Ho letto che uno degli effetti, più o meno collaterali, di alcuni antidepressivi o ansiolitici è quello di creare una certa indifferenza affettiva, una specie di spilorceria emotiva. Cosa che, immagino, aiuti a gestire la depressione.

Mi è venuto in mente che, dopo un trauma affettivo, in ognuno di noi si sviluppa naturalmente, senza farmaci, la stessa reazione. Ci si chiude a riccio, nei limiti del carattere di ognuno, e ci si isola un po’ dalla tempesta emotiva appena trascorsa. I sentimenti sono più blandi, più contenuti, e ci si inaridisce un po’. Questa sorta di anestesia emotiva credo l’abbiamo provata più o meno tutte, e il nostro ruolo di matrigne in particolare è ricco di occasioni per traumatizzarsi affettivamente. Una miniera, direi.

Io stessa, che sono una delle persone più emotive che conosca, dopo i primi tempi di matrignato mi sono indurita (che io mi sia indurita equivale a dire che si è indurito un Mocho Vileda, ma va be’). Analizzandomi, credo di essermi in realtà un po’ fortificata, certo, e questo è positivo. Ma ogni tanto mi sorprendo a trattenere il fiato, a non respirare, simbolicamente, davanti a certe emozioni che potrebbero farmi male.

E il fatto per esempio che abbia finalmente imparato a dire di no, conquista basilare per la qualità della mia vita e di quella di chi mi sta accanto, un po’ è dovuto alla mia forza, ma un po’ anche a quella specie di anestesia di cui sto parlando. Nel momento in cui devo dire un bel NO secco, vengo subito assalita da tutta una serie di immagini del genere Pulcini Sotto la Pioggia, Topolini e Formaggi Piangenti nella Trappola, Peluche Dentro la Centrifuga, Passerotti Strozzati dalle Briciole di Pane d’Inverno, ma poi, zac, una bella punturina immaginaria di Indifferentil, o Menefott forte, e parte il NO.

Senza il trauma affettivo, e conseguente ritiro parziale delle truppe emotive, quel NO non sarebbe partito. O sarebbe partito uno di quegli odiosi NI che poi si sa come vanno a finire. Più che come, direi dove: in quel luogo oscuro e negletto, dove non batte mai il sole, ma dove c’è sempre una gran coda all’ingresso. Metafora, eh, moglià, metafora.

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