Avevo studiato, e anche insegnato anni dopo, che “il marketing è quell’attività che trasforma le aspettative del consumatore in impulsi operativi per l’azienda”. Mi ricordo un mio allievo, Teo, che questa frase non riusciva proprio a impararla. Chissà se Teo, nel frattempo, è diventato il marito di una matrigna. Perché Teo dovrebbe capirlo, adesso, questo concetto, se per caso ha divorziato e ha rimesso su casa con la nuova compagna.

Leggo infatti su Repubblica di qualche giorno fa che designer e mobilieri si stanno adeguando al dilagare di divorzi e di famiglie ricostituite, e che quindi costruiscono mobili con un nuovo concetto, seguendo appunto le esigenze dei nuovi consumatori, come dettano le regole del marketing che Teo non capiva.

L’articolo racconta che è cambiata l’idea di casa. “In un paese in cui un matrimonio dura in media tre anni e mezzo (gasp, NdM) è assurdo comprarsi dei mobili costosi e ingombranti”. Insomma, i nuovi mobili sono pensati per essere, anche loro, separati e ricostituiti.

Un po’ mi dispiace, perché ai mobili ci si affeziona parecchio, però fa anche piacere vedere che, lentissimamente, anche il marketing si sta adeguando alla nostra realtà. E mi dispiace ancora di più, ma, se si adegua il marketing, quindi se ci son di mezzo i grandi giochi dell’economia, più della metà della fatica è fatta. Buon per noi. E per tutti i Tei che ci hanno scelte.

Rossella Calabrò

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