appena, mica come dopo qualche mese di convivenza, quando, senza bisogno di chiamare quelli di CSI, è possibile risalire con precisione al menu della mensa aziendale o al catering del bar sotto l’ufficio.

Mia madre, anche dopo cinquant’anni di matrimonio, sta in casa con i tacchi, un twin-set con tanto di filo di perle, e l’eye-liner sulle palpebre. Io, personalmente, è già tanto se rendo possibile il riconoscimento della salma sottoscritta che si aggira per casa.

E voi, mogliastre? E i vostri compagni? Com’è la situazione home-wear?

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Rotola gomitolo

Questa sera, mercoledì allargato, me ne stavo di qua in camera mia a cazzeggiare sul web, quando ho sentito, di là in soggiorno, gli allargati che sghignazzavano come pazzi. Controllato che il gatto fosse in salvo e non oggetto di pubblico ludibrio, (sono passati i tempi in cui pensavo di essere io, la matrigna, l’oggetto di scherno di qualunque celia), sono andata in soggiorno a vedere il motivo di cotante risate. Paperissima in tivù.

Dei ragazzi, maschi sui vent’anni, giocano a pallone. Il pallone poi, con un calcio troppo forte, vola via e cade in un fosso. Stacco. Due ragazzi tengono per i piedi, sopra al fosso, un terzo, che, a testa in giù e penzoloni, cerca di recuperare con le braccia l’agognato pallone. Tenta che ti ritenta, a un certo punto urla sìiiiiii, e butta il pallone fuori dal fosso.

Ora, capisco l’istinto predatorio di qualunque animale che, vedendo un oggetto in fuga è costretto a inseguirlo, per leggi naturali e biologiche al di sopra della sua capacità di discernimento, ma, dico, i due ragazzi, appena visto il pallone, non hanno mica teso le braccia per afferrarlo, lasciando quindi precipitare nel fosso, badabùm, a testa in giù, il volonteroso amico acchiappapalloni che tenevano per i piedi?

Care mogliastre, io, non so com’è, (lo so, lo so) ma ho pensato subito ai nostri compagni. Alle nostre relazioni allargate dove, l’istinto predatorio, ha la meglio su tutto.

L’uomo, per esempio, come un pallone, scappa fuori dalla rete matrimoniale (in quanto probabilmente palleggiato con imperizia per anni)?

Istinto predatorio della sua ex, che deve per forza inseguirlo, guardacaso fin sotto la tana della nuova compagna.

La donna, sempre per esempio, si arrabbia e si allontana dal marito, per l’ennesima dimenticanza di anniversario/compleanno/serata a due programmata da un mese?

Istinto predatorio dell’uomo, che, vedendola fuggire, non resiste e, come un gatto a cui venga tirato un gomitolo, la insegue a balzelloni, fino a riprendersela. Per poi, beatamente, dimenticare il motivo per cui lei era fuggita, pur facendosi, nei rari barlumi di coscienza, parecchie domande di stampo metafisco sulla forza motoria dei gomitoli.

Un ultimo esempio? Mentre i nostri uomini ci tengono per le delicate seppur scattanti caviglie da puledre, lì sopra la fossa dei leoni della famiglia ricostituita, ecco che passa in zona, sotto le mentite spoglie di un pallone che noi stesse abbiamo faticosamente recuperato, chessò, la loro figlia adolescente che sta per darla via al fidanzatino.

Istinto predatorio, e, badabùm, mollano le nostre caviglie e si lanciano sulla palloncina in felpa rosa, leggings firmati, e dienneà gemellato. Per poi, sudati e scarmigliati e forse rinsaviti, tornare giù nel fosso a cercarci, perché la ninfetta giustamente è uscita col fauno, e ora loro si sentono soli e senza più niente da inseguire.

Morale: a parte che in amore vince chi fugge, e questa la sapevamo già, a parte esercitarci con i gomitoli, a parte tutto, che fare? Be’, ricordarsi che gli uomini, gli esemplari di sesso maschile intendo, hanno parecchi difetti, ma proprio parecchissimi, tra cui questo del pallone e dell’istinto predatorio, ma hanno anche dei pregi. Ognuna di noi sa quali siano quelli del maschio prescelto. Ma, ecco, ricordiamoci anche dei nostri, di pregi, che sono tantissimi. E, quando c’è da far scattare l’istinto predatorio nei nostri maschi, non facciamoci prendere dall’insicurezza affettiva, ma scappiamo, scappiamo verso i nostri spazi, i nostri interessi, le nostre amicizie, facciamo le gomitolesse, e stiamo sicure, ma sicure-sicure che loro ci seguiranno, e di corsa.

Ma, soprattutto, facciamolo per noi stesse.

Scappare ogni tanto fuori dal campo di calcio, come quel pallone di Paperissima, fa bene alla pelle, all’umore, e alla relazione. Fare le gomitolesse, non solo ci rende più seducenti, ma ci regala tanto di quel tempo per noi, un tempo libero da pensierastri, che vale davvero la pena di inziare a rotolare, prima magari timidamente, e poi travolgentemente, verso noi stesse.

E non sto dicendo, perché vi sento già protestare, che dobbiamo prenderci più tempo per noi, perché il tempo, quello oggettivo, è pochissimo per tutte. Parlo di un tempo interiore, di un’attenzione verso di noi, verso chi siamo davvero, verso, scusate, la nostra luce. Perché anche i gomitoli luccicano. Bum. Oggi l’ho sparata grossa, eh, mie mogliastre?

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Ti ricordi, amore, che tanti anni fa a capodanno facevi prima gli auguri alle tue figlie, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi, a chiunque, e poi, per ultima, a me? – disse la matrigna con un canino cavo, seppur retrospettivo, lungo un chilometro.
Ah sì? Be’, certo, perché con te ci vivo, ti vedo tutti i giorni, loro no – rispose il marito, con la semplicità di un Neanderthal.

Confusa, pentita,
Teresa arrossì:
dischiuse le dita
e il canino fuggì.

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Caro Duemilaundiciastro

Si parla di: uomini

Caro Duemilaundici,

a noi piacerebbe tanto ricevere, a mezzanotte in punto del 31, l’ opossum maschio (*) guasto che ti manderemmo indietro per una doverosa e drastica revisione. Oh, Anno, non come l’altra volta però, che gli hai appiccicato su il bollino della garanzia, e invece l’opy era difettato tale e quale a prima.

Ti ripetiamo cosa non gli funziona, anche se faremmo prima a dirti cosa gli funziona. Ma la cosa che gli funziona, l’unica, non si può scrivere liberamente su un onesto, seppur moderno, blog come questo.

Quindi rimbocchiamoci le maniche, e partiamo con l’elenco delle magagne.

Allora, prima magagna: l’opossum si incanta quando noi premiamo il tasto “mannarizzazione”. Sì, abbiamo già provato a riavviare, ma niente. Staccare la spina? Fatto, fatto. Una botta in testa? Hai voglia, fatto anche quello. Ma l’opossum se ne resta lì, col tasto schiacciato, senza però emettere nemmeno mezzo ululato, il pelo non si arruffa, e i canini restano da latte. Sai, Anno, non possiamo tenerci in casa un opossum che non sa difendersi dagli attacchi della ex moglie, ti pare? Ma questo qui, quando lei ruggisce, lui bela, e non va mica bene. Magari è solo l’audio che si è rovinato, ma a noi sembra che il problema sia più esteso ed esca dall’ambito dell’ovile. Vedi un po’ tu.

Poi: l’opossum perde la concentrazione quando litighiamo, e va in stand-by. Insomma, si addormenta come un sasso, e russa come un cosacco. Allora, anche qui, non fare come l’anno scorso, che gli metti la molletta sul naso e l’opy smette di russare. Il problema è che si ad-dor-men-ta, il fatto che russi è una conseguenza, capito? Anno, non facciamo scherzi, che la cosa è grave. Prova a immaginarti di litigare col Tremila, e mentre lo cazzi perché ha lasciato il mondo in un disordine pazzesco, quello, pof, si addormenta e ti molla lì da solo col dito indice alzato a smadonnare. Dai, mica bello, no? Ecco, allora vedi di rimediare.

Ultima cosa, perché ce ne sarebbero un sacco ma va be’: gli aggiungi un chip, ma bello grosso, che gli faccia capire cos’è il desiderio di maternità? Eh? Glielo metti, il chip, nella zona posteriore, così non lo vede ma lo sente ogni volta che si siede, e gli aggiungi anche una bella sonorizzazione (no, non quella che pensi), un tic-tac da orologio biologico, o, a piacere, da bomba a orologeria. D’accordo?

Non capisci? Fìdati. Tu mettigli il chip, aiutati con un po’ di olio di iperico, e vai tranquillo.

Grazie, Duemilaundici, attendiamo fiduciose. Ah, se non trovi l’olio di iperico, va bene anche a secco.

(*) Dicesi opossum, per chi fosse nuova su questo blog, l’esemplare tipico di maschio umano che, come l’opossum in natura, in caso di difficoltà si finge morto.

(Dipinto di Hundertwasser)

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Sex and the Rain

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Visto che piove (e io ho anche l’ascensore rotto, sette piani a piedi sono come le sette meraviglie del mondo, ne vedo una a ogni piano, grata al debito d’ossigeno che mi regala allucinazioni notevoli), facciamo un post un po’ yè yè. (Ma qualcuna se la ricorda, Paperetta Yè Yè? Quella papera di Paperopoli molto trendy, con i jeans a zampa, i capelli tutti spettinati e il monopattino?).

Va be’, dicevo, post yè yè: quanto conta il sesso nella vostra relazione di coppia?

Tipo, in questo weekend di pioggia, siete state più tempo sotto il piumone o sopra? E com’è cambiato il sesso, dopo un po’ di anni di convivenza? Vi emozionate ancora se lui vi guarda con l’occhio di triglia, o pensate ommadonnasanta, e vi mettete dei Bastoncini Findus sulla fronte per rendere credibile il vostro mal di testa?
E, se in casa ci sono i suoi figli, quanto vi inibisce la loro presenza? Le fortunate che nei weekend-figliastri dormono nel letto col proprio compagno e non esiliate sul divano, chiudono la porta della camera nuziale a chiave, o non osano? Siete mai andate nel box sotto casa, pur di avere un attimo di privacy? (io sì).

Il vostro compagno apprezza la lingerie, o vi preferisce selvagge? Avete mai dimenicato perizomi bordati di piume di struzzo in giro per casa? Il gatto ve li ha mangiati, o li hanno presi i figliastri e impiccati come un’opera di Cattelan sopra un albero fatto col Lego?

Ecco, così, giusto per esorcizzare ‘sta pioggia.

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Mettete dei fiori nei vostri cannoni

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Bene, adesso arriva anche il Viagra per le donne. Benissimo, così, quel poco che si è riuscito a far capire agli uomini su come funzionano le donne, il lavoro degli ultimi cinquant’anni, finisce tutto nello sciacquone del cesso. Butta giù la pillolina, amore, così anche se scambio il clitoride per un posteggio di autocarri, anche se penso che le tette siano dei pupazzetti che fanno poooot, anche se penso che il preliminare sia una cosa che si fa dall’immobiliare, a te piace lo stesso, e, badabùm badabùm, mi squittisci di piacere come un cincillà. Magari, ecco, la tua salute ne risente, ma vuoi mettere qualche rischio di trombosi (per l’appunto) in cambio della felicità coniugale?

Ora, a parte casi di vere patologie sessuali, sulle quali non discuto, io trovo che il Viagra Rosa sia l’ennesimo passo indietro di una società dove qualunque cosa si risolve con un business per qualcun altro. Ma lo sapete che i farmaci più venduti al mondo combattono delle patologie che nella maggior parte dei casi, solo cambiando alimentazione, si risolverebbero? Hai il colesterolo alto perché mangi come un orco? Tranquillo, continua a fare l’orco, che le lasagne al ragù le devo pur vendere, però butta giù la pillolina che ti pulisce le arterie.

Ma, invece di proporci il Viagra Rosa, non potrebbero proporre a chi so io delle belle lezioncine su come si maneggiano le donne? E spiegargli che molte volte una parola sussurrata nell’orecchio, o uno sguardo ben assestato, funziona più di mille costose pillole? Che notare un nuovo taglio di capelli, un chilo in meno, un nuovo profumo, fa miracoli al sistema riproduttivo? Che non scappare davanti alle situazioni complicate fa gongolare le ovaie? Che gestire una famiglia ricostituita con fermezza richiama gli ormoni a sciami? Che il punto G  si raggiunge più facilmente con la stima che col pisello?

Negli anni sessanta si diceva: mettete dei fiori nei vostri cannoni. Be’, diciamolo anche oggi, aggiungendo un significato in più.

 

(Immagine Photocommunity)

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