Una mogliastra del 428 A.C.

Si parla di: libri, matrigna

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Ecco, mogliastre, oggi lascio scrivere un post sul mio blog a una certa Alcesti, prima moglie nel 428 A.C. Le dà voce Euripide. Così nel frattempo io posso occuparmi delle tarme che mi stanno divorando i maglioni, e ho anche il tempo di tirargli qualche accidente, sia a Euripide che alle tarme.

Tu, da buon padre, ami i tuoi figli come li amo io. Lasciali padroni della mia casa, non dargli una matrigna, sposandoti di nuovo. Sarà cattiva, in confronto a me, alzerà la mano contro i tuoi, i miei figli, per gelosia. Non mi fare questo, ti prego. La nuova arrivata, la matrigna, detesta i figli del primo letto, non è più gentile di una vipera. E poi, il maschio ha nel padre una torre robusta [e gli può parlare e avere risposta]. Ma tu, figlia mia, come verrai cresciuta per diventar donna? Che tipo di matrigna ti capiterà? Non vorrei che infangando il tuo nome ti rovinasse le nozze mentre sei nel fiore degli anni. Tua madre non ci sarà alle tue nozze, non ti farà coraggio al momento del parto, assistendoti, ed è il momento in cui non c’è niente che valga una madre. Io devo morire: e non domani o dopodomani del mese, ma fra poco entrerò nel novero dei più. Addio, siate felici: potete vantarvi tu, marito, per la moglie e voi, bambini, per la madre meravigliosa che avete avuto.

Dalla tragedia di Euripide, Alcesti. 428 A.C.

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